Analisi libro "Il sergente nella neve"
genere letterario: diario di guerra autore: Mario Rigoni Stern
Il titolo del libro ci fa subito pensare ad un militare che immerso nella neve combatte contro i nemici. Ed infatti è così; parla di un diario tenuto durante la seconda guerra mondiale dall'autore. Esso è suddiviso in due parti: la prima "Il caposaldo" narra della vita che si svolgeva tra i militari, soprattutto alpini, che facevano parte del Corpo di Spedizione italiana in Russia. Rigoni in queste righe cerca di far emergere i penetranti ritratti dei compagni e descrive vari aspetti della sua vita sulle rive del Don. Qui a giornate tranquille, passate con i compagni sperando il ritorno in patria, si alternavano giorni di battaglia contro i nemici russi, dove ogni volta morivano gli avversari, ma anche gli amici. Racconta quindi di come i militari cercassero di sentirsi a casa, festeggiando il Natale o chiacchierando e raccontando barzellette, ma anche della continua lotta contro i pidocchi che ricoprivano tutto il corpo o dei topi che rosicchiavano non solo le provviste, ma anche le calze o gli indumenti. Un altro nemico però era anche il freddo, imbattibile nella stagione invernale: allora spesso per dormire si stringevano l'un con l'altro per farsi calore, mentre fuori di guardia c'erano sempre a turno due compagni. Per sopravvivere, bisognava anche tener in buon stato e in gran quantità le armi, per rispondere a qualsiasi attacco nemico che poteva avvenire in ogni momento e spesso era necessario l'aiuto di altre squadre. Finché arrivò il giorno di ritirata, tutti dovettero prendere più munizioni e provviste possibili e senza fare un minimo rumore, perché i russi erano in agguato, si allontanarono dal caposaldo per affrontare una lunga traversata, che sarebbe durata per molto tempo. La seconda parte "La sacca" racconta appunto il lungo e doloroso viaggio verso la salvezza. Dovettero quindi camminare anche per giorni interi, senza riposarsi, senza mangiare, con il freddo che penetrava fin dentro le ossa. Molti sfiniti dalla fatica e dal gelo, lasciavano il gruppo oppure alleggerivano gli zaini, togliendo lettere, provviste, ma soprattutto armi, che erano le più pesanti. Quando arrivavano a dei villaggi, anche russi, si radunavano nelle case e si riposavano, anche se molte volte, si ripartiva subito. Ed è durante queste soste che l'autore mostra come la guerra non sia stata solo d'odio e di armi, ma anche di valori umani. Infatti spesso lui veniva ospitato da famiglie russe che gli offrivano del cibo, nonostante non potessero sfamare i figli; o come quella volta che entrando in una stanza piena di soldati russi armati, chiese del cibo e gli fu dato, senza che nessuno gli sparasse o lo prendesse in ostaggio. Alla fine dopo tanti sacrifici, dovuti anche alle perdite di cari compagni, egli arrivò alla Polonia, dove lo aspettava il treno per l'Italia. Essendo un diario, è scritto in prima persona al tempo passato e soprattutto nella prima parte l'autore ci dona le sensazioni uditive, olfattive e visive che egli vive durante il periodo presentatoci, ma anche quelle emotive, di nostalgia della patria, di paura e quasi di angoscia. Per questo si può notare la sua spontaneità nel raccontare anche piccoli eventi, ma che in realtà evidenziano la natura umana. Questo libro si presenta infatti non come una cronaca dei avvenimenti bellici, ma anzi mostra che nonostante nella guerra possano esistere sentimenti di odio, l'uomo non è una macchina; soffre e non c'è distinzione tra "buono" e "cattivo". E per ciò nel suo brano Rigoni fa poco uso di date o di luoghi geografici per rendere ancora più piacevole e vera la lettura. Alcune volte nel libro sono presenti delle frasi in dialetto bresciano, appunto perché tra i compagni si parlava spesso in dialetto. Una frase che ci accompagna per tutto il brano è "Sergentmagiu, ghe rivarem a baita?", ciò per dimostrare come la speranza di un possibile ritorno sia rimasto nel cuore di tutti e abbia a volte superato le fatiche. Quindi penso che il libro ci insegni a vedere le cose vere e umane negli avvenimenti di tutti i giorni e a sperare in un futuro. Il fascino del testo è dovuto non solo alla bravura letteraria di Rigoni, ma dai valori umani che emergono in ogni pagina.