THREAD N.RO 49

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Mer Ott 15, 2003  11:09 am

Oggetto:  Racconti di viaggio : Il raduno

 

 

Scena:

Io e lei sul letto matrimoniale dopo colazione, come al solito. Sono in reggiseno e mutandine, capelli legati su, il più in alto possibile (cioè il più femminilmente possibile :-)

 

"Ho ricevuto l'ennesima lettera da Lola. Mi invita personalmente al Raduno a Roma. Anche Carla mi ha scritto e dice che se vado io si fionda...." comincio io.

" Ah... e che vuoi fare ?" replica lei.

" Boh.. e tu ? Te la senti ?" chiedo

"Per la sfacchinata ? Andare e tornare in due giorni....non è uno scherzo in pieno inverno"

"Nooo. Anche, certo. Io intendevo se riesci a pensarti a tuo agio in un contesto, diciamo, come minimo, un po' speciale ? Lola mi ha scritto che, comunque, ci saranno almeno altre dieci "cosiddette" genetiche.

"Ma io non ho problemi...non credo che sia per questo.." replica lei, in modo abbastanza convincente.

"Ma non mi dire che non saresti in imbarazzo, con me trasformata, non più da noi sole, ma con altre persone !" insisto io.

"Ma io ti vedo comunque "diversa" anche ora. L'importante per me è non esagerare, non mascherarsi. Te l'ho detto altre volte, no?"

"Trucco esagerato, per esempio ?" preciso io, conoscendo le sue preferenze.

"Si. Lo sai, il trucco troppo forte, che nasconde i lineamenti mi mette a disagio....Non lo sopporto già nelle donne..."

"Ok. Sono d'accordo. Anch'io non lo amo. Insomma, ci verresti almeno con spirito esplorativo, anche se non convintissima ?"

"Si, diciamo con spirito esplorativo, perchè non è una cosa per me fondamentale, che mi cambia l'esistenza. Al massimo è una esperienza che mi permette di capire altre persone, altre vite." saggiamente risponde.

"Decidi tu o decido io se andare ?" chiedo definitivamente.

"Decidi tu " sentenzia lei.

 

Sipario.

 

Ok. Credo proprio che andrò. Magari farò una figuraccia...

Ma già una volta l'ho scritto :

preferisco il rimorso al rimpianto.

 

Ciao a tutte

Mary

 

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Mar Nov 18, 2003  11:23 am

Oggetto:  Il Raduno TraTra a Roma - prima puntata

 

 

Prologo

 

Mi capita raramente di vestirmi (da donna.. si intende).

Torno a casa sempre dopo le nove di sera e ne esco via alle 8:30 della mattina. In questo periodo lavoro anche dopo cena, con il portatile, a casa.

Tuttavia, nonostante questa assoluta astinenza dal mio essere al femminile, la disforia, mostro roditore della mente,  è come placata, anastetizzata, dalle mie trasformazioni ormonali, dal viso più chiaro dopo il laser, e dall'abbigliamento androgino composto con vari capi, si "maschili", ma acquistati al reparto donna.

Ecco perchè mettermi "in tiro" non è una di quelle cose che  occupano tutti i miei pensieri.

Quindi, il raduno a cui sono stata invitata ( anche come moderatrice di questa lista ingrata..J), non è stato quella specie di valvola di sfogo di una qualche pressione accumulata che invece è  per molte altre.

Io l’ho vissuto come una esperienza di vita e con spirito assolutamente esplorativo.

Principalmente esplorativo di me stessa, piuttosto che di una "realtà travestita" le cui caratteristiche fondamentali sono facilmente intuibili ed a me abbastanza estranee.

 

 

I preparativi

 

La domanda cruciale, fondamentale, storica, vitale è stata: "Che mi porto, che mi metto ? "

Fortunatamente l'operazione di scelta e prova l'ho potuta fare in casa tra gli abiti di mia moglie.

Infatti, nonostante il mio metro e ottanta d'altezza, indosso una 44, cioè la sua stessa taglia, e le sue scarpe 40 stanno quasi tutte bene nel mio piede 41 scarso. Solo le sue camicette mi stanno un po' strette per via delle mie tette.

Insomma la domenica prima del raduno entravo ed uscivo da gonne, pantaloni, golfini, camicette, scarpe, come una forsennata sotto il suo occhio divertito e professionale. Uno spasso.

La valigia (immensa, la più grande che abbiamo), alla fine, era piena solo di abiti femminili. Mai così tanti per stare via due giorni. Trova il suo posto pure il "topo morto", cioè la parrucca. La  chiamo così perché mi ricorda un topo marrone morto quando è messa li tutta raggomitolata.

Io non amo la parrucca. La parola stessa mi suona strana in testa, si sintonizza in me con una sensazione indefinita di artefatto, di mascheramento, che mi turba e che mi rende insofferente. 

 

 

Il viaggio

 

Partiamo alle 8:00 con la solita station wagon a nolo. Il bagagliaio (immenso) è pieno di valige e borsoni stracolmi di accessori, vestiti, trucchi, strucchi. Vesto abiti maschili per viaggiare, anzi non proprio. Cioè ho addosso jeans femminili,  camicia maschile e un golfino azzurro a coste di cotone con cerniera acquistato al reparto femminile all'OVesse. Se tiro su la sua cerniera, le costine fasciano il mio corpo e le tette si stravedono.

 

Il viaggio è tranquillo, senza intoppi, il tempo è bello.

 

Ogni tanto, ridendo dico a Cristina : “ Ma dove diavolo stiamo andando ? “ Lei mi guarda, scrolla le spalle e ride.

C’è un momento che la vedo sorridere da sola. Ha quel sorriso “sotto i baffi” che rivela pensieri divertenti e che, in genere, mi riguardano.

Le chiedo, sorridendo anch’io :” Che hai ?.. dimmi tutto. Voglio sapere che stai pensando. Altrimenti…“ le dico con tono falsamente minaccioso,  “…ti faccio montare un display sulla fronte o una presa scart sulla nuca per guardare il film dei tuoi pensieri..”.

Lei risponde: “ No niente, penso a quello che potrebbe essere…”

“E che vuoi che sia…”, le dico per tranquillizzarla, ammesso che ce ne  fosse bisogno.

E continuo :”Io penso che siamo già abituati all’abito come una fatto contestuale. Se andiamo ad una cerimonia od ad una festa, indosseremmo abiti conformi al contesto più o meno elegante. Quindi andando ad un raduno di travestite, essere travestite sarà la normalità. Io non mi preoccuperei più di tanto.”

 

L’autostrada velocemente scorre sotto di noi e, dopo 800 km e ben nove ore di viaggio, con solo qualche breve sosta, arriviamo in albergo intorno alle 17 di venerdì 14.

 

 

L’Hotel

 

Entriamo nella hall accompagnate dal porter.( uso l’ inglese perché facchino è proprio una brutta parola , e poi è stato gentile J) dopo aver posteggiato nel cortile dell’hotel.

Nessuno. Non c’è nessuno. Mi aspettavo una accoglienza specifica. Invece niente.

Una biondina in tailleur è al banco della reception con un suo collega in giacca e cravatta. Mi guarda, capisce. Forse è un po’ in imbarazzo. O forse no.

Io prevengo ogni sua parola. Noto che sul banco c’è un foglio dove sono indicati i nostri pseudonimi, sbircio e, rapidamente, le dico: “ Buonasera, siamo del raduno. Ah.. ecco lì. Il numero 13.. Maryliz e signora. Siamo noi.”

Dopo il rito tutto italiano dei documenti ci danno la chiave (elettronica) della camera.

 

Ci siamo.

 

In camera

 

La camera è ampia, un letto matrimoniale con materasso durissimo (ottimo) accoglie le nostre povere membra stanche e, per almeno mezz'ora, riposiamo distese facendo zapping sulla tv.

Dopo,un pò annoiata, mi spoglio e resto in mutandine e reggiseno, levo l'elastico ricoperto che mi legava i capelli (mai troppo lunghi) e con un mollettone dentato li trattengo alti alti.

Mmmm... è un look che non mi dispiace.

Tenendo conto degli occhiallini da miope il look somiglia a quello di una professoressa zitella un po' inacidita, una specie di Olivia di Popaye con qualche curva in più...:-))

"Che faccio ? " , mi chiedo.

Ancora è presto. Non sono neache le sei di pomeriggio.

Decido di esercitarmi con il trucco. Sono mesi che non mi trucco, forse anni.

A dire il vero, ogni giorno, la mattina prima di uscire, metto un po' di copriocchiaie e un po' di rossetto. ( Vi ho sentito... avete detto : "Cosa ? Esci con il rossetto vestita da maschio ? " Vi rispondo. Si. Perchè quel rossetto ha un colore praticamete invisibile esattamente identico a quello delle mie labbra : L'oreal n. 520)

Però, come sapete perfettamente, truccarsi rispetto a queste pratichette mattutine è tutta un'altra cosa.

Siccome non ho intenzione di mascherarmi, mi oriento per un lieve tratto di matita sugli occhi, mascara, e un rossetto, stavolta decisamente più sgargiante, contornato da una lieve riga di matita in tono. Prima però stendo il fondotinta sul viso che avevo rasato della mia barba bianca che era lievemente ricresciuta nelle oltre otto ore di viaggio.

Mi guardo.

Bleah ?

Non so. Anzi l'unica cosa che so è che il mio giudizio sul risultato è sicuramanete falsato da qualche illusione percettiva. M guardo seminuda e metto le mani sulle tempie ( anzi sulle s-tempie :-( ) tirando i capelli indietro con posa fatale .

Niente da fare. Anche se mi vedo carina deve esserci un errore.

Meglio che chiedo.

"Come sto ? " chiedo implorante, sottoponendomi al giudizio, in genere implacabile, della mia adorata consorte.

Troppa matita nelle labbra.. e giù a spiegarmi dove non devo esagerare.

Già. Esagerare. Anch'io non sopporto l'esagerazione e, anche se non mi pareva, prendo il latte detergente e ripulisco le labbra.

Non avevo neanche finito che squilla il telefono in camera. Lo prendo in bagno, dov'ero.

" Ehi... la vogliamo informare che hanno chiuso il suo sito, che è venuta la finanza a cercarla...." e altre amenità del genere . Era Lola.

" Che fai puoi scendere, così ci conosciamo?" conclude l'organizzatrice, con il suo fantastico accento romagnolo.

" Certo, arrivo, non c'è problema " le dico.

Non sento il bisogno di una qualche preparazione speciale. Indosso i jeans, metto la maglietta e il golfino a coste e ne tiro su la cerniera.

Le tette si vedono bene. Wow !

Riflettendoci questa è la prima volta che non le dissimulo ...

Nessuna paura, nessun imbarazzo. Anzi la cosa mi esalta un po'.

"Allora io vado..." dico a Cristina " Mi porto la chiave... Ok?"

Esco dalla porta della camera portandomi via la chiave elettronica che stava infilata in una apposita fenditura di fianco all'ingresso, sotto gli interruttori.

 

Lola

 

Chiamo l’ascensore. La porta si apre. La cabina non è vuota.

Due persone, un uomo e una donna, parlano tra di loro. Entro disinvolta. Neanche mi guardano, nonostante io debba essere quantomeno strana, con il seno svettante, il viso con il fondotinta e un mollettone che mi lega i capelli. Non ero proprio un uomo. Ma neanche una donna…. Cos’ero?

Io non mi sono posta il problema e, evidentemente, neanche loro che, facendo finta di niente, continuano a parlare.

Piano Zero. La porta scorre, i due tizi escono. Esco anch’io.

Nella hall ci sono varie persone. Almeno tre sono in abiti femminili, tutti gli altri sono dei maschietti normalissimi.

Mi presento alle tre femmine : Bia, Debbie, e Stefania. Stefania, avrei saputo dopo, era Stefania Castelli, la trans operata da pochissimo che frequenta il gruppo di Mara Siclari. Le altre due le avrei meglio conosciute dopo.

 

Tutti gli altri, anzi tutte le altre, nonostante gli abiti si presentano con il loro nome femminile. Qualcuna mi conosce… “ Ah.. Maryliz di Disforia, che piacere…” . E vallo a sapere che sono pure famosa.

 

Mentre mi avvicino al banco della reception, entra dall’ingresso con passo deciso un ragazzone di almeno un metro e novanta, con un giubbottone addosso   e la barba sfatta.

 

“Ciao Maryliz , piacere di conoscerti. " mi accoglie la Lola.

Qualche convenevole di rito, qualche commento generico e poi, non ricordo più com’è stato, mi ritrovo a chiarire la mia posizione.

“Ma io faccio ormoni…da quasi tre anni” le dico.

“Ma scusa, allora se fai questo hai intenzione di arrivare. Se una comincia una cosa deve finirla…” mi apostrofa, la Lola, stupita.

“E perché… Il mio è un viaggio. Non è detto che debba arrivare ad una qualche destinazione precisa. Io cerco il mio equilibrio interiore. Non necessariamente bisogna arrivare da qualche parte quando si viaggia. “ le rispondo, cercando di spiegare in  poche parole l’essenza della mia transessualità sui-generis, se volete l’essenza della mia ricerca di felicità.

Forse ha scrollato le spalle, forse è stata distratta da qualche problema organizzativo. Comunque non abbiamo concluso il discorso. Invece mi chiede se stasera vengo in pizzeria, a Roma, in pieno centro.

Ovviamente accetto. Ormai sono in ballo e devo ballare… J

Mi congedo, saluto tutte e  mi dirigo verso l’ascensore.

Esco al piano della camera e chi mi vedo ? Cristina che stava per scendere per venirmi a cercare.

“Che è successo.. ? , le chiedo un po’ preoccupata.

“ Mi hai lasciata al buio ! E’ mezz’ora che sono al buio e senza televisore.” si lamenta lei.

Dannazione ! Quando si tira via la chiave elettronica dalla sua fenditura, dopo dieci minuti, automaticamente tutte le luci in camera si spengono. Vacci a pensare.

 

Rientriamo in camera, parlottandoci addosso.

 

Il primo impatto

 

 

"Più tardi andiamo in pizzeria " sparo io.

La guardo. Non mi sembra tanto convinta.

"Si... me l'immaginavo. Per forza vero ?" replica lei un po' preoccupata.

"Che facciamo.. non andiamo? Dai...che figura..." le dico, usando il tono più convincente possibile.

Capitola subito. Anche lei si rende conto del ballo in corso.

"Ok.. ho capito. Va bene. Andiamo e vediamo che succede.." risponde senza tanto entusiasmo.

Si ripropone allora il dilemma. Che mi metto?

Apriamo la valigia e cominciamo ad uscire roba.

Decido ( anzi decidiamo)  per un paio di pantaloni di lana a vita bassa e  un twin set marrone. Ai piedi indosso  dei mocassini con tacco  non più alto di 5 cm su calze velate a gambaletto.

Ho un reggiseno di pizzo, push-up con il ferretto, decisamente più femminile di quello che normalmente indosso, che mi contiene il seno ma schiacciandomelo un po' .

Tutto bon ton, proprio da signora, e quindi ci stanno a pennello pure orecchini e collana di perle. Wow!

"E il topo morto?" chiedo a Cristina, sperando che mi dica che ne posso fare a meno.

Mi guarda. Si allontana un po' e poi mi riguarda.

Fa una smorfietta d'approvazione e poi dice:

"No. Credo che non ci sia bisogno. Puoi andare anche senza."

Mi fido. Anche se temo che le mie stempiature siano troppo evidenti per una credibile immagine di donna.

In ogni caso preferisco questo look da "chemioterapia" al peso ed all'ingombro di un topo morto sulla testa.

Mi trucco come meglio posso. Non esagero : matita, mascara, un po' d'ombretto, rossetto.

Nel frattempo Cris si veste. Jeans, maglietta, un giubbotto di pelle. Con i suoi capelli corti è praticamente vestita da maschiaccio. Ma è sempre bellissima.

Prendiamo le borse ( la mia è piccola, carina, ma non c'entra niente....) e,dopo un'ultima occhiata allo specchio, senza paura, lasciamo la stanza.

L'ascensore è occupato e preferiamo scendere dalle scale. Trovo piacevole, quasi eccitante, il rumore dei tacchi che scandisce i miei passi sui gradini.

Entriamo nella hall e ci si presenta agli occhi, in tutto il suo rutilante ed estroverso apparire, il gruppo delle nostre compagne di raduno : alte , basse, eleganti, esagerate, probabili ed improbabili, credibili ed incredibili, passabili ed impassabili. Un pezzo d’umanità  travestita, una trentina di “donne”, è intenta a gustare il cocktail offerto dall'albergo e si intratteneva prima di partire per la pizzeria.

 

Molte si ripresentano dicendomi che ci siamo viste poco prima. Infatti, mentre io sono riconoscibile perché ,a parte il trucco, ho ancora la mia faccia, alcune  sono invece irriconoscibili. Parruche, trucco ed abiti hanno prodotto il miracolo. Alcune sono ben messe, curate, carine. Altre sono proprio terribili. Anche loro devono avere dei disturbi propriopercettivi come i miei. Ci si vede carine ma ci si sbaglia, purtroppo.

Alcune si presentano, addirittura sono iscritte a Disforia e perciò mi conoscono benissimo, visto che tra queste emails la mia vita è stata raccontata e rivoltata come un calzino.

Cristina è l'unica donna (vera). La vedo un po' in imbarazzo. Mi guarda. Non mi pare che approvi. Credo che pensi : "Ma dove m'hai portata ?"

Ci intratteniamo a parlare e cerchiamo di metterci a nostro agio, anche se per qalche momento ci siamo sentite un po'  fuori posto.

Il barman, forse avendo percepito nella mia immagine una qualche differenza rispetto alla media, mi si avvicina e mi dice : " Signora, è  lei l'organizzatrice ? " . Voleva offrirmi il cocktail. Nego di essere alcunché ma il cocktail me lo prendo.

E arriva Lola. Immensa, prorompente, esagerata in dimensioni, una vera e propria scultura di trucco teatrale e di imbottiture. I camerieri e il barman sono stupefatti e divertititi dalla gigantesca presenza.

 

Si parte.

 

Prendiamo i soprabiti ( Io usavo uno di Cristina che a lei sta grande ma a me sta benissimo) e ci avviamo alle macchine. Mary, una pingue travestita romana con alcuni problemi familiari ( la moglie non è molto contenta del T-marito...) sale con noi, perché non intende, come noi, andare in discoteca dopo la pizza .

 

Meglio  così. Almeno non rischiamo di perderci nel traffico serale di Roma.

 

segue >

 

Da:  Sesakteia <[email protected]>

Data:  Dom Nov 30, 2003  10:44 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Il Raduno TraTra a Roma - quarta puntata

 

 

> >>>Entriamo nella hall e ci si presenta agli occhi, in tutto il suo

>rutilante ed estroverso apparire, il gruppo delle nostre compagne di

>raduno : alte , basse, eleganti, esagerate, probabili ed

>improbabili, credibili ed incredibili, passabili ed impassabili. Un

>pezzo d’umanità travestita, una trentina di “donne”, è intenta a

>gustare il cocktail offerto dall'albergo e si intratteneva prima di

>partire per la pizzeria.

>>Molte si ripresentano dicendomi che ci siamo viste poco prima.

>Infatti, mentre io sono riconoscibile perché ,a parte il trucco, ho

>ancora la mia faccia, alcune sono invece irriconoscibili. Parruche,

>trucco ed abiti hanno prodotto il miracolo. Alcune sono ben messe,

>curate, carine. Altre sono proprio terribili. Anche loro devono

>avere dei disturbi propriopercettivi come i miei. Ci si vede carine

>ma ci si sbaglia, purtroppo.<<<

 

Uhm.... al di là del racconto che trovo molto gustoso.... resto un po' stupit* da questa tua ultima frase. Alla fin fine qual è il nostro scopo? Quello di diventare delle strafiche megagalattiche? O quello di essere noi stesse? Non so.... una mattina mi sono guardat* allo specchio ed ho provato a immaginare riflesso il volto di  Shakira, per esempio, che orrore! E Dafne dov'era andata a finire? Io per esempio ho le gambe storte e non indosserò mai una gonna, però se mi sentissi a mio agio indossandola non mi farei alcun problema a farlo.

Secondo me Maryliz sei un po' impietosa quando affermi che una persona "terribile" ha de' disturbi percettivi. Non potrebbe avere, molto semplicemente, gusti che stonano con quelli della massa, ma pur sempre gusti suoi e, come tali, legittimi? Ci si vede carine, ma ci si sbaglia. E questo chi lo decide? E se un uomo truccato, per esempio, pur vedendosi freak allo specchio, si piacesse di più di quando si veste da uomo con giacca e cravatta? Siamo noi che stabiliamo se è il caso di truccarci oppure no, quello che pensano gli altri è relativo. Quello che m'intristisce è che una persona GLBTQ dovrebbe avere una forma mentis un po' più libera di quella che ha la massa, e invece qui mi sembra che tutta la problematica trans si restringa alla nostra immagine esteriore. Se io mi metto un trucco che mi sta obiettivamente male, ma che mi rende felice perché dovrei privarmi della possibilità di uscire come desidererei? Non so....

 

Dafne

P.S. Dimenticavo.... il giorno dopo l'incontro a Rimini - sera in cui conobbi anche Lola fra l'altro - aggiunsi un paio di paginette al mio romanzetto. Anche per me - nel romanzo così come nella realtà - l'mpatto iniziale fu molto molto forte, vedere una trentina di GLBTQ tutte insieme costituì un momento inizialmente traumatico, ma fu un momento che durò la durata di un battito d'ali, subito dopo cominciai a trovarmi a mio agio, quindi capisco quantomeno la sorpresa in certi incontri. C'erano persone più belle e meno belle, meglio truccate e peggio truccate, ma lo sconcerto non derivò affatto dal fatto che una persona fosse "più riuscita o meno riuscita", anzi, una persona molto più bella di una donna biologica probabilmente avrebbe potuto inquietarmi di più di una cosiddetta "terribile".

 

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Mer Dic 3, 2003  12:01 pm

Oggetto:  Ogg: [disforia di genere] Il Raduno TraTra a Roma - quarta puntata

 

 

--- In [email protected], Sesakteia <euiulianos@t...> ha

scritto:

>......> Secondo me Maryliz sei un po' impietosa quando affermi che

una > persona "terribile" ha de' disturbi percettivi.

 

Io sono convintissima che la percezione non "obiettiva" di se sia la normalità. Nessuno riesce a vedersi come gli altri ci vedono e, a volte, questo fatto produce gravissimi danni (anche la morte, come nell'anoressia).

Non siamo al livello della anasomatognosia (difetto neurologico per il quale la persona non percepisce come suo il suo corpo, e se ne sente distaccata, a volte in volo: non scherzo è così) ma a qualcosa di molto più blando dove la rappresentazione simbolica subentra a quella rappresentativa, dove la parte sinistra del cervello domina sulla parte destra.

In questo caso si enfatizzano i simboli ( nel nostro caso della femminilità) e rossetti, lunghezza di gonne, lustrini ecc. Tutto è abbagliante, tutto viene esagerato, esattamente come si fa in una caricatura. Ma chi si specchia non si vede caricatura . Non lo fa apposta, insomma. Ecco perchè parlo di difetto di percezione.

Non c'entra niente con la libertà di vestirsi ed essere come si vuole e ci si sente che, ovviamente, rispetto in assoluto.

Baci

Maryliz

 

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Mer Dic 3, 2003  1:21 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Ogg: Il Raduno TraTra a Roma - quarta puntata

 

 

----- Original Message -----

From: "Katia" <[email protected]>

To: <[email protected]>

Sent: Wednesday, December 03, 2003 12:15 PM

Subject: [disforia di genere] Ogg: Il Raduno TraTra a Roma - quarta puntata

 

Io ho sempre avuto il problema opposto, gli altri non mi vedono

caricatura, io mi vedo sempre uno schifo anche quando sono nella mia

migliore forma fisica.

 

Mà ..... la percezione di se.

 

Katia

 

 

E' esattamente lo stesso fenomeno all'incontrario. Tu hai nella tua mente una concezione "simbolicamente" schifosa di Katia.

E, anche se nella realtà sei bellissima, non c'è verso. E' quella Katia schifosa quella che vedi....

A me pare che, nel travestitismo e nella transessualità, il problema neurobiologico della "percezione di se" sia cruciale.

 

Maryliz

 

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Mer Dic 3, 2003  6:40 pm

Oggetto:  [disforia di genere] Ogg: Il Raduno TraTra a Roma - quarta puntata

 

 

--- In [email protected], Samantha <sammy_romana@y...> ha

scritto:

 

>A me pare che, nel travestitismo e nella transessualità, il  problema neurobiologico della "percezione di se" sia cruciale.

> Maryliz

 

> Potrebbe essere una buona spiegazione del perchè molte transessuali

spendono una barca di soldi in chirurgia estetica anche quando è

assolutamente superfluo!

> Samantha

>

 

Si. Hai proprio ragione.

Certe transessuali (fortunatamente non tutte, ma comunque molto di più tra loro che tra le donne genetiche) sono alla ricerca spasmodica della femminilità simbolica data da "due labbra a canotto", da " due tette 5a misura" , da "un culo alla brasiliana" e da un "nasino alla francese".

Simboli mai sufficienti al raggiungimento non di una immagine ma di una "idea di immagine" femminile che risulta essere irrealistica e improbabile.

Da notare che la cosa è vera, come dicevo, anche per molte donne genetiche e dipende probabilmente dalla pressione mediatica che enfatizza ed esalta l'immagine femminile attraverso i suoi aspetti "simbolici" più classici ed immediati : labbra carnose, seno voluminoso, culo a mandolino ecc...

 

Maryliz

 

 

 

 

< riprende

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Ven Nov 21, 2003  5:42 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Il Raduno TraTra a Roma - quinta puntata

 

 

In pizzeria

 

Roma di notte è piena di gente. L’albergo è lontanissimo dal centro dove sta la pizzeria “La base” che deve essere un ritrovo giovanile tra i più frequentati. Almeno mi ha fatto questa impressione.

Arriviamo con tre auto e posteggiare vicino alla pizzeria è proprio difficile. Dopo qualche giro troviamo un posto praticamente di fronte al Colosseo.

Ci tocca scendere. Cerco la mia borsetta…. e non la trovo.

“L’hai presa tu ? ”  chiedo a Cristina.

“Si. “ risponde la mia lei. Capisco subito cosa le deve esser passato per la testa: “Questa adesso mi cammina come una scema, si fa fregare la borsetta e siamo inguaiate… meglio che faccio la mamma previdente.”

Non le chiedo di darmela. In fondo è la mia prima volta che calpesto un selciato in abiti femminili e credo di potercela fare anche senza il contegno aggiuntivo dato da una borsetta a tracolla.

La Mary che ci accompagna è molto più imbarazzata di me, barcollante sui suoi  tacchi vertiginosi, impacciata com’è, nel suo tubino ( anzi tubone…:-). 

Facciamo trecento, quattrocento metri prima di arrivare. Incrociamo qualche sguardo, ma la maggior parte dei passanti ci ignora. O siamo noi passabili o sono loro abituati. Propendo per la seconda ipotesi.

Non sono nervosa. Per niente. Trovo tutto molto normale, quasi naturale.

La pizzeria è piena di gente. Attraversare le salette piene di tavolini, con gli sguardi che si alzano stupiti, non è un problema. Scendiamo nel seminterrato dove un tavolo prenotato ci attende.

La serata è lunga. La pizza non è eccezionale ma è almeno decente. Si discute amabilmente di tutto, ci si conosce. La cameriera cinese ci ignora in modo assoluto. Credo che, anche se fossimo state tutte nude o vestite da astronauti, per lei non avrebbe fatto differenza.

Ormai è l’una di notte passata. Usciamo in strada. Le altre si raccolgono a capannello perché vogliono andare in discoteca  o a fare una passeggiata. A me non passa neanche per l’anticamera del cervello di non tornare in albergo e non andare a dormire. Perciò torniamo alla macchina e, avvalendoci delle preziose indicazioni della Mary romana, con un po’ di difficoltà, ritroviamo l’albergo.

Il portiere di notte ci lancia una occhiata strana, ma non fa una piega in più. La Mary, che era stata ospitata per cambiarsi, è costretta ad aspettare il rientro della sua ospite, e perciò resta lì, nella hall semibuia.

La salutiamo e saliamo in camera, a dormire.

 

Il sabato

 

Il programma del raduno prevedeva per il sabato mattina lo shopping in negozi convenzionati.

Immagino che lo shopping "convenzionato" riguardasse: parrucche, latex, boa, guapiere, stivali ascellari, ecc. Ma forse sono una malpensante.... :-)

Io e Cristina avevamo già deciso che l'argomento, più o meno pruriginoso, di una immagine travestita era al di fuori delle nostre prospettive. Abbiamo disertato quindi l’appuntamento di gruppo e deciso, come facciamo sempre quando andiamo nelle grandi città, di andare in giro per librerie.

Io ero vestita da maschietto, ma indossavo il mio golfino a coste tettogenico,  jeans e camicetta femminili  e, con il  viso glabro e i  capelli legati a codina, non ero una donna ma neanche di uomo avevo molto.

La gente, specialmente quando toglievo il giubbotto impermeabile, lanciava sguardi straniti, comunque sempre discreti e non insistenti. A queste occhiate sapevo resistere. Anzi, a dire la verità, non me ne fregava proprio niente.

Ed è così che abbiamo passato la mattinata, conclusa con un breve pranzo al self-service della stazione  Termini.

Rientriamo in albergo verso le 17 dopo ancora qualche acquisto di economica bigiotteria e, come al solito, di altri libri.

Nel frattempo, ho saputo poi, le nostre T*amiche facevano manbassa nei negozi e sembra che alcune, addirittura, siano scese giù dalla scalinata di Trinità dei Monti ed abbiano praticamente sfilato lungo via Condotti tra i turisti esterrefatti e divertiti. Ammetto che simili “performances” non fanno per me.

Il sabato pomeriggio in albergo è stato abbastanza piacevole.

In una  saletta riservata si è svolta una riunione che è proseguita quasi fino al momento di cenare. Comodamente sedute ci siamo presentate e, più o meno,  ri-conosciute.

Partecipa anche la Stefania Castelli (trans operata) che descrive il suo percorso-razzo che l'ha portata al completamento chirurgico della sua transizione in poco più di un anno. Quando parlo io, e racconto della mia esperienza, credo di aver esagerato in logorrea. Una transessuale, Cinzia mi pare, mi rimbrotta che io non ho il diritto di parlare di niente, transessualità, transgenderismo, ecc., essendo alla mia prima uscita. Forse la ragazza (27 anni) pensa che solo quelle che avendo vissuto come lei, dall'età di due anni, la vera, pura, transessualità (primaria dice lei) sono legittimate a parlare con cognizione di causa della disforia di genere.

Meno male che la Stefania, esempio vivente, conferma che neanche lei era mai uscita prima e che ha intrapreso la sua transizione dopo una vita di negazione e di travestimenti casalinghi.

Insomma, vivacità, dibattito, storie. Tra le altre intervengono anche Valentina Fetish che propugnava la problematica di cui si è fatta portatrice ( su gay-tv ma non solo), cioè su come veicolare una informazione corretta su travestitismo, transessualismo ecc. e la Marisa di Reggio Calabria che ha stupito tutti con la sua capacità di cambiare voce da maschile a femminile.

Si avvicinavano le nove. Io indossavo ancora  i miei jeans, camicetta e stretto golfino .

Mi allontano dalla saletta per salire in camera a prepararmi.

 

I preparativi per la cena

 

Trovo Cristina con l’accappatoio , appena uscita dalla doccia.

E si ripropone la domanda cruciale : "Che mi metto?"

Anzi peggio: " Che ci mettiamo ?" 

Già, perché, condividendo molti degli abiti, dovevamo trovare un compromesso.

Avevo portato un tailleur gonna-giacca di tweed proprio per l'occasione. Me lo riprovo con la giacca indossata a pelle, sopra il reggiseno. Cristina dice che mi sta bene. Io però non mi sento a posto. Non so.

Però la serata è da gonna. Opto quindi per la gonna blu che pensava di mettere Cristina. Lei quindi, per un gioco di abbinamenti di cui è maestra, ripiega su dei pantaloni.

La mia gonna è a vita bassa, lunga sotto il  ginocchio, ed ha due spacchi davanti e dietro. Sopra indosso solo la giacchina a maniche lunghe di un attillato twin set color beige biscotto. Lo lascio con la cernierina leggermente scesa sul seno, di cui ne lascio intravedere l'attaccatura. Ai piedi metto scarpe a cinturino con tacco 5-6 cm credo, non di più.

 

Indosso una collana con un  pendaglio d'ambra e orecchini ad anello. Cristina mi sistema i capelli, tirandoli su, legandoli  e trattenendoli con delle forcine con gli strass che avevamo comprato la mattina. Niente topo morto, ovviamente. Anche se temo che, specialmente nelle foto, la mia immagine sarà orribile…

Mi trucco. Al solito senza eccessi. Forse anche troppo poco.

Arriva l’imperativa citofonata di Lola che dice di scendere per la cena.

Nel frattempo mi accorgo che una letterina sul cellulare segnala un SMS non letto. Lo leggo. Era stata Moye a chiamare, la mia “nipotina disforica”  trapiantata a Roma, “cuginetta disforica” della mia “figlia disforica” Simona. La chiamo.

Mi conferma che non può venire perché l’albergo è in un posto impossibile e, in bici, ci starebbe tre ore.

Mannaggia… Avevo proprio voglia d’incontrarla. E così tutti gli incontri programmati romani sono  andati a male : Carla ammalata, Moye appiedata, e anche la cara Lily che avrei avuto piacere di conoscere e che non ho avuto la possibilità di avvertire in tempo. E vabbè… sarà per un’altra volta.

Una occhiata veloce e chiedo a Cristina “ Come sto ?”

Lei risponde “ Bene”. Ovviamente non le credo ma, in cuor mio,  spero di avere torto.

Lascio la stanza in anticipo credendo di essere già in ritardo, lasciandola ai suoi preparativi. Non ha, ovviamente, bisogno di me.

Scendo giù dalle scale, godendomi il rumore dei tacchi sui gradini e lo struscio della gonna sui collant.

 

La  cena

 

Tavoli rotondi con sei, sette persone. Sembra un matrimonio. Tutte si sono cambiate. Alcune hanno il solito look iper-appariscente, altre sono vestite in modo molto più sobrio. Si chiacchiera e, tra quelle al tavolo, ci si conosce decisamente meglio.

 

Alla mia destra sta seduto un uomo. Ora che ci penso non ricordo il suo nome, ma credo che sia iscritto anche in Disforia perché mi dice che in questo periodo la nostra lista langue un po’ ( colpa mia ?). Mi spiega che il suo interesse per il mondo T* nasce dopo una esperienza amorosa con una transessuale incontrata fortuitamente in aereo.  A suo dire una persona eccezionale, che lui ha reso felice, tanto che lei voleva addirittura sposarlo. Desiderio nuziale a cui lui, nonostante la sua infatuazione, non  accondiscende per ragioni familiari essendo sposato con figli.

La qualità della cena è appena sufficiente. A Roma, credo, si possa mangiar meglio.  

Dopo cena si resta a parlare, mentre alcune si preparano per la discoteca.

Non mi accorgo neanche quando vanno via, ma credo sia stato tardissimo (l’una passata). Noi, imperterrite continuiamo a parlare. Conosco Mascia di Torino, Bia di Catanzaro, e Chicca e Mari, coppia toscano-napoletana con lei simpaticissima e dotata di una fantastica verve partenopea. Ridiamo tutte a crepapelle mentre Mari e Cristina  commentano come, questi due mariti (Chicca e me), abbiano fisime del tutto simili a quelle di due ragazzine tredicenni.

 

Ci si lascia veramente contente per aver fatto amicizia. Bia mi promette di iscriversi a Disforia e concordiamo di rincontraci appena possibile. Magari a metà strada, a Messina od a Reggio Calabria. Oppure sul traghetto, restando  a bordo senza scendere, andando su e giù, tra Scilla e Cariddi per una giornata intera, in modo da consolidare una amicizia fondata su stupefacenti similitudini esistenziali.

 

La partenza

 

 

La domenica mattina partiamo presto. O meglio volevamo partir presto. Dopo essere scese con le valigie scopriamo che la nostra auto e bloccata da una Alfa 164 che ne impedisce ogni manovra.

"E ora ? Come facciamo ? Svegliamo tutto l’albergo per sapere di chi è la macchina ?" pensiamo.

Fortunatamente già qualcuno sveglio c’è. Ed è in abiti maschili ormai.

Anche se, di primo acchito, alcune sono irriconoscibili, subito dopo  ti rendi conto che quel tipo davanti a te è proprio la signora con cui hai parlato per due ore la sera prima ! Stupefacente.

 

Riusciamo a sapere di chi è la macchina che ci bloccava: E di Lola !

La chiamano e, in fondo, sono contenta del contrattempo.

Così la potrò salutare e ringraziare di nuovo.

La Lola scende di corsa ( si ! arriva correndo !). E’  in abiti maschili ma con ancora quasi tutto il suo truccone in faccia.

Sposta la macchina e ci permette di uscire. Salutiamo anche Deborah, ora  in abiti maschili, che è stata piacevole  compagna di tavolo durante la cena.

 

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L’asfalto corre veloce sotto di noi.

Cristina è appisolata al mio fianco con il capo reclinato.

Io penso. Penso forte.

Ho come una strana sensazione di mancanza. Ricordo  i momenti appena passati e, invece di rimpiangerne la degustazione, provo una specie di languore da insoddisfazione.

Sapere di non potermi nutrire quotidianamente delle stesse sensazioni di piacevole normalità dei due giorni trascorsi mi produce  una strana malinconia, un disagio.

Si, avete capito, dannazione !

Era la disforia che faceva capolino, più forte, più insidiosa.

La disforia del genere negato dalla tua biologia, del genere desiderato per una vita, del genere approssimativamente e fuggevolmente vissuto per poche ore.

Sensazioni, emozioni, pensieri, emozioni, sensazioni, emozioni, pensieri, ….

“Non ci pensare” dice Cristina, quando questa catena mi prende.

 

Non ci pensare. Non ci pensare. Non ci pensare……

 

L’asfalto corre veloce sotto di noi.

 

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Fine del racconto.

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Chiosa finale

 

Ho fatto bene ad andare ? Si. Credo di si.

E’ stata una bella e divertente esperienza.

Le persone che ho conosciuto, anche quelle che esagerano nella loro enfatizzazione della femminilità, sono tutte molto simpatiche. E, soprattutto, credo siano tutte persone assolutamente sincere.

 

Ciao a tutt* voi  e grazie per essere state così pazienti (alcune meno :-))) , attendendo ansiose le puntate del mio racconto.

 

Ma, che volete, non ho molto tempo per scrivere.

 

 

 

Baci

 

Maryliz

 

 

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