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Un giorno il Duce, preoccupato per il deludente avanzare dell�Impero in A.O.I., mand� a chiamare il Gerarca pi� fidato.
- Pavanati! - Comandi! - Voglio vederci chiaro. Fammi preparare il Gobbo maledetto, ch� andiamo all�Asmara!
Il Gobbo maledetto era il nome di battaglia dell�apparecchio personale del Duce, un trimotore Savoia Marchetti SM79 della R.A., che il Duce era solito, con gran sprezzo del pericolo, Egli stesso pilotare. Partirono da Ciampino. In meno di un�ora, con il Duce ai comandi, traversarono il Mediterraneo e tra due ali di folla in tripudio atterrarono all�Asmara. Un�altra mezzora, e gi� erano al cantiere della ferrovia.
Era una torrida giornata d�agosto. Il Duce, i pollici infilati sotto le bretelle che eleganti spiccavano rosse sulla camicia nera, pensoso misurava il terreno avanti ed indietro a lenti passi. Ad un tratto si form� di botto, alz� gli occhi, lo sguardo sprezzante, il petto in fuori, la mascella volitiva (ueh, l�era veramente un bell�uomo il Duce, mi viene un groppo alla gola a pensarci), e cos� apostrof� il capo cantiere (tale Porcacci Attilio, nativo della provincia di Forl�):
� Camerata! Manca un solo chilometro al congiungimento con la linea da Massawa, e sono due mesi che non si fa un passo! Qui ci vuole un colpo di reni! Raddoppiate, triplicate se necessario i manovali! � Duce, abbiamo un problema. Non � questione di manovali: sono gli attrezzi, a mancare. Ogni giorno arrivano venti dozzine di chiavi per le chiavarde, e ogni notte mentre dormiamo quei negri selvaggi dei beduini ce le fregano tutte! Guardate, Duce, ce n�� rimasta una sola!
Mentre il Pavanati assestava una sonora quanto meritata manganelata sul cranio ignudo del Porcacci, il Duce avvamp� d�ira.
� Datemi una chiavarda, ch� vi far� vedere!
Afferr� la chiavarda, e le assest� un pugno cos� veemente che la fece penetrare sino a met� nella traversina! Si strapp� poi di dosso le bretelle e la camicia nera, e in virile canottiera rimasto, paonazzo in volto per lo sforzo erculeo, avvit� e serr� a fondo la chiavarda con le nude mani. Nessuno os� fiatare. Il Duce brand� allora la chiave con una mano, gherm� con l�altra una gran manciata di chiavarde (saranno pesate pi� di un chilo cadauna) e l�una dopo l�altra le avvit� tutte, madido di sudore; e poi un�altra manciata, e poi un�altra ancora.
Al tramonto la linea era terminata. Arriv� da Massawa il treno inaugurale, il Fascio ben in vista. Il Duce, stremato ma indomito, fradicio ma invitto, si pose ai comandi della locomotiva e part� con un gran colpo di fischio, fendendo la folla oceanica che unanimemente plaudiva e con una sola anima, con una sola voce scandiva: Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce! Du-ce!
E qui mi fermo, perch� mi � preso un tale groppo alla gola che non riesco pi� a scrivere! |
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