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E� giunta quindi l�ora fatidica? E allora sia!
Italiani! Oggi, 17 marzo LXXXIII, dalla Storia finalmente ci � concesso di strappare quel velo di mistero che per troppi lustri tenacemente custod� la Verit� celandola agli occhi impudici del bolscevico!
Ma andiamo per ordine.
Ordunque: si sappia innanzitutto che il Mengozzi mai ag� da solo, ma sempre si avvalse, nelle sue oscure trame, dell�ausilio di que� loschi figuri - di quelle mala erbacce che neppure il Duce, purtroppo, era riuscito ad estirpare appieno.
Orbene, uno di costoro, in qualit� di fochista, impudentemente fiancheggiava il Mengozzi nella conduzione della vaporiera: tale Porcacci Attilio, inteso B�kunin, nato a Forl� add� primo aprile 1909 da Porcacci Casimiro e Malatesta Nilde, con precedenti penali quali profferta di rumori labiali all�indirizzo delle Camicie Nere, lancio di pomodori fradici all�indirizzo del Pavanti, schiamazzi molesti con urla di �Viva Lenin, viva la libert�� durante la visita del Duce alla fiera del trattore agricolo di S. Lazzaro di Savena (BO).
Con quali avanzi di galera soleva dunque il Mengozzi accomapgnarsi! Ma quella volta mal glie ne incolse, poich� fu proprio il Porcacci, fulminato da quella stessa Provvidenza che aveva eletto il Duce arbitro de� destini d�Italia, ad avventarsi sul rubinetto del freno, scongiurando all�ultimo istante la sciagura pi� grande per il Paese e per il mondo intero!
- Porca pupazza, ma perch� non va �sto cancher d�un treno? �
esclam� il Mengozzi nella sua follia. Ma il Porcacci pi� non l�ascoltava: trasfigurato, si gett� dalla locomotiva ansante ai piedi del Duce, si inginocchi� dinanzi a Lui e, con voce tremante, Lo supplic� di perdonarlo.
- Per questa volta: transeat, ma che non si ripeta, boia d�un mond leder! �
Ebbero queste magnanime parole l�effetto di infiammare la folla, che unanime inton� a squarciagola �Giovinezza�, purtroppo ed inconsapevolemnte favorendo la fuga del Mengozzi che, com�era nei suoi costumi d�uomo vile ed abbietto, se la diede a gambe. Ma pel Porcacci la generosit� del Duce non si limit� al semplice perdono: fattagli prontamente indossare una camicia nera, lo volle seduto al suo fianco al banchetto che ne consegu�, durante il quale vennero frugalmente ammaniti i consueti tortellini di Modena, seguti d�una raffinata pietanza di fagioli colle cotiche, cotechino e ciccioli fritti, il tutto parcamente annaffiato dal vermiglio Lambrusco.
Terminata quella fatidica e festosa giornata, ricevuto il fervido e commosso saluto degli Squadristi, de� Gerarchi e delle Camicie Nere, salito fino al pi� alto balcone della Torre Littoria e di lass� risposto sorridente alle altissime invocazioni della folla sottostante, ricevuto il saluto delle autorit� ecclesiastiche, passati in rassegna schieramenti di giovini della GIL e de� Bersaglieri - venuti con rapida evoluzione a schierarsi per salutare ancora una volta il loro Commilitone � ed apprestandosi a balzare agilmente sull�autovettura, fu il Duce fermato dal grido del Pavanati:
- Eccellenza, ci abbiamo tutti e quattro gli pneumatici a terra! Dev�essere stato quel diavolo d�un Mengozzi! �
Poteva un simile accidente fermare la volnt� ferrigna del Duce?
No!
Mentre il Pavanati si grattava costernato il capo, il Suo sguardo penetrante aveva gi� fissato la locomotiva che col focolare ancora acceso altro non aspettava ch�esser condotta. Balz� Egli agilmente sulla pedivella, sfren� il moderabile, spalanc� il regolatore e via di corsa su� binari del tram, mentre la moltitudine una volta ancora innalzava il suo urlo gigantesco:
Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce!
Camerati, compagni, fratelli, vogliate scusarmi se pi� non prosegue: altro che groppo alla gola, questa volta!
A noi! |
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