ti Odio di più

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Merdazine: anche quest’anno è tornato il Natale: non possiamo farne senza. Numero natalizio; 1997

 

Metamorfosi Natalizia

Era ormai da tempo che mi ero rassegnato alla mia situazione psicosomatica, ogni volta che mi trovavo davanti ad una situazione stressante, soffrivo di colite e dolori nauseabondi al collo.

Spesso ciò mi accadeva per la mia situazione lavorativa molto precaria che si ripercuoteva anche sul mio tempo libero.

Insomma non trovavo pace da tempo, i miei giorni trascorrevano impiegando energie per superare i dolori neuromuscolari, ed intestinali.

Il 22 dicembre di quell’anno, mi accingevo a lasciare l’ennesimo posto di lavoro precario a causa di un concorso lurido pilotato da cui ero stato tagliato fuori perché senza aderenze importanti. Le uniche aderenze che possedevo erano tra mutande e culo, quindi incapaci di aiutarmi, ma solo di prudermi.

Proprio in quel momento il collo incominciò a darmi dolori fortissimi, e l’intestino produceva una quantità di feci abnorme. Preso dal panico vedendo otturato il cesso e la merda continuava ad uscire in modo spropositato; dal collo mi uscirono dei lunghi fasci nervosi che si agitavano come tentacoli mentre la merda mi sommergeva. Avevo perso ormai il controllo, intrappolato in queste feci mi riversai con l’onda fecale nel corridoio del reparto, non appena i tentacoli abbatterono la porta del cesso.

Vedevo i pazienti terrorizzati scappare con le loro carrozzine, ma sentivo che non gli avrei fatto del male, avevo degli altri obiettivi ben più chiari.

Giunto a metà del corridoio, usci dalla guardiola una mia collega di ruolo già da tempo, che odiavo perché nullafacente. Allora mi riversai su di lei mentre la merda soffocava le sue vie respiratorie. Vedevo il terrore sul suo viso, leggevo la paura nei suoi occhi, udivo il suo colon svuotarsi attraverso il naturale orifizio, mentre i miei tentacoli le staccavano la testa (di cazzo) e gli arti, gettandoli nel corridoio, già incrostato di merda, e ora anche di sangue.

Poco dopo vidi un’ausiliaria pettegola che si rifugiò nel cucinotto. Ma appena abbattuta la porta, soffocai pronto con la merda le sua urla di terrore. Dopo averla storpiata, infilai quello che rimaneva del suo tronco nel lavandino, gli infilai il rubinetto nel culo e aprì l’acqua bollente che le usciva da tutte le parti, mentre il suo addome si rigonfiava spropositatamente. ¡Che bella fontana era quella gran figlia di puttana!

La mia vendetta non era finita; entrai in sala medicazione dove si erano barricate la caposala e la dottoressa. Le trovai rannicchiate dentro un armadio, le presi una per una e infilandogli un tentacolo nell’ano, gli strappai ogni organo interno, coi quali mi cibai con gusto prima di imbottirle di merda ed impiccarle con la tenda fuori dalla finestra, in bella mostra su piazzale.

Salii poi al piano superiore, dove già la merda aveva ostruito le vie di fuga. Avevo ormai preso in trappola un altro infermiere di ruolo, stronzo e sfaticato, a cui riservai un trattamento speciale

Lo immobilizzai con la merda fino alle ginocchia, cosicché non si poteva muovere. Gli spezzai le braccia. Infine gli infilai un tentacolo in gola, fino a che, raggiunto internamente lo scroto, gli strappai le palle con violenza e gliele misi al posto degli occhi.

Mi diressi poi, senza perdere altro tempo, nell’ufficio del Direttore Sanitario, un menefreghista con il doppio lavoro. Era intrappolato dalla merda seduto con la sua scrivania che lo schiacciava conto il muro. Era ormai paonazzo, quella brutta testa di cazzo, e respirava ansimando. Lo presi con i miei tentacoli, e dopo averlo scagliato contro la finestra, intrappolato e sanguinante nei vetri, staccai una tubatura dell’acqua. Il pavimento si allagò così fino ad immergere i suoi piedi. Con il cavo della corrente, quello grosso del contro-soffitto, glielo infilai nel culo. Bellissimo spettacolo di contorsioni muscolari dovute alla scossa, adornate da spruzzi di sangue dalle numerose ferite: ¡che bella fontana era quel figlio di puttana!

Ho adornato e addobbato così il mio posto di lavoro, pronto con le caratteristiche di natale: addobbi, presepe merdoso e albero di Natale elettrico spruzzante a fontana.

Buon Natale, e ricordate:

Siate buoni e Papà Natale

vi porterà i doni!

 

Finalmente è Natale.

"Che bello! Che bello! Domani è Natale", pensava il nostro amico nel giornata della vigilia. Già di mattino si è svegliato tutto eccitato sapendo di quello che aveva in progetto di fare nella notte di Natale. Si lava, si veste, si profuma. Aspetta. "Che strazio stare ad aspettare tutte queste ore, che arrivi la sera, poi la notte. Che palle!" E aspetta. Sembra che il tempo non passi mai. La sera non arriva. La sera di Natale, la sera in cui tutti aspettano l’arrivo del Bambin Gesù. Ed a lui piacciono i bambini. Sì, ha un debole per i bambini.

Decide di andare a fare un giro per il centro della città, a vedere la gente frenetica che si muove freneticamente alla ricerca dell’ultimo regalo prima del Natale.

I negozi ormai cominciano a chiudere, i commessi aspettano pazientemente l’uscita degli ultimi clienti per potersi concedere una serata di riposo, da passare in famiglia. Per chi ce l’ha la famiglia.

Il nostro amico non ha una famiglia. No, vive solo nel suo piccolo appartamento in affitto di quel condominio. Rientra a casa velocemente. Consuma una cena fredda, preparata velocemente e senza cura. L’unico indizio del Natale, una fetta di salmone comperato in un hard-discount.

Ormai è l’ora. Si infila il pesante cappotto ed esce alla ricerca del suo Bambin Gesù. Arriva al portone del vecchio abitato nel centro signorile, scelto da lui nei giorni antecedenti. Tira fuori una copia della chiave del portone che è riuscito a procurarsi con molta fatica ed entra. Nell’antico palazzo ci sono due enormi appartamenti. Quello prescelto è al piano superiore, che da sul cortile interno privato. Sale le scale senza neanche accendere la luce delle scale per non attirare l’attenzione. Ed eccolo davanti al portone di casa. Un enorme fiocco azzurro ben curato è appeso alla porta. Lo guarda. Ecco la parte più difficile della serata. Guarda l’orologio. Le 22 e 27. Ha ancora tempo. Attende, un attimo di esitazione. Deve raccogliere le idee. Suona il campanello. Dopo alcuni istanti uno dei maggiordomi viene ad aprire la porta. Lui è nascosto nel buio. L’uomo attende un attimo, ma non vede nessuno. Si sporge. Nessuno. Chiude. Si sentono i passi che si allontanano all’interno della casa. Il nostro amico si avvicina. Tira il portone che si apre. Prima di suonare aveva applicato qualcosa alla porta che una volta aperta dal maggiordomo non si è più richiusa. Riavvicina lentamente la porta. Si ferma ed ascolta i rumori della casa. Pochi e lontani rumori si confondono con la televisione che parla nella lontana cucina. Si muove all’interno della casa in direzione delle camere da letto. Ecco quella dei coniugi. Di fronte c’è la cameretta del neonato. Ha nove giorni il bambinello. Spinge sulla maniglia ed entra senza rumori nella cameretta. Vuota! Cazzo! "E dov’è la creatura". Esce ed entra senza molta attenzione nella camera da letto dei genitori. Vuota. "Dove saranno genitori e pargolo?". Ormai comincia a perdere il suo sangue freddo, e non fa più molta attenzione a non far rilevare la sua presenza dai domestici. Si avvicina alla porta della cucina dove sono riuniti i domestici. Sta per entrare quando li sente parlare e allora si ferma ad ascoltare. Dicono che i proprietari sono andati al cenone della vigilia da una famiglia di amici portandosi seco il pargolo.

Non sa più come fare! Tutto il suo piano è saltato. La voglia di appagare i suoi desideri sessuali rimarrà, perchè la sua piccola preda è assente. Il giovane pedofilo amante di neonati comincia a perdere la testa. Il desiderio sessuale lo assale lentamente. Lentamente perde il controllo di sé. Nel buio del corridoio sente un calore che si fa sempre più forte ed insopportabile. Come fare? È quasi mezzanotte, e i due coniugi maggiordomi attempati hanno già sonno. Il vecchio dice che visto che i padroni non ci sono possono mettere a quest’ora il Bambin Gesù nella culla ed andare a letto, anche se non è ancora giunta l’ora, tanto i padroni non vedono e se per quest’anno la tradizione non viene rispettata, non se ne accorgerà nessuno. Il Bambin Gesù. Si accende una speranza nel povero giovane pedofilo di neonati. Il vecchio esce dalla cucina con un Gesù bambino sotto braccio e sparisce nel salone. Ritorna e parla un poco con la moglie: la televisione viene spenta, segno che entro pochi minuti la coppia sparisce nella loro camera da letto. Suona la mezzanotte e lui è nel salone. Sede nella penombra il presepe. Si avvicina con passo deciso alla capanna. Un fantoccio! Il Bambin Gesù è un cazzo di fantoccio di 40 centimetri di lunghezza di ceramica. "E magari senza orifizi!" pensa il giovane. E mentre è alla ricerca di sti orifizi nel fantoccio di ceramica, sente un rumore alle sue spalle. "Sono loro, ed io sono finito!" Pensa. Si gira. No, non sono loro. È quel grassone di Babbo Natale. "Cazzo ci fai qua tu!" Gli dice il pedofilo. "E poi non esisti!" "Invece esisto." Gli risponde con calma il grassone. "Ma piuttosto cosa ci fai qua tu, un bel giovane come te?", gli chiede il Babbo Natale. "Tu non dovresti essere qua", pausa "non ci dovrebbe essere nessuno. Secondo le mie informazioni a quest’ora in questa casa, in questa sala non ci dovrebbe essere nessuno. Il pedofilo non sa cosa rispondere e tiene il fantoccio del Gesù in mano. Il Babbo Natale lo guarda, pensa e non dice niente. Poi ha come un’intuizione. "È pericoloso ai nostri giorni prestare così tante attenzioni ai bambini. Poi ai neonati è estremamente pericoloso." Il pedofilo tace. È stato scoperto. Si sente imbarazzato. "Non devi sentirti imbarazzato, né tanto meno afflitto... Vedi al mondo ci sono tanti altri tipi di... come possiamo dire... Divertimenti?" Il pedofilo lo guarda stupito con aria interrogativa. Il Babbo gli si avvicina sempre più. "Vedi il... piacere si può provare anche in tanti altri modi..." Gli cinge un lardoso braccio sulle spalle. Stavolta l’intuizione ce l’ha il pedofilo, che con uno scatto tenta di liberarsi dalla stretta presa. Ma la presa è sempre più stretta. Con l’atra mano gli tappa la bocca e lo blocca sia con la panza che con le braccia. Il pedofilo è bloccato, non può reagire. Il grassone comincia a sbavare. Allontana con un calcio il saccone sei regali per i bambini innocenti, e si sbottona i pantaloni. Il suo regalo di Natale è già pronto ed in tiro. Il pedofilo suda. Fra un po’ suderai di più! Vengono calati i pantaloni del giovane pedofilo ed il Babbo Natale amato dai bambini si accinge a consumare il suo pranzo di Natale. Proprio un Buon Natale.

Ma non per tutti...

Dalla nostra redazione di merda

I nostri ringraziamenti a Gomez per il fondamentale contributo alla buona riuscita di sto numero.


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