LA MAGNETOTERAPIA NELLA
PRATICA VETERINARIA SUGLI EQUINI
Il corpo e l’energia magnetica
Qualsiasi essere vivente è composto da milioni di cellule, ciascuna con un polo positivo e uno negativo, unite le une alle altre da un campo di energia magnetica.
Tutti i tessuti organici, quindi anche quelli che costituiscono il corpo di qualsiasi essere vivente, sono caratterizzati da una perenne e costante vibrazione delle cellule e qualsiasi modificazione di tale movimento vibratorio conduce a uno stato di infermità.Lo stato di salute, infatti, è dato dal mantenimento dell’equilibrio di tutti gli elementi vibratili attraverso una sorta di neutralizzazione armonica.
Immaginiamo dunque il corpo, umano o animale, come una barra magnetizzata con i poli agli estremi e un punto medio neutro.
Se tracciamo una linea immaginaria che attraversa il corpo dalla testa fino al margine inferiore della colonna vertebrale, passando attraverso tutto il sistema neuroghiandolare (ipofisi, tiroide, paratiroide, ghiandole surrenali, testicoli o ovaie) possiamo evidenziare il punto neutro del corpo.
La parte destra rappresenterà il polo positivo e la sinistra il polo negativo.
Ora, se picchiamo con forza una barra magnetizzata contro una parete, quasi certamente il colpo altererà l’allineamento degli atomi e l’armonia strutturale degli elettroni, provocando la smagnetizzazione della barra.
Se poi ricollochiamo la barra all’interno di un corpo magnetico, otterremo come effetto un riallineamento di atomi e elettroni e, di conseguenza, avremo la nostra barra nuovamente magnetizzata.
Nello stesso modo, se collochiamo un corpo all’interno di un campo magnetico avente polarità, frequenza, onde e densità adeguata, otterremo l’effetto di riordinare e correggere le alterazioni strutturali degli atomi che sono alla base di patologie o infermità dei tessuti dei diversi organi.
Ognuna dei milioni di cellule che compongono i tessuti organici, infatti, può essere immaginata come un piccolo magnete, con due poli, un punto neutro e una vibrazione caratteristica.
Attraverso il ristabilimento della polarità di questi piccoli magneti potremo ristabilire la funzionalità dei tessuti da loro composti.
La magnetoterapia
Sulla base dei concetti sopra esposti, la magnetoterapia è andata via via affermandosi come terapia complementare alle più tradizionali terapie farmacologiche e strumentali nella cura di svariate patologie.
In particolare nell’uomo significativi risultati sono stati rilevati nella cura di:
e la terapia magnetica ha trovato applicazioni in dermatologia, geriatria, ginecologia, neurologia, odontologia, traumatologia e psichiatria, senza controindicazione alcuna, se non a fronte della presenza di pace-maker, di protesi ortopediche magnetizzabili o su pazienti affetti da micosi o tubercolosi.
Applicazioni sugli equini
Nella pratica veterinaria sul cavallo sportivo, l’utilizzo della magnetoterapia ha recentemente evidenziato significativi risultati, in particolare a complemento di terapie farmacologiche o chirurgiche tradizionali.
Gli effetti positivi della terapia magnetica sul cavallo sono da ascrivere fondamentalmente alle modificazioni che questa è in grado di provocare, in sede di trattamento, relativamente a:
In relazione a ciò, si può verosimilmente ritenere che la terapia in questione, che risulta non invasiva e priva di effetti collaterali indesiderati, possa rappresentare una valida terapia, spesso anche alternativa all’utilizzo di farmaci quali fenil-butazone o cortisonici, non di rado utilizzati soltanto per alleviare la sintomatologia e quindi a "copertura" anziché a "soluzione" del problema, in presenza di patologie quali:
Come tutte le terapie strumentali, anche la magnetoterapia, ovviamente, deve spesso essere associata a terapie farmacologiche e non può prescindere dalla formulazione di un’accurata diagnosi da parte del medico veterinario.
Sappiamo come spesso, nel cavallo sportivo, l’obiettivo sia quello di un rapido recupero finalizzato alla ripresa, in tempi accettabili, dell’attività agonistica.
Questo induce talvolta all’adozione di terapie a "copertura" della patologia, i cui risultati sono decisamente più rapidi e graditi ai proprietari.
L’ottenimento di risultati attraverso la terapia magnetica richiede forse, a volte, tempi più lunghi, rispetto a quanto si verifica con la somministrazione di farmaci con rapidi effetti sulla sintomatologia.
E’ tuttavia da chiedersi se l’etica della medicina veterinaria possa comportare la prevalenza dell’esigenza del proprietario di una rapida disponibilità del "mezzo" rispetto alla adozione di una soluzione risolutiva per il paziente che richieda tempi di recupero necessariamente più lunghi.
