ti Odio di più

merdazine natalizia

merdazine, Bianco Natale? Rosso Natale? Natale di merda? Numero 11; anno 4°/1998. dicembre.

 

 

Buon Natale

Augurio formale

Bontà irreale

in un mondo

sordo e cieco

a quello che

invece è una

necessità fondamentale!

Criticarsi è il sale

di questa vita banale

L'indifferenza è letale

La solidarietà e

L'amicizia vengono

consacrate solo

con un cerimoniale

Non c'è un modo

per conformarsi

che sia semplicemente

Normale

Per fermare questo mondo

frenetico e siderale

Per scaldarsi al fuoco

della satira animale.

C'era una volta

un re imperiale

che permetteva

al giullare di corte

di farne satira totale

perché le cose non

andassero troppo storte

accettava ogni battuta occasionale.

C'è oggi il re imperiale

che alla satira totale

impone la scomunica

come risposta finale.

Così si spegne la miccia

che lascia accesa

la speranza esponenziale

di far saltare questa baracca

piena di merda pestilenziale

Ridi di me, amico mio

continua a sfottere

ogni mio lato

esistenziale

Dopo tutto sono

ancora fermo alla

Fase anale

E ricorda:

Chiudi la porta!

Spegni la luce!

È arrivato

Babbo Natale!

A Natale

Oggi è la vigilia di natale,

ma non è un giorno normale

mi sento molto male.

In questa atmosfera

irreale

non ho più sentimento

il cuore mi si è spento.

Ho amato fino a ieri

senza speranza

ho perso energia pulita

energia buona

energia vitale.

Fino al giorno di Natale.

Domani è Natale

mangerò come un maiale

fino che il fegato mi collassa

e l'intestino mi s'infossa.

Mangerò il mio cuore

tra due fette di pandoro.

Auguri

Auguri grassi

Auguri magri

Auguri di cuore

Auguri del cazzo.

Domani abbraccerò i parenti

nel vuoto dei miei sentimenti.

Attesa surreale

del dolce e bianco Natale.

Il robot di Natale rovina il Natale.

Conscio dei suoi problemi e delle conseguenze, il vecchio Santa Claus finisce il carico di doni e regali nel sacco, che lo mette nella slitta.

Il robot è già alla guida della carretta volante natalizia, pronto a compiere il suo mandato.

Immobile. Impassibile.

Né il freddo né la neve che cade lo disturbano. Le renne sono già posizionate e pronte alla partenza. Babbo Natale controlla per l'ultima volta le cinghie che fissano le bestie alla slitta, poi si gira a guardare la guida.

La sua replica è immobile, con le redini in mano. Sembra però guardare attentamente le mosse del vecchio.

Babbo Natale estrae il disco con il programma di viaggio e lo inserisce nel robot. Lo accende, e questo comincia a respirare. Per lo meno così sembra. Poi inserisce il disco coi programmi dell'atterraggio, della distribuzione dei doni e di tutte le altre minchiate che Babbo Natale fa nella notte di Natale.

Il carico di carburante è già stato fatto, quindi guarda l'orologio: è l'ora della partenza. Digita il codice della partenza, il robot si anima, lo saluta e parte: via! Parte e grida come un vero Babbo Natale. Il vecchio Babbo Natale resta al suolo e guarda commosso e malinconico la slitta allontanarsi. Orami non si vede più, persa in lontananza nel cielo nevoso. Il vecchio rientra dalla sua vecchia moglie che è rifugiata nel caldo del letto. Avrà bisogno delle sue cure.

Ma il robot intanto continua la sua corsa verso la città di New York, con volo regolare e preciso. Ma ecco che sorvolando i cieli tersi delle regioni della ex Unione Sovietica, la slitta automatizzata si avvicina ad una ormai obsoleta e pericolosa centrale nucleare. Il Babbo meccanico con il suo sguardo fisso all'orizzonte, se la sorride e non fa caso all'enorme costruzione. Ormai vicino, l'enorme campo elettromagnetico originato dal generatore di elettricità influisce in modo nocivo nei componenti elettronici del robot. Lui si accorge di questo influsso negativo, e sembra soffrirne, anzi, sembra percorso da un brivido di paura, e con espressione impegnata, accigliata, cerca di comandare le renne in modo che lo allontanino dalla fonte dei suoi disturbi. Però tira troppo forte il morso degli animali, che sterzano bruscamente verso destra. Nel mentre un vecchio pellicano in volo, spelacchiato e pieno di residui radioattivi per essersi cibato nella discarica della centrale per anni, va a sbattere contro al Babbo Natale elettromeccanico che è deviato dalle renne. Nel tremendo incidente volante, il pellicano entra nell'orifizio orale del robot, e s'impunta nei delicati circuiti del Babbo, provocando cortocircuiti e falsi contatti. Le radiazioni delle carni del pellicano contribuiscono al veloce deterioramento dei programmi e dei circuiti del robot. Inoltre proprio in quei preziosi istanti di panico, il carburante che alimenta il robot comincia a dare problemi. Perché non è un carburante tradizionale, una benzina raffinata che il vero Babbo ha messo nel serbatoio del meccanico sostituto per alimentare le sue funzioni, ma una mescola schifosa, un mestruo annacquato che uno scaltro russo gli ha venduto sottobanco come benzina russa di contrabbando. Adesso non sappiamo bene come ha fatto questo russo a procurarsi litri di mestruo femminile e diluirlo in litri d'acqua di fiumi russi, però il fatto è che è riuscito a fregare il povero vecchio in buona fede e nello stesso tempo a fabbricare una schifosa miscela che provoca una detonazione leggera nelle camere di scoppio nel motore del Babbo Natale tale da far funzionare il robot a normale regime, me che gli provoca problemi non appena ha incontrato guai.

Così in un momento molto critico sopra i cieli di una nazione slava non lontano da una centrale nucleare, il Babbo Natale sta lottando con la slitta, le radiazioni e il mestruo. Scelta molto difficile, che un robot sostitutivo non riesce a gestire.

Per fortuna le renne, ormai vecchie del mestiere, prendono in mano la situazione e si allontanano a grande velocità dal luogo, spingendo alla loro massima potenza per raggiungere in tempo la meta del Babbo Natale artificiale. Durante il volo il robot lotta contro il pellicano morente che cercando di liberarsi dalle fauci del meccanico aumenta il danno all'interno dei circuiti, che però viene ricompensato dalle funzioni di emergenza della macchina.

Il complesso svolgersi degli eventi fa si che il Babbo Natale meccanico sia sempre più infuriato e perverso, con qualche tocco di cattiveria che non fa mai male nel giorno di Natale.

Ecco che il carico di doni volanti trainato dalle renne raggiunge ormai il cielo nero di New York, schiarito dalle migliaia di luci delle strade e del Natale.

Atterra con un gran fragore che lascia tutti i presenti un po' stupiti in piena Times Square, proprio sotto al classico e gigantesco albero di Natale. Tutti i bambini e tutti i presenti sono molto contenti dell'arrivo e si preparano per la festa. Ma quest'anno la festa sarà differente, infatti Babbo Natale è meccanico, quindi dotato di una forza difficilmente misurabile, anche se non esprime la massima potenza per il carburante mestruato. Inoltre il pellicano radioattivo ha finito l'opera di disintegrazione dei circuiti, e adesso Babbo Natale è più incazzato che mai.

Gli si avvicina una piccola bambina e gli allunga il bigliettino natalizio con le sue richieste. Babbo lo prende, lo legge, si fa una grassa e prolungata risata sputando sulla piccola, che si mette ad urlare disperata per la imprevedibile reazione del Babbo. I presenti elevano voci di protesta, che vengono subito azzittite dalle urla e dalle bestemmie del meccanico sostituto incazzato. La polizia interviene immediatamente, si avvicinano alcuni poliziotti, che vengono presi a calci e pugni dal pupazzo meccanico, inoltre lancia con violenza doni e schifezze sui presenti provocando numerosi contusi. La folla scappa e si allontana dal Babbo, mentre la polizia si avvicina con cautela, perché quello mena e lancia scatole e bambole dolorose.

Data la gravità della situazione, un poliziotto decide di agire drasticamente ed estrae la pistola. Il suo collega gli dice: "Calma! Cosa hai intenzione di fare?", fermandogli il braccio armato. "Non vedi che la situazione sta precipitando? Quello ci mena a tutti, inoltre sta spruzzando robaccia schifosa sui bambini…" Effettivamente adesso il robot aveva cominciato a spruzzare mestruo acido, annacquato e radioattivo sui bambini che sfuggivano disgustati e spaventati, mentre lui si divertiva come un matto.

"Non vorrai mica sparare sul simbolo del Natale?" Gli chiede il poliziotto coscienzioso. Ma il poliziotto armato non vuole sapere ragione e spara contro il Babbo, che viene colpito mortalmente. Cessa coi suoi divertimenti spruzzanti e crudeli. Un silenzio irreale cade su tutta la piazza affollata da gente spaventata. "Ehi, hai ucciso Babbo Natale!", dice il secondo poliziotto. L'assassino del Babbo si guarda attorno, e vede l'espressione della gente. Butta la pistola d'ordinanza a terra.

"Ehi, tu hai ucciso il Natale!", lo giudica immediatamente il collega. "Adesso i bambini non potranno più avere un Natale, né quest'anno né mai!". Ormai gli squadroni della polizia hanno tutto sotto controllo, l'assassino del Natale viene allontanato scortato, mentre il cadavere mestruante del robot viene prima studiato, verificato, misurato e poi caricato su di una anonima bara della camera mortuaria, che a New York si chiama Coroner, come nei telefilm di merda americani.

La gente piange la morte di Babbo Natale, anche se ha fatto un po' lo stronzo nei momenti precedenti la morte violenta, e s'interroga di come sarà il Natale senza di Babbo Natale.

Un natale da orfani.

Ma noi della merdazine non vi lasciamo orfani e vi coccoliamo anche nel giorno del lieto evento, con le nostre strenne e i nostri regali natalizi. Tanti Auguri!

 

La Befana

Era giovane

Era bella

era anche puttanella

Lei la dava

gli piaceva

a chiunque

gliela chiedeva

Non importava

il ceto sociale

tanto era

un gesto animale

E in quel caso

ognuno è uguale

Si fece il fabbro

il parrucchiere

poi il barone

e il brigadiere

il sarto e poi

il banchiere

Con chiunque

era un piacere

Ma un bel dì

si trovò a

soddisfare

le voglie

di un uomo

che veniva

dal mare

E il suo destino

iniziò ad arrivare

Era la notte

del 5 di gennaio

La mezzanotte

stava per rintoccare

lei era nella

stanza

con il lupo di mare

che il camino si

accinse a preparare

E mentre il fuoco

cominciò a bruciare

lei alla pecora

si dovette posizionare

Il marinaio era

molto arrogante

e quando la penetrò

con il suo timone ingombrante

le diede una spinta

così pesante

che lei non riuscì a

sfuggire alla grande ustione

del suo viso contro un tizzone

E così questa è

la storia di una

sfortunata puttana

che di gennaio

il giorno sei

si vide trasformata

in una orrenda

trasfigurata

E da quel dì

più nessuno

se l'è chiavata.

 

Hanno collaborato per questo numero:

Mirco Fabbri, Bologna, Italia.

Simone Rondelet, New York, United States of America.

Simon Warren, Herts, United Kingdom.

Claudio Pasquini, Casalecchio di Reno, Italia.

1457 Tring Station. Il mio culo.

Il tuo culo, il suo culo, il culo di lei. Tutti

questi culi si sono messi giù nei

cuscini dei sedili. I cuscini

sono consumati e logori e

il peso di natiche li sbattono giù

nella spinta di fighe e coglioni

intrappolati in calze e corte

minigonne pantaloni impressi nella

carne dei viaggiatori pubblici

attraverso i festosi tric e trac che

gettano nella pulsazione. È abituale a Londra

menarsi il cazzo con la mano e

solleticarsi la gnocca col proprio naso.

Il sospiro del mostro.

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