Inno alla 691

Nel triste capannone
sonnecchia il macchinone:
  sogna un tempo remoto
  quando�essa col suo moto
veemente ed incessante
maestosa e sferragliante
impavida e sicura
fendeva la pianura.

Di estetica sublime
orgoglio del regime
voluta fu dal Duce
ed oggi ancor seduce;
in barba allo straniero
in tutto il mondo intero
non c�� confronto alcuno:
seicentonovantuno!

Da quarant�anni dorme �
Ma senza lasciar orme,
con gran circospezione
fatt�� ricognizione.
Con zelo misto a scrupolo
di tecnici un manipolo
conduce una verifica,
promulga una notifica:

�Perfetti i suoi congeni:
non mostrano essi i segni
del tempo che ha trascorso
dall�ultimo percorso.
Perfetto il focolare:
nulla pu� ostacolare
l�ardita convinzione
di metterla in pressione!�

Seicentonovantuno,
il fato � a Te opportuno.
Onore a Voi, Dallai,
- non Vi arrendete mai -
ed al tosco opifizio
che fa s� gran servizio:
onore alle maestranze,
in queste circostanze!

Ma come! Non si riesce?
Lei dal museo non esce?
�Da qui non si trasporta:
non passa dalla porta!�
Ma il patto � sottoscritto:
noi tireremo dritto.
Sfondiamo a cannonate,
sfondiamolo a cornate

quel muro fastidioso,
quel muraglione odioso
che senza alcun vantaggio
trattien lei in ostaggio.
Con forza di vulcano
corriam tutti a Milano!
Corriam laggi� a raduno,
seicentonovantuno!
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