TI ODIO DI PIU'

Dottore, dottore; soffro di diarrea!
È da giorni che cago di tutto!
Che fortuna signora!
Pensi che a me non mi caga mai nessuna!

merdazine

La suocera

Glielo avevano detto tutti quelli che conosceva che non era una buona soluzione andare ad abitare insieme alla mamma dopo il matrimonio. Nella sua casa, dove lui ha vissuto la sua infanzia, e la mamma lo ha cresciuto, curato, badato ed accudito fino al giorno del matrimonio. Glielo avevano sempre detto che era meglio che gli sposi novelli vivessero soli. Ma d'altronde come faceva ad abbandonare la madre a vivere una vita sola? Che tra le altre cose soffriva anche di una fragilità psicologica. Sicuramente non avrebbe retto la separazione. La moglie era d'accordo, prima del matrimonio gli aveva detto che non ci sarebbero stati problemi con la mamma, e che poteva vivere con loro. Chissà se lo pensava veramente o lo diceva per paura di offendere il marito, o la mamma. O tutti e due. Come sia, i due si sposarono ed andarono a vivere nella casa della mamma.

Nella tana della vecchia, dove dominava, dove era padrona del territorio, che già era suo da tanti anni. Le cose andavano bene, abbastanza bene. Già erano passati due anni dal matrimonio, e tutto procedeva regolarmente. Era stato raggiunto un equilibrio nella famiglia, dove la mamma non faceva pesare la propria presenza, né faceva pesare la proprietà della casa. Però non tutto era così bello come sembrava. La vecchia amava suo figlio, ed in fondo era gelosa della moglie, che era giovane, affettuosa, che gli aveva portato via l'amore del figlio, che attraeva verso sé tutte le attenzioni del marito, lasciandone veramente poche, o quasi niente alla madre. Quindi decise di riconquistarsi il figlio, che gli sembrava tanto distante, nonostante vivessero insieme. Prima mossa fu quella di mostrarsi affettuosa, più affettuosa della moglie. Vide però che il risultato non era soddisfacente, quindi era meglio provare con altre tecniche. Perché non provare con la giovinezza? Provò a convincere il figlio che aveva bisogno di un lifting facciale, per recuperare la vita sociale, che da un po' di anni si era fermata, dalla morte dello sposo, avvenuta già anni prima.
Ma il figlio non era d'accordo. "Mamma, non hai bisogno di un lifting, tu non sei una della televisione.". Ella insisteva. "Mamma, un lifting completo del tuo volto ci viene a costare decine di milioni, cosa che non possiamo permetterci. La nostra famiglia non può affrontare una spesa così elevata, e tu non possiedi soldi tuoi per affrontare le spese dell'intervento". Ma la vecchia non aveva perso la speranza. E col passare dei giorni riuscì ad elaborare un progetto ambizioso, un piano che le sembrava infallibile. Elesse una notte, che le sembrava il periodo migliore per agire, ed attuò il piano. Una notte si fa il lifting da sola. Stacca la faccia alla nuora, si stacca la sua pelle e si attacca la faccia della nuora. Usa il rasoio bilama usa e getta del figlio, con modifica per operare l'amputazione della faccia. Intorpidisce fino alla perdita di coscienza la coppia con alcool nascosto nelle bevande dei due, e con abbondanti annaffiature ai cibi e bevande della cena con benzodiazepine, normali barbiturici, che il medico di famiglia le prescriveva per aiutarla a conciliarle il sonno. Infatti la coppia aggredita dal sonno insistente, fatica ad arrivare a letto abbandonandosi in un lungo sonno ristoratore per loro, e restauratore per la vecchia. Adesso può agire indisturbata, improvvisandosi esperto chirurgo facciale.

Alla mattina tardissimo, quando il figlio si sveglia dopo aver smaltito tutto l'alcool e il Lexotan, vede il gran casino. Sua moglie con la faccia squarciata, che dorme immersa nel suo sangue rappreso e lercio, pacifica ed anemica. Vede la madre con lo schifo di faccia appiccicata alla propria, fasciata da schifo. Dopo la visione orrenda, si sveglia del tutto e subito, e se per caso ci fosse rimasto qualche postumo, con un tipo di risveglio così chiunque avrebbe metabolizzato tutto e subito, riportandolo alla lucidità. Chiama l'ambulanza, che gli promette di arrivare subito. Sgrida la vecchia, perché non riesce a fare altro. "Mi spacchi la faccia alla moglie, ti stracci la tua con impianto di cute della nuora, poi speri che tutto vada bene." Silenzio. "Se proprio volevi trapiantarti una faccia, potevi staccare la faccia alla mia capa del personale, che adesso s'incazzerà anche, perché arrivo tardi al lavoro, anzi che non ci vado proprio per colpa del gran casino che hai combinato." Silenzio. "Sai cosa vuol dire, che non mi lascerà vivere per giorni perché non ho avvisato per tempo".

Drin. Il telefono.

Era la capa del personale. Rasata di fresco.
"Sì, scusi il ritardo... No, no, stavo per telefonarle. No! Ho avuto un problema col rasoio."... "Va bene, vengo subito".

Deve andare al lavoro. Spera che l'ambulanza arrivi presto. L'impianto non attaccherà.

Cadaveri e
papere

Tre amici, tre cadaveri, camminano in linea retta in un caldo pomeriggio di inizio estate. Si conoscono da una vita, e ormai anche nella morte. Hanno passato insieme quasi tutti i momenti della vita. All'asilo, alle elementari, il doposcuola, la dottrina. Poi l'istituto tecnico, i tre giorni. La maturità, i primi colloqui di lavoro. Le fidanzatine, la naia. Poi un giorno, anzi un venerdì' notte ritornavano a casa in auto, erano stati in una discoteca per festeggiare il compleanno di una delle loro ragazze. Così l'incidente portò via la vita a due di loro, che per una tragica ironia divisero anche il giorno della loro morte. Il terzo cadavere invece, un giorno scelse la morte al posto della vita. Sue consigliere furono la depressione e la solitudine, che arrivò dopo che la sua ragazza lo lasciò.

I tre amici adesso finalmente sono insieme di nuovo. Per sempre. Nel caldoso pomeriggio estivo camminavano al riparo dal sole sotto l'ombra degli alberi. Stavano tornando per fare merenda. Dal lato opposto del vialetto incrociarono tre papere a spasso. Già le papere avevano adocchiato i cadaveroni, e già si scambiavano notizie e commenti sui morti. Quando furono vicini, le papere accennarono compiacenti la loro propensione nel far conoscenza coi tre giovani si, ma un po' passati ragazzi. I tre passarono senza badare troppo alle tre papere, desiderose di fare la conoscenza. Ma la più ardita delle tre non contenta di come si sono svolti i fatti, raggiunge uno dei cadaveri, uno dei più putridi e gli fa delle avance. Il cadavere sulle prime rimane un po' sorpreso, poi con la gentilezza di un cadavere declina l'invito. Doveva andare a fare merenda con gli amici. La puttanatra allora gioca pesante, cominciando a strusciarsi sulla carni mummificate ed insensibile del morto a passeggio. Però la carne del cadavere è tanto insensibile quanto il suo spirito: la merenda è la meta del suo pomeriggio, e non una circonvoluzione sessuale col baldraccabile volatile. La papera s'infuria, giammai le avevano fatto un simile affronto. Preferire una merenda a lei. La papera feroce raggiunge le amiche. Papera incazzata racconta alle altre due amiche dell'accaduto, che sulle prime la prendono in giro, ma poi, vendendola tanto infuriata, decidono di aiutarla nella sua vendetta.

I cadaveri già lontani pregustavano la merenda, quando le tre papere li raggiungono volando in formazione di guerra. Raggiunto l'obbiettivo, le tre troie volanti smerdolano i tre amici cadaveri, scaricando il loro acre contenuto colico marcio e fetente. Compiuta la vendetta, le papere si allontanano ridenti volteggiando felici nel caldo cielo grigio del pomeriggio estivo. "Certo che sei stronzo", dice il primo cadavere al cadavere che rifiuta le papere. "Potevi almeno inculartela quella stronza busona d'una papera" "Incularmela?" chiede conferma stupito il secondo cadavere. "Ma se ho perso l'uccello anni fa, rosicchiato dai vermi e dai ragni: come potevo incularmela senza cazzo e anche quando l'acqua per il te sta già bollendo?"

"Che pomeriggio di merda!" Dice il primo cadavere. "Tutto smerdolato, che non mi posso lavare se no perdo le carni rinsecchite nella detersione. Mi berrò te di merda, con pasticcini di merda, per una merenda di merda in un pomeriggio di merda". Piccola tensione di merda nei tre amici cadaverici,
... e di merda.


 

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