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| Secondo giorno, Ottavo mese dell�anno Duemilaecinque Adesso devo controllare il respiro. Devo fare in modo che sia lieve come la brezza del mattino che spinge contro di me, devo riuscire a farlo confondere in lei, che rallenti fin quasi a fermarsi. E aspettare, non devo fare altro che aspettare, immobile. E questa maledetta farfalla la deve smettere di posarsi sul mio naso, mi toglie la visuale, mi distrae, mi innervosisce, e io devo stare calmo. Muovo appena la testa per mandarla via, ma lei ritorna, ancora e ancora; apro la bocca e ne faccio uscire il fiato, quel tanto che basta per infastidirla, il freddo del mattino condensa il mio respiro in una piccola nube bianca, la farfalla vola via. Escludo dal mio campo visivo tutti i dettagli e mi focalizzo su un solo punto. Escludo le felci in cui sono rannicchiato, a un millimetro dai miei occhi, escludo lo stagno e gli alberi intorno alla radura, escludo il daino che si abbevera, mi fisso solo su quell'apertura. Forse qualcosa si � mosso, una briciola di terra, niente di pi�, forse � solo il vento che l'ha mossa, forse. Sento il battito accelerare, ma mi impongo di restare calmo, continuo a concentrarmi su un solo punto, aspetto. S�, adesso ne sono sicuro, qualcosa si � mosso, l'ho visto distintamente, sono ancora pi� all'erta, uscir� tra poco, ne sono certo, resto immobile, ma quasi sento le pupille dilatarsi, deglutisco in silenzio. Esce, titubante, incerta, si guarda intorno, respira a fondo l'aria del mattino, fa un piccolo passo. Ancora indecisa si muove lentamente, valutando la situazione, guarda il daino, gira la testa, si volta verso di me. I miei occhi nei suoi, per un attimo, non li distolgo, le felci mi coprono e la brezza spinge verso di me, non pu� vedermi n� sentirmi in alcun modo, aspetto, ma sento tendini e muscoli contrarsi. Ancora un passo ed � fuori dalla tana, adesso, adesso scatto fuori, spingendo forte con le zampe posteriori, meno di un secondo e sono su di lei, uno sguardo spaventato nei suoi occhi, le mie fauci scattano. Non si � quasi accorta di niente, meglio, la preda, se raggiunta dopo un lungo inseguimento, poi � meno buona, dura... Be'? Che avete da guardare? Io sono un lupo, e la lupacchiotta che mi interessa, quando le ho portato un fiore, mi ha riso sul muso. Con questa lepre andr� meglio. Ser Merk "Tu sei come lo smog: puzzi, inquini, sporchi, ma poi alla fine uno si abitua e l'aria pulita gli da' ansia". Gemma in Ravanello pallido |