| Ventiduesimo giorno, settimo mese dell�anno Duemilaequattrocento. Quando qualcuno legge nel libro, o ascolta questa storia (come state facendo voi adesso), mi affretto sempre a precisare: fino a questo punto garantisco io di persona, per il resto... bene, bisogna avere fede nei pellegrini, nel vento e nei sogni mattutini� /\/\. Si narra ci sia un posto, proprio ai limiti del mondo (o meglio, a otto giorni di cammino verso l'alba) dove l'argento � nelle grondaie, nelle monete, nelle stoviglie, perfino nei denti della gente. Lo chiamano Paese del tempo, e ogni anno vi si disputa un grande torneo, e al vincitore tocca una grande armatura, con spadone, picca, scudo e pugnale, pi� qualcos'altro che io stesso ignoro, ma dalle leggende che si raccontano, pare poter esser il �segreto del viver�. Tevere se ne ricord� all'improvviso, prima di prendere sonno, quella sera. Le notte stessa, fu un turbinio di sogni, desideri e speranze, il tutto legato all�incantevole visione di quell�immaginario posto, cosi tanto aspirato da giovane, quando il padre ancora lo teneva tra le braccia e gli narrava storie di viaggi lontani, di luoghi sconosciuti che a sua volta si era sentito raccontare nel corso della sua vita. Erano passati tanti anni da quando suo padre se n�era andato, ma Tevere manteneva vivi nel suo cuore i ricordi, seppur pochi di un infanzia felice. Il mattino all�alba, il ragazzo svegliatosi di soprassalto, si mise a rifletter sulla sua vita. Aveva trascorso la met� dei suoi anni ad imparar un mestiere che nemmeno amava, cosi il tempo trascorreva inesorabile, logorando a poco a poco il suo spirito; fino a giunger al definitivo colpo di grazia, portatogli da una fanciulla, che prima l�aveva fatto innamorare, per poi stanca del suo esser cosi servile e dolce, gli aveva sbattuto la porta in faccia, con una banale scusa del caso. Cosi accade che Tevere, decise di aprire finalmente il cassetto dei suoi sogni e cominciare a sbirciarci dentro. Ci trovo un sacchetto con qualche moneta e alcuni disegni di isole lontane e paesaggi che aveva immaginato nella sua mente. La mattina stessa, saluto sua madre ed i suoi amici, prese il suo ronzino ed un bel pezzo di pane e partii, prendeno il sentiero che si spingeva verso Ovest. Tevere scelse la strada giusta ai bivi, ignor� la visione delle fanciulle alla fonte, che l'attiravano con seni di falso alabastro, e si addentr� sempre pi� nella foresta, dove il cielo � color smeraldo e il terreno � coperto di muffa verde. I suoi sogni e i suoi desideri, gli permisero di combatter tutte le paure e le voci che si rincorrevano sulle terribili prove che aspettavano chi come lui aveva deciso di intraprendere quelle strade e cosi spari� Passarono i giorni ed i mesi fino a quando una mattina di primavera, dal sentiero della scura foresta, il luccichio di un argenta armatura, riflette i raggi ancora assonnati del sole. In quel momento gli occhi di coloro che appena svegli si stavano recando a lavoro, si spalancarono d�improvviso, ravvedendosi nello scorger la figura di un cavaliere, era Tevere, o almeno gli assomigliava, visto l�aspetto regale e cavalleresco che lo accompagnavano. Torn� dalla madre, che oramai anziana pianse di gioia nel riabbracciarlo. Una grande festa fu indetta in suo onore, ma il giovane fattosi uomo mentre raccontava dei suoi viaggi e dei posti meravigliosi in cui era stato, si rendeva conto che ormai la sua casa era diventata il mondo, e che il piccolo paese, nel quale era nato, seppur lo legasse da antichi ricordi, altro non era che un porto, nel quale tornare di tanto in tanto, e dal quale partivano le navi dei suoi sogni, dirette verso altri luoghi da scoprire. Cosi da dove era venuto, qualche giorno dopo ripartii� E' trascorso molto tempo, dai fatti che ho raccontato, e i vecchi raccontano ancora che quel Cavaliere presto riapparir� lungo il sentiero, con la spada e l'armatura d'argento. Ma forse un'ora nel Paese del tempo vale mille dei nostri anni, e Tevere torner� solo fra cento secoli, quando di noi non rester� nemmeno il ricordo. O forse vale solo un battito di ciglia, e Tevere � tornato ancor prima d'essere partito (queste, in effetti, non sono questioni da proporre a uno scrivano, che � ci� che sono in questo momento), magari tanti anni fa, � ringiovanito, sul suo ronzino. Chiss�? Ma allora: dove � finita l'armatura? Nessuno si era mai posto problemi del genere�perch� intanto io scrivo la sua storia, la storia di un uomo, che ha avuto il coraggio di inseguire i suoi sogni. �Lavoriamo continuamente per dare forma alla nostra vita, ma copiando nostro malgrado, come un disegno, i lineamenti della persona che siamo e non di quella che ci piacerebbe essere�. (Marcel Proust) Ser Merk |
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