IL CASTELLO - a cura di Bellantoni e Zanirato
Con l'avvento del feudalesimo le città si spopolarono e la campagna divenne centro delle attività agricole e i signori si trasferirono nei castelli dove vivevano del frutto del lavoro dei contadini che gestivano i loro campi. Da molti secoli la vita in campagna non era più sicura come un tempo; infatti i casolari erano esposti ad invasioni di bande di armati che depredavano i viandanti facendo continue razzie. Per questo i contadini formarono degli agglomerati detti castri vicini al castello per cercare rifugio da questi banditi. Questi contadini venivano denominati “SERVI DELLA GLEBA” poiché vivevano in condizioni simili a quelle degli schiavi; essi infatti non avevano alcuna libertà e soprattutto non potevano cambiare lavoro. Per ottenere la libertà erano costretti a pagare un alto riscatto. In questo periodo l'agricoltura andava sempre più deperendo poiché dovendo consegnare gran parte del raccolto al feudatario, i Servi della gleba non avevano alcun interesse a produrre grandi quantità di raccolto. Solitamente i castelli sorgevano in luoghi poco minacciati in modo tale che i signori testimoniassero la loro potenza. Esso sorgeva infatti su colline disabitate dalle quali era possibile controllare un vasto territorio, diventava perciò punto di aggregazione della popolazione rurale. Il castello era una dimora fortificata avente un recinto costituito da alte mura che in caso d'assedio diventava una muraglia impenetrabile in caso d'assedio.La rocca possedeva un suo pozzo o una cisterna dalle quali ricavava l'acqua necessaria all'uso quotidiano.
Di Chiara Bellantoni e Claudia Zanirato