DIO NON ESISTE
" Signor Vescovo , Lui è ... è arrivato, proprio adesso .."
Il servo che aveva parlato era pallido e tremante, visibilmente scosso.
La fama di Alloyo, grande inquisitore, lo aveva sinistramente preceduto;
anche il Vescovo non si sentiva tranquillo, non avrebbe voluto dover ricorrere alla Santa Inquisizione, ma il caso che gli era capitato non era semplice e lui non era riuscito a venirne a capo, gli occorreva un aiuto.
L'aiuto era stato mandato nella persona del più acuto, sagace, teologicamente preparato e crudele inquisitore, Alloya appunto. Poco dopo l'Inquisitore fu annunciato ed il vescovo gli si fece amichevolmente incontro.
Non l'aveva mai visto prima e la persona che aveva di fronte non era certo quello che si era immaginato; infatti davanti a lui stava un uomo sulla cinquantina alto e ben piantato, un po' calvo e grassottello un tipo insomma che infondeva fiducia, ma dal quale, egli sapeva, bisognava stare attenti : nella sua carriera aveva mandato al rogo centinaia di persone, anche alti prelati che per disavventura si erano trovati a dover giustificare qualche piccolo scivolone dottrinale e che il tremendo Alloya aveva bollato come eretici e bruciati .
“ Ben arrivato” disse il vescovo spero che il viaggio sia stato confortevole. “Sarete certo stanco ed affamato, la vostra stanza è pronta e, se volete, vi farò portare qualcosa da mangiare” “Non importa” interruppe Alloya “Ho già mangiato e non sono stanco. Veniamo piuttosto al motivo che mi ha portato qui. Cosa è accaduto?”
“Abbiamo nelle nostre prigioni un uomo, il conte Macco, che ho fatto arrestare perché propugnatore di certe idee blasfeme, egli rifiuta di abiurare e questo sarebbe sufficiente per porre fine alla sua sventurata esistenza senza indagare oltre. Ma il conte Macco è un personaggio molto potente qui nella mia diocesi ed è un uomo molto colto ed istruito, avrete sentito parlare di lui o avrete letto qualche sua opera, l'inquisitore annuì per questa ragione, prima di condannarlo, ho commesso l'errore di ascoltare le sue tesi e, con mio rammarico per la mia pochezza filosofica e teologica, non ho saputo trovare una confutazione alla sua eresia ...”

“Mi stupisco!” Disse Alloyo, con un lampo negli occhi.
“Anche la vostra fama mi è nota, mi sembra impossibile che non siate riuscito a controbattere il conte. Qual’è mai questa sottile filosofia che voi non siate riuscito a smantellare?” “Egli propugna che Dio non esiste” disse il vescovo. Alloyo trasalì: “Com’è possibile? Una bestemmia così puerile! Come si può sostenere davanti ad un vescovo, anzi ad un qualunque pretuncolo, un’aberrazione tale? Voglio parlare col prigioniero, poi mi occuperò del resto!”

Quel “ resto” era chiaro: dopo aver risolto la questione con il conte, sarebbe toccato al vescovo stesso dar conto della propria inettitudine e non era difficile indovinare quale sarebbe stato l'epilogo per entrambi.
Poco dopo si trovarono nelle segrete e nella cella meno lugubre ed umida stava il conte Macco, il quale salutò educatamente i due visitatori alzandosi dal suo pagliericcio.
Era un uomo ormai anziano, ma ancora vigoroso nelle membra e, soprattutto, nella mente. L'inquisitore lo guardò un po' stupito: “Vedo che lei è rimasto interdetto dal fatto che non sono stato gettato in un buio antro pieno d’umidità e di topi come la mia colpa imporrebbe. Lei è stupito che non sono incatenato come le mie idee prescriverebbero. Lei è esterrefatto che il mio corpo, e la mia mente di conseguenza, non sia stato piagato, frustato, bruciato e scorticato come la Santa Chiesa vorrebbe! So benissimo qual è il mio destino, il mio futuro è segnato e so che non sopravvivrò alla mia morte né le mie ricchezze lo potranno. Quindi ho lasciato in testamento tutti i miei averi alla Diocesi, in cambio di ben poco, come vede” disse il conte indicandosi intorno. “Non importa, c'è tempo per tutto questo e tempo verrà. Mi è stato riferito che siete qui in questa miserrima situazione a causa della vostra affermazione che Dio non esiste. E' ridicolo, veramente ridicolo e non fa onore ad un uomo della vostra sapienza. Ma sono incuriosito e voglio ascoltarvi.” L'inquisitore si pose davanti a lui guardandolo fisso negli occhi.

“Mi risponda: è dunque Dio che emana il Bene, il Bello e l'Esistere?” Iniziò Macco. “Non vorrei fare citazioni che, tra l'altro, pure lei conosce benissimo, ma starò al gioco. La risposta è affermativa ovviamente; basta ascoltare Sant'Agostino che parla della Creazione: dunque, o Signore, le hai fatte tu queste cose, tu che sei buono e perciò buone, tu che sei bello e perciò belle, tu che sei l'Essere e perciò sono” Replicò quasi spazientito l'inquisitore.
“Mi risponda: è dunque Dio che emana il Male, il Brutto ed il Non-Esistere?” continuò Macco.
“Ma a che gioco stiamo giocando? Ora sto per perdere la pazienza! Lei mi sta facendo delle domande idiote ed io, come un idiota, la sto ad ascoltare! Dio non ha niente in comune col Male, esso è frutto del peccato e delle tenebre che lo accompagnano!”

L'inquisitore s'era fatto tutto rosso in volto e stava urlando in faccia al conte agitando i pugni chiusi. Per contro Macco era tranquillissimo: ora un leggero sorriso gli increspava la bocca, con l'espressione del gatto che ha il topo nei suoi artigli. “Lei è caduto in contraddizione, in un assurdo e, come ben sa, quando una dimostrazione finisce con un assurdo, le ipotesi sono false. Infatti, se il Male è esterno a Dio allora Esso, non è più completo, ma esisterebbe qualcosa al di fuori di Lui, il che non è essendo Dio Onnicomprensivo per ipotesi. Se poi il Male avesse origine dal Peccato o da che altro allora esisterebbe chi, come Dio, è Creatore di qualcosa non creato da Lui stesso e quindi a Lui uguale come Potenza, il che non è essendo Dio Unico Creatore. L'unica risposta dunque è la negazione delle ipotesi: Dio non esiste!”

Alloyo era rimasto interdetto, non sapeva cosa rispondere; senza dire una parola fece un cenno al vescovo ed entrambi uscirono dalla cella.
“ Come vede ho dovuto farla chiamare, non sapevo proprio come rispondere a questa argomentazione...” Disse il vescovo. “Non avrà per caso perso la fede?” interruppe l'inquisitore. “No! No certo, la mia fede è rimasta e Dio guida ogni mio pensiero ...”si affrettò a rimarcare il vescovo.
“L'uomo è ben poca cosa al cospetto del Piano del Signore, le sue intenzioni ed il suo operato non sempre sono chiari ai mortali. Il nostro compito è seguire gli insegnamenti di Dio e scacciare il tarlo del Dubbio che il Tentatore insinua nelle nostre povere menti. Dobbiamo temere l'Altissimo ed uniformarci al Suo volere senza tentennamenti, senza alcun ripensamento!” Sentenziò Alloyo.
“Giusto! Se la dottrina non basta sarà la Fede a sorreggerci. Bisogna però riconoscere che il conte Macco, sul suo campo s'intende, è risultato non sconfitto, è qui che mi pongo il problema: senza averlo confutato, che ne facciamo di lui?” disse pensieroso il vescovo.
“La Santa Chiesa non può tollerare che simili proposizioni circolino liberamente col pericolo di inquinare gli spiriti meno forti e saggi: al rogo! Domattina al rogo!”

SCARABEO 10/03/1997

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