Da: "Maryliz" <[email protected]>
Data: Mar Feb 18, 2003 1:27 pm
Oggetto: Il disincanto
Sono tre notti che mi risveglio
con certi pensieri. Sotto le coperte, al buio, rimugino con gli occhi chiusi ma
ormai sveglia.
Al centro di questi miei pensieri
mattutini c’è il “disincanto”.
Il disincanto è una sentimento
che trovo piuttosto fastidioso. E’ il sentimento finale del soddisfacimento di
un bisogno che, dopo tanto desiderio, diventa normalità, ruotine, abitudine a
goderne.
Il disincanto però è anche più
fastidioso se lo cominci a provare anche prima di aver soddisfatto i tuoi
desideri. Dovremmo chiamarlo saggezza ? Nel senso che capisci in anticipo
quanto dura poco il piacere di ogni cosa ? O, ahimè, vecchiaia quando decidi di
non fare niente perché, tanto, non cambia mai niente, o se cambia qualcosa
tutto è comunque sempre fatuo ed inutile ?
Fatta questa premessa vi
racconto, dopo mesi di silenzio, un episodio di “Casa Mary” accaduto stamane.
Scena:
Io e mia moglie raggomitolate
e abbracciate sul lettone, come al solito, dopo colazione.
Io : Sono un paio di giorni che
penso ad una cosa.
Lei : A cosa?
Io : Al disincanto. A quel
sentimento fastidioso che subisci quando ti accorgi che il piacere dura poco.
Cambi casa, auto, lavoro, perfino sesso (!) e poi… dopo un pò tutto torna
normale, l’abitudine ti riavvolge con le sue spire asfissianti e ti sembra che
ogni sforzo sia stato in fondo inutile.
Lei : Si, è vero ma non è sempre
così. E’ così solo se fai dipendere la felicità dal soddisfacimento di certi
bisogni, e solo da quello. In questo caso tutto finisce presto e subentra il
disincanto.
Io : Hai ragione. Ho sempre detto
che la felicità è fare pipì dopo essersela tenuta per una giornata. Soddisfare
un urgente bisogno e dopo pochi istanti finisce tutto. Ma, la cosa che mi dà
più fastido è pensare al disincanto in anticipo. Questa, chiamiamola così,
“saggezza” la percepisco come una specie di invecchiamento. E mi fa un po’
paura.
Lei : Eh.. io però sto adottando
un’altra strategia. Cerco di godermi quello che ho. Ogni piccola cosa senza
lasciar da parte niente. Una specie di modo di apprezzare il flusso della vita,
senza farci troppo caso. Come viene viene.
Io : Si. Ma è una facoltà,
diciamo un lusso che ti puoi permettere quando, in fondo, non ti manca niente
di essenziale. Quando puoi scegliere tra varie opportunità. Altrimenti
soddisfare i bisogni primari e poi, via via , quelli sempre meno essenziali,
resta il modo di vivere tipico di tutti, fatto ricercando continuamente momenti
di felicità e subendo poi il conseguente disincanto.
Lei : Si. Lo so. Sono una
privilegiata in questo. Ma sento che, fino a quando posso, è la chiave giusta
per vivere una esistenza serena.
Io : Qualche mese fa, non dicevi
questo. Anzi soffrivi e ti rodevi per un passato avaro che ti ha impedito di
coltivare le tue aspirazioni artistiche. Ti ricordi ?
Lei : Si. Ricordo. La depressione
non fa ragionare. Anche se è vero che siamo segnati dal nostro passato e ti
dico sempre che mi sento “marchiata” dal mio passato, dalla mia famiglia, da
mio padre. Ma una riflessione fatta in un momento meno “giù“ ti porta dopo a
vedere le cose in modo differente.
Io : Sai in lista c’è stata una
animata discussione sul passato e sul futuro. E’ molto legata a quello che
stiamo dicendo. Si è parlato anche di suicidio.
Lei : Il suicidio per me è la
soluzione ad uno stato di impotenza totale. Quando ti scopri totalmente
impotente, senza possibilità di alcuna reazione, ecco che quella forma di
disperazione conduce al suicidio. Ecco perché sono favorevole all’eutanasia :
restituire l’ultima libertà a quella persona quando l’impotenza nei confronti
del dolore e della sofferenza è l’unica cosa che le resta.
Io : Vabbè.. Per favore...
smettiamo qui, che devo andare in ufficio. Che mi metto ?
Fine dell’episodio
E voi che mi leggete,
specialmente se avete già raggiunto il vostro traguardo, con il disincanto come
la mettete ?
Un bacio a tutt*
Mary
Da:
"mirella" <[email protected]>
Data: Mar Feb 18, 2003 1:50 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Il disincanto
Cara
Mary.. io credo che il disincanto non venga quando hai realizzato uno scopo
della tua vita ma solo quando a quell'obbiettivo hai attribuito un eccesso di
aspettative.
Non mi
prende il disincanto per le mie piantine grasse che sto amando tantissimo.. Mi
prenderà disincanto se scoprirò che coltivarle richiede cose che io non posso
dare loro... e che non avevo messo in conto (chessò una serra, una
illuminazione che non ho in casa ecc.).. Ma il punto centrale del disincanto è
aver sbagliato i conti.. o avere messo troppe aspettative.
Credo
che un po' di disincanto prenda moltissime transizionanti quando arrivano ad un
punto di arrivo (scusa la cacofonia) o di stabilizzazione.
La
transizione richiede talmente tante forze per essere portata avanti che spesso
necessita anche di un po' di "doping" nelle aspettative. Se non ti
metti l'aspettativa che sarai molto felice... come fai ad affrontare tutte le
menate ed i rischi?
Quindi
tante di noi, non tutte, hanno un po' "pompato" sulle aspettative...
e quindi un tot di disincanto è da mettere in conto.
Io per
es. ho un po' il disincanto che speravo di mantenere l'aspetto giovanile e
fresco che avevo un paio di anni fa... Forse l'avrei anche oggi senza le
"scoppole" che ho preso e senza le conseguenti forti riduzioni di
terapia ormonale che ho dovuto seguire.
Ma
questa non è stata la mia storia...
Forse
parlo di una cosa diversa da quella di cui parli tu, Maryliz.. ma il disincanto
"puro" è un meccanismo che dovrebbe finire con l'infanzia. Quello per
cui un giocattolo lo agogni tanto e dopo un po' che ce l'hai ti annoia..
Personalmente
non credo di soffrirne. Credo di avere imparato ad aprpezzare le cose belle nel
tempo... Credo sia stato un processo di crescita, di maturazione, di
"adultezza".
Certo a
volte uan cosa la credo bella e poi, quando ce l'ho mi rendo conto che tanto
bella non è.. ed allora nasce il disincanto se non la delusione.. ma
difficilmente mi nasce perchè ad uan cosa bella mi ci "abituo".
Certo
alle cose ci si abitua. Certo oggi sentire che ho un seno non è come nei primi
mesi in cui cresceva. Ma non c'è disincanto.. apprezzo sempre comunque seppure
in modo diverso di averlo. E' come l'innamoramento e l'amore... Peraltro vivere
in eterno innamoramento alal fine distruggerebbe, perché è una condizione
psichica molto sbilanciata.
Se prima
ero innamorata del mio esser donna oggi amo essere donna. (semmai il problema è
la mia lotta per mantenere un'adeguata femminilità senza mettere a rischio la
salute.. ma questa è un'altra cosa)...
Ma non
c'è disincanto nell'aver perso l'innamoramento in cambio dell'amore.
Un caro
saluto.
Mire
Da: "Mia"
<[email protected]>
Data: Mar Feb 18,
2003 5:21 pm
Oggetto: R:
[disforia di genere] Il disincanto
Mi piace questa storia del disincanto.
E mi è piaciuta un sacco anche la risposta di Mirella.
Purtroppo non ce la faccio ad argomentare quanto vorrei, il
tempo mi è tiranno... solo un pensiero veloce, perchè c'è un disincanto che
vivo quotidianamente, legato alle piccole cose, vorrei dire alle stronzate, in
un certo senso... perchè, lo riconosco, temo di essere un po' "fashion
victim", e così a volte accade che mi ritrovo tra le mani una cosa che ho
acquistato, o di ripensare ad una cosa che ho fatto in modo un po' troppo
impulsivo, e mi rendo conto di essere stata molto infantile, perchè quella cosa
o quell'oggetto non erano così importanti, e potevo anche accorgermene prima,
non dopo... il matrimonio per esempio... c'era poco da disincantarsi: bastava
aprire gli occhi... giuro, non è perchè lo dico io, credetemi: quella donna era
stupida, nel senso letterale del termine. E pensare che l'ho pure aiutata a
laurearsi... come in che cosa, in psicologia, no ? Ecco, non c'entra niente con
questo post ma penso a quello che pensa Katia degli psicanalisti, e secondo me
se avesse conosciuto la mia ex sarebbe passata alla vie di fatto: l'avrebbe
fatta fuori.
Però se ci spostiamo sul terreno delle cose importanti,
allora è diverso, allora trovo che le parole di Mirella siano davvero molto
sensate: personalmente non ho mai provato il disincanto nei confronti delle
cose importanti, di quelle cose sulle quali decido di puntare davvero delle
considerevoli quantità di fiducia e di convinzione, e di assegnare loro grande
importanza. Ma come, mi direte, il matrimonio non rientrava tra queste ? Si, ma
quella non ero io, era un tizio che assomigliava molto all'uomo che io avrei
potuto essere, se fossi nata uomo. Io parlo della mia vita, di quella cosa
iniziata più o meno nel '99...
Anche perché la penso così, che, nelle giuste proporzioni,
anche il dolore, la sofferenza, la tristezza e forse anche il disincanto siano
una componente imprescindibile della natura umana. Perché ognuna di loro,
attraverso l'azione che esercita nei confronti dei nostri schemi
comportamentali, o forse percettivi, o forse qualche altra parola più adatta
che non mi viene ma che spero si sia capita, contribuisce in modo significativo
alla nostra crescita.
(faccio una pausa e rifletto)
(non ho tempo per riflettere)
(però amo scrivere, ed è troppo tempo che non scrivo, e mi
scappa proprio)
(pazienza farò tardi questa sera in ufficio)
Mi viene da aggiungere che a volte ho confuso il
disincanto... nel senso che pareva disincanto così, di primo acchito, ma poi a
ben guardare, ragionandoci un po' sopra, mi rendevo conto che riassumeva un
insieme di fattori che, analizzati singolarmente, non avevano nulla a che fare
con il disincanto vero e proprio. Magari avevo peccato di eccesso di ottimismo,
o di approssimazione, e spesso capivo che in fondo era sensato che le cose
fossero andate così.
(penso ancora un istante)
Nemmeno questo è del tutto vero... ci sono stati degli
eventi di disincanto reale, vissuto, sofferto fino in fondo ed era giusto così.
Me ne viene in mente uno di recente, quando mio padre, dopo
aver dato l'impressione di aver capito, compreso ed accettato tutta la storia
della mia disforia, ha fatto una repentina inversione ad U, apparentemente
ingiustificata, nel senso che non sembrava legata ad alcun episodio, e mi si è
schiantato frontalmente davanti agli occhi. E dal giorno del primo scontro, non
ha più cambiato traiettoria. Solamente qualche metro di retromarcia, per poi
ripartire a tutto gas e sbam !!! nuovo frontale.
Mio padre è vivo e vegeto, sta benissimo e lo vedo spesso
per motivi di lavoro e se serve posso anche chiedergli qualche favore... ma non
c'è più.
Mi sa che questa è proprio una storia di disincanto... e non
poteva finire con l'infanzia come dice Mirella.
Vabbè,
ora vado... devo scappare... devo scrivere una piccola cosa su un altro thread
che ho appena visto qui in lista.
Scusa,
ma non dovevi lavorare ?
Si, lo so... e poi quando questa serà scoprirò di non aver
finito, sapete che faccio ? La metto sul disincanto :-)))
Baci
Mia
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Mar Feb 18, 2003 8:45 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Il disincanto
----- Original Message -----
From: mirella
............
Certo
alle cose ci si abitua. Certo oggi sentire che ho un seno non è come nei primi
mesi in cui cresceva. Ma non c'è disincanto.. apprezzo sempre comunque seppure
in modo diverso di averlo. ...........Mire
E' il buio che mi porta a questi
pensieri.
Il non vedermi, ma solo sentirmi
e pensarmi, determina in me uno stato di indifferenza e disincanto rispetto
alla mia immagine. Tutto, al buio, diventa meno importante.
Poi mi sveglio, mi guardo allo
specchio e scopro che i miei cambiamenti, il seno ad esempio, non sono oggetto
di nessun disincanto. Anche se mi sono
abituata a vedermi così mi rendo conto che non sopporterei di vedermi come
prima. Anzi non mi basta e non mi piaccio.
I miei bisogni sono spostati in
avanti. L'"incantesimo" continua e il disincanto del buio e della
notte sparisce.
Per quanto riguarda questa
sottile delusione delle aspettative che tutti abbiamo sperimentato, sia nelle
cose più banali che nelle cose più importanti,
credo faccia parte della natura
umana.
Deve esserci qualche circuito
neuronale che ci spinge alla ricerca dell'orgasmo (sessuale,
intellettuale,emozionale ecc...), insomma alla ricerca del premio. E poi, solo
una volta raggiunto, ci si placa. E quindi i criteri di importanza, bellezza, opportunità, che ci
hanno spinto mutano diventano più deboli.
Ma, in questo, uomini e donne
sono diversi.
I maschi sono sempre alla ricerca
di un premio continuo e, nella vita, usano la stessa subroutine che usano nel
sesso ma con input ed output differenti.
Carriera, competizione, lotta alla continua ricerca del successo, della
vittoria, del podio cioè dell'orgasmo.
Invece, estendendo il discorso
alle femmine ed applicando la subroutine del loro sesso agli input della vita,
lo stesso ricercare diventa più sfumato, un risalire pian piano colline
piuttosto che un veloce scalare di montagne.
Ed ecco che ritorna la mia bistrattata teoria del disturbo di identità di genere
come un guasto, un errore di programmazione, un difetto d'installazione del nostro software neuronale.
Che generalizzazione esagerata, direte. Lo ammetto. Le cose sono molto più complicate. Ma è necessario trovare chiavi semplificate per tentare di comprendere alcuni comportamenti umani ricorrenti.
Altrimenti, tanto vale stare
zitti.
Ciao a tutt*
Mary