ti Odio di più
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merdazine. Il mese di febbraio, di ricorrenze ce n'è un porcaio, poi finisco in quel ginepraio, del vinaio, e del birraio. Sento già i fermenti, che mi fanno battere i denti. numero 27; anno 7°/2001. Febbraio, quanti avvenimenti! |
Fra due giorni è San Valentino…
È suonata la campanella della ricreazione, qui all'Istituto Magistrale Statale di Sesto San Giovanni.
Era ora. Questa mattina mi sento particolarmente stanca.
Un quarto d'ora di riposo.
Esco con la mia compagna di banco, e ci fermiamo nel corridoio, poco fuori dell'aula. Parliamo, guardiamo gli altri ragazzi che camminano lenti per il corridoio.
Le si avvicina il suo ragazzo, il suo fidanzatino, come scriveranno i giornali.
"Ho bisogno di parlarti.", mi dice.
Io non ne ho voglia, non ho voglia di discutere ancora. Lo guardo e non rispondo.
"Dai!, ti devo parlare!".
Taccio.
"Solamente un secondo!"
"No! Non mi sembra che abbia altre cose da dirti. E poi non mi sembra il momento."
"Per favore!". Mi guarda con occhi fissi.
"Va bene… Ma solo un momento. È già tardi…".
Lui si dirige verso i bagni. Lo seguo.
La mia amica rimane là, sulla soglia della porta dell'aula.
Mi giro verso di lei, e le faccio un cenno con la testa che ci segua.
Lei mi guarda, poi ci segue, lentamente, lasciando alcuni metri di spazio tra di noi e lei.
Arrivato all'ingresso dei bagni, lui si volta e comincia a parlarmi.
A dire il vero non so bene cosa mi dice, ma parla.
Non riesco a concentrarmi. Sento che la sua voce aumenta di tono, anche se continua a parlarmi lentamente.
Poi mi tocca.
Allora alzo lo sguardo su di lui.
Non siamo soli. Ci sono altri ragazzi, fermi vicino a noi, anche se non fanno molto caso ai nostri discorsi.
Parla. Mi ripete la stessa domanda.
La domanda di sempre.
"Perché non proviamo un'altra volta a rimetterci insieme?"
Un'altra volta…
No, non posso. Ci abbiamo provato già altre volte.
Poi finisce sempre uguale.
"No, Roberto!" Lui non vuole ascoltarmi.
"No! Ne abbiamo già parlato."
Voglio andarmene. Ma lui continua a parlarmi. Insiste con le sue richieste.
Mi prende le braccia con le sue mani, e mi scuote.
Lo guardo. Lui mi scuote.
Una lacrima mi scende dall'occhio destro.
Lui mi lascia.
Allora gli giro le spalle e mi dirigo verso la mia amica che ha visto tutto, a pochi passi da noi.
Allora lui con un gesto secco e violento mi gira.
Mi giro su me stessa, e mi trovo lui davanti.
Improvvisamente mi mena un colpo, un colpo solo verso il collo.
Il mio collo.
Sento un dolore improvviso ed intenso nella parte dove mi ha colpito.
Vedo il suo volto che si macchia di rosso.
È come se fossero degli schizzi.
Gli schizzi su di lui aumentano.
Così come aumenta il dolore nella parte colpita del mio collo.
Sento delle urla.
Tutto si fa più ovattato. Sento del movimento che aumenta intorno a noi.
La mia amica si è avvicinata a me. Ha le mani sulla bocca, che nonostante la nasconda, è aperta.
Mi rivolgo verso di lei, le appoggio le mani alle sue spalle.
Comincio a spruzzarla di sangue.
In poco tempo il suo volto,
i suoi vestiti,
cominciano a diventare rossi.
Rossi di sangue.
Rossi del mio sangue.
Tutt'intorno è rosso.
Tutto bagnato dal mio sangue rosso.
Dal mio sangue sedicenne che spruzza tutto quanto indifferentemente.
Me, i muri, i vestiti, i miei amici.
Il mio assassino.
Tutto rosso.
Forse sono già per terra.
Forse sono già svenuta.
Forse sono già morta.
Forse incolperanno qualcuno.
Ma questo non importa.
Cercheranno la colpa, parleranno di colpa e di colpe.
Ma questo non importa.
San Valentino.
Io non festeggio,
ho visto di peggio.
Dalle parti di Viareggio
è sprofondato un mercantile pieno di greggio.
Ora scoreggio,
e quasi, quasi
giganteggio,
mentre i coglioni
mi palleggio,
ridendo di chi dice
"Io festeggio!"
Viva l'amore preconfezionato!
Solo per questo hanno sfruttato
questa cerimonia del passato,
che aveva ben altro significato
ma nessuno si è mai documentato.
Oppure hanno tutto insabbiato.
Era la festa dell'Amore vero,
quello libero e spontaneo
di esprimersi e manifestarsi
senza paure o barriere,
senza angosce o galere,
mentre oggi tutti in fila,
a consumare la dose
di felicità nazionale,
ma andate tutti a cagare!
Così mi passa la voglia d'amare!
Mi fate stracciare!
Dovreste riempire la città
di musica, e ballare per le strade.
Invece, per le vie di notte,
ci sarà solo chi si buca con le spade.
San Valentino.
San Valentino,
io sono sempre stato un tipo molto bruttino,
non ho mai festeggiato San Valentino,
per lo meno lo avrei festeggiato,
se solo fossi stato accoppiato.
Ma invece, ahimè sfortunato!,
sempre solo mi sono ritrovato.
E anche quest'anno nulla è cambiato.
A dire il vero io c'ho provato,
ed una ragazza ad uscire ho invitato.
Mi si sono avvicinato,
e con fare molto garbato,
mi sono presentato,
e lentamente le ho parlato.
Io le guardo nella scollatura,
lei mi dice "Hai un alito che sa di fognatura!
Magari se ne riparla in un'occasione futura."
San Valentino,
c'ho il pistolino,
lungo come quello di un bambino,
rinsecchito e piccolino.
Questo ti può aiutare a capire,
perché con me la ragazza non vuole uscire,
questo non mi può aiutare,
che la ragazza che voglio scopare,
quando mi sono denudato,
ed il pistolino m'ha guardato,
le sale la delusione,
mi guarda con commiserazione,
senza nascondermi la sua insoddisfazione.
San Valentino,
invece di uscire mi schiaccio un pisolino,
seduto nel divano, coi piedi nel catino,
addormentato, appoggiato al cuscino,
sotto la finestra che da sul giardino,
che sbavo e scoreggio come un babbuino,
fasciato nell'asciugamano come un beduino,
che me ne sto lontano dal gradino,
della porta,
che tanto di questa festa non me ne importa,
ci penso poi un'altra volta.
San Valentino di Hannibal.
Voglio il tuo cuore!
E so,
che un giorno io lo avrò,
e sarà mio.
Mio…
Giovedì Grasso.
Oggi, Giovedì Grasso!
Mi divertirò, che spasso!
Vado alla festa, sicuramente non mi scasso,
in quel locale dal soffitto basso,
che per entrare mi abbasso,
con poca aria, che rischi il collasso,
con il pavimento di pietra e di sasso,
dove gli altoparlanti fanno un gran fracasso,
che si sente bene il giro di basso,
la gente canta e produce molto chiasso,
dove il proprietario baderà al suo incasso,
che nasconde il guadagno sotto il materasso,
che di lire e di sterline ce ne ha un ammasso.
Io ballo, e sto attento al passo,
anche se mi muovo come un satanasso,
e prendo contro ad uno smargiasso,
che mi minaccia con un pugnasso,
ed io dalla paura quasi, quasi mi scagasso,
e rimango impietrito come un gelido sasso,
e lui se la ride con grande sconquasso,
io mi allontano con un lento passo,
afflitto dopo quello scardasso,
vorrei buttarmi nel mar del sargasso,
ma voglio affogare la delusione nel melasso,
e dopo che è passato un decente lasso,
di tempo, che mi son già scordato di quel gradasso,
e la delusione tende al ribasso,
riprendo a ballare, sono in sorpasso,
e di alcool mi aumenta il tasso,
mentre mi si gonfia l'intestino crasso,
che dovrò svuotare con un poderoso colpo basso,
che parte ventoso là, dabbasso,
che risuona come un contrabbasso,
e produce una fiammata come un cannonasso,
che fa un gran largo in tutto lo spiasso,
e la gente fugge, affrettando il passo,
mentre io mi ritrovo in grande imbarasso.
Che la festa continui!, facciamo fracasso,
fino domattina, quando il sole ancora basso,
ci farà rimpiangere il materasso.
E ché casso!
Carnevale
Finalmente Carnevale è arrivato,
ed io potrò andare in giro mascherato,
anche se devo ancora capire,
come mi dovrò vestire.
Come mi devo mascherare?
Cosa dovrò indossare?
Una tuta spaziale?
Un costume tribale?
O dell'epoca imperiale?
No!
Mi vesto da guerriero medievale!
La mia armatura cromata,
che l'ho appena ritirata,
me l'hanno preparata,
in giornata,
una corazza nuova fiammante,
da valoroso guerriero errante.
Scendo per la strada,
con al lato la mia spada,
con movimento impacciato,
che sono estremamente bardato.
Cammino lentamente,
seguendo il flusso della gente,
che mi guarda stranamente,
c'è chi mi guarda allucinato,
solamente perché sono corazzato.
Raggiungo il corteo,
formato da un volgo plebeo,
ed io, nobile guerriero,
dall'aspetto nobile e fiero,
benevolo nel corteo austero,
amico di tutti, però battagliero,
forte, e dal cuore sincero,
criticato dal popolo ciarliero,
che guarda questo strano Uomo Medievale,
nella grande festa di Carnevale.
Della festa ho raggiunto il confine,
tra le grida delle ragazzine:
"È il guerriero della merdazine!
Con l'armatura cromata,
la sua spada incantata!
Se ne va al comando della parata!"
Il carnevale impazza
La gente strimpellazza,
qualcuno mi sputazza,
qualcuno m'addita dalla terrazza,
"Colpito dal Morbo della Mucca Pazza!"
solo perché vado in giro con la mia corazza,
e mi dicono che c'ho un guasto al cervello,
alcuni mi tirano per il mantello,
mi vogliono fermare,
che pensano che possa disturbare,
ed il Carnevale rovinare.
Mi stanno per circondare,
ma tiro un fendente,
per farmi largo tra la gente,
hanno già avvertito l'agente,
sta arrivando la polizia,
con l'intenzione di portarmi via,
mi circondano, mi minaccia,
scappo via,
mi dileguo nella via,
inseguito dalla polizia,
scappo, inseguendo la mia fantasia,
prima che ritorni nella mia abulia,
che mi uccide peggio di un'emorragia.
Ho bisogno di sognare,
è l'unica terapia!
†
Erika, la ragazza col coltello nelle mutande.
Erika, ragazza di provincia,
ha le dite piene di anelli,
ma la sua vera passione sono i coltelli.
Un lungo e tagliente coltello,
che spacca con un colpo un esile capello.
Ella cura l'arnese come fosse un gioiello.
Adora quegli elementi,
che possiedono lame taglienti.
Ha una lama grande, grande,
che la nasconde nelle mutande.
Erika sa quello che vuole,
prende una lama e te la pianta nel cuore.
Erika ti tiene stretto, stretto,
poi, ti affonda la lama nel petto.
Tu la guardi con stupore,
lei ti tira un altro colpo al cuore.
Tu vorresti parlarle in quel mentre,
ma lei ti affonda la lama nel ventre.
La tua bocca è di sangue piena,
mentre ti pianta il coltello nella schiena.
La lama è lunga come una lancia,
che te la affonda lentamente nella pancia.
Infine prende il coltello,
e te lo pianta nel cervello,
questo sì!, che è il momento più bello!
Omar la sta a guardare,
e con attenzione la sta ad ascoltare,
perché da lei ha molto da imparare,
mentre lei è intenta ad operare.
Erika ha molto da dire,
ed Omar vuole bene capire,
cosa deve fare prima di agire.
Omicidio, massacro, un olocausto,
tutti parlano di quel misterioso fatto infausto.
Erika è una giovane ragazza,
adesso tutti la pensano una pazza.
Chiusa in carcere,
senza lame, né coltelli,
lei ripensa ai momenti più belli,
ripensa alle storie passate,
quando tirava delle gran coltellate.
Martedì Grasso.
Oggi si festeggia il Carnevale,
su e giù per tutto lo Stivale,
una festa a livello nazionale,
con costumi dalla radice regionale,
maschere dall'aspetto originale,
dolci dal sapore tradizionale,
fritti nel grasso di maiale.
In ogni luogo della Nazione,
c'è una festa in ogni cantone,
nella via, e nella piazza,
il Carnevale grida e impazza,
con il gruppo di bambini che schiamazza.
Carnevale!
Festa mondiale!
In ogni luogo dell'universo,
troviamo un carnevale diverso.
Diverso sì, con qualcosa di uguale,
dove festeggiano il loro Carnevale.
Un Carnevale povero e colorato,
dove chiunque può andare mascherato,
con caratteristiche proprie di ogni Stato.
Il ritmo batte,
che fa muovere stupende mulatte,
che ballano scalze o con semplici ciabatte,
i musicisti picchiano sui tamburi,
con braccio fermo e colpi duri,
loro si sentono sicuri,
che faranno muovere ed animare,
questo semplice Carnevale,
dal sapore tropicale.
Festeggiamo il Carnevale,
in ogni paese, villaggio o città,
che ogni anno ci porta la sua novità,
ci porta le sue parate,
ci piace nelle sue mascherate,
ci coinvolge nelle sue ballate.
Oggi è l'ultimo giorno di Carnevale,
bambino mio, non disperare!
Che tutta la vita è un carnevale!
Che se ti metti a cercare,
lo riesci a ritrovare,
nel delirio quotidiano,
che serpeggia tra il genere umano
nel delirio di ogni giorno:
hai un carnevale tutt'intorno!!
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È finita la festa, ho già riempito la cesta, c'ho la faccia tutta pesta, e l'ascella un po' funesta. È finito il mese, ne sto già pagando le spese, le mie tasche sono stese. per tutte queste storie tese. È finito col Mercoledì delle Ceneri, spero che marzo non degeneri, facendomi i lobi cerebrali teneri, e spero che mi esoneri. |
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