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Decimo giorno,
secondo mese, dell�anno duemilaecinque.


La sua avventura era giunta al termine, non c'erano dubbi. Solo un autentico miracolo avrebbe potuto salvarlo da quella situazione disperata, ma la Dea bendata lo aveva aiutato fin troppo negli ultimi tempi e, si sa, la fortuna cambia direzione da un momento all'altro come una banderuola che segna il vento in un giorno di tempesta.
Com'era cominciato tutto ci�? Non c'era bisogno di fare un grosso sforzo di memoria per ricordarsi tutta la sua avventura: era stato tutto cos� breve, cos� veloce fugace e sfuggente che sembravano passati anni da quando era partito, ma invece era trascorso davvero troppo poco tempo.
La sua avventura era cominciata come iniziano tutte le avventure: da un "Via", sissignori da un "Via"; perch� non importa se si intraprende un'impresa per vendetta, per sete di conoscenza o per la semplice voglia di mettersi alla prova...tutte queste non sono che scuse. Si cerca di dare nomi altisonanti e motivazioni il pi� profonde e cavalleresche possibili a tutte le proprie azioni, ma in realt� non si aspetta altro che un "Via", un semplicissimo "Via" che ti dica "Va bene, ora sei in gioco, la tua partita � cominciata, ora gioca!"
Quindi lasciamo perdere per quale dannato motivo aveva cominciato tutto quanto, tanto uno vale l'altro, per� bisogna ammettere che all'inizio la cosa era stata pure divertente, non c'� che dire.
La sua era stata una bella partita? Su questo si sarebbe potuto discutere per delle ore, ma ora non ne voleva sapere: bella o brutta era arrivato alla fine, quindi sarebbe potuta andare meglio. "Poco cervello, poco cervello" sua madre glielo aveva rimproverato troppe volte, "Usi troppo poco il cervello, ti affidi troppo al caso" era stata la cantilena che aveva accompagnato tutta la sua vita; Dio mio quanto odiava quella cantilena, ma solo ora, con le spalle al muro e il fiato corto, si rendeva conto di quanta verit� si celasse dietro quel rimprovero.
Si era sempre affidato troppo alla fortuna, era vero: la sua partita non era stata altro che un tiro di dadi dietro all'altro. Non aveva pianificato nulla, non aveva avuto mai un piano preciso, era semplicemente partito dal "Via" con un tiro di dadi, aveva lasciato decidere alla faccia mutevole della fortuna il suo futuro.
All'inizio tutto era andato bene, la Fortuna era dalla sua e sembrava che nulla potesse rovinare la sua smisurata ambizione; ogni minimo problema, ogni singola decisione, qualunque imprevisto si fosse parato sulla sua strada, l'aveva sempre risolto con un lancio di dadi e tutto si era messo a posto, magicamente, come in un sogno.
Aveva ricevuto una buona eredit� da un parente che non sapeva neppure di avere e si era incamminato per la grande citt�, senza preoccupazione alcuna e senza pensare al domani e al futuro.
Aveva vagato per le strade affollate e aveva pernottato nei pi� lussuosi alberghi della strada e non si era mai preoccupato di fare economia -finche si hanno le tasche gonfie di banconote � difficile pensare alla fame e alla sete -, e se si trovava di fronte a un bivio, un lancio di dadi avrebbe deciso per lui cosa fosse bene e cosa male.
Era tutto cos� semplice, come aveva potuto ridursi cos�? Dov'erano finiti tutti i suoi averi? Tutto era andato in fumo, tutto era volato via come un soffione al vento di primavera, tutto...o quasi.
Di quell'enorme capitale di un tempo che cosa gli rimaneva? Poco o nulla, oramai: qualche banconota in tasca (pochissimi spiccioli oramai) e quel foglio di ipoteca che gli scottava fra le dita.
C'era stato un tempo in cui aveva sognato di costruire il suo futuro su quelle montagne laggi� e di vivere felice, si sarebbe accontentato di costruire tre o quattro casette dove vivere spensierato con i suoi amici o pure da solo, la solitudine non lo aveva mai spaventato...poi comunque c'erano diversi passanti su quei monti e avrebbe potuto adibire alcune casette a pensione e si sarebbe guadagnato da vivere onestamente....onestamente....
Che cosa ne sapeva lui dell'onest�? Come poteva pensare di vivere onestamente? Come poteva nominare la parola onest�, lui, che in prigione ci era gi� finito tre volte?
Quando era partito dal suo "Via" mai avrebbe pensato di finire in prigione, ma quei dadi, quei dannatissimi dadi...
La Dea � bendata e quindi non guarda in faccia nessuno e cos� oggi sei pernottato in un signor albergo e domani giaci nelle prigioni pi� fredde, umide e puzzolenti del mondo e non sai neppure il perch�, e non sai quando ne uscirai e non sai se ne uscirai.
Ma lui da quelle prigioni ce ne era uscito da gran signore tutte le volte, i suoi dadi erano ancora buoni a qualcosa in fondo, e lui ce ne era uscito, ma da allora la sua vita era cambiata drasticamente.
Negli ultimi tempi sfuggiva i grandi alberghi come se fossero infestati dalla peste, si rifugiava nei vicoli pi� malfamati e infimi e, se capitava -ed era capitato gi� tante volte - dormiva in stazione, come fanno i barboni e gli ubriachi...gli ubriachi...
"Chi va con lo zoppo, impara a zoppicare!" Per quale motivo gli tornavano nuovamente alla mente i detti di sua madre? Per quale motivo continuavano ad affiorare alla mente quegli stupidissimi detti? Ma come poteva biasimare l'operato della sua memoria, in fondo non era forse lui quella persona riflessa nell'acqua? Non era forse un bottiglione di vino quello che stringeva fra le mani?
Da quanto tempo trascinava i suoi piedi stanchi con quel bottiglione fra le mani? Che lui si ricordasse, da sempre... ecco perch� tutto il mondo era sempre sembrato cos� ovattato, ecco perch� gli sembrava di camminare sempre in tondo, ecco perch� credeva di tornare sui suoi monti ma non ci arrivava mai: era ubriaco da una vita, ubriaco fino al midollo, ubriaco da star male e da vomitare l'anima ed era giunto alla fine. "Voglio tornare sui miei monti, voglio andare nelle mie quattro casette lass�!"
La disperazione era oramai evidente: non ce l'avrebbe mai fatta ad arrivare cos� lontano, non in quelle condizioni e poi, a che sarebbe servito? Non erano pi� i "suoi" monti oramai, aveva dovuto vendere tutto, aveva dovuto fare quella dannatissima ipoteca e ora non aveva pi� nulla, nulla. Cosa poteva fare, allora? In cosa poteva sperare? Una tenue speranza brillava in fondo a quel tunnel fatto di angoscia e di rimpianti: un "Via", aveva bisogno di passare un'altra volta dal "Via" e tutto sarebbe ricominciato da capo, tutto sarebbe ridiventato a tinte pastello e lui avrebbe ricominciato a respirare...ma era reale questa speranza o era l'alcool che lo faceva delirare? Difficile da dire.
Strano: il bottiglione era ancora pieno, intatto, come se non ci avesse mai bevuto, forse il suo non era delirio ma realt�, forse...forse...  "Dadi amati, dadi amati, aiutatemi ancora una volta, per favore..." ma la situazione � di quelle disperate, di quelle che capitano una volta sola nella vita: sarebbe dovuto uscire un 6, solo un 6...non un 5 o un 4 ma un 6, un 6...
Il dado rotola sul tavolo lucido  rotola, rotola, rotola...  5!!!!!! Cosa diamine significa 5?
Un uomo con una candela in mano, novello Diogene, cammina spensierato per il giardino sfarzoso e potato di nuovo, si avvicina silenzioso alle sue spalle, lo osserva sorridente, gli indica con una mano un enorme caseggiato rosso fresco fresco di restauro e poi dice:  "Significa che hai perso tutto, tutto quanto"


�La vita � un gioco, e io gioco a Monopoli da una vita�.


                                                                                                 
   Ser Merk
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