ti Odio di più

merdazine. Una giornata lungo la via per la Bulgaria. Anno Zero, Numero Zero.

INTRODUZIONE

Mutanti orripilanti , devianti invitanti, popolo che vive al confine, benvenuti al raduno, e grazie per l'attenzione che prestate a codesta pubblicazione, nata durante la notte di Halloween, quando fuori fa freddo abbastanza e l'umida aria ti orripila la pelle, mentre sai che se fossi sotto le coperte, la fuoriuscita dei tuoi gas intestinali manterrebbero costante la tiepida temperatura, e pensi così ai bambini americani che si fanno riempire gli interstizi dentali di zuccheri semplici.

Tu invece, lo so, nella notte lunga preferisci collegare il cellulare del rappresentante ad una fonte radioattiva che gli produca un cancro osteo-cerebrale devastante;

preferisci annusare lo stronzo di Will Randal che ha cacato il giorno di luna piena;

che il telegiornale lo cambi con un paio di birre fresche;

che quando sborri dalle tue palle sprizzano scintille perché mal isolate;

tu che hai venti dita e quel rompicoglioni ha il cazzo mignon;

mentre la tua bile ti invade la cavità peritoneale;

di malaria cerebrale o di peste polmonare;

che ti fai chiavare solo dai cazzorugosi.

E io? . . .COME VOI!

Buona lettura.

Il menu: Zuppa in Agrodolce

...e dalla Spagna replicano:

Sono un profanatore di tombe.

Rubo la terra da sopra i morti per

per farmi un giardino.

Sono tanto arrogante come tutti i

falsi.

Trovo le donne particolarmente attraenti durante i funerali.

Credo sinceramente che le mutilazioni siano un magnifico materiale letterario.

Mi innamoro dei terremoti.

Dei naufragi.

Dei mostri del circo.

Sono l'esattore delle disgrazie altrui

Decoro le mie camicie coi fiori delle madri dei morti.

Non so cosa sia la paura.

Non né tengo la più fottuta idea.

Non sarebbe meglio mettere tutti i mie desideri in una borsa di plastica per poterli analizzare con calma?

STRAPPAMI LE BRACCIA CON LA MOTRICE DI UN TRENO!

... TI PREGO, SONO ANNOIATA ...

LA SALA OPERATORIA COME SCALA DI VALUTAZIONE NELLA CRISI DEI VALORI SOCIO UMORALI

ovvero

tratto dalle lettere di un defunto sezionato e operato dall'Ospedale Massimo di Bologna, proveniente dal reparto di Medicina d'Urgenza del suddetto ospedale.

Ci stavamo scaccolando lungo il verde corridoio che si affaccia alle sale 1 e 2 del reparto, mentre il portantino si spulciava in autoclave dalle piattole gonococciche-immuflonate e il chirurgo di guardia si montava bavoso l'infermiera baffuta del reparto di Chirurgia A.

Quando come d'incanto, nel cuore della notte, per alcuni proficuo, squillò il telefono grigio (perché incrostato di macchie di cappuccino frammisto a leucorrea purulenta della untuosa caposala).

Il suono fu come uno sterco che tonfava nella tazza. Io estrassi il dito smerdolento dalla narice ormai sanguinante per la fuga estrattiva e andai a rispondere, quasi distratto, al telefono che emetteva un rumore pacato, per le croste gangrenose che si erano colliquate all'interno del campanello.

Il telefono era quasi certamente portatore di un'urgenza, e così fu. Dopo poco tempo, la sala era pronta ad accogliere la più tremenda delle catastrofi. La porta si spalanca e appare ai nostri occhi una schifezza d'uomo che presentava una lesione da cacciavite in un orbita ,l'addome era colmo di fecalomi frammisti alle copiose perdite emorragiche dovute alle lesioni multiple da tritacarne, più volte conficcato a livello pubo-scrotale e inguino-perineale. Gli organi interni erano colliquati, l'encefalo presentava a livello tentoriale un apriscatole e una mazza chiodata a livello cerebello-silvio-rolandico.

Il paziente presentava contemporaneamente fecaluria e rettorragia, emetteva otoliquorragia febliforme ed emato-bili-acido-emesitorrea imponente. Il chirurgo pensò che il paziente potesse essere salvato, rabboccando l'orifizio anale ormai slargato a quel che restava dal forame orbitale; confezionò così una COLON-OCULO-NARI-PENO-PLASTICA.

Il ferrista arrivò in ritardo perché nelle ore notturne prestava servizio presso un istituto di cosmesi, perciò mentre il chirurgo pensava sul da farsi, il ferrista tra una bestemmia ed un peto sulfureo per indurre l'anestesia, pensò di sforforarsi sul letto operatorio e con decisione passò con le mani implacentate i ferri al chirurgo, mentre io mi grattavo il pube fino a trovare 1'erosione ed il sanguinamento dei tessuti, il portantino si esplorava il canale anale sul forcipe sterile ed il paziente chiedeva il permesso di vomitare sul campo sterile. La situazione sembrava persa quando, come una stipsi ostinata evolve a diarrea, il paziente, riabboccato il colon a mo' di proboscide, sobbalzò dal letto operatorio emettendo peti e scariche tonico-cloniche e diarroiche a tutte andare, finché la sala non fu stracolma dl feci e bollori petugginosi. Non era un caso che lo schifo d'uomo reagì in tal senso, in quanto a provocare quella reazione fu la trasmissione a reti unificate del discorso del Cavaliere "della Libertà". Cosicché quell'escremento d'uomo dovette essere riconoscente per tutta la vita a quel magnanimo esempio del polo libero, perché fu tratto in salvo da morte certa e soprattutto perché ora si trovava a vivere dignitosamente in una società libera, da uomo libero ed autonomo col colon rabboccato alla orbita, cosicché quando era triste emetteva feci lacrimiformi e per altere anastomosi sia quando pensava che quando mingeva, una parte di encefalo veniva per così dire invaso di materiale fecale molle e da cloni batterici urinari. Della indennità di invalidità non se ne parla nemmeno, ma comunque chi se ne frega!, l'importante fu conquistare la dignità...
Grazie Cavaliere Nero e misterioso!

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