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Anche per quest’anno è passata la festa di Halloween. Anche per quest’anno possiamo continuare a divertirci durante la festa degli orrori, che celebra le schifose creature della notte. Ma non dovremmo festeggiare per questo anche gli orrori di tutti i giorni, frutto di quello stesso uomo che si definisce essere intelligente?

Non sono peggiori i suoi crimini e barbarie rispetto a quelli dei nostri poveri classici mostri?

La realtà non supera spesso la fantasia? Nel bene e nel male...

merdazine. GIRA IL MONDO E A ME MI GIRANO LE BALLE. N° 3; ANNO 2/1996

Pipistrello d’amore

Eccoci tutti contenti nella notte di Halloween. Eccoci tutti pronti per andare alla festa degli amici in onore della festa Americana di Halloween, dove tutti gli anni i bambini americani si travestono da quei mostri che sono. Eccoci anche noi travestiti. Tutti quanti un po’ mostri, tutti quanti che rievocano un classico dell’orrore. Franckenstein che parla con l’impiccato. La strega che bacia lo zombie. Lo scheletro che s’ubriaca di gin tonic.

Siamo tutti amici, ci conosciamo tutti. Ci conosciamo da anni, ed è da anni che festeggiamo la nostra festa importata coi telefilm statunitensi. Happy Days l’ha celebrata, Beverly Hills 90210 l’ha raccontata. Tutti quanti.

Festeggiamo fino a notte nella casa di campagna del nostro amico, che regolarmente s’ubriaca, che regolarmente muore. Poi risorge... o ormai é uno zombie anche lui? Misteri di Halloween ci circondano.

Ecco là un altro mistero. Un ragazzo alto e molto pallido coi capelli non pettinati, con una giacca nera un po’ consunta. Magro. Sembra un dark degli anni ottanta. Sarà l’amico di qualche amico. Certo, sta in disparte. Certo non conoscerà gli altri. La musica continua a suonare, alcuni ballano lentamente, altri sono già seduti su sedie e divani che una volta erano il salotto buono di qualche casa. Il dark sembra inossidabile, immobile nella sua postura dentro il suo vestito.

Ma seguiamolo, perché sembra l’ora giusta. Infatti appoggia il bicchiere di plastica su di un tavolo e si dirige nella stanza accanto, dove non arriva il calore del caminetto, quindi nessuno si ferma là. Si cala le mutande e lo scroto pendente prende vita tutta sua, spiegandosi le ali. Sembra un pipistrello nudo e spelacchiato. Si guarda in giro e prende il volo.

Vola direttamente verso Samanta e l’aggredisce.

Il pipistrello scrotale le morde ripetutamente le tette, poi affonda i canini scrotali vampireschi con un draculiano piacere. Samanta che si dimenava cercando di liberarsi dalla schifosa creatura, quando sente i canini morderle la morbida carne, s’irrigidisce. Il pipiscroto termina la sua opera, alza la testa spelata, rutta e prende il volo.

Samanta é fredda, una rigida statua di marmo, con le tette un po’ sgonfie. Tutti noi perplessi, schifati ed impauriti siamo fermi rimirando la statua amica.

Ma ecco che lo scroto volante torna, attacca un’altra ospite della festa. Stesso trattamento. Però stavolta il fidanzato della vittima reagisce, si getta sullo scroto e cerca di staccarlo dal suo fiero pasto. Il pipistrello disturbato mantiene la presa coi suoi artigli sulle tette sode della vittima, gira la faccia guarda negli occhi il suo rivale, poi dalla bocca lancia una gran sborrata in faccia al disturbatore. Il ragazzo rimane accecato dalla sborrata, e cerca di ripulirsi gli occhi. Poi appena riesce a vedere, scopre la sua fidanzata già di marmo e il pipistrello che sta per spiccare il volo.

Afferra l’attizzatoio e colpisce i coglioni volanti. Il forte colpo butta a terra il pipistrello testicolare. Il ragazzo cerca di finirlo a colpi di attizzatoio, ma prima che lo colpisca, la sua testa vola per la stanza staccata dal corpo che ci spruzza a tutti di sangue puzzolente.

Era stato il dark dallo scroto volante. Dalle vene recise del ragazzo escono una sorta d’insetti volanti, mosche sanguigne che attaccano il dark. Pipistrello e dark ingaggiano una lotta furiosa con le mosche sanguigne che escono copiose e fetenti dal fetente collo, e attaccano tutti i presenti.

Allora fuggiamo tutti per la strada cercando aiuto, però uno di noi, il mio compagno di banco fin dall’asilo viene travolto da un veicolo in movimento a grande velocità che lo uccide sul colpo facendo scempio del suo giovane corpo.

Nella casa la lotta continua furiosa. Quando la situazione si fa critica per la coppia dark e suo scroto, decidono per la ritirata, buttandosi dalla finestra.

Fuori al freddo lo scroto aumenta le sue dimensioni, aggancia il padrone senza palle e volano via nella notte buia senza luna, seguiti da alcune mosche.

Nella casa adesso rimangono alcune mosche schiacciate, sangue, puzza e sborra.

Due statue di marmo.

Quest’anno mi sono divertito a ’sta festa del cazzo. E mi divertirò anche di più a raccontarla.

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Cara Daniela...

Finalmente mi sono deciso a scriverti. Finalmente mi sono accorto di quanti mi manchi. Dall’ultima volta che ci siamo visti, dall’ultima che mi hai parlato ho passato giornate piene di tormento, giornate nelle quali credevo di morire. Ti ho telefonato svariate volte, ma non ti sei mai fatta trovare. Adesso ti scrivo perché voglio parlarti ancora una volta, voglio che tu sappia quanto ti amo, che continuo ad amarti, e che sempre ti amerò.

Ho pensato anche ai nostri giorni passati, ai bei momenti trascorsi insieme: le belle passeggiate nel parco in primavera; le indimenticabili vacanze trascorse con te. Ho pensato anche ai momenti in cui non ci siamo trovati d’accordo. Come ad esempio tu sai bene di come non fossi simpatico al tu inseparabile, che mi cagava sempre addosso e mi mordeva vilmente la mia carne. Così quel giorno che il tuo amato pappagallino mi morse ancora una volta il mio orecchio facendomi arrabbiare molto, allora lo punì buttandolo nel frullatore e facendone un bel frappé al latte e che te lo diedi da bere ma tu te ne accorgesti perché ritrovasti il suo piccolo becco vorace che mi mordeva sempre nel fondo del tuo bicchiere. Allora mi scacciasti di casa minacciandomi di non volermi mai più vedere. Oppure adesso mi torna in mente quella fantastica festa dell’ultimo dell’anno, dove preso dall’euforia bruciai le tue nuove mutandine rosse che ti avevo regalato, ma tu non capisti e ti arrabbiasti molto perché le indossavi ancora e ti si bruciarono anche i tuoi peli pubici. Anche quella volta non volevi vedermi mai più, per la forza del nostro amore era ancora più forte della tua ira, e ci perdonammo a vicenda. E quel giorno sulla spiaggia, mentre ti dondolavo sull’altalena ti recisi le corde di sostegno mentre acquistavi velocità, cosicché volasti nel pieno del traffico della statale con tutto il seggiolino e ti passarono sopra alcuni autoveicoli, facendoti provare l’esperienza del ricovero in rianimazione. Ma quando ogni tuo osso si risaldò mi capisti e mi accogliesti nuovamente nel tuo mondo.

Però la sera passata mi hai detto che non potevi più amarmi e tante altre brutte cose che ho dovuto convincerti a tacere a forza di violenti pugni in bocca fino a che non ti si fratturò il mascellare e numerosi denti ti caddero ferendomi le mani e sporcandomi di sangue. Tu eri ormai decisa a non amarmi più. Ma confidando nella forza del mio amore sono riuscito a far risorgere l’amore. L’amore, la cosa più bella, la cosa meravigliosa. E noi ci amiamo.

E adesso non ci lasceremo mai più. Per sempre insieme.

Tuo amato Claudio.

Finito di scrivere ed imbustata la lettera, Claudio va al frigo e apre lo sportello. Tira fuori la testa di Daniela, la svolge dalla busta di plastica che la preserva. Asciuga con amore l’umidità sulla pelle della sua ragazza e la bacia teneramente sulle fredde livide fetenti labbra. Poi la solleva all’altezza dei suoi occhi, e si guardano dolcemente negli occhi. Gli occhi di Claudio sono fervidi di passione. Gli occhi di Daniela sono opachi e leggermente verdastri. Quello sguardo dice tutto. Poi ripone la preziosa testa nel frigo ordinatamente accanto alle altre ordinate membra di Daniela.


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