Da: "Maryliz" <[email protected]>
Data: Ven Ago 20, 2004 5:18 pm
Oggetto: Le ultime avventure di Mary
E allora, come promesso, vi racconto le mie ultime avventure.
La storia è lunga (e non si è
ancora conclusa) e l’ho divisa in vari
capitoli. Eccoli :
Tutto comincia con un pacchetto
di "girl juice" (leggasi ormoni) che arrivando da Vanuatu ( isoletta
portofranco dell' Oceania), per un eccesso di scrupolo di qualche zelante impiegato postale, viene
bloccato alla dogana.
Il foglietto che trovo nella
buca delle lettere ha in calce, aggiunte a penna, le seguenti parole : "Per il ritiro presentare certificato
medico e fattura" . Mi danno 15 giorni di tempo, altrimenti il pacchetto
sarebbe stato confinato o rispedito al mittente.
"E ora ? " penso.
Ormai ho imparato a non farmi
troppo condizionare dagli eventi qualunque cosa mi accada e perciò, in pochi
secondi, acquisto freddezza e determinazione. Nonostante io non creda al
destino a volte mi pare che certe cose accadano perché DEVONO accadere. E' come
se fosse venuto il loro momento.
"Ok" , mi dico. Vuol dire che avranno questo certificato
medico.
Il problema è che io, da oltre vent'anni, non ho neanche
il cosiddetto medico di famiglia. Praticamente non ho quasi mai avuto bisogno
di cure e di medicinali. Di fatto il SSN con me ci ha guadagnato e ci continua a guadagnare.
Ma gli ormoni, gli esami, direte
voi ? Come hai fatto ?
Tutto da sola e,
ovviamente, pagando tutto. E siccome
tutto è stato sempre a posto, almeno un bel po’ di tempo ( ed a conti fatti,
quindi, anche di denaro) l’ho risparmiato.
Il problema ora è : come
scegliere l’endocrinologo ? Volevo trovarne uno non troppo vecchio, al massimo
della mia età, magari un po’ rampante (non dico senza scrupoli, ma almeno
pratico... :-): io non avevo bisogno di un luminare dell’endocrinologia, avevo bisogno di un certificato !
Insomma, dopo qualche ricerca
sulle pagine gialle, sul sito web dell'ordine dei medici e qualche telefonata
andata a vuoto, prenoto la visita per un giorno della settimana successiva.
Avrei preferito prima perché quel
giorno mancheranno 5 giorni dalla scadenza e potrei anche non arrivare in tempo
per ritirare il pacchetto. Comunque non dispero. Chi vivrà vedrà.
Nei giorni che mi separano dalla
visita sono letteralmente travolta dai miei impegni di lavoro.
Nonostante ciò, mi capita spesso
di pensare all’incontro con il medico.
Per me pensare ad un evento
futuro significa prefiguramelo. Simulo mentalmente le mie parole, le risposte
possibili, e quasi tutte le opzioni dialettiche che si possono presentare. A
volte lo faccio confabulando, mentre cammino per strada e me ne accorgo solo perché qualcuno, incrociandomi, mi fissa stupito.
Ma, nel frattempo, una cosa
strana accade.
Cristina, che ovviamente sapeva
tutto del pacchetto bloccato, mi confessa della sua intenzione di accompagnarmi
alla visita.
Dopo un primo momento di smarrimento,
io le dico " E perchè no? Sarebbe un fatto memorabile. Non credo che sia
mai accaduto ! Ma te la senti ? Per te
significa tante cose questo
accompagnarmi."
"Si. Me la sento."
dice lei, non so quanto convinta.
"Ok.
Divertentissimo..." le rispondo con entusiasmo.
“Però quando gli racconterò le
mie cose, non devi fare la faccina di sufficienza, come se tu fossi la mammina pronta a dire “ E che ci
vuole fare, dottore, il bambino qui è un sconsiderato, ha fatto indigestione di
cioccolatini agli estrogeni e gli sono cresciute le tette…”
“Sarò impassibile. Una statua di
ghiaccio “ dice lei ridendo.
Inciso -
Quali possono essere le
ragioni del suo volermi accompagnare ?Me ne vengono in mente tre.
1 - Il semplice desiderio di
farmi compagnia.
2 - Vedere il tipo che mi
mette le mani addosso per vivisezionarlo empaticamente come solo lei sa fare.
3 - Ascoltare quelle
recondite intenzioni che invece a lei
io potrei non aver mai rivelato.
fine dell'inciso
Il giorno della visita che era
fissata alle 16 del pomeriggio, dopo pranzo, io e Cri ci rotoliamo come sempre
sul nostro lettone.
“ E allora,” le dico, “ci vieni
?” aspettandomi già un qualche
ripensamento, anche perché non stava benissimo.
“ Mah.. non so. Magari lo metterei in imbarazzo. Potrebbe credere
che siamo venuti in coppia per chissà quale motivo . Insomma è strano…. non
credi? “ mi risponde.
“ Si. In effetti è un po’
strano. Però sarebbe stato troppo divertente” , confermo io, con un sentimento a metà strada tra la delusione e il sentimento “in fondo è
meglio così” .
“ Ok. Vado da sola. Non ti
preoccupare. Poi ti racconto tutto.” taglio corto io e, alzandomi, le dico “
Vado a prepararmi“
Inciso
Dopo questa sua marcia
indietro ho avuto l’impressione che la ragione
prevalente del suo volermi accompagnare possa esser stata la n. 3 . Il
veder che io ero tranquilla, addirittura contenta, deve averla tranquillizzata
completamente. Quindi la sua naturale
riservatezza deve avere preso il sopravvento su questa e sulle altre eventuali motivazioni.
Fine dell’inciso
Come alcune di voi sanno, io ho l'abitudine (anzi, la necessità) di far sparire giornalmente le
mie pubiche propaggini anteriori mediante
un sapiente "collage" di cerotto.
Però, per una visita medica che
avrebbe potuto interessare anche quelle parti lì, non mi sembrava il caso di perseverare nella pratica
dissimulatrice. Perciò spiccico tutto e, dopo essermi fatta una doccia, cambio la mia biancheria intima.
Ma, badate bene, non metto mica roba da uomo.
Indosso invece quella di tutti i
giorni, cioè un reggiseno in microfibra
a brassiere, che mi contiene il seno senza conformarlo troppo, e mutandine
semplici da donna, tipo sloggi, senza merlettini o fronzoli vari. Per il resto
sono con il mio usuale abbigliamento :
camicia, maglietta, jeans , mocassini
da donna, capelli tirati con il codino. Da non molto ho aggiunto lo zainetto
femminile con il quale porto con me l’enorme quantità di roba utile alla mia
sopravvivenza da T-ingegnere (borsellino, telefonino, calcolatrice, fotocamera
digitale, palmare, vari cavetti
USB, Labello Rosè, mollettone x capelli, fazzolettini di carta,
salvaslip di ricambio, pettine, penna, limetta per le unghie, aaaaaaargh…Ma
come facevo prima ? …..J)
Lo studio del medico è in
vecchio stabile molto vicino a casa ed al mio ufficio (l’ho scelto anche per
questo) . Mi accoglie una ragazza/segretaria piuttosto annoiata. Dopo pochi
minuti di attesa, entro.
La scrivania è piccola, posta al
centro della stanza, proprio di fronte alla porta d’ingresso. Il medico è
seduto in modo impettito con un
atteggiamento rigido. Troppo rigido. In genere le persone troppo rigide mi
danno fastidio. La rigidità fisica denota quasi sempre una certa rigidità mentale.
La luce viene dalle sue spalle,
schermata da una tenda in stile ottocentesco. E’ un uomo giovanile, non grasso,
con una ampia alopecia. Gli stringo la
mano e mi siedo.
Lui si limita ad un sorrisetto di circostanza e grugnisce qualche convenevole.
Io, senza tanti giri di parole,
mi siedo e comincio.
“ Dottore, io sono qui perché
da più di tre anni ho iniziato un percorso di transizione sessuale
assumendo estrogeni, estroprogestinici e anche, ma a fasi alterne, antiandrogeni.
Ho avuto ovviamente delle
trasformazioni fisiche, ma praticamente nessun disturbo di salute.
Io sto e mi sento benissimo.
Credo comunque che sia opportuno che io prosegua sotto controllo medico
specialistico. Non ho il problema stringente
della prescrizione medica perché i farmaci me li posso procurare su
Internet senza tante complicazioni. Tra l’altro non avrei neanche il medico di
famiglia e quindi effettivamente non godo di nessuna assistenza sanitaria“
“Ma è operat* ?” dice. ( Metto l’asterisco perché
sinceramente non ho sentito come ha declinato il genere )
Devo aver fatta una faccia
stupitissima mentre gli dicevo “Nooo….”.
Lui è impassibile. Né
incuriosito, né sconvolto. Proprio impassibile. Direi forzatamente impassibile.
Io continuo : “Sono un
ingegnere, dirigo una piccola società d’ingegneria, sono un manager, ho
dipendenti. La mia transizione avviene “in parallelo” e non “ in serie” alla
mia vita. Non sono una persona che si è fatta completamente travolgere da
questi bisogni. Diciamo che li
gestisco. Tra l’altro mia moglie sa tutto . Si figuri che voleva venire anche
lei , ora. Ma sta un po’ male e ….”
“ Ma avete figli ? chiede.
“ No.” laconicamente rispondo io.
“ Ma allora non è da molto che
lei ha “scoperto” questo suo bisogno “ chiede lui, investigativo, rompendo il
mio quasi monologo.
“No. Non è così. C’è sempre stato. Sempre. Fin dall’infanzia. Ma
io sono una persona NON semplice, e tutto per anni, decenni è stato come un
fiume carsico, che continuava a scorrere nel sottosuolo della mia vita,
sommerso dalla carriera, dal lavoro, da tutto. Poi, tre anni e mezzo fa, ho
iniziato questo mio viaggio..
“ Ma perché lo fa ?” chiede, forse aspettandosi qualche risposta
canonica del tipo “ Perché mi sento donna dentro , ecc. ecc.….bla bla bla”
Io, invece, coerentemente con la
mia filosofia, rispondo con una mia verità molto più pratica e meno teorica.
“ Perché così sto meglio. Perché
questi cambiamenti mi rendono migliore, mi fanno stare bene. Ero una larva, mi
sentivo uno schifo - o almeno mi percepivo così – prima di iniziare.
Comincia a farmi domande per
compilare una cartella clinica, chiedendomi varie informazioni anagrafiche,
sulle malattie che ho avuto, e sulla terapia che finora ho seguito. Quando
finisce di scrivere mi dice di spogliarmi.
Io ero ovviamente preparata. Mi
levo la camicia e la maglietta. Mi stendo sul lettino. Tiro su, senza levarlo,
il reggiseno. Le tette vengono fuori. Non so che faccia fa. Mi sarebbe piaciuto
avere Cristina al mio fianco per poter usare
il suo eccezionale emotion-detector
per registrare tutto.
“ Queste le sono venute con le
terapie ?” mi chiede, indicando e toccando il mio seno come si fa quando si
cercano noduli tumorali. Penso che la
domanda sia abbastanza cretina, forse denotante un certo imbarazzo.
Rispondo : “ Certo. E non solo.
Mi sono ricresciuti un bel po’ i capelli ad esempio. A proposito, ho
dimenticato di dirle che prendo anche finasteride., “e, senza tanta delicatezza
anche per punirlo della domanda cretina, continuo indicandogli il capo “Più o
meno, prima della cura, ero come lei…”
Mentre mi preme il ventre in
corrispondenza del fegato e di altri posti per lui visceralmente significativi
l’indiscreto dottore mi chiede : “E i testicoli ? Si sono atrofizzati ? “
“ Insomma… forse un po’.
Comunque ho ancora una buona capacità erettiva” , rispondo io, senza esagerare
in vanterie come farebbe un maschiaccio qualsiasi. Lui, evidentemente non
fidandosi, mette i guanti, mi fa slacciare i pantaloni, e mi palpeggia i testicoli
per qualche secondo.
“Si può rivestire” mi dice,
sfilandosi i guanti di lattice.
“ Lei sembra che stia bene. Il
fegato non è ingrossato e tutto sembra a posto” dice il dottore sedendosi e
trascrivendo l’esito della visita nella cartella clinica.
“ Si. Anche perché faccio una
vita abbastanza salutare : non fumo, la mia dieta è leggera con pochi grassi e
molti vegetali, faccio moto ogni mattina… ” gli spiego.
“ Ma prima di farle delle
prescrizioni è opportuno che facciamo degli esami . Capisce bene…” continua
lui, usando un tono quasi giustificativo, visto che io comunque stavo bene e
che comunque gli ormoni già li prendevo.
“ Capisco benissimo, dottore.
Del resto è da un pezzo che non faccio
controlli” dico io con tono accondiscendente visto che me lo aspettavo ."
Mi prescrive gli esami del
sangue e i dosaggi ormonali. Qualche altra battuta, poi prendo la ricetta e lo
saluto.
All’uscita la segretaria mi
chiede, dopo essersi consultata con lui
attraverso un telefono cordless, la cifra di 80 Euro. Non è poco ma sgancio
senza batter ciglio. Chiedo però in cambio quella ricevuta che la signorina
sarebbe stata prontissima a NON farmi.
Per fare gli esami passano altri
sette giorni e, dopo il ritiro prenoto di nuovo l'altra visita con l’endo.
Ancora altri cinque giorni. Sarei stata fregata se nel frattempo, senza che me
l’aspettassi, non mi fosse arrivata una nuova richiesta di ritiro del pacchetto
postale. Mi avevano dato altri quindici giorni di tempo. “Che strano “ mi
chiedo, “devo andare a vedere”
E così faccio. Senza certificato
medico ma con una lista dei farmaci con i prezzi d’acquisto ( a dire il vero
ero pronta a tutto e ne avevo due : una
con i prezzi giusti e una con i prezzi dimezzati, perché immaginavo che la
tariffa doganale fosse proporzionale al valore) vado all’ufficio postale doganale che detiene il mio pacchetto.
Avevo tentato di telefonare prima di recarmici ma un centralinista
rincoglionito mi aveva spiegato che non poteva passarmi nessuno: quell’ufficio
non aveva telefono !!!
Quando arriva sembrava che mi
stessero aspettando.
“Ah… è lei. Si. Il pacchetto di
medicinali. Se lui vuole darglielo… “ dice un impiegato rivolgendosi al suo
collega che sostituisce il capoufficio in ferie. “ Si tratta di quel pacchetto
che xx ( e dice il nome del capoufficio
che non ricordo) ha bloccato “ .
I due in verità desideravano
fortissimamente darmelo. Qualunque cosa
diversa dal darmelo avrebbe comportato per loro più lavoro e complicazioni :
moduli da compilare, verbali di mancato ritiro, confinamento, rispedizione, e
chissà quali altre terribili e faticosissime attività.
Notavo divertita quanto il primo
impiegato ce l’avesse con il suo capoufficio in ferie che, troppo zelante,
aveva complicato una cosa semplicissima : prendere un pacchetto e consegnarlo
al destinatario.
Il sostituto capoufficio mi fa
domande sulla natura dei farmaci (e io, tranquilla, “ormoni, estrogeni”
rispondo) e arriva a dirmi : “ Ma ha una tessera sanitaria, qualcos’altro ?”
-Inciso
Chissà se la tessera di
Crisalide avrebbe funzionato ?
In fondo, vista la Presidenza,
è quasi come se fosse emessa dalle Poste J
fine dell’inciso-
Io che non sono stupida, e ho
capito i miei polli, ne approfitto per
tirar fuori dalla borsa la distinta dei farmaci (quella scontata). Lui è
contento nel poter far riscontro con il contenuto del pacchetto e non si pone domande
sulla veridicità della stampa di una e-mail. Ha riconosciuto in essa una delle
sue ragioni d’esistere: farmi pagare.
Capisco comunque che ne se la
sente di contraddire l’impiegato che lui sostituisce e non insisto.
Dico che nel giro di qualche giorno
porterò un certificato e che quindi non volevo costringerli a forzature.
L’importante era per me che non rispedissero indietro il pacchetto.
L’impiegato quasi si scusa, si
sente in colpa. Mi chiede, mentre lo saluto : “ Mi dispiace. Spero che non le
abbiamo creato dei problemi. “
“Non si preoccupi. Ho delle
scorte. La ringrazio comunque
tantissimo” dico, facendo la gentilissima.
Tornando dall’endocrinologo sono
contenta. Ho già controllato gli esami e so già che tutto è a posto.
Anche il testosterone rientra
nel range femminile. Quando gli porgo le buste degli esami, le apre, legge
alcuni dati, li scrive sulla cartella clinica e poi dice:
“ Gli esami vanno bene. I valori
ormonali sono coerenti con i farmaci che assume” e poi continua
“Per quanto riguarda la
prescrizione, deve capirmi , io devo tutelarmi. Perciò per procedere avrei bisogno di una visita
psichiatrica che attesti che le medicine che lei assume contribuiscono al suo
benessere psichico come, del resto, ho potuto constatare”.
E continua : “ Se ha bisogno
urgente dei farmaci potrei prescriverli a sua moglie, se vuole. “
Ammetto che non me l’aspettavo.
Ma siccome sono una grande
incassatrice rispondo :
“ Ma vede io non ho bisogno di
una prescrizione ma di un semplice certificato che attesti che io assumo i
seguenti farmaci….” e, nel dire questo, esco fuori la lettera delle poste e
l’e-mail con l’elenco dei farmaci.
“ E si, ho capito” fa lui. “ Ma lei con questo
certificato potrebbe andare in farmacia e farsi dare i medicinali. Al massimo
le posso scrivere che lei fa uso di Spironolattone che non è un preparato
ormonale con prescrizione obbligatoria. “ afferma abbastanza categorico.
Capisco l’antifona.
“ Ok. Dottore. Capisco che io
debba dimostrare di non essere fuori di testa….” Dico io, senza tono polemico, ma dicendolo lo stesso.
Lui accusa il colpo.
“Non è questo. E’ solo che
ognuno deve avere le sue carte a posto. A me di quello che prende lei non me ne
frega niente… “ si lascia scappare e poi, rendendosi conto di aver messo a nudo
il suo opportunistico criterio guida, aggiusta il tiro “ …nel senso che ognuno
può fare quel che vuole e che io posso continuare a seguirla per controlli periodici. Ma se io devo scrivere … e il suo
non è mica il primo caso. Ho già parlato di lei ad un collega psichiatra che, in questi casi, mi supporta fornendomi
queste certificazioni”
“Va bene. In fondo la cosa mi
intriga parecchio. Lo farò proprio volentieri. Per il certificato veda lei cosa
può scrivere” rispondo accondiscendente e speranzosa mentre trascrivo il numero
di cellulare di questo psichiatra che - questo ho capito - dovrà certificare la
mia attuale felicità.
Lui si mette a scrivere sulla
sua carta intestata.
“ Ho scritto che lei assume
farmaci contenenti estrogeni, senza specificare quali, e Spironolattone
compresse 100 mg.”, mi dice porgendomi il certificato.
“Speriamo che sia sufficiente”
rispondo perplessa, comunque ringraziandolo.
Uscendo nell’atrio mi rivolgo
alla signorina “sonosemprestancaeannoiata dicendo “ Devo qualcosa ? “
Lei prende il cordless e parla
con lui.
“ 60 Euro per il certificato”, mi dice con voce
spenta.
La strangolerei volentieri. Anzi
no, lei non c’entra.
Strangolerei lui.
Mi dico :" Io dallo
psichiatra andrò ma il problema del pacchetto deve esser risolto prima" . La conoscenza
propedeutica degli impiegati è stata
importante e, quando mi reco all’ufficio postale doganale, ne raccolgo i
frutti. Ai due tipi accaldati e scocciati sarebbe bastato un
pezzo di carta qualunque per darmi il pacchetto (e farmi pagare).
Insomma senza praticamente
intoppi ho ottenuto la mia scorta di “girl juice” per almeno altri quattro
mesi.
Contattare lo psichiatra ad agosto
è stato complicato.Dopo continui messaggi d'inrintracciabilità e cellulare che
suonava a vuoto per giorni, riesco a fissare un appuntamento.
Lo studio di questo psichiatra è
nello stesso isolato del mio ufficio, a un minuto di marciapiede. Ci passo davanti
ogni giorno venendo a piedi da casa.
In realtà non è il suo studio ma
è quello di altri medici con altre specializzazioni. Probabilmente lui lavora
in ospedale o in clinica e poi
arrotonda con queste perizie.
Sono puntualissima e
normalissima come sempre : jeans, camicia azzurra semiaperta da cui si
intravede il mio reggiseno senza fronzoli, infradito in pelle non
inconfondibilmente femminili. Non sono
per niente nervosa.
Come immaginavo mi apre lui (
anche se l’ho capito dopo). Quando mi vede è molto, molto, stupito. Non so chi e cosa s’aspettasse o
non s'aspettasse. Poi capisce o finge di capire o ricordarsi dell’appuntamento
e mi fa accomodare in sala d’aspetto.
Dopo qualche minuto sento che
accompagna una donna alla porta e mi
chiama per accomodarmi.
Capisco quindi che era lui il
dottore, appena mi segue nella stanza
che mi indica. E’ un tipo sulla quarantina, mio coetaneo grosso modo, non alto,
non basso, con barba e baffi, vestito sportivamente.
Sedendosi mi dice, in modo
colloquiale, forse per mettermi a mio
agio, e con un ampio sorriso:
“ E allora…. che abbiamo ?”
Io non ho quasi mai bisogno di farmi metter a mio agio. A volte mi
stupisco anche di me stessa e del mio controllo emotivo.
Con una calma serafica e una capacità dialettica fluida e convincente
gli riverso in poche frasi la mia
filosofia di transizione di genere : gradualità, controllo delle mie percezioni,
importanza del viaggio piuttosto che della meta.
Ero convinta che qualunque sua
domanda sarebbe stata per me una
banalità. Mi ero già data mille volte quelle risposte. Le avevo elaborate e
SCRITTE ed erano ormai incise a fuoco
nella mia mente. Mi bastava solo
fargliele apparire chiare, lampanti.
Mi chiede, ritualmente “ Qual è la ragione di questa sua scelta ?”
Rispondo :
“ Non posso trovare una ragione.
Io parlerei più di istinto, di bisogno, di natura. Se cerco la ragione non la
trovo. Io ho cominciato il mio percorso d’istinto quando evidentemente certi
equilibri della mia vita si erano consolidati. Era il momento. A ciò ha
contribuito anche internet, la visione estesa del fenomeno, l’allargamento
d’orizzonte. Guardando il mondo da un buco della serratura non si va lontano.
Più che di una ragione per
farlo, ho raggiunto la consapevolezza che NON C’È RAGIONE PER NON FARLO. L’uso
che faccio della ragione riguarda invece il mio procedere graduale. L’evitare
che tutto venga travolto. Io cambio e tutto cambia nel frattempo. Ho imparato
anche a “percepire le mie stesse
percezioni” e quando capisco che ho qualche sentimento esagerato, fuori misura,
riesco ad estraniarmi e, guardandolo, “lo prendo e lo poso” – (dico proprio
così) -”
E continuo:
“ Credo di avere la fortuna di
trovarmi in una condizione di solidità
economica - con una attività in crescita e un certo successo - e
soprattutto godo di una eccezionale solidità affettiva. Io sono
eterosessuale (come lei sa l’identità di genere non c’entra niente con
l’orientamento sessuale: maschi virilissimi possono essere omosessuali
dichiarati) e mia moglie sa tutto della mia condizione e, sebbene anche lei
abbia i suoi percorsi d’accettazione , siamo in sintonia assoluta. Stiamo
insieme da oltre vent’anni.........siamo una cosa sola.“ concludo dopo qualche istante di silenzio, e la voce mi
trema un pochino per l’emozione.
“Avete figli ?” chiede
d’obbligo. lui.
“No. Non ne abbiamo. Non ne
abbiamo voluti…..più lei che io, a dire il vero “gli rispondo.
E lui, interrompendomi, cercando
di anticiparmi e, perciò, sbagliando “ Certo, capisco, in previsione….”
“No. Non c’entra niente. Non ne
ha voluti perché non si è mai sentita adatta,
ne psichicamente ne fisicamente, al ruolo di madre. Forse sarei stata
più madre io di lei…” concludo.
Mi chiede : “ Ma non ha mai dei
momenti down?”
Gli rispondo in un modo che deve
averlo stupito o impressionato non poco.
“ Non tanti, direi di no. Ho
solo una amplificata capacità di piangere. Una specie di carica emotiva
aggiunta che considero una ricchezza. Ed in genere è collegata al richiamo di
ricordi più che a stati di generica tristezza” gli dico, mentre sento che gli
occhi si cominciano ad inumidire.
“ Ma non c’è niente di male nel
piangere…” dice lo psichiatra, forse come avrebbe detto a un uomo che si
sarebbe vergognato di questa debolezza.
Io, quasi ignorando le sue
parole, continuo raccontando.
“ Ieri , ad esempio, al cinema all’aperto, ho alzato gli
occhi e, guardando il cielo stellato, ho provato una emozione
fortissima. E’ stato come un salto nel passato quando bambino mi stendevo sul
prato in campagna e cercavo di perdere ogni prospettiva terrena, immergendomi
nell’universo, con le stelle. Ed ho
pianto, ho pianto un bel po’” gli
racconto senza vergogna, mentre le lacrime inopportunamente vengono giù
di nuovo.
La chiacchierata continua sulle
prospettive. “ Ma come vede il suo futuro ? Ha una immagine di se in proiezione
? “ mi chiede, con un sorrisettto ( mi è sembrato che volesse gli confessassi
pruriginose fantasie, ma forse mi sbaglio….)
E io rispondo così.
“ No, dottore. Non c’è nessun
ideale tipo Valeria Marini o simile nella visione futura di me. Vede, io amo le
filosofie orientali e sono convinta che non è programmando con una meta
prestabilita il mio futuro potrei ottenere più facilmente la felicità. Io imparato a vivere il mio
presente ed un futuro molto prossimo. Quello che c’è oltre l’orizzonte io non
lo so. Io sto viaggiando: mutano i paesaggi, cambiano le condizioni al contorno
e, più avanti, ci sarà un nuovo orizzonte. Chissà…. forse anche la chirurgia…
chi può dirlo....". E poi proseguo:
“Io ho messo questo aspetto
cruciale della mia vita “in parallelo” e non “in serie”. Alcune persone,
probabilmente più deboli di me o semplicemente diverse da me , DEVONO anteporre
questo percorso di trasformazione credendo
che esso possa essere risolutivo per il resto dei loro problemi vitali.
Spesso tutto ciò costituisce un errore fatale. Alcune finiscono anche per
strada “
Conferma con il capo, in
silenzio, mi pare sia stupito da questa saggezza. E io l’incalzo:
“Io, se e quando lo dirò, lo
farò da una posizione di forza”
E lui togliendomi le parole di
bocca “ Ho deciso di fare questa cosa.
Che ti cambia a te ? - queste grosso
modo saranno le sue parole, vero ?”
“Esatto. Me lo potrò permettere.
Io sono una persona che è apprezzata e conosciuta per quello che fa e conosce,
e i miei cambiamenti omeopatici, graduali, non dirompenti istruiscono, fanno
intuire, preparano. Dicono senza dire. Nonostante questo molta gente continua
ad appoggiarsi a me e si nutre dei miei consigli, non solo per problemi tecnici
o relativi alla mia professione. Chi lavora con me mi stima e segue con rispetto quello che dico.”
“ Ma allora lei ha carisma “ mi
chiede, credo ormai convinto di una qualche mia particolarità.
“ Si, se vuole, possiamo dire
che ho un certo carisma” ammetto io senza falsa modestia.
Sono trascorsi neanche 40 minuti
e la visita-chiacchierata è praticamente finita : forse ho battuto qualche
record.
Mi dice che avrebbe scritto
entro qualche giorno una relazione per l’endocrinologo . Prende qualche
appunto, mi chiede i miei dati anagrafici e, nello scrivere il mio nome allunga
la O di Mario un po’ troppo. Mi dice sorridendo, forse per farmi contenta,
mentre corregge l’errore, : “ Eh, senza
volerlo ho scritto Maria !“
Sorrido. “ Non si preoccupi. Non
è importante. Si figuri che anche mia moglie mi chiama al femminile…”
Mi congedo da lui, affabilmente,
non prima di avergli dato 100 Euro (!)
Esco fuori dal palazzo. Non c’è il solito caldo asfissiante, questo
13 agosto 2004, venerdì.
Sono contenta.
Sono trascorsi oltre 15 giorni
dalla mia visita con lo psichiatra. Gli telefono per sapere se per caso non
avesse perso il mio numero di telefono. No. Non l'aveva perso. Ma era stato
impegnato , bla, bla, bla...
Mi fissa un appuntamento. Mi da
un indirizzo che è diverso dal primo. Ma non mi dice che posto è : Corso
Italia, 234 primo piano a destra. Una rapida ricerca su internet e scopro che
il posto è l'ASL - "Servizi di salute mentale". Come avevo immaginato
il caro psichiatra è un impiegato pubblico che.... arrotonda. E vabbè...
Aspetto pochi minuit. Arriva e
mi fa entrare nel suo ufficio, mentre un nugolo ( vabbè.. nugolo...esagero
saranno state 2 o 3 ) di segretarie, assistenti, cercano di fargli firmare roba
che lui si rifiuta di firmare.
Dopo qualche convenevole prende
un foglio di carta pergamena ( manco fosse da incorniciare come una laurea !!!
) e me lo porge. Io non lo leggo, lo piego, e mi alzo. Lui mi fa gli auguri. Io
lo ringrazio e lo saluto.
Tornata in macchina leggo la
breve relazione che, levando nome cognome ed indirizzo, riporto qui.
----------------------------
..... già dall'età scolare aveva
evidenziato, seppur non dichiarandolo a nessuno, il bisogno di
"sentirsi" più vicino al sesso femminile, allo spirito ed ai modi che
caratterizza tutta la sfera della femminilità, rispetto al sesso maschile.
Aspetto psichico questo coniugato anche ad una forma immaginaria, con fantasie
astrattive, legata a modus specifici di genere. Tale anelito è maturato in
lunghi anni di riflessione e di consapevolezza ben strutturata, senza tuttavia
compromettere sia il funzionamento sociale, sia le relazioni lavorative tra
l'altro portate avanti con successo.
Questa tendenza psichica non è
stata comunque accompagnata da alterazioni del comportamento ( travestitismo,
voyeurismo, feticismo o altro). La consapevolezza del proprio stato emotivo è
stata sempre vissuta nell'intimità e con una dignità rispettabile.
In atto egli è in procinto di
realizzare, dando seguito alle proprie aspettative, una lenta e progressiva
metamorfosi corporea per il raggiungimento del personale ed intimo equilibrio
psicologico. In questo senso, proprio per l'ottenimento di tale obiettivo,
lecito dal punto di vista personale, potrebbe beneficiare di cure ormonali ed
estetiche adeguate e finalizzate al raggiungimento del suo obiettivo. Le cure
ormonali tuttavia dovrebbe esser compatibili con i parametri di non nocumento
del normale pattern fisiologico corrente.
DIAGNOSI
Disturbo dell'Identità di
genere (DSM IV F 64.0)
--------------------------------
Ecco fatto.
Adesso sono anch'io
UFFICIALMENTE transessuale.
Dopo aver ottenuto la mia
diagnosi di "disforica" dovevo tornare dall'endo per avere un
certificato, una prescrizione, insomma la definitiva possibilità di ottenere i
farmaci senza sotterfugi e acquisti oltreoceano.
Mi accoglie con un " Buona
sera ingegnere" che è infinitamente peggio del " Sa che lei è una
bella signora " dell'endo di Carla. Ma non posso certo dargli torto :-(
Io gli dico che ho già la
perizia che lui riteneva necessaria e lui mi conferma di saperlo perchè aveva
già parlato con lo psichiatra. Senonchè, dopo essersi letta la mezza paginetta
che descriveva la mia condizione "psicologica " più che
"patologica" mi dice:
" Allora, Ingegnere , io mi
sono informato preso l'Ordine dei medici e mi hanno confermato che la
prescrizione dei farmaci non è possibile proprio per "farmacopea".
Cioè mi hanno detto che nonostante la perizia psichiatrica, nonostante io
stesso riconosca che a lei questi farmaci le danno giovamento, non posso
prescriverglieli per legge. "
Io lo guardo, non credo alle mie
orecchie e ribatto:
" Scusi la questione è,
casomai, se i farmaci possano o non possano esser forniti gratuitamente dal
Servizio Sanitario Nazionale"
" No. Questo è ininfluente.
Guardi mi sono informato con l'Ordine dei Medici, con la facoltà di
Endocrinologia, con lo stesso psichiatra che l'ha consultata e tutti m'hanno
confermato che non fanno prescrizioni." continua imperterrito.
A me viene quasi da ridere, anzi
rido proprio, e gli dico:
"Ma scusi, ma se fosse così
, tutte le persone transessauli d'italia vivrebbero e si curerrebbero nella
clandestinità, e tutti comprerebbero
farmaci di scapocchio, per non dire delle operazioni chirurgiche di
riassegnazione del sesso. Come potrebbero ottenerle mai ?"
E sentite che mi risponde (
dimostrando una ignoranza del fenomeno ASSOLUTA) :
" Ma no ! Quelle sono operazioni di correzione dell'ermafroditismo, di gente nata con i genitali incerti."
Io dimostro di essere una
persona gentile. Credo un'altra l'avrebbe picchiato e mandato a quel paese.
Come si può dire una frase del
genere ? Vuol dire che non conosce in nulla il fenomeno transessaule, non sa
niente e non capisce niente !
" Dottore, le posso dire
che esistono protocolli e procedure e procedure ben precise. Che vengono
adottati da anni in vari centri del Nord, a Roma, a Bologna, a Milano, a
Genova, Che in vari ospedali , a Napoli, a Trieste, a Roma, a Bologna, a
Genova, vengono eseguiti regolarmente e con lista d'attesa anche lunghissime,
regolari interventi di riattibuzione chirurgica del sesso, a carico del SSN.
Insomma una realtà assolutamente opposta a quella che le mi racconta"
" Ma guardi, io non lo so,
sincermente o qui siamo in una situazione di assoluta arretratezza, o non so
che direl. A me risulta qullo che le ho detto: Cioè ioo a prescrivere questi farmaci
avrei rischi "legali". Se le vien un tumore alla mammella la colpa
potrebbe esser mia, insomma."
Non gli dimostro quanto mi
sembri idiota, ma gli dico:
"Dottore, guardi, io
capisco che qui al sud vari retaggi culturali rendono praticamente sconosciuto
il fenomeno, ma la cosa per me è troppo difficile da accettare. Tra l'altro io
conduco uno dei gruppi di discussione più noti nella rete in Italia ( e mi sono
allargata.. e vabbè..) e quindi conosco personalmente numerose persone che si
occupano di questi problemi all'interno di specifiche organizzazioni e conosco
persone, ragazzi, giovani, meno giovani che hanno felicemnete transizionato e
non sono per niente nati ermafroditi.... erano ragazzi che sono diventate
ragazze e ragazze che sono diventati ragazzi."
E conitinuo, vedendo che ha un
PC sul tavolo :
"Se ha una connessione
internet le faccio vedere...."
Lui glissa, io capisco che non
vuole approfondire, ma non demordo.
" Allora Dottore, io ho due
altermnative : la prima è cambiare endocrinologo finchè ne trovo uno meno
"scrupoloso", la seconda è continuare a procurarmi gli ormoni come ho
sempre fatto e ogni tanto fare una visita di controllo, anche con lei."
" Oppure scusi lei potrebbe
fare prescrivere i farmaci a sua moglie, visto che è d'accordo" dice lui,
forse dubitando della cosa.
" Guardi io potrei, ma la
cosa per me ( che sono una persona radicale e libertaria, gli dico) sarebbe
come avallare con un'altra illegalità una forma di proibizionismo che, se fosse
vera come lei dipinge, mi spingerebbe a bruciare il certificato di cittadinanza
e all'espatrio immediato. Comunque se vuole la prossima volta gliela porto ,
mia moglie...."
E continuo e concludo, per non perdere altro tempo.
"Allora.... A prescindere
da come io mi procurerò i farmaci nel seguito, qualunque decisione lei vorrà
prendere o rivedere, a questo punto sento la necessità di informarla di più, in
modo che lei possa riportare, se lo vorrà, a chi lo ha informato che esiste una
realtà scientifica e medica assolutamente diversa, almeno al nord, rispetto a
quella che lei mi ha descritto. Perciò tra qualche giorno le farò avere una
documentazione con la qual lei potrà quantomeno rendersi conto di tutto ciò."
Lui ringrazia, dice che gli
interessa, e ci salutiamo.
Uscendo ,con la signorina-
stavolta meno assonnata del solito - fisso un nuovo appuntamento per la
settimana dopo.
Cose da pazzi.
Maryliz
Da:
"presidenza" <[email protected]>
Data: Lun Set 13, 2004 11:59 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Le ultime avventure
di Mary : 6a parte
La sai
una cosa Mary... ? Da un punto di vista strettamente legale lui avrebbe anche
ragione.
Uso il
condizionale perchè per fortuna esiste una sentenza della Cassazione (ma non
dirmi quale è perchè non ricordo) che interpreta le "cure
medico-chirurgiche" della 164 come chirurgiche e basta.. liberando quindi
la possibiilita di prescrive ormoni prima della sentenza del tribunale.
C'è
anche da dire che se è vero che i dottori possono non prescrivere farmaci NON
previsti per le patologie non approvate dal prontuario farmaceutico (e noi non
ci siamo proprio), è altrettanto vero che possono invece farlo (ma non a carico
del SSN) qualora tali cure siano descritte in studi scientifici e presenti in
protocolli di cura.
Per cui
se teoricamente il tuo endo poteva avere ragione... in realtà ha torto!!!
A tua
disposizione per l'intervento di Crisalide presso endocrinologo e ordine degli
endo siciliani e rincoglioniti (non perchè siciliani ovviamente)
Mirella
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Mar Set 14, 2004 10:15 am
Oggetto: Re: [disforia di genere] Le ultime avventure
di Mary : 6a parte
----- Original Message -----
From: presidenza
La sai
una cosa Mary... ? Da un punto di vista strettamente legale lui avrebbe anche
ragione.
Il tipo ha due specializzazioni.
Oltre che in endocrinologia è specializzato in Medicina legale e delle
assicurazioni. Di questa cosa si è fatto schermo. E' arrivato a dirmi : "
Può darsi che io sia un po' inquadrato dalla mia specializzazione legale , ma..."
Uso il
condizionale perchè per fortuna esiste una sentenza della Cassazione (ma non
dirmi quale è perchè non ricordo) che interpreta le "cure
medico-chirurgiche" della 164 come chirurgiche e basta.. liberando quindi
la possibiilita di prescrive ormoni prima della sentenza del tribunale.
Lui non conosceva neanche l'esistenza della L. 164. Mi è sembrato
che non ne avesse la minima cognizione e, quando gli ho spiegato l'iter legale
per ottenere "l'operazione" ha manifestato una palese ignoranza.
Comunque questa sentenza sarebbe utile da
ritrovare.
C'è
anche da dire che se è vero che i dottori possono non prescrivere farmaci NON
previsti per le patologie non approvate dal prontuario farmaceutico (e noi non
ci siamo proprio), è altrettanto vero che possono invece farlo (ma non a carico
del SSN) qualora tali cure siano descritte in studi scientifici e presenti in
protocolli di cura.
E questo dov'è scritto ? Se non
c'è scritto da nessuna parte ( qualche
norma deontologica, qualche circolare del ministero, meglio qualche legge)
trovare un medico capace di intendere e di volere prendersi qualche responsabilità, in una paese dalla giustizia
disastrata come l'Italia, sarà sempre una impresa difficilissima.
Per cui
se teoricamente il tuo endo poteva avere ragione... in realtà ha torto!!!
Il problema è dimostrarglielo.
Con le carte. E questo, che bazzica i tribunali, credo che accetti solo le
carte scritte dotate di una qualche ufficialità pubblica.
A tua disposizione
per l'intervento di Crisalide presso endocrinologo e ordine degli endo
siciliani e rincoglioniti (non perchè siciliani ovviamente)
E allora al lavoro. Io stamperò
dalla rete tutto lo stampabile per illustrargli cure e protocoli esistenti ( anche se a riportargli i rigidissimi protocolli ONIG veramente
temo di fare più danno che bene....).
Se la sua non è stata una
strategia per liquidare un paziente in fondo "scomodo" ( cosa
mooooolto probabile) e non m'ha mentito, cioè
si è informato veramente, avremo una possibilità di diffondere qualche informazione utile. Se no almeno
uno, lui, ne saprà di più.
Credo che sto scoprendo meglio
perchè dalle mie parti esiste un "turismo della transessualità" per
trovare cure e risposte al disagio solo
a centinaia o migliaia di Km di distanza.
Maryliz
Da: "Mia"
<[email protected]>
Data: Mar Set 14, 2004 9:32 am
Oggetto: R: [disforia di genere] Le ultime avventure
di Mary : 6a parte
Hei
Mirella,
se fai
il giro "largo" e passi per nordest, avrei anch'io qualche
segnalazione sulla piazza di Padova... :-)
Scherzi
a parte, il mio caso non è così eclatante come quello di Mary, però ho anch'io
avuto la sensazione che il mio illustre prof non sapesse assolutamente nulla
della nostra realtà. Da ciò mi viene una considerazione: che sarebbe opportuno che
un endocrinologo, interpellato in merito a questioni così lontane da quelle
delle quali abitualmente si occupa (il mio aveva lo studio pieno zeppo di
coppiette tristi, il che mi ha indotto a pensare che fosse specializzato in
questioni legate alla fertilità etc.) potesse avere almeno la decenza di
dichiararsi impreparato - oppure non disposto - ad affrontare la questione nel
modo corretto.
Forse
sto dicendo delle cazzate (non so nulla di codeste realtà e delle logiche
organizzative che ci stanno dietro) ma sarebbe bello se in merito a questi temi
potesse girare tra gli specialisti una sorta di "nota informativa"
che avesse come obiettivo quello di ottenere, se non altro, una "presa di
coscienza"... è utopistico, vero ? Lo so, lo sospettavo... :-)
vabbè,
vado a lavorare che è meglio
baci !
Mia
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Mar Set 14, 2004 4:28 pm
Oggetto: Ogg: Le ultime avventure di Mary : 6a parte
--- In
[email protected], "Mara Lei" <maraseiforte@h...> ha
scritto:
> Una domanda stupida stupida, ma queste visite le paghi pure? E se
> si,
quanto ti costano? :-)
>
> Un
bacio.
>>
Mara
>>
P.S. Hai provato ad andare all'AIED?
>
Tranne quest'ultima , certo che
le pago : 80 E la prima visita + 60 E
per un certificato che sarebbe
stato inutile senza la mia "intraprendenza".
A parte il fatto che a Catania la
sede AIED manco c'è , sarebbero
poi preparati in questo
"profondo sud" ad affrontare la problematica con
competenza e interesse ?
O la sottoscritta , "mosca bianca" per carattere in tutte le sue cose, d
dovrà spiegare a chi dovrebbe
saperne di più di me cosa
possono/devono fare ?
Agli psichiatri spiego la DIG, ai
medici scrivo io la ricetta giusta,
e gli suggerisco gli esami giusti
e poi me li autocontrollo ...
...e meno male che io riesco a
non prendermela mai.
SuperMary
Quote : Al mondo l'intelligenza è
costante. La popolazione è in aumento.
Da: "Mara
Lei" <[email protected]>
Data: Mar Set 14, 2004 8:33 pm
Oggetto: Ogg: Le ultime avventure di Mary : 6a parte
Beh,
sicuramente sei paziente e tenace.
Escludendo
la possibilità di un trasferimento al nord, non ti resta
che insistere...:-)
Dai, pensa che la tua opera sicuramente gioverà
anche ad
"altre" tue compaesane...contenta? :-)
Scherzi
a parte, in bocca al lupo.
Un
bacio.
Mara