ti Odio di più

merdazine. Il 2 novembre 2000: giorno della Commemorazione dei Defunti.

Sono ancora indeciso sul da farsi:

se andare a commemorare i defunti,

o se farmi commemorare...

numero 25; anno 6°/2000. Novembre, il mese dei morti.

Gómez 2000

Ecco Gómez che esce dal lavoro,

che ha svolto con decoro.

Tutto il giorno a lavorare,

si cominciò poi a stancare.

Il suo turno ha terminato,

però si ritrova stremato.

Da tanto che ha lavorato,

da tanto che ha fatto,

che è finito putrefatto!

Tanto ha fatto,

tanto ha dato,

che n'è uscito massacrato!

Così sfasciato prende la direzione,

che lo porta alla sua povera magione.

Ma ecco che succede un'eccezione:

sente nella sua pelle una strana essiccazione,

all'improvviso una vasta desquamazione,

come una sorta di putrefazione.

Dal viso e dagli arti,

si staccano carni da tutte le parti.

Carni marce, cervello liquefatto,

Gómez è ad ogni minuto

sempre più putrefatto!

Non sa cosa dire,

non sa cosa pensare,

ma le sue carni si continuano a staccare.

Non sa cosa dire,

ma vorrebbe sapere,

perché la sua carne continua a cadere!

Dalla sua bocca escono burdigoni,

la sua carne cade a pezzettoni.

Scarafaggi dalle narici,

escono e si rincorrono felici!

Dalle ossa escono vermi,

biancastre e delicate creature inermi.

Gómez è una poltiglia fangosa,

spumeggiante dal colore rosa.

Ormai Gómez è uno scheletro sbiancato,

nel suo biancore vuole essere guardato.

È uno scheletro di un bianco candeggiante,

c'è chi lo addita come essere orripilante.

Arriva finalmente al suo cortile,

il suo scheletro risuona come un vinile.

Domani non va a lavorare,

se ne starà a casa per riposare,

pronto a passare Il Giorno dei Morti,

che sarà uno di quei giorni contorti.

Domani è il due di Novembre

e Gómez si unisce alle altre ombre,

per festeggiare felicemente,

e per stare con loro eternamente!

Anna

Coi tibetani si riuniva a pregare,

anche se con loro non riusciva a parlare,

alcuni problemi nel comunicare...

I monaci putrefatti,

pregavano insieme tutti belli e compatti,

e con Anna non avevano contatti.

Tutti monaci in putrefazione,

tutti, tranne un'eccezione,

era Anna in meditazione!

Pregavano cantando,

mentre Anna cantava pregando,

due parole andava ripetendo,

senza sapere cosa stesse dicendo.

Ha vinto l'auto immolazione!

È pronta per la prova,

tutto il corpo in fibrillazione,

tutta un'eccitazione,

contenta di provare l'emozione,

l'emozione sì, ma della combustione!

Spalmati benzina, gasolio e kerosene,

così sono sicuri che la fiammata venga bene!

Anna brucia come un incenso,

di quelli forti, con un odore intenso,

che ti apre il bronco, ti espande il polmone,

Anna brucia come un copertone!

Alla fine, Anna è tutta bruciata,

pronta per essere tumulata.

Anna è tutta una bruciatura,

pronta per la...

sepoltura!

Iliana

Iliana,

era una ragazza messicana,

era umile,

nulla aveva,

solamente una cosa possedeva;

ella aveva la fortuna,

di possedere tutta quanta la Luna!

Tutto le diceva,

tutto le confidava,

e la Luna tutte le notti l'ascoltava.

Una notte, mentre le parlava,

non si accorse che un pagliaccio l'ascoltava,

e di tutti i segreti di Iliana s'impossessò.

Poi un giorno a lei si presentò:

"Sono un pagliaccio italiano,

io vengo da molto lontano,

ho attraversato l'Oceano e le Alpi,

ho passato molti luoghi e molte parti,

sono venuto fin qua per aiutarti!

Tutti i tuoi desideri,

ti compio in una volta, che sia una,

però in cambio mi devi dare la tua Luna!"

Iliana disse di sì senza pensarci,

e la Luna s'apprestò a regalargli.

Ma il pagliaccio,

che era cattivo e prevenuto,

una volta che la Luna ha ottenuto,

il suo trofeo si caricò,

e senza dire niente se ne tornò,

con il suo oggetto preferito,

nel lontano paese da dove era partito.

La povera Iliana ingannata,

dal pagliaccio che non l'aveva aiutata,

tutto quanto ha perduto,

quel poco che aveva posseduto,

quell'inganno non poteva sopportare,

e dal dolore smise di respirare.

Iliana senza un alito di vita,

venne così dalla Morte rapita.

Monica

Monica era una grande musicista,

che le piaceva suonare per il barista.

Suonava la viola e gli altri archi,

si andava a esercitare nei verdi parchi,

per non disturbare,

per continuare a studiare,

e il suo strumento suonare.

Tutto il giorno lei suonava,

strimpellava,

e si esercitava,

ed in casa nessuno più la sopportava.

Si studiava i musicisti,

i pittori e gli altri artisti.

Studiava molto i compositori,

gli imbianchini ed i cantautori,

dolci melodie le uscivano fuori,

dallo strumento e dalle corde,

note acute e note sorde.

Questo studiare le provocò un aumento

del peso del suo strumento,

sulla viola le gravava,

tutto quello che studiava.

Rimase schiacciata dalla viola,

come se fosse delle scarpe una suola!

Il peso della cultura,

portò Monica alla sepoltura.

Michela

Michela partecipava ad ogni festa,

con le antenne sulla testa.

Lavorava coi bambini,

e gli organizzava tanti bei giochini,

in modo che se ne stessero buonini.

"Bambini!!

State a me vicini!"

Ma un bambino intelligente,

figlio di buona gente,

di quelli che possiedono la patente,

di giocare si è già stancato,

e di cambiare divertimento ha pensato,

cosicché dal gruppo si è allontanato.

Un cavo alla corrente ha collegato,

nell'altro capo c'è la spina,

che lo da in mano alla maestrina.

Ora Michela fa strane mosse,

provocate dalle violenti scosse.

Il suo ballo scatenato,

dai bambini è apprezzato.

Alla fine della ballata,

tutta bella bruciacchiata,

Michela è pronta per essere...

tumulata!

Mirella

Quella sera Mirella,

andava a cena da un amico e da sua sorella.

Mirella,

che è sempre stata molto bella,

decise che per farsi ancora più bella,

si doveva depilare l'ascella,

così, in caso di sudarella,

era molto più facile bonificare,

il suo implume cavo ascellare.

Mirella quella sera era molto elegante,

voleva andare a cena bordo di un elefante,

ma visto che il prezzo era caro,

andò alla cena sul dorso di un somaro.

I suoi amici la fecero entrare,

l'accompagnarono a tavola,

dove si poté accomodare.

Ella non poteva prevedere,

che quando si mise a sedere,

si trovò, per caso o per sorte,

faccia a faccia con la Morte.

La sua fine dovette accettare,

che arrivò al momento di cenare.

Questa era di Mirella l'ultima cena,

che ora riposa in pace e serena!

Cristina

Cristina

era una ragazza molto bellina,

una donna con il corpo di una ragazzina,

ed in testa la cresta di gallina.

Si svegliò quella mattina,

con una fastidiosa tosse canina,

che non la placava nemmeno la caffeina.

Mangia una caramella e ne butta la cartina.

Scende la scale e va giù in cantina,

per farsi luce accende la lampadina,

apre la porta con la chiave piccolina,

si dirige verso la panchina,

ha bisogno di una bottiglia di buona vina.

Ne sceglie una di cagnina,

che sta in mezzo a bottiglie di varechina.

Prende la bottiglia col tappo di paraffina,

la tiene stretta nella sua manina,

ma quando si gira... si trova di fronte la Catrina.

Cristina rimase di sasso,

la Morte le disse, avanzando di un passo,

"Siamo già sottoterra,

ma scendiamo più in basso,

Cristina cara, ti accompagno nel tuo trapasso!"

Gabriele

Gabriele una bella auto voleva comprare,

e davanti ad un autosalone andò a parare.

Entrò nel salone e parlò col commerciante,

"È un'ottima auto, così non se ne vedono tante,

c'ha lo specchietto e pure il volante,

quattro ruote ed il clacson che suona,

dia retta a me! Questa auto è molto buona!"

Quanto gli dice non sembra che stona,

Gabriele ascolta quello che gli dice il venditore,

che mentre gli parla, gli mostra il motore.

Gabriele la vuole provare,

scendere in strada e andarla a guidare,

"Prego s'accomodi, di qua può entrare!"

Ma quando si mise a sedere,

non poté credere a quello che doveva vedere,

c'era la Morte che stava seduta,

vede Gabriele, lo guarda e lo saluta,

gli fece infine capire,

che aveva qualcosa che gli doveva dire:

"Gabriele, dove vuole che la porti?

Se non nel vasto regno degli uomini morti?"

Uomo in Canottiera

Uomo in Canottiera

che viene disturbato ogni sera,

dal vicino rumoroso,

che gli toglie il riposo,

che non lo lascia dormire,

che lo farà impazzire,

che lo fa strippare,

non lo lascia riposare.

Poi, proprio quella notte,

che era già pronto per menare delle botte,

era pronto e risoluto,

ma quella sera c'era un silenzio assoluto.

Se ne stava dietro al vetro,

a fissare il buio tetro,

concentrato nell'udito

ad ascoltare l'infinito.

Ma con suo grande stupore,

quella notte non colse nessun rumore.

Così, tranquillo, s'infilò a letto,

ma alla sorpresa il suo cuore non ha retto:

c'era la Morte che lo stava ad aspettare,

e con un sorriso gli volle ricordare:

"Ora più nessuno ti potrà disturbare,

finalmente, in eterno potrai riposare!"

Gamba

Gamba scende dall'Himalaia,

con la neve fresca per la gelataia,

che ci faceva le dolci granatine,

in cambio dava a Gamba un sacchetto di patatine.

Quello che Gamba più anelava, che aveva voglia,

era di una bella e fumosa paglia,

che a lui piaceva molto fumare,

ma erano poche le volte che se le andava a comprare.

Poi una sigaretta è riuscito a trovare,

tutto contento se la sta a rimirare,

però alla fine non la poteva fumare,

perché non possedeva niente da accenderla,

sta già pensando di renderla

alla ragazza che gliela aveva donata,

così senza fuoco, non se la sarebbe fumata.

Sente qualcuno che gli viene vicino,

è la Morte con in mano un accendino,

che oltre la paglia gli accende il lumino

del suo gelido e lugubre tombino!

Claudio

Claudio magra siluetta,

si sveglia la mattina come una capretta,

scende dal letto, indossa la maglietta,

va in bagno, si rade con la lametta,

si aggiusta i baffi ed anche la basetta,

si lava e s'asciuga con la salvietta.

Prende la ciambella, ne mangia una fetta,

scende le scale e le scende in fretta in fretta,

salta in sella, e parte in bicicletta.

Pedala, passa una ragazza le guarda una tetta,

nel traffico c'è una ragazza sulla Fiat Barchetta,

ferma al semaforo in fila che aspetta.

Claudio pedala, ha una fretta canaglia,

segue un'auto come se fosse la sua ammiraglia,

guarda una ragazza che fuma una paglia,

pedala forte, gli sembra di essere al Giro d'Italia,

quella Rosa, lui vuole vincere la maglia.

In fuga solitaria il traguardo della vita taglia,

sul podio c'è la Morte, con uno sguardo che ammaglia,

lo premia della vittoria, e gli attacca la medaglia.

Sandro

Sandro camminava per la strada,

tutto quanto osservava,

niente gli scappava,

tutti gli avvenimenti registrava.

Nel suo lavoro lui parlava,

tutto il giorno intervistava,

e di tutto s'informava.

Questa sua attività,

lo faceva camminare per la città,

e gli pesava, soprattutto in estate,

gli rendeva le lunghe giornate,

accaldate

ed assetate.

Ma in quella giornata molto dura,

caratterizzata da un'eccezionale calura,

gli provocava un'incontenibile arsura,

bar e locali in estiva chiusura,

non lo potevano aiutare,

e la sua sete non potevano placare.

La sua gola si cominciò a seccare,

tanto che presto non poté più parlare.

Quel pomeriggio la Morte gli si presentò,

e Sandro si spaventò!

"Sandro! Ti sono venuto a prendere!

La tua vita prepara a rendere!

I tuoi amici a salutare,

preparati a questa vita lasciare!"

Sandro provò a chiamare,

qualcuno che lo potesse aiutare,

ma visto che non poteva parlare,

si dovette rassegnare,

la sua vita terrena ad abbandonare.

Ciccio

Ciccio era uscito con gli amici,

giovani ragazzi allegri e felici,

alcuni bolognesi, altri sardi,

quella sera avevano già fatto tardi.

Decisero che già dovevano tornare,

ed ognuno Ciccio lo volle salutare.

Quando anche l'ultimo amico rincasò,

Ciccio tutto solo si ritrovò.

In quel momento si fermò,

aspettò,

poi pensò:

"Che devo fare? Devo salire?

Per poi andarmene a letto a dormire?

Monica sta già dormendo,

il suo russare sto già sentendo,

quindi prima mi stendo,

con un paio di bicchieri, poi m'arrendo!"

Se ne andò in quel locale,

dove fanno cocktail che sono niente male.

Ma quando fece l'ordinazione,

si trovò la Morte dietro il bancone,

che gli alzò la coppa della vita.

"Ciccio! La tua punizione è servita!

Preparati che anche la tua vita è finita!"

Catia

Quella sera lo davano per certo

che Madonna avrebbe tenuto un concerto.

Catia da sempre lo aveva aspettato,

era sicura che avrebbe partecipato.

Ed infatti così è stato.

Il palco era già stato installato,

e fra poche ore il concerto sarebbe cominciato,

e Catia, che l'apertura dei cancelli ha preceduto,

per nulla al mondo l'avrebbe perduto.

Poi sentite cos'è accaduto:

Madonna le mandò un saluto,

che travolse Catia con tutto il suo furore

fino a farle fermare il cuore!

Il cuore smise di lavorare,

e Catia dovette abbandonare

il concerto e questa gran festa di corte,

sottobraccio a Sorella Morte!

Arianna

Arianna è tornata dal supermercato,

tutto quanto necessitava ha comprato,

però un prodotto ha scordato.

Infatti, guardando il conto,

si è resa subito conto,

che alcune cose ha lasciato,

e se ne deve tornare di filato,

allo sfarzoso supermercato!

Arianna si muove velocemente,

tra i carrelli e tra la gente,

se ne va direttamente

a cercare quello che ha in mente.

Le dimenticanze afferrò,

e verso l'uscita s'incamminò.

Arianna in fretta passa

e si dirige verso la cassa,

dove c'è tanta gente che s'ammassa.

Quando Arianna appoggiò le sue sporte,

si accorse che la cassiera era la Sorella Morte!

"Arianna! Questo è il tuo conto da pagare:

nell'ultraterreno stai per entrare,

dove siamo tutti là, che ti stiamo ad aspettare!

Mi raccomando non ti raffreddare!"

Luca

Luca andava a lavorare,

ogni giorno in macchina, a guidare,

parecchio tempo seduto doveva stare,

e in mezzo al traffico doveva passare.

Poi, nel traffico imbottigliato,

improvvisamente venne deviato,

in una certa direzione,

dove non c'è traffico, non c'è stagnazione.

Luca guida felicemente,

e se ne corre velocemente.

Poi, improvvisamente,

la Morte sbuca,

ed indica al nostro Luca,

la strada più breve per la buca.

Luca,

innesta la marcia per il sorpasso,

che lo porterà all'immaturo trapasso!

Luca! Vedrai che viabilità,

nel trafficato mondo dell'aldilà!

Linda

Linda, ragazza molto bellina,

tra i suoi colleghi di lavoro era la regina,

tra gli amici era tenuta in considerazione,

perché portava allegria e consolazione.

Col sorriso ti dava dolcezza,

sul suo viso una candida bellezza,

i suoi occhi scuri indice di riservatezza.

Linda, abbiamo la certezza

che su di te possiamo contare,

nostra ancora di salvezza!

Quando la Morte lo venne a sapere,

coi propri occhi la volle vedere,

questa ragazza dalla bellezza raggiante,

e dalla vivacità esaltante,

vide che era bella veramente,

questo la colpì profondamente.

La Morte accecata dalla gelosia,

decise di portarsela via.

La Morte gelosa,

con un colpo di falce impietosa,

separa Linda dal mondo dei vivi,

Linda: con le lacrime la tua commozione tradivi!

Linda ci saluta con molta pena,

mentre la Morte con sé se la mena,

portandocela via dalla vita terrena!

E prima di lasciarci, un doveroso omaggio alla festa di Halloween!

Happy Halloween!

Questa notte, è la notte fatata,

dove la gente va in giro mascherata,

anch'io voglio partecipare a questa mascherata,

tornerò come un bambino,

mi vestirò come un cretino,

accenderò la candela con l'accendino,

vado a bussare alla porta del vicino,

quello in canottiera, che porta il parrucchino,

per cercare un buon dolcino,

poi vado a bussare da qualunque inquilino

fino a salire in cima al tetto,

"Caro amico, dolcetto

o scherzetto?"

Trick or treat?,

come dicono gli americani,

che nonostante siano lontani,

ci inondano con la loro merda,

ci inondano con la loro cultura,

ci invadono con la loro paura,

si presentano con la loro premura,

perpetuano la loro tortura,

sulle Nazioni e sui Paesi,

che ci schiacciano coi loro pesi,

che si insinuano come tante tarmi,

che ci minacciano con le loro armi.

Ma oggi non me ne frega niente,

voglio solo passare una notte divertente,

magari spaventando un mucchio di gente,

di quella spensierata, che va a ballare,

che non può nemmeno lontanamente pensare,

che un Vampiro Mannaro possa incontrare,

che beve come un lupo, che si vuole ubriacare,

che a forza di darci, poi ci riesce,

che alla fine anche l'Uncus dalla testa gli esce,

che il senno perde,

che a forza di bere, è diventato verde,

che balla come un forsennato,

che non ricorda nemmeno il giorno in cui è nato,

che balla come uno Zombie,

che prima o poi per terra sfondi,

che nel suo delirio continua a ballare,

felice che nessuno lo possa fermare,

che domattina nulla potrà ricordare,

che balla coi suoi piedi storti,

che risorgerà solo nel Giorno dei Morti.

Happy Halloween, gente felice!

È finita la giornata,

anche questa festa se n'è passata,

questo giorno di commemorazione,

sono putrefatto, ho perso la ragione,

anche la Notte di Halloween ho passato,

tutta l'energia ho consumato,

mi ritrovo stremato,

nel giorno di Ognissanti,

di progetti ne avevo tanti,

poi nessuno ho potuto affrontare,

mi sentivo che mi dovevo mummificare,

mentre mia moglie che suona la tromba,

vi prego amici!

Chiudetemi nella mia tomba!

 

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