L'arte aborigena australiana - a cura di Christian Pradelli
Prima
che gli europei giungessero in Australia, l'arte aborigena era già assai
sviluppata. Nell'Australia del sud sono state scoperte pitture rupestri
risalenti al 18.000 a.C. Si pensa che le figure che appaiono nelle pitture
parietali rappresentino lo spirito degli artisti rupestri.
Il
termine "Aborigeno" derivante dall'antichità classica latina (ab
origine, "sin dalle origini") che, inizialmente riferito ai popoli
dell'Italia centrale, venne poi utilizzato, soprattutto nel mondo anglosassone,
per definire popolazioni autoctone. Oggi viene attribuito, per convenzione ormai
consolidata, alle etnie, prive di altra denominazione, che abitano l'Australia.
Quasi
tutte le popolazioni indigene hanno forti legami con la terra e il passato; per
gli aborigeni dell'Australia la terra è determinante in ogni azione, il passato
influenza la vita quotidiana e le complesse strutture familiari sono alla base
di ogni relazione sociale. Presenti in Australia da migliaia di anni, forse
50.000, gli aborigeni furono spettatori delle trasformazioni climatiche del
continente e delle grandi fluttuazioni del livello del mare che, causando il
distacco della Tasmania e della Nuova Guinea, determinarono la configurazione
attuale dell'Australia. Gli attrezzi in pietra degli aborigeni non mostrano
importanti cambiamenti durante il periodo del Pleistocene. Dall'invenzione del
boomerang, che risale a circa 10.000 anni fa, trascorsero 5000 anni prima che
cominciasse a emergere una notevole varietà di stili di arte rupestre, e questa
evoluzione, insieme ai cambiamenti delle pratiche funerarie, riflette una
trasformazione delle credenze e dei riti religiosi.
A
causa della vastità del continente australiano, col tempo si svilupparono
differenze regionali di linguaggio, religione, organizzazione sociale, arte e
cultura materiale tra i diversi gruppi aborigeni. Forti erano però anche gli
elementi unitari: la mancanza di invasioni prima del 1788 portò al consolidarsi
di un forte senso di parentela tra gli aborigeni, al quale contribuivano anche i
grandi raduni cerimoniali che avevano luogo in tutta l'Australia. Questi raduni,
accompagnati da musica e danze, consentirono alla maggioranza degli aborigeni di
essere multilingue e sono una tradizione tuttora viva. Due gruppi visitavano
regolarmente l'Australia da centinaia di anni per barattare tabacco e altri beni
con il diritto di pescare in acque aborigene: i melanesiani, che scendevano con
le loro canoe da nord-est, e gli indonesiani, che arrivavano da nord-ovest. Né
l'uno né l'altro, tuttavia, interferirono mai con la vita delle popolazioni
indigene.
Le
navi europee cominciarono a navigare nelle acque dell'Australia meridionale nel
XVIII secolo. Gli insediamenti dei bianchi ebbero un impatto immediato sullo
stile di vita degli indigeni, in quanto i coloni si assicurarono le migliori
sorgenti d'acqua, le posizioni più riparate e l'accesso alla pesca. Gli
aborigeni reagirono in vari modi alla loro presenza, ma l'ostilità crebbe
quando gli europei cominciarono a trasformare il territorio abbattendo alberi,
costruendo steccati e introducendo animali che resero inutilizzabili le fonti
d'acqua e che mutarono le caratteristiche della fauna e della flora. Privata
della terra e colpita dalle malattie infettive trasmesse dagli europei, la
popolazione fu decimata; i modi di vita tradizionali furono sovvertiti e i
sopravvissuti cominciarono a vivere ai margini delle nuove comunità europee.
Come
oggi viene ampiamente riconosciuto, gli aborigeni furono vittime di pregiudizi e
maltrattamenti da parte degli europei e le loro condizioni sociali attuali
riflettono questo passato di ingiustizia ed emarginazione. Le forti
rivendicazioni per le terre ingiustamente espropriate, presentate da un
movimento di protesta nato negli anni Trenta e tuttora attivo, hanno portato a
un recente riconoscimento legislativo dei diritti degli aborigeni.
Nuove politiche governative, inoltre, mirano al recupero della devianza
e al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.