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�Ove vi recate, giovinotto, sotto questa nevicata? Deh, ma non sentite freddo, con quei calzoni corti?� Add� 31 dicembre, XIX. L�accelerato delle 17.30 per Saluzzo � in arrivo alla stazione di Vigone. Rari viandanti, infreddoliti, attendono sulla banchina l�arrivo del convoglio. Giunge fischiando la Littorina: trattasi del nuovissimo modello ALn772, appena entrato in servizio. Il giovine Vittorio, avanguardista, vi prende posto. A bordo, avvolti nei pastrani, immersi nei loro pensieri, stazionano passeggieri anziani, soprattutto donne, la sporta issata sulla reticella. La Littorina avanza rombante nel buio della sera, ai suoi fari risplendon i fiocchi di nevi che sempre pi� copiosi turbinano nell�aria immota, gelida e fosca della campagna piemontese,
Stazione di Moretta. Sale un uomo di media statura, dai modi virili, elegante, il cappello calato sul capo, il bavero alzato a celarne le fattezze. Mentr�egli, scossa la neve dal pastrano, si accomoda a sedere, ecco salire una giovine donna, il capo coperto d�un foulard a fiori, un pargolo al collo, un altro per mano, altri due pi� grandicelli che da soli si inerpican sui ripidi gradini. Nevica sempre pi� fitto. La Littorina si avvia faticosamente, slittando. Saluzzo � ancora lontana � la Littorina non ce la fa pi�, ansima, slitta, combatte col manto di neve che ormai cela i binari, s�arrende.
�Signori, abbiate pazienza, siamo bloccati.� �Che Dio ci aiuti!� esclama una vecchina. I bimbi scoppiano a piangere: �Mamma, resteremo qui tutta la notte? Abbiamo tanta fame!�
L�ansia che serpeggia tra i passeggieri inizia a cedere il posto, nefasta, all�angoscia. Ma il giovine Vittorio, avanguardista, � preso da altri pensieri. Da tempo egli scruta il misterioso viaggiatore: il bavero, spostatosi, non riesce a celarne la mascella volitiva, lo sguardo altero, le rughe d�espressione che denotano in lui una mente superiore.
�Duce!� � tutto quel che riesce a dire, la voce spezzata dall�emozione. �Du-ce! Du-ce! Du-ce!� esclaman gli astanti, scattando in piedi nel saluto Romano. �Ebbene s�, son io. Ma sono in incognito, boia d�un mond leder: guardatevi bene dal dirlo, quando saremo arrivati! E questo vale per tutti, ci siamo capiti!�
Ove recavasi il Duce, in quella sera gelida e nevosa? Nessuno lo seppe mai con certezza. Viaggiava Egli solo, sprezzando il pericolo, senza scorta alcuna. Possiamo oggi impunemente svelarlo? Fu per recarsi ad un convegno amoroso: una Signora, spasimando nelle lenzuola, fervidamente Egli attendeva.
�Abbiamo tanta fame!� Il pianto dei bimbi, interrompendo il palpito dei cuori, tutti ricondusse alla cruda realt�. Poteva il Duce restare insensibile al grido di dolore che in ogni parte della Littorina risuonava? Poteva Egli rischiare di giunger troppo tardi al convegno amoroso, ivi trovando che l�impaziente signora ad Egli negasse, piccatella, le sue grazie procaci? Mai. Si strapp� di dosso il pastrano. Balz� dalla Littorina sul suolo innevato. I pugni sui fianchi, il petto in fuori, inspir�. Inspir� pi� che potette, parevano gli occhi sul punto di schizzargli dall�orbite. Emise poi un soffio, che dico, un soffio: un tornado, un turbine, un ciclone, una tromba d�aria, un tifone. Non si vide pi� nulla. Poi i fari della Littorina rischiarono la via verso Saluzzo, assolutamente nettata, lindissima, priva di qualsivoglia fiocco di neve.
�Macchinista, a me i comandi! Partiamo!� �S�, mio Duce!�
Giunsero in perfetto orario, anzi, con qualche minuto d�anticipo. Vide il giovine Vittorio, avanguardista, il Duce aiutar nella discesa la donna, i bambini, le vecchie. Poi, spar� nella tenebra.
Camerati, m�� preso un tal groppo alla gola che devo salutarvi! A noi!
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