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Non passava giorno che lo straniero non si appropriasse di un qualsivoglia primato: vuoi i centro metri piani, vuoi il record ciclistico sull�ora, vuoi il getto del peso. Fintantoch� il Duce, pi� non sopportando, chiam� il Pavanati:
- Pavanati, ne ho pieni gli zibid�i, di questi primati del nemico. Voglio un grande successo, per la Patria e per il Regime. Pavanati, voglio infrangere il muro del suono! - Con il vostro apparecchio, Eccellenza? - No! Voglio far ben di pi�: col treno! Prenditi il Gobbo maledetto, vola sino a Berlino, fatti ricevere, chiedi di un certo Von Braun. Dagli �ste ventiquattromila lire (a quell�epoca erano un cospicuo capitale, N.d.R.) e fatti fare un treno razzo! D� che ti manda il Duce!
Un mese dopo, agganciato in coda ad un merci proveniente dalla Germania, giungeva a Roma un rotabile coperto d'un impenetrabile drappo nero. Il Duce, prontamente avvisato, giunse celermente sul posto e con una gran manata tir� via il telo. Apparve agli astanti (una ristrettissima coorte di Gerarchi) un grosso razzo, solidissimamente fissato a un pianale a due assi. Sulla carlinga spiccava in Gotico la dicitura: V1.
- Tutto qui? - esclam� il Duce, indispettito. - Eccellenza, il von Braun ha detto che i soldi erano pochini ... - Basta! Coprite quel "V1" con la scritta "DUX", decorate la carlinga con l�bari e fasci, pittate il Tricolore sugli impennaggi di coda! Useremo la Grande Galleria degli Appennini a guisa di rampa di lancio. Il razzo lo guider� l�anarchico Mengozzi, cos� un�altra volta impara a far gli attentati!
Il giorno del tentativo, il Pavanati si era ubicato all�ingresso del tunnel:
- Mengozzi, o la va o la spacca! Se vinci, sarai un uomo libero; se perdi, te ne torni in galera. E se muori, faremo di te un eroe!
L�anarchico Mengozzi, indossato un casco coriaceo con sulla fronte un Fascio Littorio, chiuse l�obl� cristonando e lanciando fiere invettive in dialetto romagnolo. Il Pavanati dette quindi il segnale convenuto per il via all�esperimento (una gran manganelata sulla carlinga): il Mengozzi, lo sguardo perplesso, spinse avanti una leva. Dapprima non accadde nulla. Proruppe poi dall�ugello una spaventosa fiammata (che anner� di fuliggine il Pavanati da capo a piedi), ed il rotabile si avvent� con un gran botto penetrando, a guisa di palla di fucile, nelle fauci della galleria: all�altro capo della quale st�vasi il Duce, con i migliori cronometristi del Regime.
Ventisette secondi e due decimi appresso, gli attoniti astanti (essendosi nel frattempo radunata una folla oceanica) scorsero librarsi a mezz�aria, fuoriuscente a guisa di proiettile dalle viscere degli Appennini, l�anarchico Mengozzi imbracato al seggiolino, lo sguardo stralunato, il casco in testa ed il volante in mano. Null�altro. A questo punto il Duce perse, si fa per dire, il lume della ragione. Afferr� per la collottola l�anarchico Mengozzi, atterrato nel frattempo pi� morto che vivo, e l�apostrof�:
- Che hai fatto del razzo, figlio d�un cane di un anarchico? Dillo, o ti far� ben bere una damigiana di olio di ricino a suon di manganelate!
Ma ecco che, colmo della fortuna per l�anarchico Mengozzi, il Farinacci rapido come il fulmine ti afferra il microfono dell�Eiar e taglia corto:
- Ventisette secondi! L�Italia ha infranto il muro del suono! Viva l�italia! Viva il Duce!
Echeggiando cos� tal voce negli altoparlanti, la folla oceanica nel frattempo spontaneamente adunatasi prese in tripudio a scandire: Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce! E fu cos� che l�anarchico Mengozzi ebbe salva la vita, ed anzi, per magnanimit� del Duce gli fu anzi concesso di tornare in galera!
Italiani, non ci crederete, ma ricordando di questi episodi mi prende un tal groppo alla gola da non riuscire pi� a scrivere!
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