LA
TORRE DELL’UTOPIA DI ROMA
Introduzione
Il presente documento illustra sinteticamente
motivazioni, obiettivi, modalità operative e risorse per la realizzazione di un
PROGETTO SPECIALE DA FAR NASCERE DENTRO IL CENTRO STORICO DI ROMA.
Il progetto vuole disvelare le vicende di un più
vasto territorio della romanità, luoghi e racconti destinati ad essere
dominanti per la rinascita di una ROMA CAPITALE DELLA CULTURA DEL MEDITERRANEO in poco meno di un
decennio.
Tale programma, articolato per fasi di sviluppo
opportunamente verificate, dovrà sapersi legare modernamente allo sviluppo
della NEW ECOMOMY
CULTURALE prendendo spunto da un vero e proprio CODICE DI CRESCITA A CUI SI LEGA L’
IDENTITA’ DI ROMA .
Il progetto da intendere
GLOCAL (global + local) porterà progressivamente a gestire il quadro delle
azioni pubbliche interfacciabile con le attività private offrendo a Roma ed ai romani un nuovo monumento-simbolo
che leghi alla città antica quella presente.
In previsione dello sviluppo
della città futura si prevede di poter riorganizzare a costi-beneficio
vantaggiosi l’immenso patrimonio culturale della città mediante la creazione di
una società squisitamente romana, una FONDAZIONE MISTA (O.N.G.) capace di superare la
partitocrazia politica ed aprire al capitale finanziario romano, nazionale ed
internazionale così da tradurre la modernità dell’axione urbana condotta come
una GLOCALIZZAZIONE (si veda l’esempio della riqualificazione europea operata a
Bilbao).
L’idea
del progetto si fonda su una RICERCA
TOPOGRAFICO-URBANISTICA originale e rivoluzionaria durata per anni che
sostanzia in pratica il disegno reale per la formazione della città antica, una
tesi presentata in numerose occasioni ma che non ha ancora ricevuto una
sistematizzazione esaustiva per il credito del mondo accademico in genere poco
propenso ai confronti metodologicamente alternativi.
Con la premiazione del
Progetto LUCUS A NON LUCENDO che ha sancito i cardini strutturali di
quell’impianto urbanistico strutturato da allineamenti topografico-simbolici
precisi (premio speciale UTOPIA nel concorso Vie di luce alla riscoperta del
piano romano di Sisto V bandito da Assistal-ACEA nel 1998) si è sostanziata
l’esigenza di dichiarare il senso ed il valore di una simile proposta
presentata per ora solo apparentemente sotto forma di architettura monumentale.
In pratica la realizzazione
di una TORRE DELLA CULTURA
da innalzare per 200 metri in un sito particolare di piazza Vittorio sul colle
Esquilino delinea l’opportunità di porre a disposizione della città un
MONUMENTO DEL TERZO MILLENNIO per promuovere la tutela, la conoscenza e la
valorizzazione di Roma e nel contempo consentirà agli operatori pubblici (51%)
come a quelli privati (49% soprattutto romani) di sfruttare l’immagine e
funzione urbana di un monumento simbolo da attrezzare con persuasivi strumenti
ludici ed organizzativi.
Occorre infatti dare
garanzia unitaria alla tutela del passato come alla qualità del presente ed al
bisogno per lo sviluppo partendo dalla considerazione che ogni tipo
d’intervento all’interno della ricchissima maglia storico–urbanistica della
città eterna è rimasto per secoli condizionato dalle interelazioni topografiche
che occorre perciò raccontare e riconoscere comprendendo le ragioni delle
invarianti che hanno fondato e strutturato il disegno nascosto dell’idea di
città.
Nel concreto l’iniziativa di
ricostituire il racconto del disegno nascosto della città si basa su una
GRIGLIA ANTICA che ricalca esattamente i principali allineamenti topografici di
una ROMA QUADRATA reale e non solo simbolica (non appare sufficiente infatti la
sola lettura storica del mito che permea la recente mostra su La nascita di
Roma organizzata dalla S.A.R. 2000 ).
Gli strumenti da porre in
atto per questa volontà porteranno nella
grande TORRE SIMBOLO-CONTENITORE DELLA COMUNICAZIONE e da lì attiveranno
un vero e proprio censimento della
storia della città, la creazione di un PORTALE CULTURALE per una lettura e gestione
possibile (anche in senso stratigrafico) dei monumenti pubblici e privati
situati nel centro storico ma anche di quelli dislocati nel suburbio degradato
(come quello ad es. della Villa dei Quintili).
La scelta strategica per
imbastire e guidare l’ambizioso programma di RESTAURO CULTURALE DI ROMA si appoggia dunque alla
creazione di un monumento che sappia ricostituire il quadro organico dei dati
frammentari e dispersi creando il CONTENITORE DEI SIMBOLI, LA TORRE DI BABELE
ove poter far confluire le informazioni, ove poter confrontare non più la
scheda accattivante della memoria ma il racconto stesso che ha legato i
monumenti più prestigiosi alla storia della città.
Tale indirizzo scaturisce dalle seguenti valutazioni:
-
anzitutto nuove forme di tutela del
patrimonio archeologico romano investito dagli effetti del turismo di massa,
azioni di ”lista di attesa”che in qualche modo possano rallentare gli enormi
flussi di visitatori deviando la frequentazione spontanea dei luoghi e nel contempo possano educare
-
-
a tutt’oggi non esiste una storia della
città che sia comprensibile a livello di turismo di massa e soprattutto che sia
gestibile in termini di new economy integrata con il piano della città moderna
-
l’archeologia e l’urbanistica romana non
hanno ancora avuto occasione di veri confronti se non al momento di dover
garantire alcuni singoli progetti d’area (quel monumento, quel museo, quel
parco, etc.)
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-
i documenti materiali devono ancora far
parte in modo strutturale del linguaggio urbanistico e divenire strumenti
possibili per una pianificazione culturale di Roma capitale della cultura
antica del Mediterraneo
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-
è necessario ricomporre il quadro nascosto
della storia moderna della città (si pensi solo all’immenso patrimonio
archeologico ancora sconosciuto dopo gli scavi della Roma Capitale dopo il 1870
e del primo 900)
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le conoscenze relative alla storia della
città risultano essere troppo specialistiche e quindi destinate a non essere
partecipate dagli operatori come dai consumatori della città e del turismo di
massa
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l’archeologia ed il racconto di essa vanno
intesi in modo unitario e non possono essere trattati sporadicamente e mai più
fuori dalla necessaria attitudine di gestione del piano di sviluppo della
cultura di Roma centro del Mediterraneo
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-
le conoscenze tecnico–scientifiche del
patrimonio culturale risultano largamente insufficienti per rappresentare alle
masse del millennio una storia della città che sia anche godibile e non devono
più rimanere escluse dai processi rimanendo dello sviluppo tecnologico proposto
dalla new economy (progetti e documenti del virtuale, etc.)
-
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il censimento da compiere all’interno di
una vera e propria Fondazione Romana (un partito politico-culturale al posto di
ideologiche posizioni politiche) in cui i cittadini azionisti di tale impresa
diverrebbero strumento necessario per dare occasione e supporto al nuovo corso
organico di pianificazione e tutela
-
-
si impone proprio alla soglia del terzo
millennio un grandioso progetto d’architettura simbolica tramite la cui forte
rappresentatività si possa porre a confronto le ideologie del passato con la
modernità, un luogo capace di creare il volano per la formazione di
professionalità specifiche
-
-
occorre un caposaldo antico e moderno per
diffondere in modo planetario la risposta ad una domanda culturale sempre più
ampia coinvolgendo con la cultura i processi di massa: i CONSUMATORI sono
destinati a divenire i CONSUMATTORI di cultura (cfr. Aldo Bonomi: Il
distretto del piacere Boringhieri ed. 2000)
-
-
il progetto avvierebbe un processo
economico e produttivo in loco con la nascita e lo sviluppo di quel polo
tecnologico della new economy da più parti auspicato per Roma (Tiburtina
valley, etc.)
Nonostante le resistenze di
ogni ordine e grado (accademia, realismo imprenditoriale, politiche
minimaliste, etc.) si offre il quadro per una grandiosa scelta di scale
progettuali da diversificare, si può e si deve imporre il progetto se pensiamo
al bisogno effettivo che da ogni parte viene auspicato perché vengano promosse IDEE PER UN’UTOPIA POSSIBILE
, azioni capaci di alimentare con realismo visionario le risorse inespresse
della società romana.
Vanno anzitutto colmate le
lacune conoscitive di base per una politica integrativa con l’archeologia e per
il restauro della città storica, ragioni che risiedono nella più o meno consapevole
omissione di una serie di ricerche preliminari dirette alla completa conoscenza
del contesto, irrinunciabili premesse per un esatto e cosciente intervento.
Gli interventi di
un’operazione di restauro urbanistico come quella che si propone impongono il
riconoscimento del tessuto storico della città e delle scale d’intervento
territoriale congrue (unificazione del progetto Fori al progetto Appia antica),
della riqualificazione dei rioni storici come l’Esquilino, Monti,e Celio in
funzione del nuovo polo di aggregazione primario, dell’adeguamento a scala
centro storico delle politiche interne di risanamento e di ristrutturazione
(memoria dello storico coinvolgimento dei romani alla realizzazione e
costruzione del programma edilizio sistino).
Ne deriva un quadro di
competenze (stato, regione, provincia, comune, rioni) reso trasparente dalla
Fondazione Mista che con la presenza nutrita del privato affronta le
problematiche della protezione di edifici, della ricostruzione di strutture
crollate (azioni per sottrazione nel tessuto smagliato), fino agli interventi
più semplici di una politica di stabilizzazione in grado di sviluppare lavoro
ed esperienza ma anche preparazione scientifica ed affidabili strumenti di
conoscenza.
1)
PREMESSA.
1.1) La Regione Lazio, la
Provincia, il Comune di Roma e la proprietà del Demanio Statale concorrono con
i privati, azionisti della Società per Azioni, a qualificare il centro storico,
la periferia, la città metropolitana
L’importanza delle singole
istituzioni è un dato oggettivo, imprescindibile dalla riuscita del progetto
che deve tener conto dei tanti dinamismi , purtroppo non sempre e solo di tipo
economico, ma soprattutto dell’incremento demografico del turismo di massa a
Roma dovuto principalmente alla sua attrazione nel mondo .
Il preoccupante stato di
degrado istituzionale impone il fenomeno inverso della partecipazione del privato e da parte dei residenti alla
creazione e gestione della vita sociale specie in presenza di un ricchissimo patrimonio
storico-culturale che offre, e non solo alla città di Roma, una straordinaria
opportunità di sviluppo economico, sociale e culturale .
Questo centro della TORRE ESQUILINA di Roma
dovrebbe rappresentare l’occhio vigile per la tutela del territorio ed, auto
promuovendo iniziative, avviare processi produttivi e commerciali, attivando
una specifica vivibilità fisica del centro capace di riqualificazione del
patrimonio (pubblico e privato).
Attraverso la TORRE si potranno avviare e gestire processi economici legati a settori specifici
(archeologia, arti e cultura, turismo e tempo libero, commercio, artigianato,
tecnologico) e grazie a specializzazioni si dovranno creare diversificazioni e promozione delle varie
risorse.
·
Il museo del cielo antico con studi e
modelli sui calendari antichi, sull’evoluzione del calcolo e della misura per
Roma
·
L’esposizione permanente della storia del
sistema Roma con studi e modelli sulla topografia antica ed i riferimenti
nodali
·
Il museo attrezzato con studi e modelli
sulla geomanzia: il contesto geografico e le sue trasformazioni
·
centro di accoglienza per le attività
artistico-culturali: pittura, scultura, danza, musica, moda
·
esposizione dell’indotto di un artigianato
locale preparato al confronto con l’esportazione internazionale
·
centro salute delle Terme Esquiline per la
Roma moderna in collegamento con la funzionalizzazione della piazza Vittorio
·
nuovo museo archeologico della Roma fra il
1870 ed il 1946 l’archeologia materiale posta a confronto con i dati del territorio
e la interpretazione dei simboli
·
centro di accoglienza per le etnie presenti
a Roma con servizi per il turismo
·
visita della città dall’alto della Torre di
Roma destinata al turismo storico internazionale
·
centro delle attività con nuove tecnologie
·
modellazioni storico-virtuali
·
ricettività alberghiera ed extralberghiera
·
manifestazioni di moda e arte
·
fiere strutturate a temi sulla storia della
città
PIERO MEOGROSSI
architetto in Roma 2000