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MONKEYZINE. The invasion of the killer slut monkey from hell. Anno 1995. N° speciale |
L'invasione delle scimmie baldracche assassine dall'inferno.
Eccolo sopra al tram nell'ora di punta al ritorno dal lavoro in fabbrica. Fra pochi giorni, a fine mese, avrebbe perso il suo posto di operaio nella grande fabbrica che stava chiudendo lentamente a causa del commercio internazionale e per gli accordi coi sindacati.
Che liberazione quando scese dal tram e si diresse a piedi nella sua abitazione del quartiere popolare.
Entrò in casa. La televisione parlava con volume alto e si sentivano le due bambine che urlavano, litigavano o giocavano. Come tutte le sere al ritorno dal lavoro.
Posò il soprabito, e andò in cucina. Sua moglie non aveva un bell'aspetto, portava vestiti sporchi e capelli raccolti sulla testa.
Era seduta al tavolo della cucina e pelava una mela. Oggi non era ubriaca, come succedeva da qualche tempo a questa parte non beveva perché non avevano abbastanza soldi per comprare gli alcolici.
Ciao! La moglie continuò a pelare la mela.
Egli entrò nel cesso e si mise a cagare, leggendo un giornale vecchio. La televisione cantava, le bambine urlavano.
Improvvisamente dal cesso spuntò da in mezzo alle sue cosce un viso bellissimo di una giovane fanciulla stupenda. Egli aprì la bocca e prima che riuscisse a dire qualcosa, la fanciulla gli disse "Lascia fare a me." e con grazia si infilò la minchia smoscia tra le sue labbra sensuali fin dentro la bocca.
Cominciò a pompare e lui a godere. Pian piano in un'estasi di godimento e bei pensieri, perse la cognizione del tempo dimenticandosi di tutto. Il suo pensiero era solo riempito di sensazioni piacevoli.
Ma poi un dolore che partiva dal cazzo e si irradiava lungo la schiena lo riportò alla realtà.
Guardò il volto della ragazza che era cambiato, tutto rugoso e con un aspetto scimmiesco, capelli spettinati, che stava continuando il suo lavoro.
Il dolore era sempre più intenso, ed i suoi sensi cominciavano ad intorpidirsi.
"Perché mi fai questo?" domandò l'operaio. "Vedi..." rispose mentalmente la scimmia continuando a succhiare ogni liquido vitale, con l'intenzione di arrivargli al cervello, all'anima. "Non possiamo fare altrimenti. Siamo tutte dannate ed assuefatte. La nostra droga ci viene mescolata ai liquidi di persone delle più basse categorie sociali: operai sfruttati, barboni, giovani delinquenti, pazzi, drogati ed altra gente della stessa risma. In cambio della nostra sopravvivenza, dobbiamo portare le vostre anime giù all'inferno. Usiamo la vostra sofferenza in modo che non riemerga la nostra... "
L'uomo era ormai senza vita. Il respiro debolissimo. Pensò "Ma perché proprio a noi? ". Deglutì. Il cuore era ormai debole ed aritmico. "Non è giusto! ".
"Ma qui nel vostro mondo non c'è mai giustizia.".
Morì.
La scimmia vacca tirò lo sciacquone e si ributtò con l'acqua di scarico nel cesso fetente.
L'invasione delle scimmie baldracche assassine dall'inferno
Non pensava che l'inferno esistesse. Certo, credeva in Dio anche se non era un credente praticante, ovvero andava a messa solo per Natale, Pasqua o quelle altre poche volte che accompagnava la vecchia madre alla funzione domenicale.
E per questo, credendo in Dio, obbligatoriamente doveva credere nell'esistenza dell'inferno.
Stava appunto riflettendo sulla esistenza dell'inferno mentre guidava al buio della sera avanzata, al confine con la notte, per dirigersi verso il quartiere del quale si erano impadronite da poco tempo le lucciole.
Le lucciole... le puttane.
Quest'uomo di mezza età, leggermente in sovrappeso, pelatino e tendente all'unto, frequentava spesso questo genere di donne... le puttane.
Però in questo quartiere non c'era ancora andato. Lui aveva le sue preferite, che ormai lo conoscevano bene. Gli avevano detto che le nuove puttane erano giovani, piacenti e a basso costo. Tutto era perciò favorevole per fare questa prova. Mise la freccia, svoltò a destra ed entrò nel viale che portava al quartiere scelto.
In fondo al viale cominciavano a vedersi le prime ragazze. Rallentò e procedette lentamente nella corsia vicino al marciapiede.
Soccia!, erano belle davvero!
Erano in tante e stavano da sole, alla distanza di un centinaio di metri l'una dall'altra.
Eccola. Ne vide una che lo colpì in particolar modo. Era bella, sì, come tutte le altre, però aveva quella espressione del viso che lo attirava. Non era molto truccata, solo un sottile strato di rossetto che risaltava sul pallore del suo volto, e le sopracciglia erano sagomate e ben tenute.
Era biondo scuro, coi capelli mossi e non troppo lunghi. Sembrava spaventata, o meglio ansiosa.
Egli si fermò ed abbassò il vetro dello sportello comandato elettricamente.
"Ciao bella!". Lei lo guardò senza avvicinarsi all'auto, né chinarsi.
"Quanto? ". Ella le indicò il prezzo con le dita di una mano, senza parlare. "Sali. ". Salì. Ripartì con la nuova compagna. I due non parlavano, non dicevano niente. Ma c'era un'aria un po' tesa all'interno dell'abitacolo.
Raggiunsero il luogo scelto per l'accoppiamento. Egli spense il motore e ruttò rumorosamente. Solo in quel momento lei si girò e lo guardò. Una goccia di sangue cadde dal naso di lei e le macchiò le pantacalze attillate. Una sola ed unica goccia.
I due cominciarono la preparazione al coito. Lui si abbassò i pantaloni e le mutande, e si prese la minchia in mano.
Se la manipolò un po', forse per scaldarla.
Ella si sbottonò il giacchetto e si sfilò subito il reggiseno, e sempre senza parlare tirò fuori dalla borsetta un preservativo, col quale ricoprì la minchia del suo cliente.
In quel momento il puttaniere notò sul braccio della zoccola una serie di crosticine, segno evidente di numerose iniezioni endovenose. Ma non gliene fregò un cazzo.
Con una mano ella le reggeva la fava e con una mossa abile e sinuosa si portò sopra ad esso, che la guardò negli occhi.
Sentì un dolore violento al collo, e poi ancora, ... ancora. Tossì, ma non ebbe la forza di reagire. Sentì del bagnato caldo che dalla radice del suo collo scendeva verso la ascella sinistra ed il busto. La puttana lo aveva accoltellato numerose volte con un piccolo temperino, lacerandogli di netto la carotide sinistra e perforandogli il collo, il laringe e la gola.
Sentiva le mani della troia che gli frugavano nelle tasche, nei pantaloni alla ricerca di soldi ed altro. Chiuse gli occhi ed ascoltò i rumori, ed il respiro frequente ed affannato della ragazza.
Che gran troia! Lo aveva fottuto!
Sentì aprirsi la porta, ed i passi di lei allontanarsi. L'aria fredda lo raggiunse e lo avvolse.
Pensò all'inferno che non esisteva. Sentì ancora il sangue che gli colava dentro alla gola, lungo la trachea ma non aveva la forza di tossire, né la voglia...
NO L'INFERNO NON ESISTE NELL'ALDILÀ... è molto più vicino, e magari si regge su due belle giovani sode gambe coi tacchi alti...
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MI PIACEREBBE POTERVI RIVEDERE NEL PROSSIMO NUMERO. ARRIVEDERCI! |
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