È inutile, lo abbiamo pensato, ci abbiamo provato, ma non ci siamo riusciti: ci risulta impossibile scrivere un numero di dicembre senza parlare di Natale, con le sue magnate di maiale, con le sue magnate da maiale.

Dicembre 2004. Decimo anno della merdazine. Decimo Natale decantato a tavola. Con cucina casalinga.

S’avvicina il Natale, ed io stremato, mi avvicino strisciato, sul marciapiede infangato, che rimango calpestato dalla folla folle, dalla folle corsa, al regalo ricercato. Che viene impacchettato, poi regalato, e direttamente nel cestino gettato. Lo apriranno e ne beneficeranno i topi di fogna. E di immondizia. Viva il Natale che ci porta letizia! Viva Letizia che arriva col Natale; spogliati nuda, mettiti al naturale!

 

Mammut Risvegliato

L’arrivo del vento polare,

mi ha fatto risvegliare,

il mammut assonnato,

che si trova rintanato,

nel mio corpo congelato

e dal freddo semi paralizzato.

O me sfortunato!

Nell’inverno siderale,

mi metto a sguazzare

con voce tonante mi metto a cantare,

con la proboscide mi metto a barrire,

c’ho così freddo che mi sento morire.

Nel ghiaccio eterno verrò congelato,

e come un mammut fossilizzato,

tra qualche millennio verrò ripescato.

In un museo sarò in esposizione,

come qualsiasi specie in via d’estinzione.

Caduti nel Natale!

Ci sono di nuovo!

Ho mangiato tanto che non mi muovo!

Voglio alzarmi, io ci provo.

Poi vedo il dolce e mi commuovo.

Cado presto in tentazione,

ne trangugio una gran porzione,

faccio il bis senza esitazione.

Sono pieno come un bidone,

sono pieno, sto per scoppiare,

son così pieno, non riesco a respirare.

È inutile pensarci, continuo a sbagliare,

e come un impasto continuo a lievitare,

in questo Santo e dolce Natale!

Palle di Neve!

Cade la neve,

cadono le palle.

Cadono le palle dagli Alberi di Natale.

Cade la neve sugli Alberi di Natale.

Io con la neve ci faccio le palle,

con le mie palle non ci faccio la neve,

non mi faccio la neve

mi tengo le palle,

le tengo al caldo lontane dalla neve,

tengo le palle lontano dagli abeti pungenti.

Mi gratto le palle,

guardo la neve cadere,

guardo le palle cadere

dall’albero,

dallo scroto

e dalla neve!

 

Tredicesima

Tredicesima mensilità,

io non ci credo, è un’assurdità,

per consegnarla, vogliono vedere la carta d’identità.

Ti devono riconoscere e registrare,

poi li soldi ti possono consegnare.

La mia tredicesima,

si stima,

possa durare,

qualche secondo per acquistare

prosciutto e vino da regalare,

quanti regali, mi devo regolare,

per non sforare,

per non sfiorare

il fondo del portafoglio bucato,

e poi rimango a culo pelato,

nel giorno in cui Gesù e nato!

Fine

Fine dell’anno,

fine totale,

fine della merdazine

e del suo giornale.

Stappa lo spumante,

Cambia le mutande

merdazine agonizzante

un cadavere ambulante

è finito il suo istante.

Questa povera carcassa

la chiudiamo nella sua cassa,

richiudiamo la speranza

replichiamo la condoglianza:

Buona morte merdazine!

Che diventi buon concime!

 

È finito anche dicembre. È finita anche la merdazine. Ultima pagina, dell’ultimo numero, dell’ultimo anno.

Ma forse, presto, o tardi, qualche pagina nuova comparirà. E forse la merdazine non sparirà del tutto.

Addio amici cari!

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