merdazine ti Odio di più

Ma chi è che odio di più (oltre naturalmente a te) in questo momento ?

merdazine. Per fortuna la merda ci circonda e ormai ci sommerge.

N° 1 ANNO 2/ aprile 1996

GRANDIOSO !!!

Da questo numero comincia la rubrica delle CRONICHE HOSPITALIERE

 

DONATELLA DEGLI ESPOSTI MI FAI CAGARE !!

Purtroppo non è bello dover lavorare quotidianamente con quella stronza della Donatella Degli Esposti che per definizione fa cagare sia fisicamente che nell’essere. E’ invidiosa e gelosa di tutto quello che gli succede attorno.

Se mi dicessero "Uccidi chi vuoi" lei sarebbe già morta. Istantaneamente.

Quel giorno pero accadde quello che non avrei mai creduto potesse accadere. Quel giorno ero io la vittima del suo odio invidioso. E mi stava addosso sia verbalmente sia psicologicamente, con pressioni tali che non le riuscivo a sopportare. Infatti non le sopportai più, e il fragile equilibrio si ruppe. Proprio quando si lamentava ad alta voce nella stanza di fianco per farsi sentire da me, e ripeteva la solita frase "Io mi sono già rotta i coglioni di lavorare in un ambiente di merda come questo che c’è un gran menefreghismo" , mi partì quell’unico conato di bile che mi fece capire tutto quanto.

Allora sputai quel fetido contenuto della mia bocca e andai nell’altra stanza preda di un odio che non mi faceva più ragionare. Con una calma più apparente che reale mi fermai di fronte a lei che mi guardava con quella sua gran faccia da cazzo, e prima che avesse avuto il tempo di parlare le tirai un gran cazzotto in un occhio, con tutta la forza repressa che avevo. Il suo occhio fece uno "squot".

Si portò le mani all’occhio colpito e si piegò leggermente in avanti. Sempre col mio tempismo feroce la precedetti ancora una volta, ed ancora una volta non ebbe il tempo di parlare.

Con uno scatto fui sopra di lei. La sollevai, la spataccai contro la parete linda e lucida della stanza e ce la inchiodai. Classica crocifissione più la variante che ci impedisce di sentire le sue gran cazzate che dice.

La variante è questa. Già era qualche giorno che si lamentava delle sue emorroidi infiammate e dei tormenti che provava. Così affondai le mie mani nel suo orello contornato di plesso turgido dall’infiammazione, e con uno strappo secco le ablai tutti i gavoccioli sporgenti (che sono tanti) e sanguinanti e le fodero quel cesso di bocca che si ritrova. Dalla sua bocca piena non usciva alcun suono. Che bello! Appena terminata la crocifissione, dall’etere cominciò a piovere il getto di sborra atavico che tutto inonda e che tutto monda.

Le nostre colleghe di lavoro erano già scappate da un pezzo a causa dello schifo e della paura. Quindi eravamo solo noi due, la stronza crocefissa, ed io no. Col Black & Decker e una punta del 17 le forai l’addome in corrispondenza delle sue ovaie lerce e gliele smarmellatai con la percussione del trapano.

Poi con la betoniera le colai una cementata ad alta pressione nell’utero atrofico ed iperacido. Col lanciafiamme le strinai fino alla fusione la gnocca oscena. E così i genitali erano sistemati.

Le feci brillare le tette con una carica di TNT.

Collegai il suo sfintere anale allo scarico delle ciminiere della centrale termoelettrica più vicina, in modo da riempire il suo colon di vapori acidi.

Il trattamento era quasi finito. Mi mancava solo da cospargerle la testa (di cazzo) con liquame marcescente in modo da attirare gli avvoltoi e che se la divorassero.

E così da quel giorno non disse più niente. L’ultima cosa che ha detto è stata una cazzata, cosa normale per chi ha detto solo gran cazzate per tutta la sua vita del cazzo.

 

CRONICHE HOSPITALIERE

La notte scorsa arrivò in pronto soccorso un mieloleso grave dovuto alla frattura multipla del rachide cervicale e dorsale. Le condizioni del malato sono apparse subito gravissime, infatti il soggetto era già in coma.

Però gli operatori della ambulanza riuscirono a raccogliere la storia del disgraziato. La sua storia era questa: quella sera stava guardando la televisione come tutte le sere. Il suo cane sdormicchiava accanto ai suoi piedi, come tutte le sere. Quella sera però c’era un programma che lo aveva particolarmente eccitato, ovvero lo aveva risvegliato dalla solita noia serale televisiva, risvegliandolo però col cazzo duro. Quindi per smorzare le eccitate voglie, tirò fuori dal pantalone la nerchia e si sparò un buon segone, eiaculando un po’ qua, un po’ là.

Il cane lo guardava con aria un po’ curiosa ed un po’ perplessa. Poi gli si avvicinò, allungò il muso verso la nerchia, annusò , con la lingua assaggiò il liquido fuoriuscito. Pensò un po’, poi si sdraiò ad annusarsi il suo cazzo, e dopo averlo annusato un po’, se lo leccò accuratamente.

Il soggetto con la minchia penzolante guardava la scena presentatagli dal suo cane, poi agì. Con mentalità canina si pose a terra a quattro zampe, poi si avvicinò al cane. Si allungò verso la minchia del cane, la annusò, tirò fuori al lingua, leccò un po’, poi fece un bocchino alla bestia, la quale raggiunto l’orgasmo gli sborrò in bocca. Allora si ritirò e volendo rifare la esperienza del suo cane, prima si annusò la sua stessa minchia, poi volle leccarsela. Però non ci arrivava.

Allungava la lingua, si piegava disperatamente, però non la raggiungeva. Mi devo piegare di più, pensò. Piega, piega, spingi... Ecco la disgrazia: le sue vertebre cedettero e si fratturarono in più punti nel tratto cervicale ed in quello dorsale.

Il soggetto perse conoscenza. Era solo. Al cane non gliene fregava un cazzo di quello che era accaduto. Essendo il midollo gravemente compromesso, si presentò un priapismo imponente eiaculante, con una potenza tale che perforò a minchiate e sborrate il pavimento. La testa della minchia fece capolino nella dimora della famiglia sottostante, i quali componenti tutti sborrati, avvisarono aiuti che avvisarono l’ambulanza, che lo portò qui, a morire con l’uccello priapitico.

Fine dei cazzi duri.

 

VIVA IL CAVIALE RUSSO, VIVA LA VODKA!

Ed eccoci in Russia. La nuova Russia, la nuova vita dopo la caduta della Unione Sovietica. Una sera mentre camminavo per la strada fredda e ghiacciata come in epoca sovietica, mi capitò di vedere arrivare una lunga, lunghissima Limousine bianca che si fermò di fronte ad uno di quei nuovi locali notturni di ritrovo dei nuovi ricchi. Di nuovo i borghesi in Mosca. Gente che si è arricchita grazie alla malavita, grazie agli agganci politici.

Ma ecco che esce l’autista, si ferma un attimo a guardarsi intorno. Gli vedo il fiato che gli esce regolarmente dal naso, illuminato dalla luce artificiale delle insegne luminose del locale artificiale della nuova Mosca.

Si avvicina agli sportelli posteriori della Limousine, ne apre uno.

"Che figa!" uscirà, penso.

Invece no, esce solo il riccone, con il pelliccione lungo fino ai piedi, aperto, dal quale gli esce il panzone tremendo e teso. Si gratta la testa coi capelli unti e spettinati, dice qualcosa all’autista, ed entra nel locale.

Viene accolto cordialmente dal cameriere del night, che lo accompagna al suo solito tavolino, da dove si riescono a vedere molto bene gli spettacoli. Si siede, e quasi subito si accomodano al tavolino due ragazze di compagnia. Ed il cameriere gli serve il solito: buon fresco caviale russo, buon champagne francese, e buon salmone norvegese. Il cibo dei ricchi non cambia col tempo.

Ed anche le loro abitudini non cambiano col tempo; circondato da belle ragazze passa il suo tempo trangugiando caviale e salmone, annaffiando tutto con champagne e vodka.

Però quella sera la carne di salmone era condita con sperma degli stessi sfortunati pesci, che incontrando le uova dello storione nello stomaco del riccone, le fecondarono. Così da quella sera nello stomaco dello stronzone ci sono migliaia di avannotti che sguazzano e nuotano nello champagne e vodka, crescendo e nutrendosi con i resti dei ricchi pasti del ricco individuo.

Raggiunta la maturità, a questi pesci viene la voglia di risalire la corrente per andare a riprodursi nei luoghi d’origine. Così una mattina mentre lo stonzone camminava nelle vicinanze del mercato, cominciò a sentirsi male, uno strano peso allo stomaco lo opprimeva. Aveva nausea, gli mancava il fiato. I pesci avevano ormai preso la via dell’esofago per risalire la corrente. Migliaia di pesci salmonati spingevano nell’esofago poco capiente per uscire all’aperto. Con un urlo strozzato il ciccione stronzone cascò a terra e subito cominciarono ad uscire dei bei grossi pesci freschi e salmonati. Sulle prime la gente del mercato non riusciva a capire molto bene cosa succedesse, però approfittò quasi subito dell’abbondanza di pesce fresco presentatasi. E il ciccione riccone continuava a produrre quantità immense di pesce fresco di buona qualità, che ormai gli usciva con grande foga da tutti i fori della testa: dalla bocca, dal naso, e perfino dagli occhi, perché alcuni si infilarono nel dotto naso-lacrimale raggiungendo l’uscita dagli occhi.

E così da quel giorno ci fu un aumento spropositato di pesce fresco salmonato, che fece presto a saturare il mercato russo, abbattendo i prezzi.

La Russia propose sul mercato mondiale il suo nuovo salmone, che in breve tempo fece una concorrenza spietata ai tradizionali produttori di salmone e caviale. I prezzi calarono sempre più, mentre l’economia dei paesi produttori di salmone andava sempre peggio. La Russia sempre più ricca.

Il pesce non accennava a diminuire l’intensità con cui usciva. C’era già grande instabilità sui mercati mondiali.

I paesi occidentali si allearono fra di loro e dichiararono guerra alla Russia.

A quell’epoca la Russia era già un paese molto ricco, che possedeva la tecnologia nucleare che non esitò ad usare. La terra fu investita da una tremenda guerra nucleare che la distrusse completamente.

Altro che pericolo del comunismo!

Ci siamo distrutti per due pesci, per un ignoto riccone stronzone puttaniere russo.

Il 26 aprile 1986, dieci anni fa esplodeva, con nostra grande gioia, la centrale nuKleare sovietica di Chernobyl. Fortunatamente il livello di radiazioni dell’ambiente aumentarono considerevolmente

Le radiazioni ad alta energia attraversavano i nostri corpi ignari, ma orgogliosi di potersi trasformare in nuove specie mutanti. Tutti quanti sognavamo di poterci risvegliare all’indomani con un paio di nuove ali, oppure con le branchie, con almeno tre cazzi, o altro ancora. Ma il sogno di molti non fu mai coronato. I più fortunati si ritrovarono di lì a qualche anno dei bei cancri alla tiroide, o una bella leucemia, o qualche altro cancro che ti spacchi.

Ma con il passare degli anni il livello di radiazioni diminuì, e nessun altro incidente nucleare si è presentato.

Così fate come noi, uniamo le nostre voci nella lecita richiesta del nostro incidente nucleare casalingo, magari che avvenga nella scuola dei nostri figli, magari che avvenga nel mio cesso mentre ci sono seduto sopra.

Chiediamo ai nostri cugini francesi che continuino i loro test nucleari nelle nostre mutande.

Chiediamo ai nostri partner svizzeri che ci scarichino le loro scorie radioattive nei nostri interstizi dentali.

Chiediamo che venga abolita la legge abrogativa del nucleare italiano.

Facciamo valere i nostri diritti: vogliamo un sicuro incidente nucleare settimanale, e che tutto il popolo possa finalmente nutrirsi di Stronzio, Bario e Cesio radioattivo, e non solo le elites. Ricorda:

IL NUCLEARE NON FA MALE !

Il 26 aprile prossimo partecipa con noi alla ricorrenza dei dieci anni dalla prima esplosione nucleare non voluta. Trasforma questo giorno in giorno di festa, mangiati anche tu il tuo menù radioattivo, fatti attraversare dal flusso protonico, e scoreggiati i tuoi raggi gamma. Mandateci le vostre schermografie della vostra giornata di festa.

Partecipa anche tu alla festa commemorativa della esplosione radioattiva della centrale nukleare di CERNOBYL !

TI ODIO FINO AL PROSSIMO NUMERO !


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