THREAD N.RO 59

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Sab Mar 20, 2004  1:27 pm

Oggetto:  Son qua.

 

 

Non sono molte le domande che ormai mi pongo.

E quindi ho smesso di cercare molte risposte.

Una delle poche domande che sto ponendomi in questi giorni è :

Perchè non ho voglia di scrivere, commentare, partecipare, gioire, arrabbiarmi, ecc... in questa lista ( e in nessun'altra anche) ?

Il lavoro, i pensieri, gli impegni sono tanti, troppi. Ok.

Ma, in fondo, che ci vuole a scrivere due parole ogni tanto ?

Sapete che è ? Credo che sto soffrendo della insincerità che sono ancora costretta a vivere tutti i giorni.

In fondo me ne vergogno e mi sento a disagio. Avrei una voglia pazzesca di dire le cose come stanno a tutti, senza per questo cambiare una virgola di quello che sono effettivamente ora.  Ma comunque dirlo. Tranquillamente e con la capacità e l'abilità dialettica e, direi, didattica, che so di possedere.

L'unico, proprio l'unico, motivo perchè non lo faccio è perchè mi ostino (per amore) a voler rispettare quel mix di paura-gelosia-timidezza di mia moglie. Che verrebbe indubbiamente coinvolta, partecipata da ogni mia, pur limitata, rivelazione.

Questa cosa mi imbarazza, mi infastidisce, mi indispone, mi fa sentire debole, incoerente. E perciò mi sembra di non avere più niente da dire, da raccontare, da commentare. Mi sento incapace di partecipazione. Qua dentro come altrove.

Intanto mi rendo conto che la crescita sua ( molto più di quella mia) avviene ed è avvenuta solo attraverso esperienze e conoscenze, esempi e occasioni. Che sono sempre più rare e difficili per ragioni di spazio-tempo ( non invoco Einstein ma mi riferisco alle immense distanze geografiche che mi separano da tutti ed ai mei turbinosi impegni di lavoro :-)).

E perciò attribuisco a questo forzato isolamento (non la solitudine che non è malaccio) un po' la ragione del mio disagio e, quindi, silenzio.

Se qualcuno equivoca, dico : Non sto male, anzi. E' un periodo intenso, abbastanza allegro, complessivamente sereno, non proprio euforico ma non direi neanche disforico.

Però uno sfoghetto, una specie di confessione in lista sentivo di doverla fare.

E l'ho fatta.

Ciao a tutte.

Maryliz

 

Da:  [email protected]

Data:  Sab Mar 20, 2004  3:16 pm

Oggetto:  RE: [disforia di genere] Son qua.

 

 

 

Cara Maryliz,

non sai quanto ti invidio, nonostante tu denunci un fatto che io considero

normale per molte di noi.

Ho avuto occasione di conoscere te e la tua meravigliosa moglie al raduno di Roma e ti giuro che sin dal primo momento mi siete state simpatiche.

Ho ascoltato i tuo discorsi con interesse e con un pizzico d'invidia.

Oggi ti scrivo per confermare la mia stima e per solidarizzare con te visto che oggi denunci un fatto che io vivo da anni e con l'aggravante che ho una moglie che al solo accenno di questi argomenti morirebbe e con lei anche io, visto chle voglio bene nell'anima.

Se ti può essere di aiuto vi è una frase famosa: "mal comune mezzo gaudio"

Beh a parte la battuta il problema è serio

Un bacio a te e a tua moglie

Marisa

 

 

Da:    "Viviana" <[email protected]>

Data:  Dom Mar 21, 2004  11:57 pm

Oggetto:  Ogg: Son qua.

 

 Ciao Mary, finalmente!

Mi dispiace per la limitazione che avverti ma, come dire,

evidentemente siete sole in due :)

Può darsi, chissà, che un giorno anche tua moglie avverta la voglia

di dire a tutti come stanno le cose... comunque ti sono vicina.

 

Un abbraccio e un bacio

 

Viviana

 

 

Da:  "Mia" <[email protected]>

Data:  Lun Mar 22, 2004  10:50 am

Oggetto:  R: [disforia di genere] Son qua.

 

 

Ciao Mary,

ci mancavi, sai ? In questo periodo scrivo molto poco, ma leggo tutto (o quasi).

Ho sempre trovato i tuoi interventi molto rassicuranti, in un certo senso, e in essi delle ottime occasioni di riflessione... davvero, quando taci si sente.

 

Mi spiace sentirti ora un po' smarrita, e le tue considerazioni mi hanno fatto ricordare di quando, all'inizio del 1999, decisi che non ne potevo più di vivere nascosta insieme al mio segreto, e scrissi al Costanzo. Fu un'azione spontanea e poco ragionata, in realtà pensavo che la mia storia non potesse interessarli più di tanto, ma pensai anche che non avevo nulla da perdere e così mandai la lettera.

 

Diversamente da quanto mi aspettavo accadde che la redazione mi chiamò al telefono dopo pochi giorni chiedendomi di andare in trasmissione; avevo 24 ore per decidere se andare o meno.

 

Vissi una giornata di grande tensione ed incertezzza: messa di fronte ad un'ipotesi che avevo considerato senz'altro remota, ovvero decidere di andare davvero in televisione a raccontare tutto, venni presa da ogni genere di dubbio, incertezza, titubanza... ovviamente ne parlai con le persone a me più vicine, e non tardarono a delinearsi due schieramenti: il fronte del no era solido, capeggiato dalla mia fidanzata e da mio padre, terrorizzati entrambi dalle possibili ripercussioni del mio sconsiderato gesto; inoltre contava una rappresentanza, in termini percentuali, senza dubbio maggiore. D'altra parte il fronte del si, capeggiato da mia madre, aveva dalla sua una maggiore affinità con la mia filosofia di vita, che prevede la massima trasparenza, ben sapendo che tale trasparenza è, al tempo stesso, la mia forza e la mia debolezza.

 

Alla fine quindi andai, ma non certo senza dubbi. E il fatto che la puntata non andò come avevo sperato mi lasciò una certa delusione: attesi il momento della messa in onda, qualche giorno dopo, con grande trepidazione e timore, e quando arrivò il momento mi chiusi in casa sola, con la mia morosa, attendendo i primi riscontri.

 

Era vero, la puntata non era andata molto bene ma avevo raggiunto il mio obiettivo: non avevo più un segreto.

 

La mia vita iniziò a cambiare da quel giorno, anche se a quel tempo proprio non mi immaginavo quanto: passarono altri quattro anni prima che iniziassi ad andare in ufficio in gonna, tanto per fare un esempio, ma la cosa determinante fu proprio il fatto di farla finita con i segreti: non iniziai a vestirmi in modo diverso, non iniziai ad aspettarmi qualcosa in più o in meno rispetto a prima; semplicemente, sentii una leggerezza ed una libertà fino ad allora sconosciute.

 

Non cambiò nulla, ma iniziò a cambiare tutto. Una dopo l'altra, senza clamore, senza grandi traumi, iniziarono a crollare tutte le barriere che avevo intorno (molte delle quali costruite con cura proprio da me); e anche le persone intorno a me mostrarono la loro faccia più vera.

 

Ovviamente qualcuno si allontanò, e qualcuno consolidò le sue posizioni di opposizione: i genitori della mia ragazza, che già mi consideravano male in ragione della mia provenienza da una famiglia di artisti e del fatto che avevo alle spalle un matrimonio fallito, decisero definitivamente che ero il diavolo fatto persona, e rifiutarono anche solamente di conoscermi (e la cosa dura ancora oggi). Per contro la mia compagna, che al tempo del Costanzo faticò a rivolgermi la parola per qasi una settimana, è sempre più solidamente al mio fianco, ed è stata la prima a beneficiare degli effetti positivi della mia pubblica confessione: perchè dopo aver raccontato tutto, iniziai a svegliarmi la mattina molto più positiva e contenta di vivere.

 

Per la maggior parte delle persone al di fuori della mia cerchia di intimità, invece, non cambiò quasi nulla: la maggior parte di loro, sia sul lavoro che tra gli amici, mi dimostrò solidarietà e rispetto; molti furono rassicurati dalla mia "confessione", perchè ero una persona strana e se ne erano già accorti, ma dopo aver saputo cosa c'era davvero dietro fu più facile, per loro, interagire con me.

 

Posso affermare senza ombra di dubbio che tutto ciò che di buono è poi accaduto, in ntutti questi anni, abbia avuto origine proprio quella mattina di gennaio, quando presi la grande decisione di raccontare tutto Non avevo deciso di iniziare la transizione, non avevo deciso che volevo vivere al femminile 24/7, non avevo deciso nulla di davvero sconvolgente: avevo solamente deciso di farla finita con quel segreto sempre più pesante da sostenere.

 

Ciao bimbe !

Mia

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Lun Mar 22, 2004  8:32 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Son qua.

 

 

Il fragoroso rumore del mio silenzio...

Calde parole ... ; piacevole sentirsele dire, lo ammetto.

Grazie Miuzza.

Altre amiche care mi invidiano. Forse altre, meno care, mi compatiscono.

Ma c'è un punto che forse avete notato e sul quale mi va di dire qualcos'altro.

Viviana dice : .....ma, come dire, evidentemente siete sole in due ...

Marisa afferma "... mal comune mezzo gaudio... "

E Mia conferma, nel suo racconto, che la sua compagna per stare con lei subisce il distacco della sua famiglia.

Insomma le nostre compagne hanno qualche problemino non proprio facile da affrontare.

Mia moglie m'ha detto qualche settimana fa :

"E' come se fossi costretta a non considerare una parte della mia vita. Viaggi non raccontabili, incontri ed esperienze da nascondere, foto invisibili. Per me non è semplice. Anch'io mi sento sola."

Non mi rimproverava niente, in fondo. Erano riflessioni senza soluzione.

Io, come ho detto, sarei ben pronta ad allargare anche di poco la nostra gabbia ( che comunque è calda, accogliente, divertente e last but not least, eroticamente appagante...) raccontando, anche solo a chi può capire, le ragioni del mio essere ed apparire "nuovo" che tutti hanno bene o male percepito.

Ma, fin quando lei stessa non vorrà dire niente, non voglio forzare.

Tanto vado avanti lo stesso.

Viaggio, anzi viaggiamo senza fretta, come cantava Battisti :

 

.....certamente non volare ma viaggiare.

Sì, viaggiare

evitando le buche più dure

senza per questo cadere

nelle tue paure

gentilmente senza fumo con amore

dolcemente viaggiare

rallentando per poi accelerare

con un ritmo fluente di vita nel cuore

gentilmente senza strappi al motore ...

 

 

Baci a tutte

Mary

 

 

Da:  "Mia" <[email protected]>

Data:  Mar Mar 23, 2004  6:42 pm

Oggetto:  R: [disforia di genere] Son qua.

 

 

Come dicevo, mi fai riflettere.

E così, leggendoti, rilancio.

Ma non, sia ben chiaro, nell'intento di farti cambiare idea rispetto all'intenzione di non voler forzare: come abbiamo più volte avuto modo di sottolineare, ognuna di noi conosce la sua dimensione e nessun altro può sapere cosa sia realmente giusto o cosa no.

Da un certo punto di vista, giusto è, a parer mio, ciò che sentiamo realmente, e sbagliato tutto il resto.

 

Ma, semplicemente per ampliare un po' questa riflessione, mi sembra giusto completare il quadro della mia personale situazione: in effetti se avessi atteso che i tempi fossero maturi, includendo in tali considerazioni di maturazione anche la posizione di Pilar (la mia compagna), oggi probabilmente staremmo ancora dibattendo in merito all'opportunità di mettermi o meno lo smalto sulle unghie... per lei ogni cambiamento rappresenta una minaccia, ed anche se razionalmente combatte questa sua personale tendenza, in realtà non la riesce a controllare...

 

Ad esempio sorrido pensando che anche quando era ormai abituata al mio abbigliamento femminile sia in pubblico che in privato, non riusciva ad ammettere l'idea che io volessi farmi i buchi sulle orecchie. Cercai per qualche mese di convincerla che era una posizione un po' assurda, visto che ormai tutto il resto le andava bene, però lei non mollava. Quindi un giorno andai a farmi i buchi e lei, quando mi vide, mi disse che le facevo schifo (ricordo con precisione il termine). E me la piantò giù dura: per ben due ore mi tenne un po' di muso. Il giorno dopo già non ci pensava più...

 

Certo, oggi lei è costretta a subire, da parte della sua famiglia, una pressione costante e dolorosa.

Se io avessi fatto scelte meno visibili, probabilmente la domenica potremmo andare tutti insieme a pranzo dai suoi (azz !!!)... però sarei anche molto diversa con lei, il nostro rapporto non avrebbe vissuto quel processo di ampliamento e di consolidamento che sono derivati proprio dal fatto che io sono risucita a trovare uno spazio espressivo che mi comprende totalmente.

 

Tanto per tornare agli esempi: il terrore di Pilar (e, sono convinta, anche di molte vostre compagne) era che io polessi, un giorno, arrivare alla transizione definitiva: il fatto di trovare, tra le lenzuola, quel maschio che in tutti gli altri momenti le è nascosto, è per lei determinante. Penso sia comprensibile.

Ebbene, ne abbiamo parlato più volte e oggi anche lei sa che io non sono mai stata così lontana dai pensieri di transizione come sono oggi: il fatto che io possa esprimere quotidianamente e liberamente la mia femminilità mi ha fatto capire che c'è posto anche per il maschio che è in me e che non c'è motivo di rinunciare ad una parte in nome dell'altra.

Una volta, quando indossavo quotidianamente i panni del maschio che non ero, questo punto stava iniziando ad esercitare su di me una pressione fortissima; pensavo che la transizione fosse l'unica possibilità, e non pensavo ad altro.

Pilar mi ricorda bene a quel tempo, e so che proprio non farebbe cambio...

 

Devo scappare... il  lavoro mi chiama

Baci

Mia

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Mer Mar 24, 2004  8:01 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Son qua.

 

 

From: Mia

Come dicevo, mi fai riflettere.

E così, leggendoti, rilancio. ......

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La questione non è tanto se fare o non fare altri passi nella femminilizzazione della mia immagine.

 

In un modo o nell’altro, a spintoni e rimbalzi, con accelerazioni e rallentamenti, questa va avanti.

 

Come tu hai ricordato per i buchi ai lobi delle orecchie, quando io ho deciso di fare il laser non le ho mica chiesto il permesso. Ho prenotato la prima visita e basta. E ricordo che neanche tanto tempo prima la mia Cris era andata in una specie di pallone totale solo ad un accenno della mia voglia di farlo ( proprio per quel terrore di transizione totale di cui parlavi).

 

Sapete come l'ho convinta ? Beh.. ho usato le mie subdole tecniche di persuasione.

 

Prima l'ho coinvolta in una pratica di elettrocoagulazione faidate assolutamente fastidiosa per lei (Onetouch.. chi non lo conosce...:-). Quando si è resa conto che, al ritmo di  due peli a seduta, avremmo impiegato 1000 anni aveva ormai accettato e assimilato la mia necessità. II più era così fatto. Ora è contentissima che il mio viso non la punga più.

 

Io e lei abbiamo raggiunto un  piacevole equilibrio. Ma è un equilibrio privatissimo. Che in occasioni pubbliche si appalesa poco, tranne quando il clima di confidenza e gioco è alto ( come capita certe volte con le sue sorelle...).

 

E' appunto questa la mia questione. Privato contro pubblico. Ma non necessariamente  pubblico da rivelazione in TV ( non sarò mai ardita quanto te, Mia…:-).

 

Mi   basterebbe raccontare, con i toni e gli argomenti anche più sfumati possibili e in una forma concordata ed accettabile, la verità riguardo il mio stato. Magari iniziando dalle sue sorelle e da qualche cara amica sua .

 

Questo mi aprirebbe spazi ulteriori di “sincerità” e di non occultamento di alcune  cose che vorrei fare rientrare in una specie di normalità. Certo mi rendo conto che non è facile perché non si tratta di lunghezza di capelli e di bigiotteria. Ma di qualcosa di decisamente più dirompente. Ad esempio, della voglia di non dissimulare più il mio seno. Io, per poter indossare ogni tanto con disinvoltura una camicetta stretch , senza nascondere tutto sotto qualche maglione sformato,  farei carte false.

 

Ho anche pensato ad una strategia dialettica. Ve la dico per confrontarmi con voi , sennò ‘sta lista che ci sta a  fare ?

 

La metto come una delle mie tante “Discussioni improbabili ma non impossibili”, per esempio, con una parente o amica disposta ad ascoltarmi.

 

 

“ Sai, c’è una ragione in questo mio comportamento, per questi capelli lunghi, per queste cose comprate al reparto femminile “

 

“Sentiamo…  ” direbbe lei con tono incuriosito.

 

“ Io sono una persona transessuale mancata “

 

“ Transessuale mancata…?”

 

“ Si, nel senso che sto resistendo al mio bisogno esistenziale profondo utilizzando dei “placebo”, cioè della roba in fondo innocua che attenua il mio disagio. Ecco il perché di queste cose un po’, per così dire, frivole….”

 

“ Ma che dici ?… Sul serio? “

 

“ Si. Da sempre. Anche Cristina lo sa. Ho fatto pure ormoni. E le mie tette non sono quindi un caso, ma una conseguenza di questa cosa. “ risponderei, mentendo sulla reale continuità della transizione.

 

 “ Però un po’ me l’aspettavo, sai…? Ma .. ma.. transessuale mancata … Perciò non fai più niente ? ”

 

“Ma che vuoi, l’ambiente, l’accettazione intorno, il lavoro, la famiglia, tu, tua sorella, non è facile farsi capire, e quindi cerco di soffrire il meno possibile, per non dare fastidio.” E poi concludendo “ Ma mi ci vedi donna ? Non sono un caso disperato ?”

 

“ Fino a pochi minuti fa non c’avrei mai pensato, ora, invece…… Guardandoti bene non saresti niente male. Ma, perché non vai avanti ? In fondo  a me non turba molto la cosa.”

 

 

Lieto fine, ma tutto immaginario. Comunque il succo delle chiacchierata è tranquillizzare l’interlocutore con l’assenza di conseguenze immediate. Ciò permette l’assimilazione della novità e l’elaborazione di scenari futuri senza che il terrore del cambiamento imminente possa  richiamare i classici schemi pregiudiziali  trans=perversione= vergogna ecc.

 

Precisazione

 

Per me il corpo è fondamentale. E’ più importante dell’involucro. Cioè più importante di una immagine femminile fatta di abiti e/o atteggiamenti.

 

Il mio cervello si nutre, si sazia, dell’ immagine nuda del mio corpo femminilizzato dagli ormoni. C’è poco da fare. E quindi devo ammettere che i pensieri di transizione totale (si, totale, totale :-)  in fondo non mi hanno mai abbandonato.  Sono più lontani, infinitamente meno forti di  qualche decennio fa, ma ci sono.

 

Che fregatura la disforia…

 

Ciao.

E a presto, lista.

 

 

Maryliz

 

 

 

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