ti Odio di piu'
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merdazine. Il giorno di Tutti i Santi,
voglio essere martirizzato!
Voglio diventare uno dei Santi più importanti! E non
essere scordato!
numero 19; anno 5°/1999. Novembre, il mese dei morti
.
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Gómez 3
Tutto
contento, si
prepara al rientro lasciando
il mercato apprezzato. Quale
mercato? Ma
quello del disco usato! Sotto il
braccio il pacco
ben incellofanato, un
paccone di
vinile ben confezionato. Rientrato
a casa, si
dirige nella sua stanza, accende
il giradischi fedele per
ascoltare l'acquisto crudele, un disco
di musica buona. Il disco
gira, la musica suona, lui
contento canta, ma il
colon si sfianca, la
parete cede, e dal
culo uno sfiato procede. Una
volta mollato il
pestilenziale sfiato, tutto
torna tranquillo, nell'iniziale
stato. La
musica suona, Gómez il
canto intona, balla
come una civetta, nella
accogliente cameretta. Ma
ballando il corpo muove, e dal
colon lo stronzo si
smuove, e si
dirige verso il meato, pronto
per essere smollato. Non può
più ballare, deve
correre per andare a
cagare! E la musica
deve lasciare. Arrivato
al cesso, si mette
a sedere, pronto
per rilasciare l'ombroso
sfintere. Scocca
il dardo, che si
mette a cadere, il foro
vuole centrare, cosicché
la parete di
ceramica non vuole sporcare. Sul
sedile, con in
mano il nuovo vinile, ascolta
la musica forte, attraverso
la parete sottile. Il culo
stronzeggia a tempo
di scoreggia, il
cantante gorgheggia, il peto
riecheggia, lo
stronzo galleggia, e Gómez,
allegro, festeggia. La
musica romba il cesso
rimbomba e il
culo tromba, pronto a
sganciare una
nuova bomba. Troppo
felice, Gómez, sul
cesso scagazza, mentre
il disco sela girazza, e la
musica impazza, e di
merda si riempie la tazza, e mentre
il culo strombazza, il nuovo
vinile si spupazza, Gómez
felice, scagazza
e ride! Il suo
culo spruzza, e lui
dimentica la truffa, della
vita, che sa
di muffa, che è
una delusione, che ci
si trova nello
stesso minestrone, e anche
se sembra cambiare, in
realtà si continua ad
affondare. Canta
Gómez, sii
felice! Goditi
questo attimo di pace. E quando
esci, spegni
la luce, e chiudi
la porta, che
tutto il resto non
importa! Scorda
l'amarezza, seppellisci
la schifezza! E lascia
da parte la
tristezza, e le tue
pene, e
ricorda che noi siamo qui, e ti
vogliamo bene! |
Tutti i Santi con me. Nel
novembre primo giorno sotto il
cielo coperto e la
foschia che avvolge tutt'intorno col suo
grigiore fastidioso del
pomeriggio stanco,
lento e noioso. Sento i
Santi a me
vicini, e a
tutti quanti, ai miei
amici ai miei
parenti che ci
proteggono, che
stanno attenti, ai
nostri problemi, ai
nostri bisogni, ascoltano
le nostre richieste, leggono
i nostri sogni, ci danno
affetto e protezione, stanno
attenti, siamo
sotto alla loro attenzione, ci
consigliano bene, ci
concedono la loro
benedizione. Ognissanti, giorno di
festa, per
tutti quanti, per i
credenti, per i
lavoratori, per i
perdenti, per i
"professori" per i
devoti, e per
gli immigrati, con le
loro credenze, i loro
riti che non
possono essere manifestati. Tutti i
Santi! Proteggeteci
tutti quanti! Dateci
un mondo migliore, più
pulito, con più
sapore. Dateci
il modo migliore per
vivere in questo mondo di
eterno dolore, che
potrebbe non essere il
peggiore. Tutti
Santi, concedeteci la pace
e serenità, per la
nostra e la loro tranquillità: sia fatta
la Vostra volontà! |
2 novembre 1999 Il
giorno dei defunti, dove si
commemorano i
defunti, dove
sono tutti tristi tranne i
defunti, parecchi
hanno freddo, ma non i
defunti, molti
piangono i loro
defunti, perché è
da poco che sono
defunti, altri è
da molto, che si
ritrovano defunti, però
questi continuano a
piangere i loro defunti. A volte
mi chiedo perché
sono defunti? Ma poi
capisco che son
già defunti. E che
quindi nella loro
condizione di defunti, non
posso che starsene là sotto
defunti. Però mi
piacerebbe parlare
coi defunti, e c'è
chi sostiene di
parlare coi defunti, ma
chissà se veramente li
stanno ad ascoltare, i defunti. Oggi è
giorno di festa, la
Commemorazione dei Defunti, e anche
se non posso parlare
coi defunti, li
commemoro con coloro che
ancora non sono defunti, e
andiamo nelle chiese ad accendere
candele per i defunti, ad
ascoltare le messe, dedicate
ai defunti, e a
ricordarci di loro, che sono
defunti, e che
poi ci scordiamo che sono
defunti. Però non
lo voglio più fare, non li voglio
più scordare i defunti, perché
non è bello scordarsi
dei defunti! Oggi li
voglio festeggiare, festeggiare
i defunti, quindi
stiamo allegri, per i
nostri defunti, anche se
loro si
ritrovano defunti! |
La Morte. Dove ci
condurrà la sorte? Prima o
poi ci porterà alla morte! La
Morte. Nostra
Signora paziente. Nostra
Sorella compassionevole. Nostra
compagna fedele. Nostra
Amica comprensiva. Tutti
parlano di Te, parlano
della morte, la morte
degli altri, nessuno
parla della propria
morte. Morte, Oscura
Signora imperturbabile. Ti
definiscono spietata: La Morte
può essere pietosa? Forse lo
sei, sei
troppo sensibile, piena di
pietà e compassione. Ti
comporti così perché lo sei. Amica
misericordiosa. Ti
temiamo: abbiamo
paura di te, perché nessuno
sa dove ci porterai quando
ci prenderai. Ti
odiamo: il
rancore più profondo nei tuoi
confronti, quando
ci strappi dalla nostra
vita le persone più care, ci porti
via coloro che amiamo. Ti
rispettiamo: il
rispetto nei tuoi confronti dovuto
alla gravità dell'incontro non ci
permette altro
pensiero che il
rispetto. Doloroso
rispetto. Signora
Morte, ci
attendi paziente fino al
nostro ultimo minuto. Morte, sei il
nostro ultimo incontro, prima
del trapasso. Ti
rendiamo grazie, Morte! |
Il
compleanno della merdazine.
La merdazine, sto
giornale di merda, compie cinque anni.
Cinque anni di
merdate, che su sta carta da cesso sono state stampate.
Le merdate sono
state partorite da noi scrittori merdosi che le abbiamo concepite.
Senza il bisogno
della coppia sono state fecondate, così come nascono vengono lanciate, e senza
bisogno di correzioni vengono così pubblicate.
Poi è venuta l'era
digitale, e sta merdata si è così aggiornata, ed in formato digitale l'abbiamo
preparata, e nel sito web l'abbiamo lasciata, dove da tutti può essere
visionata.
Adesso la trovi in
rete, e vi arriva là a casa, dove siete, che in sto mare merdoso di Internet
state a cercare, finché la merdazine non riuscite a pescare, e con le sue
cazzate ve ne state a sguazzare.
Amico surfista
continua a surfare, continua a cercare, continua a navigare, che noi nuovi
numeri continuiamo a preparare, e gioia e felicità vi vogliamo donare, che a
noi ci fa piacere, della vostra gioia vogliamo godere, ma fin dove arriviamo
non ne vogliamo sapere.
Se invece un
bambino avessi fatto partorire, a quest'ora dovrei andare a EuroDisney per
farlo divertire, invece di starmene qui seduto a pensare, alle cazzate che
dovrò scovare, per il nuovo numero che andiamo a pubblicare.
E il nostro destino
è segnato, e dobbiamo stare qua a pensare a nuove cazzate che dobbiamo scrivere
per poter sognare, per poterci scordare, delle vere cazzate che ci fanno
incazzare, delle merdate che la vita merdosa ci offre e che ci continua a
regalare.
Ma orsù, via la tristezza,
andiamo a festeggiare, i cinque anni di sto giornale di merda!
¡Buon Compleanno merdazine!
|
Mara. Qui
giace Mara... Riposa
in pace
nella tua
bara, di
legno pregiato è
costata cara... ma
la spiritualità, non
ha prezzo e
ogni torto si
ripara. Sono
energie del
cosmo era
la tua fanfara ogni
volta che un
tuo comportamento aveva
una tara e
andava giustificato come
truccarsi con
il mascara perché‚
la tua bellezza
non è così
rara, e
il tuo continuo recitare e
già avevi perso
la gara. Meglio
inseguire un
sogno onesto come
un uomo di
Santa Clara che
si chiamava Che
Guevara. |
ClaudioIncise sulla
lapide di
questo cimitero ci
sono poche parole
per descrivere
un amico
sincero. Il
proverbio dice: "Mal
comune mezzo
gaudio" ti
raggiungerò presto mio
caro amico Claudio |
Gómez. Qui
giaccio Io, con
le mie vittorie, e
le mie sconfitte, con
le mie avventure andate
storte e
quelle dritte con
i miei malumori con
le mie soddisfazioni con
le mie cose
irrisorie e
quelle a
cui ho trovato soluzioni, con
i miei ricordi
belli e
quelli brutti, con
le mie indigestioni e
i miei tanti rutti. Ringrazio
gli amici
veri e
anche quelli meno
sinceri. Chiedo
scusa a
chi ha subito la
mia rabbia la
mia arroganza ma
ho voluto bene
a tutti in
abbondanza! |
|
Qui giacciono le
donne che
ho amato, quelle
che mi
hanno usato, quelle
che a
causa delle mie
sofferenze hanno
pagato le
conseguenze. Ho
conosciuto Tante
donne, ho
assaporato il
fiore sotto le
loro gonne, ho
amato il
loro cuore, ho
sopportato ogni
dolore, quando
fra noi
c'era dissapore. Chiedo
scusa a
chi ho abbandonato perdono
chi mi
ha lasciato. Ci
ritroveremo tutti
in giardino ad
abbracciarci, raccogliendo
un fiore, mentre
una farfalla si
posa sulla nostra mano, stretta
nell'altra per
continuare ad andare
lontano. |
Qui giace l'animale che
era dentro di
me che
desiderava solo
farsi coccolare, e
quando non ci riusciva, è
stato anche capace
di sbranare perché
non sapeva come
farsi spiegare che
le ferite voleva
farsi leccare mentre
passava il
suo tempo a
ululare nella
notte, sotto
la luna in
mezzo al mare. Dell'istinto che
mi ha sempre
sospinto a
graffiare per
vedere quanto
è eccitante sanguinare, nel
tentativo di
procreare altri
animali per
continuare a
sperare! |
Qui giace la
mia serietà che
non ho mai voluto
riconoscere rispetto
all'altra mia
figli, l'ilarità, e
l'altra, la stupidità. Sono
queste la figlie
che ho sempre
amato, mentre
la serietà ho
sempre rinnegato. Era
scomoda, piatta
e nauseante, mentre
per le altre il
mio amore era
abbondante, eccitante, estenuante, allucinante. Ed
è solo questo che
per me è stato importante andarmene
stupido e
ridanciante. |
La
festa di Halloween di quella sera.
Arrivo tranquillo
in auto alla festa della casa di campagna del nostro amico, tagliando il buio e
la leggera nebbia coi miei potenti fari della auto.
Dall'esterno della
casa non si percepisce niente, solo si vedono le proiezioni delle finestre
illuminate e bagnate dalla condensa.
Entriamo in casa:
"Ciao amici!"
"Ciao
Amici!", ci rispondono i nostri amici.
La festa di
Halloween è già iniziata, la musica suona forte, e la gente beve già forte, e
c'è già un gran via vai dal tavolino delle bevande, cocktail e liquori. Il
livello delle bottiglie va velocemente e irrimediabilmente verso il basso.
Una amica mi fa
notare quello strano ragazzo, conosciuto, sì, è uno dei nostri amici, un
collega di lavoro, nonché un amico.
Strano, perché
stasera è particolarmente strano. Irrequieto, non sta fermo un minuto. Balla,
beve, urla, beve, con la faccia sempre in tiro con quel sorriso, una maschera
di cera plasmata, lavorata su di un sorriso esagerato ed inquieto.
Lui però è
contento. Va in giro scalzo, le scarpe le ha perse chissà quando.
Corre nel prato
bagnato dalla nebbia con i piedi coperti solo da calzettoni di lana. È inerme,
ha la difese deboli. A volte è simpatico.
Comunica con un suo
compare utilizzando caffettiere, che le fanno parlare in un linguaggio
incomprensibile ed assordante.
Ma nessuno lo vede
bere.
Quando trangugia il
suo cocktail, che se lo beve tutto in un fiato, con il prezioso liquido entra
anche uno spirito. Ma non spirito alcolico, no, uno spirito, un'anima,
un'entità, che si impossessa del corpo e ci gioca.
Fortunatamente sono
solo spiriti giocherelloni e burloni, e nessuna entità cattiva, non è neanche
il Maligno.
Quando entra uno,
esce quello che lo aveva precedentemente impossessato.
Ed ecco che il
nuovo spiritello se la gioca, trasforma leggermente i lineamenti del volto,
mantenendo però il sorriso sofferente.
Appena entrato,
passano alcuni istanti dove lo spirito prende coscienza del corpo, delle sue
dimensioni e delle sue possibilità, ed eccolo attivo.
Ed ecco che il
nostro amico agisce di conseguenza.
Vola per la stanza,
ricade a terra. Fa sapere a tutti, urlando, il suo desiderio di sfasciare
tutto, di massacrare l'impossibile.
Cammina nel
caminetto. Digerisce cenere e desidera le braci.
Mangia carne ancora
cruda, beve acqua putrida e gelida.
Rutta fiammante.
Scoreggia
pestilenziale, rimane intontito dalla sua stessa gassosa produzione. Poi si
rianima, scoreggia fiamme verso il caminetto, e riparte a spaccare quello che
può.
Il padrone di casa
è già svenuto, colpito dall'alcool e dagli scherzi dello spirito di turno. Se
la dorme tranquillamente, inebriato da due scoregge e da chissà quanti
bicchieri di tequila lemon.
Le civette si danno
la voce, si allarmano della spirituale presenza.
I gatti lo evitano.
Anche quelli neri.
Anche gli amici lo
evitano, ignari della possessione. Sono solamente stremati dalle continue burle
ed attacchi del nostro amico.
Io lo guardo da
lontano, a volte bevo con lui. Lui mi confida la sua stanchezza, poi
guardandomi coi suoi occhi rossi, riparte per nuove avventure.
Si lancia
all'attacco della ragazza destinata dal turno dello spirito, se la spupazza, se
la rigira, sa la balla, affinché ella cade stremata, vittima sacrificale dello
spirito di Halloween.
Dopo gli ultimi
bicchieri di tequila lemon, l'amico parte lanciato, si scaraventa giù dalla
terrazza, cade in malo modo e s'impatacca al suolo, alcuni metri sotto la
ringhiera del balcone..
Rimane esanime al
suolo, nella posizione in cui è caduto, semi nascosto dalle foglie secche ed
umide e dall'oscurità.
Adesso la notte
sembra estremamente tranquilla, inquietantemente silenziosa.
Non c'è più nessun
rumore. Solo silenzio.
Le civette se ne
stanno mute. Guardano il cadavere vivente al suolo, ma non fiatano. Il vento
non muove niente, né rami, né foglie.
Gli allegri ragazzi
della notte di Halloween ormai sono già stanchi, tutti già molto bevuti. Alcuni
dormono sui divanetti e sulle poltrone. Alcuni si sono impossessati dei pochi
letti presenti nella casa. Piccolo gruppi parlottano tra di loro, lentamente e
a bassa voce. Nella tavernetta il registratore suona al massimo del volume, da
solo.
Nessuno sembra
essersi accorto della sparizione dell'amico spiritato. Nessuno si preoccupa
dove sia finito lo spiritato.
Io l'ho seguito per
un po', finché non si è più visto, poi sono stato un po' fuori, sul terrazzino,
al fresco e all'umidità della notte, però non mi sono accorto che l'indemoniato
era là al suolo, sotto di me. Poi sono rientrato e mi sono messo nel gruppo di
coloro che parlano di fronte al caminetto.
Il tempo passa. La
notte si inoltra.
Ad una certa ora
della notte, lo spiritato rientra velocemente correndo e spalanca la porta.
È tutto sporco di
fango, con la faccia graffiata, gli occhi gonfi e le palpebre inferiori
emaciate, tumefatte.
I vestiti laceri,
stracciati su alcuni lati del corpo. Il collo e il corpo gonfi.
Saltella
lentamente, parla strascinando le parole, una lingua incomprensibile, che non
riesce bene ad articolare le parole. Si muove sgraziato, barcolla, passa da uno
all'altro. Nessuno lo sopporta più.
Allora arrivato da
uno, che viene risvegliato bruscamente dall'indemoniato ormai lessato. Ha una
reazione brusca, e gli tira una botta sulla faccia.
L'indemoniato cade
a terra di schiena, pari, e rimane per alcuni istanti senza fiato. Con gli
occhi sbarrati e sorpresi.
Poi si rialza,
porta prima le mani alla testa, deglutisce, seguendo lo sforzo del collo con le
mani, poi se le porta all'addome... si impegna in uno sforzo.
Tira una scoreggia
immonda, che dura alcuni secondi, puzzolente e sonora.
E con quel gas immondo,
escono tutti gli spiriti della notte di Halloween. Escono in fila, uno per uno,
uno che puzza più dell'altro, più della stessa scoreggia che li ha generati,
che ridono, svolazzano, insultano, ognuno con tonalità di colori differenti, ma
nessuno certamente allegro.
Poi girano in
tondo, a mezz'aria, e ad ogni giro, sbiadiscono, fino a sparire dopo alcuni
giri.
Noi tutti guardiamo
l'accaduto, senza fiatare, senza parlare, senza commentare.
Un amico invidioso
della scoreggia tirata dal impossessato, ormai ex impossessato, dagli effetti e
dalla coreografia, si sforza e ponza sul grasso addome. Scoreggia sì, ma
l'unico effetto speciale che riesce a produrre, è una macchia di emorragia
merdosa, riscontrabile sulle troppo sfruttate mutande.
Ormai l'aria in quella
stanza è irrespirabile.
L'indemoniato se ne
sta sdraiato sul tappeto, stremato. Poco dopo si addormenta, in un sonno
profondo, e nessuno ha il coraggio di svegliarlo. È meglio lasciarlo riposare.
Ormai la festa ha
raggiunto il traguardo. Siamo già tutti troppo stanchi per poter continuare.
Raduno i miei due
amici coi quali sono arrivato, saluto gli altri amici, ma pochi rispondono al
saluto, perché la maggior parte dorme.
Saliamo in macchina
in direzione delle nostre case.
È meglio dormirci
sopra, e poi magari domani pomeriggio, dopo esserci svegliati e esserci messi
in completo rilasso, ripensare alla festa e riflettere.
O forse è meglio
non pensarci. È certamente più facile.
Anche per
quest'anno è passata la festa di Halloween...
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Finalmente sono morto!
M'hanno ammazzato, e presto verrò sotterrato!
M'hanno ammazzato, però non m'hanno martirizzato, e
per questo non verrò santificato!
Ci vuol della pazienza, dovrò pazientare, e da là
sottoterra, non mi potrò lamentare.
Là chiuso e all'umido dovrò riposare.
Da qui all'eternità, a sguazzare nell'umidità!
Riposo meritato, per uno scemo che hanno da poco
ammazzato!
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