TI ODIO DI PIÚ
merdazine.
RIUSCIREMO A SUPERARE LE NOIE DELL'INVERNO...? ANNO 1995. N° UNOIl pianeta Terra ruota attorno al Sole, portando ciclicamente ai suoi abitanti l'Inverno.
L'Inverno ruota intorno al proprio freddo, alimentando se stesso ed il proprio gelo.
Il gelo ruota attorno alle creature viventi, e a quelle già morte, con l'intenzione di raffreddare i loro buoni o cattivi propositi.
Non sempre riesce nel proprio intento, infatti anche per questo nuovo numero, noi siamo riusciti ad organizzare e pubblicare i nostri più cattivi pensieri.
Iniziate a godere con la Relazione del Primo Congresso Cerebro-Sindacale...
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Liquami cerebrali si rimestano turbolenti nelle cavità craniche, ormai trivellate dalle tenie mentali che più volte si rotolano, si contorcono, ti strizzano i lobi, ti producono l'ernia dell'uncus, la putrefazione del cerebello, la strozzatura tentoriale.
Perché rimanere in ambiti nazi- conservatori e di iper- regressione ipotalamo- diencefalo- ipofisario non può che condannare l'individuo ritenuto normale ad una precoce atrofia ipoplasica corticale, fino ad una crescente sostituzione di tessuto dei nuclei della base.
Si rende perciò indispensabile condurre una lotta alle sempre più frequenti ed inquietanti offensive cerebro lesive. Occorre impugnare il forcipe dalla parte del manico per evitare che i tubercoli circonvolutivi, colliquino la materia grigia, congelino i gangli, stimolino la ptosi palpebrale.
E' indispensabile condurre una lotta multidirettoriale contro la istituzionalizzazione cerebro spinale affinché gli interventi neuro- riabilitativi siano efficienti e duraturi. Alla luce di quanto emerso si propone come modello protocollistico e interventistico l'enucleazione delle aree corticomidollari citotossiche, per favorire la riclassificazione delle sezioni funzionali residue che pur non potendo adempiere alle funtio tutte del nostro organismo, potranno altresì permettere il funzionamento sfinteriale e delle principali e delle principali funzioni motorie del sistema.
Solo operando in tal direzione ai potranno ottenere la sostanziali conquiste che auspichino per un sempre più rigido legame cortico- periferico e soprattutto perché lo stimolo degli archi riflessi non possa essere l'impulso per l'incremento midollare e crescita intellettivo sociale. Il cervello si farà così portatore di messaggi di apertura sociale e culturale, nonché di uguaglianza ed equità di diritti.
SONO FATTO COSÌ...
Per fortuna in questi giorni di gennaio le tenebre scendono molto presto, e il giorno lascia il posto alla sera tranquillamente.
Lui ,nella sua camera, non ce la faceva più.
Erano già parecchie ore che il desiderio lo aveva assalito, e adesso sudava, tremava e guardava continuamente alla finestra per vedere se fossero già arrivate le tenebre amiche, la notte, che lo avrebbe aiutato, come al solito.
Questa volta si regolò con l'orologio, piuttosto che aspettare la notte.
Il cimitero avrebbe chiuso al pubblico fra un quarto d'ora.
Bene.
Si vestì, indossò il pesante giubbone ed uscì pensando al cimitero. Il cancello era ancora aperto.
Entrò e si diresse con decisione alla tomba designata. All'interno c'era il corpo di un uomo morto già da ventotto giorni.
Nei corridoi non c era anima viva(.. .?) quindi estrasse dalle tasche il pesante martello e lo scalpello. Con fare pratico di chi conosce il mestiere, assestò un paio di colpi decisi ai lati del lastrone di marmo del loculo, che si staccò interamente.
Lui preferiva i loculi alle tombe in terra.
Appoggiò al suolo il marmo. Eliminò poi il muro di mattoni che proteggeva la bara
Adesso era accessibile. La tirò fuori, la posò per terra, e l'aprì.
Il corpo composto al suo interno era un po' avvizzito, ma l'addome era bello gonfio. Cominciava a decomporsi
Lo sguardo del ricercatore s'illuminò. Strappò i vestiti al corpo.
Ecco l'addome bello teso. Puzzava il giusto...
Leccò ben bene la parte che aveva prescelto, poi la morsicò con tutta la sua forza.
Strappò un grosso boccone della parete addominale che gli riempì la bocca.
Lo masticò. Dalla ferita uscì un liquido putrido. Continuò il suo fiero pasto, poi prese il braccio destro del cadavere e tirò forte. L'arto opponeva resistenza, ma lui non si preoccupò ,e continuò a tirare.
Finalmente l'avambraccio si disarticolò e la carne marcia cedette.
Adesso aveva in mano la parte dell'arto dal quale estrasse lenta mente l'osso ulnare. Lo guardò, si calò le brache e mutande, e si chinò. Continuando a masticare carne putrefatta, aveva l'intenzione di infilarsi su per il culo l'osso fetido.
"Cosa diavolo stai facendo?", tuonò una voce che proveniva da dietro di un fascio di luce di una torcia elettrica.
Era il custode del cimitero, che probabilmente aveva sentito dei rumori e di era recato a controllare.
Il divora cadaveri lasciò cadere l'ulna.
Si alzò e si tirò su i calzoni. Allacciò la patta.
Io penso che il custode avesse capito quello che succedeva però non voleva crederci.
Disse ancora con voce incerta "Che... che cosa stai facendo..."
Lui lo guardò per un po' senza dire nulla. Poi, dopo quel lungo silenzio disse:
"La cacca, la piscia, la merda, la cazza".
"La cazza?" ripeté il custode stupito. Quell'attimo di indecisione gli fu fatale. Lo sbrana morti si avventò sul custode stringendogli con le due forti mani il collo.
Il custode ormai non più giovane non riuscì a reagire. L'aggressore gli strappò a morsi le carotidi sinistre e tutto il plesso giugulare.
Il sangue del custode grondava e sporcava tutto il marmo candido della nuova ala del cimitero. I due caddero al suolo. Il custode non si muoveva. Il mangia defunti si tuffò sul faringe del custode per via orale, e direttamente con la sua bocca se lo mangiò tutto.
Si pulì la faccia con una manica del giubbone, raccolse i suoi arnesi e se ne andò.
Mentre si dirigeva verso casa pensò che il faringe così crudo e sanguinante faceva un po' schifo...
Eh sì, faceva proprio schifo.
Entrò in casa.
Serrò la porta dietro a sé.
Appese il giubbone al attaccapanni. Colava sangue sul pavimento.
Si diresse al bagno. Si calò le brache e mutande si sedette sul cesso e cagò.
È finita questa puntata, ma l'inverno è ancora lungo...
ARRIVEDERCI!
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