ti Odio di più
|
merdazine. Il Natale del 2000: un giorno di gioia e di giubilo. Le luminarie mi danno l'angoscia, il panettone mi da depressione, lo spumante se lo beve il cantante, quello del coro, che per le feste è oberato di lavoro... numero 26; anno 6°/2000. Dicembre, il mese delle Feste. |
†
Natale.
Il Natale è tornato,
un altro anno è passato,
mi sembra di aver constatato
che nulla è cambiato.
Mi ritrovo nello stesso stato
di soldato disarmato,
che colpito da un agguato
ogni speranza ha abbandonato.
È Natale nuovamente,
la festa entra nelle case della gente,
che lo festeggia allegramente.
Io non sono mai contento,
quando arriva questo evento,
un inquieto sentimento
di questo particolare momento
è quello che io sento.
Forse è solo depressione
dovuta alla cattiva stagione,
me ne sto chiuso nella mia abitazione,
sento addosso una patina di muffa da putrefazione,
a provare una sorta di auto commiserazione,
stando seduto davanti alla televisione,
anche se è spenta e non è in funzione,
guardandomi riflesso nel vetro dello schermo marrone,
che vedo l'immagine di un povero coglione,
che se ne sta seduto e sdraiato su due poltrone,
che se ne sta fermo nella sua convinzione
di essere degno della peggiore opinione,
un povero putrefatto solo da commiserazione,
che aspetta il momento della commutazione,
della sua pena di reclusione,
in spietata lapidazione,
che ti porti la fine con violenza e determinazione.
Mentre la gente sta a pensare al prossimo Veglione.
Invece,
niente da fare,
anche quest'anno dovrai le feste celebrare,
con tutti i parenti te ne andrai a magnare,
coi colleghi allucinanti a cenare,
con gli amici a festeggiare,
a divertirsi e a ballare,
a strapazzarsi e a folleggiare,
a bere e a ubriacare,
e tu non ne hai voglia e te ne vorresti tornare,
a sederti davanti alla tv e a guardare,
accesa o spenta che sia,
aspettando che ti passi questa malinconia.
Mentre il resto del mondo vuole sfogare la sua allegria...
Natale del 2000.
Non l'avrei mai pensato
che un altro Natale sarebbe arrivato.
Soprattutto nel pensare all'anno passato,
col delirio del millennio che sarebbe arrivato,
che tutto il mondo avrebbe sterminato,
la civiltà umana e tutto il suo creato,
tutto quanto avrebbe disintegrato,
il dirigente come l'impiegato,
il giudice come il carcerato,
il Paese povero come quello avanzato.
Invece nulla è successo,
e tutto ha seguito il suo lento processo,
fra nuove nascite e qualche decesso.
Non l'avrei mai creduto,
che un altro Natale avesse potuto,
presentarsi al nostro cospetto
ed esigere il dovuto rispetto.
In vece l'ho visto scivolare,
in un altro banale
Natale,
dall'aspetto commerciale,
tanto per cambiare!
Invece sono io che ho voglia di cambiare!
Tutto ho voglia di lasciare!
E me ne voglio andare.
Andare in Terra Santa?
Dove il palestinese si taglia le unghie e canta?
Andare in Israele?
Dove l'ebreo si mangia il granchio vivo con le chele?
Ma lascio perdere Israele e la Palestina,
perché me ne voglio andare in Argentina!
Sì! Che l'Argentina
è vicina!
Solo dovrò sopportare
il lungo volo che mi può ammazzare,
ma una volta che sono atterrato,
e il pericolo è passato
e che mi sarò rilassato,
sarò pronto a frequentare
i locali in cui si può ballare.
Nelle balere voglio andare!
Ma che non sia una normale balera,
ma una di quelle dove si trovano le tanghere,
con le calze nere e le giarrettiere,
more e graffianti come delle pantere,
ma poi mi sa che mi ritroverò a sedere...
Va bene, va! Devo andare,
che il viaggio voglio prenotare,
così che possa partire
e non dover subire
questo Natale di lusso e di eccesso,
che sono già abbastanza depresso...
Ricordiamoci anche dell'Anno Nuovo, che arriva e ci porta gioia e speranza.
Sicuramente la speranza...
L'Anno Novello.
È arrivato l'Anno Novello,
come sono contento,
perché tutto è bello,
perché tutto è colorato,
lasciamo morire in pace
questo vecchio anno ammalato,
che è appena terminato.
L'Anno Novello,
dalla mia ugola esce un canto
felice come quello di un fringuello,
dalle piume colorate,
che sono leggere e delicate,
perché appena rinnovate.
L'Anno Novello,
lasciamo questo delirante Carosello,
che ha ciucciato ogni neurone del mio povero cervello,
che pesa sulle mie spalle come un pesante fardello,
che ha percosso le mie carni con uno spietato manganello,
cercando ogni pretesto per censurarmi a suon di chiavistello.
L'Anno Novello!,
apriamo questo nuovo cancello!
Apriamolo a tutti! Dal virgulto al menomato,
dall'eunuco, all'arrapato,
ad ogni essere di questo creato,
che possiede il diritto di vivere, che non va contestato,
il catenone del pregiudizio va spezzato,
il fuoco della solidarietà va alimentato,
l'intolleranza razzista in croce va inchiodato,
e l'ultimo povero della Terra che è sfruttato,
finalmente verrà liberato!
L'Anno Novello!
Io! Sulla gobba di un cammello,
mi presento al suo cospetto,
con la giacca a doppio petto,
senza maniche, ma col colletto,
io, rivendico il rispetto,
con in testa il mio berretto.
L'Anno Novello!
In pantacalza da menestrello,
ho incontrato un bieco bidello,
che usciva adesso da un bordello,
che mi offriva riparo col suo ombrello,
mi ha detto in prosa,
un qualchecosa,
a tratti oscura, ma speranzosa,
di una donna con la fica pelosa,
esotica ed affascinosa,
da prendere come fedele sposa.
Anno Novello!
Liberiamo il nostro pipistrello,
perché voli libero verso il celo stellato,
felice di essere vivo,
di non sentirsi imbalsamato,
da questo delirio di tempo contaminato,
dal gas di scarico del motorino sfrizionato,
che tiene viva una speranza,
che noi abbiamo da sempre anelato.
Poi la sera della Vigilia di Natale, quattro amici poeti si riunirono per aspettare l'arrivo del Natale, parlando fra di loro e scrivendo...
Vigilia Pascolata.
Gamba, Claudio, Mirco, Arianna,
nella Notte di Natale
stelle scintillanti, vento d'oriente
freddo pungente
vin brulè con le castagne?
Voglio correre nudo per le campagne,
spalmandomi addosso delle lasagne,
non da solo, con delle compagne,
che fanno l'amore con me sulle montagne.
Chi? Sono ragazze di Loiano?
Hai buttato l'amo nell'ano?
Delle ragazze di Loiano!!!
Non scherziamo...
Con l'amore andiamoci piano,
ohhhh, Loiano...
Lo facciamo?
O lo rifiutiamo?
Io non so ancora cosa fare,
guardo il mio tempo passare,
che si prede lentamente,
mentre mi si appanna la lente.
Ma è sempre cielo d'Oriente!
Squillano i telefoni, squittiscono i topolini
bevono e ballano e brindano
Che bello! Siamo vivi!
Cosa pensi che sopravvivi?
Allora sorridi
mentre scoppia l'olocausto, ridi
se vivere t'incazzi gridi...
Che cazzo vuoi? Che sorrida?
Per questo c'è ancora tempo
Bisogna attraversare il Deserto in tempesta...
Poi inizia la festa...
La festa è iniziata,
da tanto tempo l'avevo aspettata,
sono contento, mi bevo l'aranciata,
mentre la gente cammina corrucciata,
che non capisce la ragione della festa,
cammina col cappello in testa,
mentre io me ne sto qua a godermi questa Vigilia di Festa...
Poliedro.
Tempo lieto
corri corri
che non te lo vieto,
prima di tutto a lui
non gliene frega
niente se non
glielo vieti, corre
sempre e sempre più
in fretta, corre da
Natura, di niente ha paura.
Il tempo è una cosa,
il ritmo un'altra
ricordatevi che solo
la Pace è una
donna scaltra,
sudante e che salta,
che bacia e che parla,
che dice e che bacia,
che ti schifi o che ti piaccia!
Prendo pan per focaccia,
sui giornali la mia faccia
che ti piaccia oppure no
questo è il tuo Destinò.
Piccolino, piccinino,
stai bevendo un bicchierino
di vino...
e sei risucchiato da un
tempestoso camino
dal colore latino,
dall'ardore biricchino,
io sono un povero cretino
che subisce il calore
di quando sente l'Amore.
Poesia in scatola.
Il Delirio in scatola
non mi si confà,
meglio russare
sul mio sofà.
Russa qua
russa là,
tanto è una
querula inscatolà.
Che me metto a magnà,
che me metto a bestemmià,
sono una mummia in salamoia,
che mi corrodo dalla noia.
Sono una salamandra
affumicata
o una Bella Addormentata?
Cerca, cerca che ti trovi,
come spina di tra i rovi.
Come una donna spinata,
che si ritrova insanguinata.
Come la Vergine Beata
di non essere stuprata
da una belva arrapata
che vuole solo essere soddisfata.
Lo dedico a che beve,
è la Scatola Cinese!
Ne apri una e ce n'è
una più piccola...
Finiremo come
dei punti...
estesi e defunti.
Materasso senza grasso è uno spasso!
Tanti sogni in capo al Mondo,
è un eterno Girotondo,
oggi sale, ieri scende,
io ci metterei le tende.
Questa scatola non rende,
io mi metto di traverso,
per scriverci questo verso,
che mi esce dalla retta spina,
me lo devo mettere in rima.
Ma la rima è baciata,
dolce e profumata?
O merdosa e incrostata,
regina della Merda
essa verrà incoronata!
Dalla Piscia incerottata
Circondata! Ululata!
Ululì!... Ululà!
Da una fiumana di cacchina cina
abbarbicata, inginocchiata.
Ma la rotula è spezzata,
ora va riparata,
con la colla
va bendata.
Con il sangue nelle vene
ruote lente e catene
soli, lune, ani, santi,
e diamanti scintillanti,
che spaventano i briganti,
inseguiti da poliziotti deliranti,
col cervello pieno d'infestanti.
Non abbiamo più scampo,
ci tumuliamo nel Campo
Santo!
Se tanto mi da tanto,
Quanto mi da quanto?
Finalmente arriva la fine!
La Fine dell'Anno!
L'inizio della Festa:
L'Ultimo dell'Anno.
L'Ultimo dell'Anno,
è la festa migliore dell'anno.
Molti la preferiscono al compleanno,
ma quando poi passa questo anno,
sembra che sia già passato un anno.
Quest'anno,
per festeggiare la fine dell'anno,
sono stato invitato a festeggiare.
Con gli amici, in un locale
ci dobbiamo incontrare,
ma è da mezzora, che qui intorno continuo a girare,
perché non troviamo da parcheggiare,
quindi la macchina potrei lasciare,
davanti al passo carraio.
Il problema è, mi risulta,
che ci possiamo prendere una bella multa!
Però, risolto il problema del parcheggio,
entriamo nel locale, dove c'è già stato il sorteggio,
che in palio c'è un viaggio,
per le spiagge tropicali, in un villaggio,
dove alle porte c'è un vecchio saggio,
che ti dice: "Cazzo vai a cercare?
Cazzo stai a festeggiare?
Escitene pure da sta merda di locale,
che fa vomitare come tante altre sale.
Vienitene pure nel paradiso tropicale,
dove potrai smettere di pensare,
dove vorrai solamente sognare,
dove penserai che lì potresti abitare,
mentre se guardi all'esterno delle mura,
ti accorgerai che là la vita è molto dura;
fame, malattie e povertà,
ti riportano alla loro realtà,
e tu vorresti tornartene là,
da dove sei partito,
tra le terre che ti hanno partorito,
dove ti potrai rifugiare,
dove ti potrai dimenticare,
vivere nella tua città,
vivere nella tua realtà."
Quindi me ne torno alla mia serata,
che in fine dei conti è una gran cagata,
altro che notte fatata,
come mi era stata presentata,
con spumante, panettone e cioccolata,
la ospitessa, gran fica, che si sarebbe denudata,
e che invece la mutanda non si è calata,
e che tutta la notte ce la siamo sognata,
e nel pensarla nuda ce la siamo sudata.
Alla fine ce la siamo bevuta e anche ballata,
ormai è finita anche questa serata,
la nuova epoca è già iniziata,
siamo entrati nella nuova annata.
La serata è quasi finita,
e sto a sognare una nuova vita,
che l'anno nuovo ci può portare,
che l'anno nuovo mi faccia sognare,
che l'anno nuovo mi faccia sperare.
|
È finita la festa, se n'è passata anche questa, mi rimane da guardare la notte che sta per calare, il panettone che sta ad ammuffire, i mandarini che se vanno a marcire, mentre le candele bruciano il combustibile, vorrei anch'io bruciare l'impossibile... |
HOME PAGE