Da: "Maryliz" <[email protected]>
Data: Gio Ago 12, 2004 11:56 am
Oggetto: How male or female is
your brain?
Interessante link con test.
Solo per angloleggenti pero'....
http://www.guardian.co.uk/life/news/page/0,12983,937443,00.html
Ho fatto il test: EQ 56, SQ 33.
Non sono autistica.
Maryliz
Da:
"[email protected]" <[email protected]>
Data: Gio Ago 12, 2004 4:28 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] How male or female
is your brain?
E' evidente che maschi e femmine
differsicono per cultura di educazione, mentre non ci sono evidenze sul fatto
che, a parità di cultura educativa, un maschio e una femmina differiscano
significativamente per ragioni innate.
A me personalmente
tutto fa pensare che la storia dell'infanzia dell'individuo sia il fattore più
determinante per formare anche la sua identità.
Comunque lo scopriremo
quando smetteranno di imporre i grembiulini bianchi e neri fino a 12
anni...Intanto, sorelle, non fatevi fregare dall'ideologia naturalizzante
dell'"Essential difference"...
Questi neoplatonici
nevrotici fanno semplicemente l'ennesimo restyling a quello che la loro
madre ha sentito in chiesa martedì...
Marcello
Da:
"Maryliz" <[email protected]>
Data: Gio Ago 12, 2004 5:11 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] How male or female is your brain?
Io penso che , come in tutte le
cose, la verità stia in mezzo.
Non è vero che l'identità di
genere è pura biologia ( come alcune
teorie sul transessualismo primario e secondario si ostinano comodamente
a sostenere), ma questo non necessariamente significa che essa derivi solo ed
esclusivamente dalla storia infantile.
Esistono delle precise ragioni
dettate dall'evoluzione della specie che differenziano i comportamenti di
maschi e femmine.
Forse quello che noi chiamiamo
"genere sessuale" non è altro che la versione interiorizzata ed
amplificata, dalla cultura e dalla struttura di ogni società, di queste
differenze primigenie.
Mary
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Gio Ago 12, 2004 5:31 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] How male or female is your brain?
E, tanto per non cambiare
discorso, ...
Il cervello che cambia
Osservate nei topi modificazioni
macroscopiche indotte da variazioni ormonali
Il nostro cervello è molto più
plastico di quanto si pensasse, tanto da poter cambiare radicalmente di
dimensioni anche in età adulta. A dimostrarlo è una ricerca - effettuata
all’Università della California a Berkeley - secondo la quale manipolando i
livelli ormonali nei topi adulti si modifica in modo significativo il volume di
una regione cerebrale che di solito è molto più grande nei maschi che nelle
femmine. Le differenze tra i sessi nella struttura del cervello adulto non
sarebbero quindi stabilite in modo permanente durante i primi stadi dello
sviluppo cerebrale.
Nell’esperimento, i cui risultati
sono stati pubblicati oggi dai «Proceedings of the National Academy of
Sciences», gli studiosi hanno alterato i livelli di testosterone su un gruppo
di topi, castrando i maschi e impiantando capsule contenenti l’ormone nelle
femmine. Dopo un mese, le dimensioni di un settore della media amigdala, che
nei roditori è associato all’eccitazione sessuale, e che nei maschi, in genere,
è più grande dal 50 all’80 per cento, sono risultate vistosamente variate. Praticamente
ribaltate. Nei maschi castrati si era ridotto fino a raggiungere le dimensioni
tipiche nelle femmine nelle quali, al contrario, in seguito all’aumento di
testosterone, il volume della regione cerebrale aveva raggiunto quello dei
maschi normali.
Lo studio rappresenta la prima
dimostrazione mai ottenuta sui mammiferi che sia possibile capovolgere
completamente le differenze tra i sessi in una specifica struttura cerebrale
adulta manipolando gli ormoni. E poiché le differenze di dimensioni cerebrali
nei topi sono paragonabili a quelle registrate negli esseri umani, la ricerca
indicherebbe che la diversità tra cervello femminile e cervello maschile
dipende anche per noi dai livelli di ormoni che circolano in età adulta.
Claudia Di Giorgio
© 1999 - 2004 Le Scienze S.p.A.
Da: "Kim Perez"
<[email protected]>
Data: Gio Ago 12, 2004 5:55 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] How male or female
is your brain?
In tutto di accordo con
Marcello.
Nonostante, grazie
Maryliz per l'occassione di fare queste reflessione!
Sempre è utile di avere
questo oggetto a discussione.
Credo che i test
d'intelligenzia e quelli di mascolinità/femminilità sono
dei più discussi per i
psicologi.
Ma l'impatto sui nostri
sentimenti può essere grande, e questo risulta
grave. Per esempio, la
persona può si sentire turpe, o nel nostro caso, con
la sua sicurezza
tombata al suolo, se il risultato è troppo vicino al sesso
di cui fuggimo...
Noi avremo caduto in
una trappola, donando all'autore del test la categoria
di giudice e ignorando
che lui giudica secondo le leggi che lui stesso ha
inventato.
Per esempio, lui può
ignorare sistematicamente chi esistono molti uomini
molto empatizzante e molte
donne analitiche, senza che questo signifique
molto quanto a la loro
mascolinità o femminilità...
Allora, se voi l'aveve
fatto, ed il risultato è piacevole... come se c'è
impiacevole!
Penso que quello chi
noi potremmo fare di più femminile (quanto alla
sensibilità per noi
stesse) o di più maschile (quanto all'energia per voi) e
di passare oltre questi
test e restare tranquille e tranquilli.
Kim
Da: "alessia bellucci"
<[email protected]>
Data: Gio Ago 12, 2004 8:03 pm
Oggetto: R:
[disforia di genere] How male or female is your brain?
Concordo con te, Kim.
Aggiungo che secondo Goleman uomini e donne non
differiscono in modo
significativo quanto a empatia. Non trovo al momento il
riferimento
bibliografico, ma Goleman (l'esperto per antonomasia di
"intelligenza
emotiva") cita studi sperimentali in proposito. Credo che il
voler definire il
maschile e il femminile secondo l'opposizione
"empatia-razionalità"
sia uno stereotipo culturale inventato per "plasmare"
politicamente la
differenza e non per mapparla scientificamente.
Baci.
Alessia (non
plasmabile)
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Ven Ago 13, 2004 10:16 am
Oggetto: Ogg: R: [disforia di genere] How male or female is your brain?
--- In
[email protected], "alessia bellucci" <infringer@l...>
ha scritto:
> Concordo con te,
Kim. ……. Credo che il
voler definire il
maschile e il femminile secondo l'opposizione
"empatia-razionalità"
sia uno stereotipo culturale inventato per "plasmare"
politicamente la
differenza e non per mapparla scientificamente.
Baci.
> Alessia (non
plasmabile)
>
A dire il vero pensare che dietro
ogni cosa scritta, detta, divulgata, ci sia sempre qualche politico, prete,
scienziato o giornalista prezzolato non mi è congeniale.
Io cerco le ragioni delle
differenze, se ci sono.
E ci stanno tutte in Darwin,in
Dawkin, cioè nell'evoluzione per
selezione naturale.
Quando il cervello delle femmine
si è evoluto esse facevano figli, li
accudivano, li allattavano e
dovevano capire e percepire empaticamente
mali e bisogni di altri esseri più
piccoli e da curare per anni.
I geni che hanno favorito questo
sviluppo hanno vinto la lotta
selettiva e le femmine di allora
(e di oggi) sono mediamente un po'
più empatiche dei maschi.
Non mi sembra che sia una ipotesi
da scartare, visto anche che è
molto facile incontrare maschi NON
empatici ed è anche altrettanto
facile incontrare femmine NON
sistematiche.
Poi ci sono le infinite sfumature
tra i generi, ma non è possibile
ignorare per partito preso che
certe cose, non solo fisiche ma anche
psichiche, siano tendenzialmente
differenti.
IMHO
Mary
Da:
"[email protected]" <[email protected]>
Data: Ven Ago
13, 2004 1:24 pm
Oggetto: dna,
evoluzione...How male or female is your brain?
o MaRyLiZ, le ipotesi che proponi non
vanno scartate...semplicemente, mi chiedo perchè non privilegiarne altre: la
cultura educativa è responsabile con evidenza (se qualcuno non fosse d'accordo,
prego di intervenire) di cambiamenti ben più ampi del tasso di empatia da te
citato come "naturale" (proprio i trans, molti gay e lesbiche ne sono
un esempio vivente...), e di mille altre caratteristiche micro e macroscopiche
dell'individuo, fino a rendere conto in modo efficace della sua personalità
tramite tecniche "di ricordo", o più genericamente "di
insight", tra cui in occidente spicca la psicanalisi.
Non bisognerebbe mai dimenticare che se
stiamo usando queste parole con questi significati e con queste emozioni, per
ognuno più o meno diversi, perché così le abbiamo imparate nella nostra
personale storia dopo la nascita, e da questo il dna è molto lontano...
Ci tengo a precisare che non ho voluto
indicare dei cattivi: il link che hai riferito ai neoplatonici nevrotici non lo
conoscevo...e te ne ringrazio. Io ho citato Platone per richiamare
genericamente il "mondo delle idee", come archetipo
dell'essenzialismo, dell'identitarismo.
Indicare i cattivi è
una pratica culturalmente trasmessa, ma non è così che si va avanti oggi...questo
la storia, e di nuovo non la natura, sembra insegnare.
;)
Marcello
P.S.: considerate
questo: i bambini fin da piccoli vengono costretti ad essere informati
sull'anatomia dell'individuo che hanno davanti, attraverso il colore del
grembiule. Ma al di là dei nomi dei due gruppi, "maschi" e
"femmine", pochi capiscono che il colore del grembiule riciama una
differenza "reale", e quale essa sia. Si direbbe quasi che la
differenziazione tra i sessi viene per prima cosa "insegnata"
culturalmente, con una tecnica invasiva...e ci pensate quando c'erano i le
classi separate, maschi e femmine? Si
ride per non piangere o si piange per non ridere...:DDD
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Ven Ago 13, 2004 4:48 pm
Oggetto: Ogg: dna,
evoluzione...How male or female is your brain?
--- In
[email protected], "youare@t..." <youare@t...> ha
scritto:
Ø
o MaRyLiZ, ……..
….. Si ride per non
piangere o si piange per non ridere...:DDD
>
Io sono d'accordo con te che le
altre ipotesi siano da privilegiare.
E sono assolutamente d'accordo che
che i "memi" possono essere più
importanti dei "geni"
nel plasmare i nostri cervelli.
Ripeto: Secondo me il "genere
sessuale" è una costruzione sociale e
culturale che amplifica e rende
percepibili e stabili alcune differenze di base, fisiche e psichiche, tra i
sessi. Questa costruzione culturale, ormai è diventata preponderante nel
costruire l'identità di genere molto di più di quello che fa o può fare la biologia.
Quindi siamo d'accordo.
Ciò che non mi trova d'accordo è
l'estremismo che vede subito
tentativo di discriminazione in
ogni considerazione o studio sulle
varietà umana.
Mi pare che questo sia un
atteggiamento politico, ideologico ma non
scientifico.
Io vorrei discutere
scientificamente delle ragioni della differenza
del contenuto di melanina della
pelle di un abitante del ghana e di
quella di un norvegese senza esser
accusata di discriminazione
razziale. Non ci trovo niente di
male.
Così come non trovo niente di male
ne di discriminatorio in partenza
nel discutere delle differenze del
cervello dei maschi e delle
femmine che sono, come dici tu,
probabilmente derivanti all'70% dai
memi della cultura e per il
restante 30% da predisposizione genetica
e influssi ormonali ( le
percentuali sono casuali... :-)).
Mary
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Ven Ago 13, 2004 5:00 pm
Oggetto: Ogg: [disforia di genere] How male or female is your brain?
--- In
[email protected], "Davide Tolu" <davide.tolu@l...> ha
scritto:
> Anch'io fatto i
tests ottenendo punteggi altissimi in entrambi i
> casi (65 systemic
e 68 empathic). essendo leggermente più empatico
> che sistemico, si
può dire che il mio cervello lavori in maniera
più tradizionalmente femminile. Ma che dire del
fatto che entrambi i
> punteggi sono di
gran lunga più alti della media sia maschile che
> femminile?? ;-) eh
sì, transgender è meglio!
>
> davide
Caro Davide, intanto ciao di
cuore.
Alla fine del test c'è pure la
possibilità di visualizzare su
un'altra pagina un grafico. Si può
dire che un cervello assolutamente
femminile ( cioè totalmente
empatico) non sia ancora stato trovato.
Mentre quello assolutamente
antiempatico ( e quindi sistematico) è
tipicamente quello delle persone
autistiche.
Leggendo bene alcuni trattati su
queste persone ( Oliver Sacks,
Ramachadran in vari saggi ad
esempio) si scopre che le
caratteristiche stupefacenti che
il loro cervello manifesta (
capacità di calcolo immediato,
capacità di rappresentazioni grafica
di un realismo artistico
impressionante) derivano dal fatto che il
loro cervello è incompleto ! Gli manca
la parte empatica, il rumore
di fondo, la capacità di
relazionare e di " avere un modello delle
menti altrui". Questo fa si
che il cervello maschile "puro" sia una
macchina per fare, risolvere
problemi, memorizzare elenchi
telefonici, senza alcun costrutto.
Idiot savant vengono denominate
queste persone e chi ha visto Rain
Man sa di cosa parlo.
Ora che discutere di tutto questo
possa esser interpretato subito
come un tentativo per ghettizzare
nel ruolo cristiano di madre e
moglie le donne, o per
discriminare le persone transessauli,
consentitemi, mi sembra un tantino
esagerato.
Tutto qua.
Maryliz
Da: "[email protected]"
<[email protected]>
Data: Ven Ago
13, 2004 11:26 pm
Oggetto: Unico Appello a Tutt*
Maryliz scrisse:
>
Ripeto: Secondo me il "genere
sessuale" è una costruzione sociale e
culturale che amplifica e rende
percepibili e stabili alcune
differenze di base, fisiche e
psichiche, tra i sessi. Questa
costruzione culturale, ormai è
divenatta preponderante nel costruire
l'identità di genere molto di più
di quello che fa o può fare la
biologia.
<
Se le differenze tra
"maschio" e "femmina" sono derivate in maggior parte
dalla cultura, non
trovate che sia contraddittorio presentarsi agli altri
come persone
omo-etero-transessuali e non invece semplicemente come
individui liberi che
non hanno bisogno di definirsi pubblicamente per essere
accettati?
Non sarebbe meglio
lottare per i diritti e la libertà di di tutti in quanto
uguali a noi proprio
nel diritto all'individualità e al cambiamento,
puntando magari sulla
accezione forte di "transgender" come PROPOSTA
CULTURALE?
(è quello che cerco di
fare nel mio piccolo, e che molti giovani nati negli
anni '80 fanno già
spontaneamente...almeno nel nord Italia...e in misura
ancora maggiore nel
resto d'Europa, in particolare nei paesi di cultura
protestante...non li
vedete per strada?)
Non vi sembra che sia
ormai un po' troppo artificioso per il terzo millennio
puntare sull'identità
come se esistessero veramente, per natura, dei gruppi
identificabili come eterosessuali,
omosessuali, indecisi, decisi...?!
(ricordo qui gli
statuti delle varie Arci che ho citato in una recente mail)
E' più o meno questo
che ho sempre sottinteso nelle mie provocazioni, che
del resto non mi
sembravano tanto estreme...non più del nome della mailing
list che io, giuro, non
riesco a leggere senza ironia...(perché medicalizzarsi così?!)
E' per porre queste
questioni che mi iscrissi a questa lista...a questo
punto spero di avere
risposte chiare...vorrei sapere quello che pensate, se
è possibile.
;)
Marcello
Da: "Davide Tolu"
<[email protected]>
Data: Sab Ago
14, 2004 1:06 am
Oggetto: Ogg: [disforia di genere] How male or female
is your brain?
Ciao cara Maryliz e
tutt*
io sono d'accordissimo
con te e frattanto condivido l'apprensione di
chi vede in simili
'studi' degli strumenti (neppure tanto raffinati,
secondo me: troppo
facilmente intuibili) per continuare a confinarci
in ruoli che sono vere
e proprie prigioni. Provo ad esprimere ciò
che penso perché sono
quasi certo che siamo in fondo tutt* d'accordo.
Il 'maschile' e il
'femminile' esistono, certo, come esistono lo
ying e lo yang, e sono
presenti entrambi in tutti gli organismi.
Però variano gli
equilibri. Ciò che è assolutamente innaturale,
nella nostra società, è
aver cresciuto modelli umani come uomini e
donne lobotomizzati,
visto che alleviamo bambini e bambine impedendo
loro di sviluppare una
parte o l'altra del cervello.
Essere molto maschile,
inoltre, non equivale affatto ad essere un
uomo e non vale nemmeno
l'opposto. Qui dentro, più o meno tutt*,
credo, stiamo
sperimentando che per 'fare' le persone che siamo
entrano in gioco
tantissime componenti, infinite varianti anche solo
per quanto riguarda la
nostra identità di genere e la nostra
espressione di genere,
due cose che possono persino essere in
apparente contrasto
(secondo gli stereotipi in cui ci forzano!)
Il test mi ha divertito
e l'ho fatto con quello spirito, ma se
vogliamo andare a fondo
c'è molto, molto di più... e credo che le
persone transessuali
siano solo la punta di un iceberg di un'umanità
fondamentalmente
transgender.
kisses, davide
Da: "infringer\@libero\.it"
<[email protected]>
Data: Sab Ago 14, 2004 7:24 am
Oggetto: Re:Ogg: R: [disforia di genere] How male or
female is your brain?
Maryliz, forse se fantastichi di meno su
quello che scrivo sarebbe meglio. Chi
ha mai parlato di
"politici prezzolati"?
Per quanto riguarda il
merito, le differenze tra i generi sull'empatia sono
minime e variano a
seconda dell'aspetto. Per esempio:
1) quando le persone
cercano di nascondere ipropri veri sentimenti non c'è
differenza di sesso;
2)ogniqualvolta si
confrontano grandi numeri di uomini e donne rispetto a
qualsiasi dimensione
psicologica, si riscontrano di gran lunga più somiglianze
che differenze;
3) l'accezione della
parola empatia nella quale le donne sono mediamente più
brave degl i uomini è
la capacità di provare lo stesso sentimento di un'altra
persona (es.: angoscia
e piacere);
4) le donne risultano
anche un po' più abili degli uomini nel rilevare
sentimenti fugaci in
un'altra persona;
5) quanto più le
emozioni trapelano, invece, tanto più gli uomini diventano
abili nel leggerle;
6) quando si tratta
della capacità di percepire i pensieri specifici di
qualcuno, sembra che
non ci sia alcuna differenza di sesso.
"...In una serie
di test consistenti nel guardare una videoregistrazione e
tentare di descrivere i
sentimenti delle persone coinvolte confrontandoli poi
conquelle dei soggetti
videoregistrati, le donne non riuscirono meglio degli
uomini, non emerse
quindi la dimostrazione di un "intuito femminile".
L'eccezione
significativa si ebbe in una particolare serie di test, nei quali le
donne venivano
impercettibilmente stimolate a dimostrare la propria empatia dal
ricercatore, il quale
lasciava loro intendere che essa fosse un carattere tipico
dell'identità
femminile. Con quello stimolo torno a emergere un vantaggio
femminile nell'empatia.
In altre parole, la motivazione a sembrare empatiche
rendeva le donne
effettivamente tali (presumibilmente perché si sforzavano di
più).
In verità,
un'importante analisi condotta su dati relativi alle differenze di
sesso fra maschi e
femmine sostiene che gli uomini abbiano, rispetto alle donne,
la stessa capacità
latente ma una minore motivazione ad essere empatici. Secondo
questa tesi, nella
misura in cui gli uomini tendono a vedere se stessi
attraverso le lenti del
machismo, sono meno motivati a considerarsi sensibili,
perché questa qualità
potrebbe essere interpretata come un segno di debolezza.
Come dice William
Ickes, uno dei principali ricercatori sull'empatia, se a volte
gli uomini sembrano
socialmente insensibili, ciò ha probabilmente più a che fare
con l 'immagine che
essi desiderano trasmettere che non con le abilità empatiche
che effettivamente
possiedono."
Fin qui Goleman. Forse
sarebbe meglio evitare di biologizzare se non
strettamente
necessario.
Alessia
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Sab Ago 14, 2004 11:53 am
Oggetto: Re: [disforia di
genere] How male or female is your brain?
----- Original Message -----
From: [email protected]
To: disforia
Sent: Saturday, August 14, 2004 7:24 AM
Subject: Re:Ogg: R: [disforia di genere] How male or
female is your brain?
Maryliz, forse se
fantastichi di meno su quello che scrivo sarebbe meglio. Chi ha mai parlato di
"politici prezzolati"?
Nessuno. Neanche io.
o ho parlato di giornalisti e
scienziati prezzolati.
I politici, in genere, si
prezzolano da soli.
Per quanto riguarda il
merito, le differenze tra i generi sull'empatia sono minime e variano a seconda
dell'aspetto. ...........
.......................
Forse sarebbe meglio evitare di biologizzare
se non strettamente necessario.
Alessia
Ma se io biologizzo troppo,
consentimi che non è possibile che tutto venga "sbiologizzato" (che
neologismo!!!)
Forse l'equivoco consiste che io, oltre che a parlare di
"mente" eventualmente maschile o femminile, parlo di
"cervello" eventualmente maschile femminile.
Proprio come organo
"biologico" : neuroni, sinapsi, neurotrasmettitori et similia...
Una cosa è la psicologia,
psichiatria, nelle sue varie declinazioni, alcune deteriori e inservibili, e
una cosa è la visione del funzionamento della mente attraverso la
neuro-psicologia.
La neuropsicologia è psicologia
misurata , finalmente!!). Con i più moderni mezzi della tecnica diagnostica
cerebrale, si cerca di capire COME funziona il cervello.
Così come vengono analizzati e
studiati i difetti cognitivi è stato visto che il cervello delle donne funziona
diversamente da quello degli uomini : l'hanno visto, misurato, fotografato.
Non hanno inventato tutto per fare
piacere ai preti (almeno spero :-).
Che certe attitudini attivano
alcune aree cerebrali piuttosto che altre è un dato di fatto. Che gli ormoni
femminili o quelli maschili hanno influenza su un lobo temporale destro
piuttosto che sulla circonvoluzione del cingolo ( parlo a vanvera, ma cerco di
dare l'idea...) è stato misurato, verificato, controllato.
Cavolo. Ma nessuno ha mai conosciuto
una donna durante le sue mestruazioni ? Ma credete che sia solo una fissa o che
non ci siano precise cause ormonali che modificano lo stato dei
neurotrasmettitori ?
Insomma ,empatia o non empatia,
sensibilità o metodicità, è ovvio e che non è possibile dare a queste categorie
attitudinali così ampie il requisito di femminilità e maschilità ASSOLUTA.
Ma una categorizzazione RELATIVA
maschio-femmina di certe capacità attitudinali , secondo me , è nelle cose.
Altrimenti quale vorrebbe essere
la conclusione di tutto ciò ?
Che l'unico organo non affetto da
differenziazione sessuale è il cervello?
Cioè che questo è un organo
neutro, insensibile agli ormoni, ai geni, cioè che è asessuato ? Neanche il
fegato lo è !!!
http://www.lescienze.it/specialarchivio.php3?id=8035
Al massimo direi, e sono d'accordo
con Davide che il cervello può essere, oltre che più o meno maschile o
femminile, anche transgender, nel senso di mutevole, cambiante, plasmabile e
non solo intermedio, o indefinitamente indifferenziabile.
Per tentare di rispondere a
Marcello :
La proposta culturale TRANSGENDER:
Non ci definiamo in nessun modo. Via le
categorie. Io sarei d'accordo sulla OPPORTUNITA' di eliminare ogni categoria : omosessuali, maschi,
femmine, lesbiche e definire quindi tutta l'umanità TRANSGENDER.
Comunque non sono d'accordo sulla
pur minima POSSIBILITA' che questo possa mai avvenire.
C'è un dibattito terribile tra me
e Simona ( la fondatrice filosofa di questa lista )
http://it.geocities.com/maryliz315/thread_018.htm
sulle ragioni per cui io penso che
linguisticamente sarà sempre indispensabile individuare delle categorie.
Cosa dovremmo dire ?
Ad esempio : aboliamo la parola
"omosessuale" .
Ciò vìola almeno un principio di
economia comunicativa.
La frase " Carlo preferisce
andare a letto con i ragazzi piuttosto che con le ragazze" non potrà più
ridursi alla frase " Carlo è omosessuale" . E questo solo perché
l'ultima frase può (ma non necessariamente DEVE) essere usata con tono
discriminatorio.
Ma non solo. Siamo animali
pensanti che vivono in gruppi sociali abbastanza omogenei. E ci piace stare tra
simili. Gli amanti delle moto, preferiscono stare tra loro lustrandosi i cerchioni,
mentre i collezionisti di francobolli si scambiano giocosi l'ultima emissione
di San Marino.
Siccome questa società non è
bicifobica ne francobollofobica tanto quanto invece è sessuofobica (per ragioni
sociali, culturali e religiose), ecco
che non ci sono discriminazioni sugli amanti delle bici e dei francobolli.
Invece ogni cosa che tocca il
sesso ( biologia, diversità, riproduzione, orientamento, genere) scatena sempre
un casino. Freud deve aver visto giusto a riguardo. Il sesso è una chiave
biologica troppo importante per volerla ignorare.
E quindi io sinceramente dispero
che un giorno si possa mai evitare di classificare l'umanità per genere ed
orientamento sessuale .
Io sarei per mirare ad obiettivi
più raggiungibili.
Battiamoci allora perché i diritti
siano dati, mediante la LEGGE, alle PERSONE, categoria dalla quale nessuno deve
mai potere esser escluso. Ciò farà aumentare la consapevolezza e la tolleranza
della diversità umana e della cui eliminazione non vedo la necessità.
Ah.. per finire. Il nome di questa
mail list : Disforia. Questa non è nata come lista di mobilitazione e per
obiettivi politici. Può essere usata per questo ma non è e, secondo me, NON
DEVE essere solo questo. Altrimenti si chiamerebbe transgender-qualchecosa list
come piacerebbe a te, caro Marcello.
Ma questo gruppo è anche un luogo
di dialogo, di confessione, un porto tranquillo dove spesso approdano anime
tribolate, anime disforiche, confuse, inzuppate di dubbi, incerte e insicure (
voi tutte persone impegnate e senza dubbi, non potete averne la percezione che
ne ho io, in quanto portinaia).
E quindi il nome Disforia
continuerà a restare questo.
Almeno finchè non mi caccerete a
furor di popolo....:-)
Baci a tutt*
Mary
Da: "[email protected]"
<[email protected]>
Data: Sab Ago 14, 2004 5:32 pm
Oggetto: born slippy
Sono d'accordo con
Alessia nelle sue osservazioni e le confermo per quanto nella mia esperienza.
Mi sembra che i
discorsi di Mary siano viziati da sottintesi per lo più presi dal senso comune,
da cui lei da buona presidente-moderatrice, pesca a piene mani... ma che non
hanno niente di quella stessa scientificità cui fa riferimento, e qui procedo a
una decostruzione.
Non c'è motivo di supporre che vi sia una differenza
"essenziale" "maschio-femmina", ogni dimostrazione di
questa differenza è tautologica, dato che si basa sempre su campioni di persone
che hanno ricevuto un'educazione profondamente sessista, per cui non si può
distinguere ciò che è innato da ciò che è appreso.
Nonostante non vi trovi quasi mai
riscontrio positivi, il mondo GLBT è una delle prove vivente del fatto che di
innato c'è ben poco, che non c'è una normalità cui fare riferimento. Le altre
prove viventi sono i nuovi punk più o meno modaioli che vedo in giro, e tutti
quelli che nel loro piccolo vivono in una coscienza transgender, accettando in
questo modo una certa solitudine, e anche di essere spesso scambiati per
"persone omosessuali" in "libera uscita".
Ma perchè il senso comune si affanna tanto
a ricostruire sempre nuovi discorsi tautologici sulle identità? Mary dice che è
necessario per comunicare. Ma perchè comuincare all'interno di tautologie? La
categorizzazione è connessa fortemente alla gestione del potere come fatto
relazionale. Le strutture di potere sono "il culturale" per
eccellenza...!
Mi fermo qui, ma è
chiaro che si può andare a scavare fino a questo punto e ben oltre se è vero
che in Italia ti presenti e ti chiedono "Chi sei (di dove sei, qual'è il
tuo clan) e che lavoro fai (rapporti di potere)? Mentre in Olanda ti incontrano
e ti chiedono "Cosa ti piace?". Molti giovani olandesi si trovano un
po' in imbarazzo quando capitano a parlare con l'italian* medio, lo trovano
aggressivo e invasivo...sarà la tradizione cattolica che porta ad avere
l'ossessione del potere e quindi della propria categoria? Io purtroppo penso di
sì.
(ricordate cos'è la
tradizone cattolica vero? Che ogni uomo NON E' sacerdote di se stesso)
Non c'è motivo di supporre una continuità
tra un identità di genere "innata" e ciò che comunemente, cioè
culturalmente, viene detto "maschile" e "femminile".
Questa dal mio punto di
vista è una visione molto tendenziosa.
Per dare un'idea chiara, io non credo che
i bambini chiassosi all'asilo che hanno dato tanto fastidio anche a me [anche
se ora ho imparato ad imitarli parodisticamente (nella loro versione adulta),
dopo che ho imparato a farlo colle donne, dopo che mi sono scoperto a
"vampirizzarle", per usare il termine di Mary, e ho capito perchè lo
facevo], non agivano sulla base di tendenze innate, ma di
"insegnamenti" avuti più o meno coscientemente in famiglia, al posto
dei quali io ne avevo avuti altri. La mia diversità già allora era culturale,
non certo innata: anch'io ero avanti a livello intellettuale, e mi stupivo che
gli altri non facessero lo stesso, non certo pensavo di avere un cervello
diverso. Ma avrei potuto comportarmi come loro quando volevo, anzi li potevo
prevedere e trarne vantaggio (anche questo è in comune con Mary)!
Non c'è motivo di pensare che ci sia un
fine nell'evoluzione, nella storia, nè quale esso sia.
Per descrivere la
situazione del nostro universo non c'è neanche bisogno di postulare la
sopravvivenza dei sistemi come fine, nè di distinguere essenzialmente
"vita" e "non-vita".
Quindi non ci sono basi
per derivare una qualche logica che comprenda anche un fine per "la
vita" e magari un fine differenziato per "i due sessi".
Forse è per questo che
le teorie comportamentiste applicate all'uomo basate sul concetto di istinto
sono naufragate nel corso degli anni '60, e sono state ripescate in forma
divulgativa e in parte subliminale solo dai media unidirezionali (Focus, quark,
...): dato che sono unidirezionali, non richiedono dialogo, ti dicono
semplicemente in che termini "devi" pensare te stesso.
La divisione
natura-cultura è infalsificabile, il che vuol dire indimostrabile, e vi sono
miiardi di persone che vivono senza farvi riferimento, ma sfruttando comunque i
benefici del pensiero "occidentale".
Non si può tracciare un
confine di cui non si conoscono ambedue i lati.
Dal mio punto di vista ognuno può
considerarsi dentro a un universo interamente simbolico, dove la
"natura" è "ciò che non si può discutere", mentre la
cultura è...tutto il resto!
Quindi nella vita
quotidiana, dietro a pretese "di natura", per definizone giustificate
con discorsi tautologici, si trovano sempre questioni culturali non
negoziabili, questioni di potere.
Ciò va bene quando si dice: il mio corpo è
"mio per natura" e su di esso decido io: su questo potere sul proprio
corpo forse siamo tutti d'accordo, anche se ad esempio c'è chi non vuole la
libertà di eutanasia.
Quando invece in base
alla natura si attribuiscono caratteristiche e aspettative agli altri (come
avvene con le sottoculture maschio-femmina, istinto-ragione, amico-nemico,
...), come fanno molti genitori con i loro figli, si commette, per usare un
termine machistico, un'invasione di campo verso il prossimo.
In conclusione lancio
il mio slogan:
"Transgender non è
identità accettata, ma libertà condivisa".
Marcello
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Sab Ago 14, 2004 8:16 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] born slippy
In quello che hai scritto alcune
cose non le ho sinceramente capite. Alcune altre non mi trovano d'accordo.
Però sono limiti miei e me ne
rendo conto.
Il mio pragmatismo e l'aspetto
maschile del mio carattere ( di cui non mi vergogno e che non disprezzo) e
fatto di sistematico riduzionismo. Prendo un concetto o un problema e cerco di
smontarlo in pezzettini sempre più piccoli per trovare chiavi di comprensione e
di risoluzione. In ciò possibilmente avvalendomi del metodo scientifico e di un
qualche sistema formale di rappresentazione della realtà. Capisco che molti non
amano questo metodo e Galileo Galilei ne sa qualcosa.
Però, visto che amo lo ZEN e le filosofie orientali, riconosco anche
che la visione olistica, unitaria, è idealmente affascinante. Ma
concretamente la si può raggiungere
solo con un percorso personale (non certo collettivo) che ci conduca allo stato
di illuminazione finale per sentirci poi tutt'uno con l' intero universo.
Figuriamoci se raggiunto il
Nirvana ce ne fregherà mai della differenza pur minima tra maschio, femmina, o
cane e gatto, ecc. ecc..
In tutte le altre condizioni umane
molto più terrene temo che dovremo fare i conti con le mie tautologie ( ammesso
che esse lo siano, caro Marcello) ancora per molto, molto tempo.
IMHO
Maryliz
Da:
"Maryliz" <[email protected]>
Data: Lun Ago 16, 2004 6:46 pm
Oggetto: Ogg: [disforia di genere] born slippy
--- In
[email protected], India <india290450@y...> ha scritto:
> In conclusione
lancio il mio slogan:
> "Transgender
non è identità accettata, ma libertà condivisa".
>
> Marcello
>
>
> Fiuuuuuuuuuuu....
mizzica... scusate se intevengo ma, a seguire sti
percorsi ragionati, mi
venne mal di testaaaaa.... ma dico non
possiamo parlare
"più potabile"? ......
Credo, però, che quando
qualcun* si scopre o/e capisce di essere
un* trans* mica si pone questi problemi
filosofico-esistenziali? .........
>
> Scusate se sono
intervenuta
>
> Besos
> India
>
Cara India, non so se è colpa mia,
ma credo di si.
Mi dispiace moltissimo che il tono
a volte della discussione si
faccia accademico, poco
"potabile" come dici tu. So che questo
allontana molte persone dallo
scrivere perché si sentono inadeguate,
a volte ignoranti ( ma di che...?)
Io credo che un gruppo come questo
abbia la sua principale ragion
d'essere nel dare un primo,
primissimo, anche minimo spazio
d'esistenza telematica ai dubbi ed
agli arrovellamenti di persone che
sono incappate nel disturbo
d'identità di genere.
Mi piacerebbe che i pensieri di
queste persone venissero fuori più
spesso , ma purtroppo stanno
spesso silenti.
In effetti in alcune circostanze,
quell* che non hanno più ne
dubbi ne arrovellamenti, invece di
cercare di aiutare queste persone
cercando di ampliare i punti di
vista e la capacità percettiva dei
loro sentimenti con consigli e un
pacato dialogo , sono intervenute
con rimproveri, rimbrotti, a volte
utili ma altre volte poco
opportuni ( come esempio indiretto
soprattutto).
E questa è un'altra condizione che
blocca la comunicazione, che
crea timidezze, remore.
Non so che farci. Più che dirlo,
raccomandare, non posso fare.
A complicare il tutto poi mi ci
metto io che mi considero in una
categoria intermedia ( un'altra
:-) perché coltivo ancora vari
dubbi ed arrovellamenti che
riguardano molti aspetti filosofoci,
psicologici, e biologici della
questione. E, quando capita,
un po' mi appassiono in questi
argomenti e vi riverso una fastidiosa
saccenza. Mi dispiace e me ne
scuso.
Grazie comunque a tutt* per gli
interventi, anche se fatti di poche
lapidarie battute, perché è così
che la lista va frequentata
e vissuta.
Estemporanemente.
Baci
Maryliz