|
Dicono che oggigiorno scrivono anche cani e porci. Bene, puoi scrivere anche tu, che scoreggi come un cane, ed io che sborro come un porco. |
ti Odio di più |
|
MERDAZINE. Un cane dietro la macchina da scrivere, uno scrittore nel porcile. n°6; 3/1997 |
Eccoci, Sbadilamerda.
Sbadilamerda è un uomo come tutti gli altri, che vive, ama e soffre. Il suo nome non è Sbadilamerda, però lo chiameremo così a causa del lavoro che fa. Praticamente nella sua vita, nel suo lavoro, raccoglie la merda dei ricchi, la rielabora, con particolari accorgimenti, e poi rivende agli stessi ricchi la loro merda rielaborata, trattata e riprofumata. È un lavoro di merda, ma oggigiorno ormai è molto difficile non trovare un lavoro di merda. Quando trova della merda s’incazza. Quando trova della merda è contento. Se scavasse una torre di guano, sarebbe contentissimo. Se trovasse un iceberg di merda, farebbe le fusa. Quindi vive nella merda, lavora nella merda, si nutre con la merda, e naturalmente di merda. Si perché trattando coi ricchi deve anche leccargli il culo, e a forza di leccare il culo è inevitabile lo scroscio di merda, che prima o poi arriva, e che lo devi mangiare. E magari ci fai l’abitudine. E magari ti piace. A Sbadilamerda piace la merda.
Sbadilamerda non ha padroni. Sbadilamerda lavora in proprio. Sbadilamerda non deve marcare il cartellino. Sbadilamerda fa lui gli orari di lavoro. Sbadilamerda non fa straordinario, non ne ha bisogno. Per lo meno non esiste straordinario: è tutto orario di lavoro quello che impiega nel suo lavoro di merda, anche quando non lavora.
Sbadilamerda vive nella regione industriale di questa Italia di fine secolo. Sbadilamerda lavora nella regione industriale d’Italia.
Sbadilamerda non è omosessuale, però lo prende in culo lo stesso. A volte non se ne accorge, ma il più delle volte è consapevole, e consenziente, di prenderlo in culo. E non gli piace. Però quelle poche volte che è lui a darlo in culo è contento. E si vanta con gli amici.
Il più delle volte si annoia al sabato sera. Si ubriaca molti sabati sera, nei piccoli fumosi locali della sua provincia.
Sbadilamerda non è sposato. Sbadilamerda dice che non ha tempo di cercarsi una moglie, però gli amici ammettono che lamenta spesso la mancanza di una compagna. Che gli asciughi la sua merda.
Sbadilamerda può permettersi di andare in vacanza nei lussuosi villaggi turistici dei paesi del terzo mondo. Sbadilamerda può permettersi di comprarsi tutte le mogli che vuole, di tutti i colori che vuole. Sbadilamerda è cosciente di questo suo potere di merda sulle donne di questi paesi (di merda). A Sbadilamerda piace questo suo potere di merda. Sbadilamerda orgasma merda.
Tutto andava bene per Sbadilamerda, fino al giorno che gli eventi di merda non travolsero il nostro Sbadilamerda. Una tempesta di merda si abbatté su Sbadilamerda. Pioggia di merda, vento di merda, tempesta di merda. Vortici di merda si formavano attorno a Sbadilamerda, che per i primi tempi riuscì a mantenere la sua rotta di merda, poi fallì. La tempesta di merda ebbe il sopravvento. E Sbadilamerda sparì dalla scena velocemente, come la merda sparisce veloce quando tiri l’acqua nel cesso. Tutto sparisce, si netta, e si ripristina. Con la stessa velocità.
Poesia:
Figa nella fornace,
la mia minchia nella brace.
La sua forma non mi piace.
Tosto prendo il martello,
e lo picchio sull’uccello.
Una forma, un modello;
tozzo, storto o a punta tonda,
disposta è già la "bestia immonda",
a fronteggiar ’sta figa sfonda.
Il giorno di San Valentino.
Tutti gli innamorati aspettano il giorno di San Valentino. Almeno gli innamorati corrisposti. Gli altri innamorati che amano, ma non sono riamati dalla persona che amano perché ama un’altra persona, non sono molto contenti nella giornata di festa degli innamorati. E noi stiamo per raccontarvi proprio la storia di uno di questi sfortunati amanti, che ama a vuoto. La sua energia d’amore era diretta verso la persona sbagliata, che possedeva una specie di scudo impermeabile all’amore lanciatogli dal suo innamorato. Quello sbagliato, perché questa persona con lo scudo era una ragazza, una bella giovane. Questa bella giovane però era inerme al fascino e all’amore trasmessogli dalla persona giusta, cioè il suo ragazzo. Infatti pareva essere nuda, senza scudi, senza armature, e perché no, anche senza mutande. O era davvero senza? Beh, questo non è molto importante ai fini della nostra storia.
Quest’anno nel giorno di San Valentino, che cade in pieno inverno, il sole brillava nel cielo, e scaldava coi suoi raggi miti la turpe atmosfera urbana. Quest’anno il giorno di San Valentino cadeva di sabato, cosicché gli innamorati potevano stare insieme più tempo, avendo parte della giornata libera, senza impegni di scuola o di lavoro. Così nel tiepido giorno di San Valentino si vedevano camminare nel parco, le giovani coppiette di giovani innamorati. Alcuni seduti nelle panchine, altri che si sporgono nel lurido laghetto artificiale per guardare alle papere che trascorrono la giornata.
Ma torniamo al nostro sfortunato giovane innamorato non corrisposto, che potremmo chiamarlo lo sfortunato giovane innamorato. Il nostro sfortunato giovane innamorato vede spesso la giovane innamorata, perché abitano nella stessa via, ed inoltre frequentano istituti scolastici che sono vicini l’uno all’altro. Così molte mattine prendono lo stesso autobus che li porta alle loro scuole. Parlano, si scambiano qualche parola, qualche opinione, si salutano. Lo sfortunato giovane innamorato sa che ella ama un fortunato giovane innamorato, però audacemente pochi giorni prima di San Valentino le chiese di poter uscire con lei nel giorno dell’amore. Ovviamente ella rifiutò. Ovviamente egli ingoiò il boccone di merda, che per poco non lo strozzava. Il suo cuore sanguinava, ma ella era felice.
Inaspettatamente qualche giorno dopo ella le disse che se voleva potava accompagnarla al parco, dove più tardi si sarebbe incontrata col suo amore. Questo ultimo dettaglio si scordò di dirglielo.
O forse non volle dirglielo.
San Valentino, al parco.
San Valentino, ecco la giovane insieme al suo spasimante che scendono dall’autobus parlando e si dirigono al parco. Ella ride per quello che il ragazzo le dice. Egli non ride, non ne ha più voglia. Mentre andavano al parco ella si ricordò di dirgli che poche mezz’ore più tardi aveva l’appuntamento col suo amato. La coppia cammina nel parco. Poi si salutano. Lo sfortunato giovane innamorato se ne va e non incontra il fortunato giovane innamorato.
San Valentino, ecco i due che camminano per i sentieri del parco. Sono due innamorati. Una giovane fortunata ed un giovane fortunato. Ancora per poco. San Valentino, ecco uno sfortunato giovane innamorato col cuore sanguinante. Ma con una grande idea. Veramente sentiva solo una sensazione, non era un’idea ben precisa. Purtroppo non riesce a sentire in sé l’amore che gli manca. Sente pena nel suo cuore: le pene d’amore. Ecco i due innamorati in un angolo del parco poco frequentato. Sono seduti e parlano. Lo sfortunato giovane innamorato si avvicina e li saluta. Loro lo salutano. Pochi attimi dopo i due corpi senza vita, ma ancora caldi, non avrebbero più salutato nessuno. Di fronte a loro un giovane con due cuori nelle sue due mani sfortunate. Due cuori sanguinanti come il suo.
Sfortunati come il suo. Se li mangia lentamente, prima uno, poi l’altro. Il motore del loro amore è unito dentro di sé. I due uniti per sempre dentro di lui. Nel parco i due corpi corrotti ed abbandonati, senza grazia. Vicini, ma che non comunicano. I due cuori uniti con ordine. Cellule e fibre cardiache mescolate a saliva, muco e succhi digestivi.
Inscindibili. Comunicanti.
Nel suo colon.
Lo sfortunato giovane innamorato si allontana e se ne ritorna a casa. Pensa che questo amore abbia uno strano sapore, un sapore di vendetta.
Sta calando la sera, la sera di San Valentino.
Perché non chiedi di scrivere anche a tua moglie? Quella maiala!
Quella cagna di tua figlia scrive buone storie! Sui muri e nei cessi della scuola.