Il pellegrinaggio a Lourdes
Il Duce prestava sempre grandissima attenzione al consenso delle masse.  Era, come direbbesi oggi, un Gran Comunicatore: suo era il quotidiano "Il Popolo d'Italia"; ed era l'EIAR direttamente controllata dal Regime.
Se a quei tempi fossero esistite le televisioni, ne sono certo, Lui le avrebbe subitamente requisite!
Nell'Anno V (1927), dopo una manganelata di qui, una purga di l�, qualche peraltro inevitabile attentato e la giusta e necessaria soppressione del Parlamento, il Duce temette che il consenso avesse a vacillare. 
Chiam� quindi il Pavanati e gli disse:

- Pavanati, voglio compiere un'impresa che riporti ai massimi vertici la popolarit� mia e del Regime.   Fammi una proposta fattiva: ti d� due ore di tempo.
- E' gi� pronta, Duce! - disse il Pavanati sugli attenti - Venivo infatti a suggerirVi un'azione che, se compiuta, Vi porter� sugli altari!   Partir� in capo a due giorni, Eccellenza, un treno straordinario di pellegrini per Lourdes: Duce, ubicateVi sul treno e prendetene la guida!

L'idea piacque subito al Duce.
Il treno partiva direttamente dai binari della Stazione Vaticana.  In testa venne posta una fiammante 685, la Regina delle locomotive Italiane: ai comandi, il Duce.  Agganciata alla macchina �ravi per i Gerarchi una carrozza di prima classe: per ingannare la pena del lungo tragitto, il Pavanati sagacemente aveva disposto adeguati generi di conforto quali: orchestra, manicaretti, sigari, sciampagna francese, beveroni (financo superalcoolici), dadi e carte da briscola; sui canap� graziosamente assise erano ubicate alcune meretrici, scelte dal Pavanati stesso tra le pi� esperte, deputate a placare dei Gerarchi, a turno, il viril desiderio.

Qual magnifico spettacolo di virile allegrezza!  Qual piacevole e netto contrasto con il resto del convoglio!  Con tali scalcinate centoporte recanti il lugubre emblema della Croce Rossa, affollate di t�ngheri affetti da lebbra, tubercolo, sifilide ed altre sconce angherie, che impudicamente lagnavansi tra l'una e l'altra prece!

Varc� a sera il treno il confino di Stato, a Ventimiglia vittorioso penetrando in terra Francese. Piaceva al Duce guidare a tutta manetta, incurante del grandissimo consumo di carbone che il fochista, stremato ma impavido, a grandi palate gettava nel vorace forno.  Giunto infine in vista della citt� di Nizza (che un tempo fu Italiana), termin� la scorta del carbone e la pressione in caldaia principi� a vacillare: fermossi infine, con gran disappunto del Duce, il convoglio.

- Pavanati, corri a spedire un dispaccio!  Provvedano, i Francesi, una loro locomotiva!  Prima che lo sappia la stampa: d� che ti manda il Duce!

Mezz'ora dopo, ecco la risposta: scorta negata!
Che fare?   Risolse il Duce:
- Macchinista, aggancia il convoglio alla cinta dei miei pantaloni.  Ci penso io!

Con uno sforzo erculeo, lentissimamente ma ineluttabilmente il Duce schiod� dalla sosta forzata il treno dei pellegrini.   Trionfalmente entr� nella stazione di Nizza, ove fu rifornito il carbone, e da cui ancor pi� trionfalmente il treno tosto ripart� fumigante.
Italiani, che ci crediate o no, a ricordare questa impresa del Duce mi � preso un gran groppo alla gola!
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