Da: "Maryliz" <[email protected]>
Data: Gio Giu 3, 2004 9:34 pm
Oggetto: La moderatrice ritrovata
Comincia a pesarmi essere una "ghost reader" dopo aver predicato tanto quanto scrivere possa far bene.
Perchè non scrivo più ?
Forse perchè quando ho voglia di scrivere non ho tempo e quando ho tempo non ne ho voglia ?
Si. Grosso modo è così.
Però, sotto sotto, scavando tra i miei pensieri, guardandomi dentro, devo ammettere che c'è qualcos'altro.
Il fatto è che a volte mi sento un po' lontana dalla lista.
Ci trovo dentro un sacco di certezze e troppo pochi dubbi.
Ed alle certezze sparate non mi sento di contrapporre i miei dubbi. Perciò glisso e sto zitta.
Ho sempre considerato la lista una specie di palestra della mente nella quale tonificarmi mettendo in discussione me stessa, le mie percezioni, i miei sentimenti, le mie (poche e scarne) convinzioni. Senza ipocrisie, dicendo la verità, raccontandomi quasi come in un film.
Ma in questo specchiarmi incerta alla ricerca spasmodica di un qualche equilibrio diverso dall'essere "normalmente transessuale" mi sono sempre sentita quasi sola. A parte qualcuna tra noi già speciale di suo, tutto sembra gravitare dentro percorsi codificati, protocolli psicologici, standard terapeutici, cioè una specie di burocrazia della transessualità che mi rende molto insofferente.
Chi fa altro, comunque, in lista tace, o quasi.
Ciò forse comporta per me la seguente diagnosi : siccome NON faccio certe cose, NON vado da strizzacervelli, NON soffro di depressione, NON ho mandato tutto a catafascio per cambiare sesso e vita, NON sento l'impellenza irrefrenabile di indossare un tailleur ( anche se mi piacerebbe...), ergo, secondo la vulgata psicoqualchecosa : NON sono una transessuale standard certificabile ISO. :-))
E vabbè...
Nel frattempo, continuo le mie letture neuro-psico-filosofiche ( Un giorno riverserò in lista a puntate : "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" di Oliver Sacks ) e il nostro "disturbo" mi appare così poco definito, così poco chiaro scientificamente, che non sono ancora riuscita a venirne a capo. Mi viene da pensare che siamo tutte una masnada di nevrotiche e nevrotici solo convenzionalmente incurabili, e che, se avessimo solo imparato meglio a leggere dentro di noi, a sentire con qualche distacco la nostra mente mentre si "masturba" con i suoi pensieri di trasformazione, a percepire le nostre stesse percezioni e comprenderle invece che abbandonarci ad esse, avremmo forse trovato altre soluzioni ad un male (non volere esser "male" or "female" appunto) che gli altri stentano a comprendere.
Contemporaneamente non mi pento di nulla. Amo i miei cambiamenti corporei e il mio nuovo "modo d'essere" e mi rendo conto che quello che ho fatto è stato iniziato d'istinto, senza nessun ragionamento, come risposta ad un bisogno veramente PURO.
E quindi ogni mio ragionamento alla fine si scontra inesorabilmente con questa realtà :
Io sto meglio ora che prima.
Rifletto : io sono nata uomo. Maschio. Cromosomi XY. E da bambinO NON giocavo con le bambole.
Sono una persona che ha un certo prestigio professionale nella mia città costruito probabilmente in virtù di una struttura mentale in cui la "sistematicità" (dote che denoterebbe la maschilità dal punto di vista scientifico socio-evoluzionistico) è stata - ed è – un requisito importante.
In me però è sempre stata presente anche un'altra dote mentale : "l'empatia". Cioè la capacità di sintonizzarmi rapidamente con pensieri e sentimenti altrui, fino a prevederne i comportamenti e i desideri. Che fa di me, a sentir tutti, anche un ottimo, "moderno", manager naturale.
E l'empatia è la dote principale che caratterizzerebbe la femminilità (sempre dal punto di vista socio-evoluzionistico).
Insomma più mi leggo, mi guardo dentro, più mi accorgo che nessuna delle due strutture mentali è assolutamente prevalente in me.
Io sono una persona doppia, duale. In una parola, "androgina".
Esistono donne che sanno coltivare la loro parte "maschile". Esistono uomini che sanno coltivare la loro parte "femminile". Ma sono, e restano, pur sempre uomini e donne. Giustamente non gli passa neanche per l'anticamera del cervello di assumere rispettivamente testosterone o estradiolo per trasformarsi.
Quindi in me, come in molte/i di noi, deve esserci qualcos'altro oltre questa generica peculiarità caratteriale che, forse, ci rende anche persone migliori.
Leggo me stessa.
Alcuni aspetti della mia androginia sono tutt'altro che mentali.
Sono fisici, d'immagine, e sono relativi al mio corpo.
Mi sembra che la manifestazione mentalmente coerente degli aspetti femminili della mia personalità possa essere coadiuvata solo dal riscontro percettivo di alcuni caratteri secondari (se non primari) di femmina.
Prendiamo alcuni aspetti tra i più semplici. Perché vedere allo specchio il mio viso ormai senza barba mi fa stare meglio ? Perché se mi guardo vestita anche in camicia e pantaloni normalissimi da uomo e percepisco le mie forme (abbastanza sinuose :-) sottostanti sto bene ? Perché se mi lego alti i capelli con un mollettone, in modo che siano visibili anche specchiandomi, anche se sono in abiti maschili, trovo la cosa appagante molto più che tenerli semplicemente legati bassi dietro ? Perché ? Perché anche se non mi vesto quasi mai completamente da donna (neanche quando ho tempo…) la cosa non mi turba più di tanto ?
Io me lo chiedo spesso. Ma non mi so rispondere: io non lo so !
Io so solo che prima stavo peggio. Che per me era una sofferenza immane, un fastidio struggente, guardarmi allo specchio e vedere allo specchio quell'essere peloso, piatto, barbuto, semicalvo...
Questo mio stare meglio dentro mi rende una persona migliore anche fuori. E' il mio riallineamento graduale, la mia sintonizzazione tra aspetti fisici ed aspetti mentali, che mi migliora.
Sento perciò che l'equilibrio finale della mia PERSONA è in una posizione intermedia tra i caratteri fisici e mentali dei maschi e delle femmine, sia che io decida un giorno di vivere da uomo o da donna. Ma come potrei massimizzare la ricezione del mio vero "se" senza gradualità ?
Non so come mi andrà a finire.
Ma è proprio necessario che io lo stabilisca ? Ora ?
C'è un'altra cosa da dire.
Altre volte ho scritto dei "due" specchi. Quello privato e quello pubblico.
Io coltivo il primo in fondo come fanno anche molte travestite. Ma io non sono una travestita. Del travestimento fatto per il travestimento non sento praticamente bisogno. Praticamente l'ultima volta che mi sono (tra)vestita è quando sono andata al raduno a Roma. Ecco, forse, come disse una volta Mirella di se, anch'io sono una "travestita del corpo" (ma si può essere solo di quello ?)
Mi rendo anche conto però che del secondo specchio non ho esperienza.
Potrebbe darsi che sperimentando seriamente lo specchio pubblico io ne resti travolta.
Spiego: insomma non so come la mia mente reagirebbe alla circostanza di essere considerata, scambiata, se volete confusa anche per un microsecondo, come donna. Non so se l'emozione di essere apostrofata "signora" non potrebbe determinare in me una "rottura delle acque" ed il nascere di un simmetrico e forte bisogno di rispettare il richiamo dello specchio "pubblico" del tutto simile a quello che ho per lo specchio "privato". E se, come conseguenza, cominciassi a provare fastidio ad essere vista e considerata dagli altri come uomo allora dovrei certamente metter in conto la possibilità di una accelerazione alla mia transizione.
Tra l'altro, Cristina, a volte, mi pare che stia sorpassando me stessa in accettazione.
Ieri m’ha preso le misure (lei ha tre diplomi di sartoria quindi se ne intende), un po' per sfida, perché quelle che le avevo dato io le sembravano troppo strambe.
Aveva ragione, avevo sbagliato tutto : seno 100, sottoseno 80, vita 73, fianchi 96. Niente male.
Forse mi cucirà un bustino.
Ma neanche mi sogno di farle fretta.
La cosa le deve maturare nella testa, prima deve immaginarmi e vestirmi nella sua fantasia.
Ho la sensazione che da un po' lei si stia esercitando in tal senso e che non le faccio schifo.
Anzi.
Non voglio bruciare nessuna tappa : io ho troppo bisogno di lei.
Smetto di tediarvi .
Baci
Maryliz
moderatrice ritrovata
PS : Chiedo perdono a tutte/i, nuovi iscritti/e e non, per la mia latitanza.
Più che padrona di casa affaccendata (come ha detto Mia) sono stata una portinaia distratta e scortese (di quelle sempre con i bigodini in testa e la ramazza in mano per intenderci :-))
Non me ne vogliate...
Da: Erika <[email protected]>
Data: Ven Giu 4, 2004 9:23 am
Oggetto: Re: [disforia di genere] La moderatrice
ritrovata
Ciao
Maryliz..
Ho letto con mooooolto interesse tutto quello che hai scritto......ho trovato tutto molto interessante ed in molte cose mi trovo a pensarla come te...ma la cosa che più mi è piaciuta è il "crescendo" emotivo della lettera che comincia con toni molto "mesti" e quasi rassegnati,che rappresentano sicuramente un atteggiamento negativo e pessimista nei confronti di se stessi e degli altri...per poi crescere e ritrovando un "guizzo" di passione, la forza interna che scaturisce dalla voglia di vivere di esserci...Ex abundantia enim cordis os loquitur..la bocca parla per l'abbondanza del cuore.....è straordinario vedere una persona che riesce a trovare ogni volta in se stessa la forza di rialzarsi e di gridare "ci sono anche io"
Grazie
Maryliz..
un
bacione
Erika
Da: "alessia
bellucci" <[email protected]>
Data: Ven Giu 4, 2004 7:20 pm
Oggetto: R: [disforia di genere] La moderatrice
ritrovata
Cara
Maryliz, trovo che molto di quello che scrivi appartiene alla mia esperienza.
Nei miei travestimenti mi accontentavo di poco: un po' di trucco sul viso tanto
per apparire "un po" femminile... Non ho mai avuto una gran
consapevolezza di genere. Non credo che il genere sia mai stato e sia così
importante per la mia identità. E poi non credo che l'identità sia una
"cosa", figuriamoci poi una "cosa" fissa e immutabile... E
poi, periodi di indifferenza... tanto che quando un giorno di settembre dello
scorso anno, quando mi ritruccai appena e mi misi una parrucca in testa dopo
tanto tempo rimasi di stucco vedendo come il mio viso fosse cambiato. Riflesso
allo specchio c'era quel volto femminile che apparteneva da sempre ai miei
desideri più nascosti anche se più ignorati. Allora decisi che non c'era più
tempo da perdere. O adesso o mai più. Pochi giorni dopo vado dall'estetista, mi
faccio truccare per bene e vado in giro, di giorno, per la prima volta, nelle
strade affollate del centro. Mai fatto prima. Incredibile quello che accadde:
non accadde nulla.
NULLA.
Nessuno
che si voltasse a guardarmi, nessuno sguardo strano. Fantastica... una
sensazione fantastica. Ogni tanto incrociavo qualcuno che mi conosceva e quello
niente... e io niente...
Trasparente.
Sono trasparente.
Ho lo sguardo
fisso, guardo avanti a me. Mai avuto uno sguardo così ... sì, uno che guarda
così in alto... Non ditemi che vivere da donna sia così facile...
Sorrido
ma dentro di me esplodo in una una risata beffarda. Mi sembra di essere uscita
da un romanzo pirandelliano...
A casa,
via la parrucca, è il momento delle riflessioni e dei programmi. Con freddezza
alla Maryliz, programmo il mio coming-out a spicchi. Un pezzo di mondo oggi, un
altro pezzo tra una settimana, poi ancora tra un mese...
Riflettendo
a posteriori, due sono, almeno per me, i fattori cruciali in una decisione del
genere:
1) la
solidità della situazione economica
2)
l'esistenza di affetti stabili
Per
quanto riguarda il fattore uno, ero sfavorita, non avendo un lavoro fisso ed
essendo disoccupata per gran parte dell'anno.
Per il
fattore due, assenza completa di affetti, il che è un vantaggio per decidere
una transizione di genere.
Una
condizione favorevole su due: non c'è da stare allegri, ma non va poi così
male. Se avessi avuto una situazione familiare soddisfacente, non l'avrei
fatto.
E se non
l'avessi fatto, sarei ancora un uomo inespresso e incapace di relazioni col
mondo.
Mi sono
sperimentata come formatrice free-lance e mentre lavoravo ero perfettamente
consapevole che non avrei mai potuto svolgere un lavoro di quel tipo, pedagogia
relazionale e comunicativa per adulti, in panni maschili. Perché è con il corpo
e le emozioni che si comunica con la gente, prima che con la mente. E il corpo
e le emozioni parlano, almeno per me, un linguaggio femminile.
Tra una
settimana scade il mio lavoro a termine.
Dovrò cercarmi un lavoro come pulitrice di cessi e ringraziare Dio se lo
trovo. Come cittadina di infima categoria, almeno secondo l'opinione dei più,
non posso aspirare ad altro.
---------------------------------------------------------------------
Zigzagando tra i velluti, un cameriere si avvicina con discrezione:
"Signora
... gradisce... una perizia psichiatrica?"
"No...no...grazie,
lasci stare...Mi porti una poesia..."
L'essenziale non è avere risposte, ma farsi
domande.
Alessia
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Sab Giu 5, 2004 1:36 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] La moderatrice ritrovata
--- In
[email protected], "alessia bellucci"
ha
scritto:
......
>
Riflettendo a posteriori, due sono, almeno per me, i fattori
cruciali
in una decisione del genere:
> 1)
la solidità della situazione economica
> 2)
l'esistenza di affetti stabili
>
Rifletto anch'io a posteriori,
anzi ad anteriori.
Fattore cruciale 1)
Ho una discreta solidità
economica. Non nuoto nell'oro e i miei
conti in banca sono quasi sempre
in rosso , ma riesco a vivere
decentemente attingendo
"liquido" da un torrente che poche volte
scorre tumultuoso e troppo spesso
va in preoccupante secca. Tutto
è dinamico, in crescita, tanto in
crescita che ormai se
transizionerò lo dovrò fare da
una posizione di forza, quasi di
volitiva superiorità : " Ah, sentite. Forse l'avrete pure
capito
per come l'immagine mia è
cambiata da un po', volevo avvertirvi che ho
deciso di cambiare sesso.
Ormai è una cosa comune, non si
scandalizza più nessuno e mi va di farlo."
Fattore cruciale 2)
Ho una affetto stabile,
stabilissimo. Caldo, eroticamente appagante,
stracolmo di complicità e
sintonia. I miei bisogni, il mio
equilibrio sono anche i suoi. Io
e lei siamo una vera coppia.
Il giorno in cui lei schioccherà
le dita e dirà "ok! sono
pronta! posso farcela! "
potrò (anzi potremo) transizionare.
Ecco così mi va. Tutto complicato
dal fatto di vivere e lavorare
in una remota isola del Nord
Africa.
Grazie Alessia e ciao a tutt*
Maryliz
Da: "Mia"
<[email protected]>
Data: Lun Giu 7, 2004 12:56 pm
Oggetto: Benritrovata Mary (e una parola per Alessia)
Ciao Mary,
è un
piacere ritrovarti, lo sai...
Anch'io fatico
a volte a sentirmi a mio agio qui, ma ormai lo so, le liste riflettono
inevitabilmente l'umoralità degli iscritti, e quindi è ovvio che siano umorali
a loro volta, e che cambino faccia con facilità. Certo anch'io, come altre di
recente hanno fatto notare, trovo spiacevole ritrovare qui l'odore di veleni
ormai vecchi di anni, e che riconosco (a differenza di chi ha sollevato
giustamente la questione) solamente perchè ero presente nel momento in cui
iniziavano a formarsi.
Ovviamente
questa è una lista pubblica, e quindi incontro persone che conosco e amo,
persone che non conosco, e persone che eviterei proprio perchè conosco, ma
questo non mi provoca alcun tipo di turbamento... caso mai, come dicevi tu, mi
ghostizzo pure io, in attesa di tempi migliori (ovviamente migliori dal mio
punto di vista, che non è mica detto che sia quello degli altri...)
Ciò che
invece evito di fare è di sparire, perchè so che questa lista ha vissuto
momenti davvero speciali, per cui rimango all'erta e cerco di non lasciarmi
scappare le buone occasioni (buone occasioni che, per inciso, sono capitate
anche di recente, ma non sempre gli argomenti "buoni" escono nei
momenti in si può intervenire).
Non
voglio comunque criticare i temi usciti di recente, anche se a volte mi sembra
di trovarmi di fronte ad uno scontro ideologico un po' fine a se stesso... in
un certo senso credo che il fatto di essere qui in quanto transqualcosa sia del
tutto secondario, almeno per me, rispetto al fatto di esserci perchè ho
scoperto persone che stimo e con le quali mi piace confrontarmi... certo io
stessa ultimamente ero meno presente, anche perchè ho dedicato un po' di tempo
a portare avanti il mio sitarello (molto personale, almeno per ora) che a
questo punto contiene un paio di sezioni già completate e quindi può essere
visitabile e/o linkabile (per chi vuol darci un'occhiatina, www.abci.it/mia )
Tornando
all'oggetto di questa mail, la parola per Alessia è in realtà un abbraccio
silenzioso.
Capisco e
concordo pienamente sul fatto che la solidità economica sia un elemento
cruciale per chi affronta un percorso di transizione, e certo mi rendo ben
conto di aver avuto molta fortuna in questo senso, ma rimango sconvolta quando
leggo che Alessia considera l'assenza di affetti stabili come altro fattore
cruciale... mi vengono i brividi, se provo a pensare come mi sarei sentita in
questi anni di grande cambiamento se fossi stata sola, se non avessi avuto al
mio fianco, prima di tutto, la donna che amo, e non solo lei... certo, alcuni
pezzi della mia famiglia si sono persi per strada, ma mica tutti, anzi ! In
fondo mio padre non c'era nemmeno prima, e il fatto che si sia molto
allontanato da me in questi ultimi anni non fa altro che ricondurre ad uno
spazio anche fisico una lontananza che, intimamente, c'era sempre stata. E
probabilmente siamo lontani non perchè io sono T* e lui no, ma perchè abbiamo
poco da dirci e da darci, e questo vale anche per mio fratello.
Però per
molti altri è diverso, e il mio rapporto con loro in questi anni è migliorato,
contribuendo a quella sicurezza che, in questo lungo periodo di grandi
cambiamenti, è stata la mia forza. Non so dire come sarebbe andata SENZA questi
affetti intorno a me, ma so dire com'è andata CON, e penso davvero che senza
sarebbe stato molto ma molto peggio. Sbaglierò, ma continuo a pensare che
mettere in chiaro le cose con le persone vicine e poi cercare di avanzare
insieme con pazienza e con determinazione sia comunque la cosa più giusta.
Ovviamente, con le dovute eccezioni...
Baci
Mia
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Lun Giu 7, 2004 8:29 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Benritrovata Mary
(e una parola per Alessia)
From: Mia
Ciao Mary,
è un
piacere ritrovarti, lo sai...
.........ma
rimango sconvolta quando leggo che Alessia considera l'assenza di affetti
stabili come altro fattore cruciale... mi vengono i brividi, se provo a pensare
come mi sarei sentita in questi anni di grande cambiamento se fossi stata sola,
se non avessi avuto al mio fianco, prima di tutto, la donna che amo, e non solo
lei... .........
...................
Sbaglierò,
ma continuo a pensare che mettere in chiaro le cose con le persone vicine e poi
cercare di avanzare insieme con pazienza e con determinazione sia comunque la
cosa più giusta. Ovviamente, con le dovute eccezioni...
Baci
Mia
Ciao Mia,
anche per me risentirti è un piacere.
Amore, affetto,. gabbie, ali, vincoli, libertà......
Ieri con Cristina, in una delle nostre discussioni abbracciate sul lettone, abbiamo ripercorso la nostra vita insieme cercando di fare, periodo per periodo, un bilancio di felicità. Insomma volevamo trovare un metro per misurare e riconoscere ore, giorni, settimane o anni di stare bene e stare male, di disagio e di gioia, di incertezza e di tranquillità.
Non è stato facile. Però sono venute fuori tante cose, interessanti perchè viste con occhi diversi, vissute insieme ma percepite differentemente.
Ad esempio dopo 6 o 7 anni dal nostro matrimonio, in un periodo di terribile stress , in piena crisi economica (stringevamo la cinghia in tutti i sensi) io ero diventata una specie di mostro. ChiusO in me stessO, incapace di manifestarle affetto, immerso nel lavoro fino all'esasperazione, la parte femminile di me azzerata di proposito, annullata nell'iperattività.
Facevo letteralmente schifo.
E me ne rendevo conto perché la disforia non era mica sparita. Era un periodo di "tradimento" virtuale. Erano su videotel prima e sul web poi , le mie prime immersioni in apnea emotiva alla ricerca del mondo trans-sommerso bramato, così corrosivo per la mia mente.
Lei soffriva tantissimo e si chiedeva come poteva esser che dopo solo pochi anni quello che era stato un progetto d'amore e di vita specialissimo potesse esser andato così presto in fumo. Percepiva che c'era qualcosa che mi allontanava da lei ma ovviamente non capiva. Ricordo che in quel periodo era gelosissima, e le sembrava che ogni mia gentilizza o cortesia nei confronti di una giovane ragazza ingegnere che lavorava nel mio studio fosse la prova di chissà quale tradimento.
Amore mio...:-)
Le ho detto guardando il soffitto
: " Mi chiedo perchè non potevo essere una persona migliore, perché non
potevo cambiarmi l'anima, senza cambiare tutto di me, anche il corpo "
E lei, saggiamente: " No. E' la sincerità che t'ha cambiato. L'accettazione e la verità con te stessa e con me è stata la chiave del tuo essere migliore. Quando hai avuto la forza di dirmi tutto e io mi sono tranquillizzata perché ho capito, e allora tutto è cambiato tra noi, ed è tornato come prima"
Del resto anche lei trovò la forza di raccontarmi cose che non m'aveva mai detto della sua infanzia e della sua famiglia. Abbiamo letteralmente fuso insieme le nostre più segrete memorie.
Ed è bello non esser soli quando si cambia e si cresce.
Lei non m'ha tolto nessuna libertà. Invece me l'ha data e me la sta continuando a dare.
Con i suoi tempi e con le sue necessità, d'accordo, ma amarsi è anche accettare le reciproche debolezze ed incertezze cercando di non violentare il partner con le nostre esigenze e le nostre impellenze.
Baci a tutt*
Maryliz