Da: "Maryliz" <[email protected]>
Data: Sab Mar 20, 2004 1:27 pm
Oggetto: Son qua.
Non sono molte le domande che
ormai mi pongo.
E quindi ho smesso di cercare
molte risposte.
Una delle poche domande che sto
ponendomi in questi giorni è :
Perchè non ho voglia di
scrivere, commentare, partecipare, gioire, arrabbiarmi, ecc... in questa lista
( e in nessun'altra anche) ?
Il lavoro, i pensieri, gli
impegni sono tanti, troppi. Ok.
Ma, in fondo, che ci vuole a
scrivere due parole ogni tanto ?
Sapete che è ? Credo che sto
soffrendo della insincerità che sono ancora costretta a vivere tutti i giorni.
In fondo me ne vergogno e mi
sento a disagio. Avrei una voglia pazzesca di dire le cose come stanno a tutti,
senza per questo cambiare una virgola di quello che sono effettivamente
ora. Ma comunque dirlo. Tranquillamente
e con la capacità e l'abilità dialettica e, direi, didattica, che so di
possedere.
L'unico, proprio l'unico, motivo
perchè non lo faccio è perchè mi ostino (per amore) a voler rispettare quel mix
di paura-gelosia-timidezza di mia moglie. Che verrebbe indubbiamente coinvolta,
partecipata da ogni mia, pur limitata, rivelazione.
Questa cosa mi imbarazza, mi
infastidisce, mi indispone, mi fa sentire debole, incoerente. E perciò mi
sembra di non avere più niente da dire, da raccontare, da commentare. Mi sento
incapace di partecipazione. Qua dentro come altrove.
Intanto mi rendo conto che la
crescita sua ( molto più di quella mia) avviene ed è avvenuta solo attraverso
esperienze e conoscenze, esempi e occasioni. Che sono sempre più rare e
difficili per ragioni di spazio-tempo ( non invoco Einstein ma mi riferisco alle
immense distanze geografiche che mi separano da tutti ed ai mei turbinosi
impegni di lavoro :-)).
E perciò attribuisco a questo
forzato isolamento (non la solitudine che non è malaccio) un po' la ragione del
mio disagio e, quindi, silenzio.
Se qualcuno equivoca, dico : Non
sto male, anzi. E' un periodo intenso, abbastanza allegro, complessivamente
sereno, non proprio euforico ma non direi neanche disforico.
Però uno sfoghetto, una specie
di confessione in lista sentivo di doverla fare.
E l'ho fatta.
Ciao a tutte.
Maryliz
Data: Sab Mar 20,
2004 3:16 pm
Oggetto: RE:
[disforia di genere] Son qua.
Cara
Maryliz,
non sai
quanto ti invidio, nonostante tu denunci un fatto che io considero
normale
per molte di noi.
Ho
avuto occasione di conoscere te e la tua meravigliosa moglie al raduno di Roma
e ti giuro che sin dal primo momento mi siete state simpatiche.
Ho
ascoltato i tuo discorsi con interesse e con un pizzico d'invidia.
Oggi ti
scrivo per confermare la mia stima e per solidarizzare con te visto che oggi
denunci un fatto che io vivo da anni e con l'aggravante che ho una moglie che
al solo accenno di questi argomenti morirebbe e con lei anche io, visto chle
voglio bene nell'anima.
Se ti
può essere di aiuto vi è una frase famosa: "mal comune mezzo gaudio"
Beh a
parte la battuta il problema è serio
Un
bacio a te e a tua moglie
Marisa
Da:
"Viviana" <[email protected]>
Data: Dom Mar 21, 2004 11:57 pm
Oggetto: Ogg: Son qua.
Ciao Mary, finalmente!
Mi
dispiace per la limitazione che avverti ma, come dire,
evidentemente
siete sole in due :)
Può
darsi, chissà, che un giorno anche tua moglie avverta la voglia
di dire
a tutti come stanno le cose... comunque ti sono vicina.
Un
abbraccio e un bacio
Viviana
Da: "Mia"
<[email protected]>
Data: Lun Mar 22, 2004 10:50 am
Oggetto: R: [disforia di genere] Son qua.
Ciao
Mary,
ci
mancavi, sai ? In questo periodo scrivo molto poco, ma leggo tutto (o quasi).
Ho
sempre trovato i tuoi interventi molto rassicuranti, in un certo senso, e in
essi delle ottime occasioni di riflessione... davvero, quando taci si sente.
Mi
spiace sentirti ora un po' smarrita, e le tue considerazioni mi hanno fatto
ricordare di quando, all'inizio del 1999, decisi che non ne potevo più di
vivere nascosta insieme al mio segreto, e scrissi al Costanzo. Fu un'azione
spontanea e poco ragionata, in realtà pensavo che la mia storia non potesse
interessarli più di tanto, ma pensai anche che non avevo nulla da perdere e
così mandai la lettera.
Diversamente
da quanto mi aspettavo accadde che la redazione mi chiamò al telefono dopo
pochi giorni chiedendomi di andare in trasmissione; avevo 24 ore per decidere
se andare o meno.
Vissi
una giornata di grande tensione ed incertezzza: messa di fronte ad un'ipotesi
che avevo considerato senz'altro remota, ovvero decidere di andare davvero in
televisione a raccontare tutto, venni presa da ogni genere di dubbio,
incertezza, titubanza... ovviamente ne parlai con le persone a me più vicine, e
non tardarono a delinearsi due schieramenti: il fronte del no era solido,
capeggiato dalla mia fidanzata e da mio padre, terrorizzati entrambi dalle
possibili ripercussioni del mio sconsiderato gesto; inoltre contava una
rappresentanza, in termini percentuali, senza dubbio maggiore. D'altra parte il
fronte del si, capeggiato da mia madre, aveva dalla sua una maggiore affinità
con la mia filosofia di vita, che prevede la massima trasparenza, ben sapendo
che tale trasparenza è, al tempo stesso, la mia forza e la mia debolezza.
Alla
fine quindi andai, ma non certo senza dubbi. E il fatto che la puntata non andò
come avevo sperato mi lasciò una certa delusione: attesi il momento della messa
in onda, qualche giorno dopo, con grande trepidazione e timore, e quando arrivò
il momento mi chiusi in casa sola, con la mia morosa, attendendo i primi
riscontri.
Era
vero, la puntata non era andata molto bene ma avevo raggiunto il mio obiettivo:
non avevo più un segreto.
La mia
vita iniziò a cambiare da quel giorno, anche se a quel tempo proprio non mi
immaginavo quanto: passarono altri quattro anni prima che iniziassi ad andare
in ufficio in gonna, tanto per fare un esempio, ma la cosa determinante fu
proprio il fatto di farla finita con i segreti: non iniziai a vestirmi in modo
diverso, non iniziai ad aspettarmi qualcosa in più o in meno rispetto a prima;
semplicemente, sentii una leggerezza ed una libertà fino ad allora sconosciute.
Non
cambiò nulla, ma iniziò a cambiare tutto. Una dopo l'altra, senza clamore,
senza grandi traumi, iniziarono a crollare tutte le barriere che avevo intorno
(molte delle quali costruite con cura proprio da me); e anche le persone
intorno a me mostrarono la loro faccia più vera.
Ovviamente
qualcuno si allontanò, e qualcuno consolidò le sue posizioni di opposizione: i
genitori della mia ragazza, che già mi consideravano male in ragione della mia
provenienza da una famiglia di artisti e del fatto che avevo alle spalle un
matrimonio fallito, decisero definitivamente che ero il diavolo fatto persona,
e rifiutarono anche solamente di conoscermi (e la cosa dura ancora oggi). Per
contro la mia compagna, che al tempo del Costanzo faticò a rivolgermi la parola
per qasi una settimana, è sempre più solidamente al mio fianco, ed è stata la
prima a beneficiare degli effetti positivi della mia pubblica confessione:
perchè dopo aver raccontato tutto, iniziai a svegliarmi la mattina molto più
positiva e contenta di vivere.
Per la
maggior parte delle persone al di fuori della mia cerchia di intimità, invece,
non cambiò quasi nulla: la maggior parte di loro, sia sul lavoro che tra gli
amici, mi dimostrò solidarietà e rispetto; molti furono rassicurati dalla mia
"confessione", perchè ero una persona strana e se ne erano già
accorti, ma dopo aver saputo cosa c'era davvero dietro fu più facile, per loro,
interagire con me.
Posso
affermare senza ombra di dubbio che tutto ciò che di buono è poi accaduto, in
ntutti questi anni, abbia avuto origine proprio quella mattina di gennaio,
quando presi la grande decisione di raccontare tutto Non avevo deciso di
iniziare la transizione, non avevo deciso che volevo vivere al femminile 24/7,
non avevo deciso nulla di davvero sconvolgente: avevo solamente deciso di farla
finita con quel segreto sempre più pesante da sostenere.
Ciao
bimbe !
Mia
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Lun Mar 22, 2004 8:32 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Son qua.
Il fragoroso rumore del mio
silenzio...
Calde parole ... ; piacevole
sentirsele dire, lo ammetto.
Grazie Miuzza.
Altre amiche care mi invidiano. Forse
altre, meno care, mi compatiscono.
Ma c'è un punto che forse avete
notato e sul quale mi va di dire qualcos'altro.
Viviana dice : .....ma, come
dire, evidentemente siete sole in due ...
Marisa afferma "... mal
comune mezzo gaudio... "
E Mia conferma, nel suo racconto,
che la sua compagna per stare con lei subisce il distacco della sua famiglia.
Insomma le nostre compagne hanno
qualche problemino non proprio facile da affrontare.
Mia moglie m'ha detto qualche
settimana fa :
"E' come se fossi
costretta a non considerare una parte della mia vita. Viaggi non raccontabili,
incontri ed esperienze da nascondere, foto invisibili. Per me non è semplice. Anch'io
mi sento sola."
Non mi rimproverava niente, in
fondo. Erano riflessioni senza soluzione.
Io, come ho detto, sarei ben
pronta ad allargare anche di poco la nostra gabbia ( che comunque è calda,
accogliente, divertente e last but not least, eroticamente appagante...)
raccontando, anche solo a chi può capire, le ragioni del mio essere ed apparire
"nuovo" che tutti hanno bene o male percepito.
Ma, fin quando lei stessa non
vorrà dire niente, non voglio forzare.
Tanto vado avanti lo stesso.
Viaggio, anzi viaggiamo senza
fretta, come cantava Battisti :
.....certamente non volare ma viaggiare.
Sì, viaggiare
evitando le buche più dure
senza per questo cadere
nelle tue paure
gentilmente senza fumo con amore
dolcemente viaggiare
rallentando per poi accelerare
con un ritmo fluente di vita nel cuore
gentilmente senza strappi al motore ...
Baci a tutte
Mary
Da: "Mia"
<[email protected]>
Data: Mar Mar 23, 2004 6:42 pm
Oggetto: R: [disforia di genere] Son qua.
Come
dicevo, mi fai riflettere.
E così,
leggendoti, rilancio.
Ma non,
sia ben chiaro, nell'intento di farti cambiare idea rispetto all'intenzione di
non voler forzare: come abbiamo più volte avuto modo di sottolineare, ognuna di
noi conosce la sua dimensione e nessun altro può sapere cosa sia realmente
giusto o cosa no.
Da un
certo punto di vista, giusto è, a parer mio, ciò che sentiamo realmente, e
sbagliato tutto il resto.
Ma,
semplicemente per ampliare un po' questa riflessione, mi sembra giusto
completare il quadro della mia personale situazione: in effetti se avessi
atteso che i tempi fossero maturi, includendo in tali considerazioni di
maturazione anche la posizione di Pilar (la mia compagna), oggi probabilmente
staremmo ancora dibattendo in merito all'opportunità di mettermi o meno lo
smalto sulle unghie... per lei ogni cambiamento rappresenta una minaccia, ed
anche se razionalmente combatte questa sua personale tendenza, in realtà non la
riesce a controllare...
Ad
esempio sorrido pensando che anche quando era ormai abituata al mio
abbigliamento femminile sia in pubblico che in privato, non riusciva ad
ammettere l'idea che io volessi farmi i buchi sulle orecchie. Cercai per
qualche mese di convincerla che era una posizione un po' assurda, visto che
ormai tutto il resto le andava bene, però lei non mollava. Quindi un giorno
andai a farmi i buchi e lei, quando mi vide, mi disse che le facevo schifo
(ricordo con precisione il termine). E me la piantò giù dura: per ben due ore
mi tenne un po' di muso. Il giorno dopo già non ci pensava più...
Certo,
oggi lei è costretta a subire, da parte della sua famiglia, una pressione
costante e dolorosa.
Se io
avessi fatto scelte meno visibili, probabilmente la domenica potremmo andare
tutti insieme a pranzo dai suoi (azz !!!)... però sarei anche molto diversa con
lei, il nostro rapporto non avrebbe vissuto quel processo di ampliamento e di
consolidamento che sono derivati proprio dal fatto che io sono risucita a
trovare uno spazio espressivo che mi comprende totalmente.
Tanto
per tornare agli esempi: il terrore di Pilar (e, sono convinta, anche di molte
vostre compagne) era che io polessi, un giorno, arrivare alla transizione
definitiva: il fatto di trovare, tra le lenzuola, quel maschio che in tutti gli
altri momenti le è nascosto, è per lei determinante. Penso sia comprensibile.
Ebbene,
ne abbiamo parlato più volte e oggi anche lei sa che io non sono mai stata così
lontana dai pensieri di transizione come sono oggi: il fatto che io possa
esprimere quotidianamente e liberamente la mia femminilità mi ha fatto capire
che c'è posto anche per il maschio che è in me e che non c'è motivo di
rinunciare ad una parte in nome dell'altra.
Una
volta, quando indossavo quotidianamente i panni del maschio che non ero, questo
punto stava iniziando ad esercitare su di me una pressione fortissima; pensavo
che la transizione fosse l'unica possibilità, e non pensavo ad altro.
Pilar
mi ricorda bene a quel tempo, e so che proprio non farebbe cambio...
Devo
scappare... il lavoro mi chiama
Baci
Mia
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Mer Mar 24, 2004 8:01 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Son qua.
From: Mia
Come
dicevo, mi fai riflettere.
E così,
leggendoti, rilancio. ......
-----------------------
La
questione non è tanto se fare o non fare altri passi nella femminilizzazione
della mia immagine.
In
un modo o nell’altro, a spintoni e rimbalzi, con accelerazioni e rallentamenti,
questa va avanti.
Come
tu hai ricordato per i buchi ai lobi delle orecchie, quando io ho deciso di
fare il laser non le ho mica chiesto il permesso. Ho prenotato la prima visita
e basta. E ricordo che neanche tanto tempo prima la mia Cris era andata in una
specie di pallone totale solo ad un accenno della mia voglia di farlo ( proprio
per quel terrore di transizione totale di cui parlavi).
Sapete
come l'ho convinta ? Beh.. ho usato le mie subdole tecniche di persuasione.
Prima
l'ho coinvolta in una pratica di elettrocoagulazione faidate assolutamente
fastidiosa per lei (Onetouch.. chi non lo conosce...:-). Quando si è resa conto
che, al ritmo di due peli a seduta,
avremmo impiegato 1000 anni aveva ormai accettato e assimilato la mia
necessità. II più era così fatto. Ora è contentissima che il mio viso non la
punga più.
Io
e lei abbiamo raggiunto un piacevole
equilibrio. Ma è un equilibrio privatissimo. Che in occasioni pubbliche si
appalesa poco, tranne quando il clima di confidenza e gioco è alto ( come
capita certe volte con le sue sorelle...).
E'
appunto questa la mia questione. Privato contro pubblico. Ma non
necessariamente pubblico da rivelazione
in TV ( non sarò mai ardita quanto te, Mia…:-).
Mi basterebbe raccontare, con i toni e gli
argomenti anche più sfumati possibili e in una forma concordata ed accettabile,
la verità riguardo il mio stato. Magari iniziando dalle sue sorelle e da
qualche cara amica sua .
Questo
mi aprirebbe spazi ulteriori di “sincerità” e di non occultamento di
alcune cose che vorrei fare rientrare
in una specie di normalità. Certo mi rendo conto che non è facile perché non si
tratta di lunghezza di capelli e di bigiotteria. Ma di qualcosa di decisamente
più dirompente. Ad esempio, della voglia di non dissimulare più il mio seno.
Io, per poter indossare ogni tanto con disinvoltura una camicetta stretch ,
senza nascondere tutto sotto qualche maglione sformato, farei carte false.
Ho
anche pensato ad una strategia dialettica. Ve la dico per confrontarmi con voi
, sennò ‘sta lista che ci sta a fare ?
La
metto come una delle mie tante “Discussioni improbabili ma non impossibili”,
per esempio, con una parente o amica disposta ad ascoltarmi.
“ Sai, c’è una ragione in questo
mio comportamento, per questi capelli lunghi, per queste cose comprate al
reparto femminile “
“Sentiamo… ” direbbe lei con tono incuriosito.
“ Io sono una persona transessuale
mancata “
“ Transessuale mancata…?”
“ Si, nel senso che sto resistendo
al mio bisogno esistenziale profondo utilizzando dei “placebo”, cioè della roba
in fondo innocua che attenua il mio disagio. Ecco il perché di queste cose un
po’, per così dire, frivole….”
“ Ma che dici ?… Sul serio? “
“ Si. Da sempre. Anche Cristina lo
sa. Ho fatto pure ormoni. E le mie tette non sono quindi un caso, ma una
conseguenza di questa cosa. “ risponderei, mentendo sulla reale continuità
della transizione.
“ Però un po’ me l’aspettavo, sai…? Ma .. ma.. transessuale
mancata … Perciò non fai più niente ? ”
“Ma che vuoi, l’ambiente,
l’accettazione intorno, il lavoro, la famiglia, tu, tua sorella, non è facile
farsi capire, e quindi cerco di soffrire il meno possibile, per non dare
fastidio.” E poi concludendo “ Ma mi ci vedi donna ? Non sono un caso disperato
?”
“ Fino a pochi minuti fa non
c’avrei mai pensato, ora, invece…… Guardandoti bene non saresti niente male.
Ma, perché non vai avanti ? In fondo a
me non turba molto la cosa.”
Lieto
fine, ma tutto immaginario. Comunque il succo delle chiacchierata è
tranquillizzare l’interlocutore con l’assenza di conseguenze immediate. Ciò
permette l’assimilazione della novità e l’elaborazione di scenari futuri senza
che il terrore del cambiamento imminente possa
richiamare i classici schemi pregiudiziali trans=perversione= vergogna ecc.
Precisazione
Per
me il corpo è fondamentale. E’ più importante dell’involucro. Cioè più
importante di una immagine femminile fatta di abiti e/o atteggiamenti.
Il
mio cervello si nutre, si sazia, dell’ immagine nuda del mio corpo
femminilizzato dagli ormoni. C’è poco da fare. E quindi devo ammettere che i
pensieri di transizione totale (si, totale, totale :-) in fondo non mi hanno mai abbandonato. Sono più lontani, infinitamente meno forti
di qualche decennio fa, ma ci sono.
Che
fregatura la disforia…
Ciao.
E
a presto, lista.
Maryliz