Analisi libro "Il giorno della civetta"

genere letterario: narrativo autore: Leonardo Sciascia

Il titolo del romanzo non ci manda direttamente al contenuto del libro e quindi si possono dare diverse interpretazioni. A mio parere lo scrittore si riferisce alla civetta, come un animale che dall'alto degli alberi osserva quello che succede e tace. Così sono i siciliani. Il romanzo è infatti ambientato nella Sicilia degli anni '60, dove la mafia fa parte di tutta la società. Il libro è suddiviso in numerosi paragrafi; alla fine di ognuno è come se in un teatro si chiudesse il sipario e finisse un primo atto. Il romanzo inizia con l'omicidio di Colasberna, presidente di una cooperativa edilizia. Il fatto avviene in presenza di molti testimoni, ma tutti tacciono, forse non sapendo, forse non volendo svelare le loro conoscenze. Le indagini vengono condotte dal capitano Bellodi, il quale si affida a un "confidente", una spia dei carabinieri. Tuttavia gli omicidi non finiscono, infatti viene trovato morto un potatore che uscendo di casa il giorno del delitto Colasberna, aveva riconosciuto l'assassino, Diego Marchica, e quindi era stato ucciso. Bellodi viene a sapere dalla moglie del potatore il nome ricercato, ma apprende anche dell'uccisione da parte della mafia della sua spia, la quale, sapendo che la sua ora era vicina, aveva scritto su una lettera i nomi dei due mandanti. Il capitano fa quindi arrestare le 3 persone, di cui una è anche una persona importante e autorevole, e dopo ore di interrogatorio e astuti comportamenti da parte di Bellodi, l'omicida e i mandanti vengono messi al fresco. Sciascia fa uso di un tempo passato per raccogliere forse più attenzione da parte del lettore e alcune volte intromette delle frasi in dialetto siciliano. Lo stile dello scrittore è spesso descrittivo, viene usato il discorso diretto e spesso non si limita a narrare i fatti, ma entra nei pensieri dei vari personaggi. La bravura è stata nel racchiudere in un breve libro, una storia che mostrasse i segni concreti della mafia, tuttavia ciò è stato anche favorito dal fatto che lo scrittore ha raccontato un problema della sua regione. Con questo libro Sciascia mostra l'eccessivo potere della mafia in Sicilia, dove anche persone che ricoprono cariche importanti nella società possono farne parte. Si può quindi prenderlo quasi come una critica verso questo popolo; infatti il capitano Bellodi, emiliano d'origine, durante tutte le indagini rivela sempre un po' di distacco rispetto alle altre persone, tanto che quando ritorna a Parma pensa con disprezzo alla Sicilia. Alla fine tuttavia ammette di amarla e afferma "Mi ci romperò la testa". Questo per dire che comunque la società siciliana, per quanto possa sembrare riservata, strana, "mafiosa", in realtà è amata. Bisogna anche tener conto che in Sicilia e comunque nel sud d'Italia fino al 18° secolo, c'erano i baroni che avevano il potere di tutto e di tutti. Quindi questa tradizione di poter comandare sugli altri è forse un po' rimasta nel cuore. Riferendosi però al libro, la mafia non è basata solo sul comando dei più forti, ma anche su tradimenti e intrighi. Infatti il "confidente" di Bellodi, essendo una spia degli "sbirri", così chiamati i carabinieri, viene poi ucciso. Egli però sapeva della sua morte, tanto che scrive la lettera con i nomi, e quindi aveva paura di quell'organizzazione che lui stesso aveva tradito. Il libro presenta anche un'analisi psicologica del comportamento umano. Infatti Bellodi, per far confessare Marchica, gli legge una falsa dichiarazione di uno dei mandanti dove lui veniva accusato; di conseguenza pur di far mettere in cattiva strada anche il mandante, l'assassino aveva confessato l'omicidio. Il governo si è interessato del problema della mafia a partire dal 1961 e ancora oggi, a distanza di 40 anni, nonostante i numerosi arresti, anche di capi-guida, essa persiste, con tangenti, omicidi, furti. Allora forse può sorgere il sospetto che anche se si cerca di arrivare a una conclusione, la mafia è parte integrante di un popolo e che piaccia o no, essa esisterà forse per sempre.

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