THREAD N.RO 47

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Sab Set 20, 2003  2:05 pm

Oggetto:  Tu non devi pensare

 

 

 "Tu non devi pensare. Quando stai con me non devi pensare. Perchè se pensi vai via. In un posto lontanissimo, lontano da me. E io ti voglio vicino...."

Così mi ha detto Cristina, mia moglie, stamane, quando io, quasi improvvisamente mentre stavamo distese sul letto, mi sono fermata a fissare il soffitto rimuginando.

E' vero. Pensare troppo fa male.

In questi giorni ( ma va avanti ormai da qualche mese) sto cercando di non pensare e, per farlo, mi sforzo di lavorare con unimpegno ed una intensità inusitata.

Il fatto è che quasi tutto il mio lavoro ormai non riguarda più "le cose" ma "le persone".  Relazioni, consulenza, gestione, contatti, discussioni con "persone". Tutti momenti ormai non più interrotti da quei piacevolissimi periodi di isolamento dedicati alla risoluzione, alla invenzione, allo studio delle "cose".

Ed ho le stesse sensazioni di Carla.

Ricongiungermi...Come, quando ?

L'altro ieri ho telefonato ad un ingegnere, direttore di un grosso cantiere in città, per chiedergli un incontro.

Lui, simpaticamente, mi dice : " Ah, si, ho capito... lei è l'ingegnere con il codino !"

Evidentemente, chi gli aveva parlato di me, mi aveva descritto così.

Quando ho chiuso il telefono sorridevo. E pensavo : "Chissà che immagine mentale si sarà fatta di me..."

Dopo neanche un'ora lo incontro.

Era un omaccione, certamente con più di 40 anni che dimostrava tutti, nella sua barba sale e pepe sfatta e la  pancetta evidente.

Io ero, ovviamente e come sempre, in abiti maschili (anche se, in realtà, jeans e giubottino sono entrambi "for girls"). Capelli tirati indietro, codino, viso praticamente glabro, come minimo il mio look è iper-giovanile.

Il tipo tiene un atteggiamento cordiale e non accenna  per niente al mio modo di apparire ( e ci mancherebbe.....)

Capita che, dopo un poco, discutendo per caso sulle reciproche esperienze e percorsi di studio, mi scappa di dire che sono passati oltre vent'anni dalla mia laurea.

Lui ha un attimo di sbandamento.

Non ci sono specchi in quella stanza stracolma di carte affastellate e disegni appesi alle pareti, ma,  se ci fossero stati , sono sicura che si sarebbe guardato.

"Perchè quanti anni ha lei ?" mi dice, con malcelato stupore.

"45.  Mi sono laureato nel 1982 " rispondo io, facendo un sorrisetto furbo.

Lui si alza, non mi guarda. E' molto imbarazzato.

"Ehm.... Ehm...allora io sono più piccolo" riesce a dire.

 

Il fatto che io dimostri  7-8 anni, a volte forse anche 10 anni, in meno della mia età (credo per merito degli ormoni, oltre che del regime dietetico ipersalutista tenuto dalla mia adorata compagna) non è però in genere conveniente.

La gente si aspetta che un ingegnere di 45 anni, con il mio grado di esperienza e nel mio ruolo dirigenziale, debba apparire secondo certi canoni d'immagine che simbolicamente caratterizzano "quel" personaggio.

Il semplice fatto di non essere ASSOLUTAMENTE così mi obbliga a non poter tener il profilo a lungo troppo basso.

Quando incontro per la prima volta qualcuno devo praticamente "stenderlo" entro pochi minuti con una serie di colpi fatti di dialettica, di manifestazioni competenza, di storia di me, che possano provare inconfutabilmente chi "in realtà" sono.

Già.....dannazione. Chi, "in realtà", sono ?

Ricongiungermi...ricongiungermi..... e comincio a pensare... pensare....

A volte mi viene voglia di non nascondere più il seno.

Evvai... mi dico. Una semplice camicetta, non necessariamente stretch, indossata a pelle su un reggiseno senza fronzoli e un bel paio di jeans più attillati del solito. E magari il codino legato un bel po' più in alto....

"Che vuoi che ti dicano" penso.

Pensieri che restano lì, incastrati, bloccati tra mille ragionamenti più razionali. E soffoco questi bisogni d'apparenza perchè so che  innalzerebbero immensamente lo sforzo di riequilibrio della "sostanza" che ho cercato di raccontarvi.

Non ho una soluzione immediata. E non credo alle rotture, alle lacerazioni. Anche perchè ci si fa male quasi sempre.

Forse potrei cambiare il mio lavoro. E tornare a lavorare sulle "cose" lasciando perdere le "persone". Ma lo posso fare ? E, soprattutto, lo voglio fare ?

 

Ok... scusate se mi scrivo addosso.

Ma questa lista va usata così.

E chi non lo fa non sa cosa si perde....

 

Ciao, miao, bau, ecc. ecc. :-)))

Maryliz

 

PS. x Lily. Hai ragione. Non sono sola. Oltre a mia moglie, ci siete voi, lontanissime amiche mie. Ma poi nessun altro e, a volte, vi confesso che ho un po' paura.

PPS. x Arianna Ransie. Ti voglio bene...:-)

 

 

Da:  "Mia" <[email protected]>

Data:  Lun Set 22, 2003  11:02 am

Oggetto:  R: [disforia di genere] Tu non devi pensare

 

 

Ci sono due vite.

Una è la vita che vivi, l'altra è quella che sai che potresti vivere.

 

Nella maggior parte dei casi, le due non coincidono.

 

Esiste tutta una serie di resistenze, interne ed esterne, che fanno di tutto (anche se non ce ne rendiamo conto) per tenerci incollate agli standard, ed anche se in realtà non accade nulla di grave se decidiamo di "scollarci" del tutto e definitivamente da quelle regole, molto spesso quel gesto definitivo ci risulta impossibile... perchè quelle regole che tanto ci opprimono formano, al tempo stesso, una gabbia protettiva estremamente rassicurante (nota che, nella mia personalissima interpretazione della cosa disforica, la decisione di abbandonare i vincoli maschili per abbracciare in toto quelli femminili è ugualmente riduttiva - o almeno, per me lo sarebbe senz'altro).

 

Premetto: esistono una serie di componenti soggettive e oggettive per cui risulta, secondo me, assolutamente impossibile giudicare il contesto altrui, e per questo motivo questa mia, cara Mary, non vuole assolutamente essere altro che uno spunto di riflessione, senza aver alcuna pretesa di validità universale nè, tantomeno, di applicabilità... ma sai come funziona, quando leggi qualcosa a volte ti si accende all'istante un lumino, e "vedi" letteralmente la risposta con quella chiarezza che spesso, a chi è direttamente implicato, risulta invece molto difficile.

 

Così mentre leggevo della storia di dover praticamente "stendere" il tuo interlocutore a colpi di competenza (conosco bene il problema perchè lo vivo anch'io nello stesso modo, e so che quando subentra il "rispetto" per la conoscenza e la competenza, a quel punto potresti anche presentarti con un ciuffo di ravanelli che ti esce dal naso ed andrebbe bene lo stesso) avevo quest'immagine, di te che poichè da uomo non riesci più a vestirti, ti presenti ad un incontro importante in jeans femminili perchè così salvi capra e cavoli... solo che, con ogni probabilità, non sei vestita adeguatamente. In questa mia storia che parla della vita che potresti vivere, e che in alcun modo può parlare di quella che realmente vivi, perchè non ne sa nulla, ti vedo arrivare a quello stesso appuntamento con un tailleur elegante, non importa se metti i pantaloni invece delle gonne, ma comunque elegante, con qualcosa che ti valorizzi, insomma...

 

Quello che voglio dire, in pratica, è che secondo me il problema è che non sei ABBASTANZA visibile, che la scelta di adottare un look unisex perchè così non ti senti travestita da uomo in realtà ti priva di qualcosa di fondamentale, e cioè della possibilità di utilizzare l'abbigliamento e il look in generale come arma a tuo favore, per valorizzarti, anzichè come punto di debolezza, per nasconderti.

 

Lo ribadisco, questa è la storia di quella vita che si potrebbe vivere, e il fatto che a me sia andata così non significa che ciò sia applicabile universalmente... certo una soluzione potrebbe essere quella di tornare ad occuparsi delle "cose" invece che delle "persone" (anche questo è un problema che anch'io conosco bene) però messa così sa un pò di fuga, mentre sarà molto bello, vedrai, quel giorno in cui scoprirai anche tu che la tua diversità può essere un'arma in più, e non un'arma in meno... e a quel punto potrai anche tornare ad occuparti delle "cose", se vorrai :-))

 

Certo, la realtà siciliana non è la nostra, lo so bene.... ma sono anche certa che, come dicevi tu, se non ci pensi troppo, troverai la risposta pronta, proprio lì, davanti a te...

 

Baci

Mia

 

P.s: Mary, spero non ti dispiaccia: mi sono lasciata andare a libere considerazioni, ben sapendo che mi muovo su terreno solido (che saresti tu) e che quindi le mie parole non ti spingeranno troppo verso azioni "estreme", a meno che quella non sia realmente la tua strada (cosa che comunque ti auguro :-)))

 

P.s 2: hai ragione, Mary, questa che, lo ricordo per chi è arrivata di recente, è stata anche definita psicana-lista, va usata proprio così, per liberarsi e confrontarsi, e ben sapendo che ci sarà qualcuno pronto ad ascoltarti... la parcella te la mando privatamente, se non hai nulla in contrario, ok ?

 

 

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Lun Set 22, 2003  9:28 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Tu non devi pensare

 

 

Intanto grazie. Poi ti pago la parcella.... in privato :-))

 

----- Original Message -----

From: Mia

To: [email protected]

Sent: Monday, September 22, 2003 11:02 AM

Subject: R: [disforia di genere] Tu non devi pensare

 

...... una gabbia protettiva estremamente rassicurante (nota che, nella mia personalissima interpretazione della cosa disforica,

 

> Non è la sicurezza che cerco. Uno dei miei paradigmi guida è questo : Sicurezza e Libertà sono a somma costante. E il risultato è proporzionale alla felicità. La stessa felicità la si può quindi avere con un massimo di sicurezza e un minimo di libertà oppure viceversa. Io sono per questa seconda alternativa.

E non ho paura. Oggi è arrivato un assicuratore a ritirare un premio. Nell'entrare nella mia stanza fa lo spiritoso e dice una battuta sulla lunghezza dei miei capelli. Io gli rispondo ironicamente ma con freddezza tale da farlo sembrare un cretino. C'era pure un mio dipendente davanti, tra l'altro. Lo tratto complessivamente male. Ma se lo meritava.

Insomma credo di poter affrontare  chiunque  con poche battute e lapidarie considerazioni su perchè faccio certe cose.

 

.... la decisione di abbandonare i vincoli maschili per abbracciare in toto quelli femminili è ugualmente riduttiva - o almeno, per me lo sarebbe senz'altro).

 

Anche per me adottare in toto i vincoli d'immagine femminili è effettivamente qualcosa che a volte mi sembra altrettanto stupido di un obbligatorio doppiopetto. Ma proprio per questo sono in movimento.

Voglio aggiungere una cosa. Che per me è fondamentale.

La mia immagine è inserita in due quadri.

Un quadro è quello della mia azienda. Mutarla bruscamente può provocare squilibri ma fortunatamente le mie capacità (sono poco modesta ora...perdonatemi..:-) potrebbero permettermi di assorbire il colpo e forse anche ribaltare la situazione.

L'altro quadro è quello della mia coppia. Fin a quando Cristina non sarà pronta (e sta studiando....) per dichiarare esternamente e con la serenità necessaria, senza forzature, la nostra  originalità di coppia, non mi sento di fare passi decisivi.

Tanto che io ormai non lavoro psicologicamente più su di me. Non ne ho più bisogno. Non ho paura. Non ho vergogna.

Sento però il bisogno di  percorrere una gradualità necessaria ad accompagnare la crescita e la consapevolezza della mia lei.

Che, in fondo, adora questa intrigantissima situazione che viviamo ed è  felice del nostro rapporto. Stiamo insieme benissimo come mai siamo state.

Certo così io sono  costretta a sopportare una blanda disforia. Ma nel frattempo le do da leggere la stessa roba filosofica che leggo io.

E lei, piano piano, mi viene dietro. E cresce.

 

......in jeans femminili perchè così salvi capra e cavoli... solo che, con ogni probabilità, non sei vestita adeguatamente.

 

Ma no,no. Ero abbastanza adeguata. Dovevo andare pure in cantiere !

 Il fatto strano è che io nel vestirmi da donna adotterei uno stile molto simile a quello di una donna pratica e sportiva, senza troppi fronzoli insomma. Non arriverei al punto, come dice Mirella, di essere una trans MtFtM, ma non starei certamente tutto il giorno con tacchi, gonne e scollature vertiginose.... (però, ogni tanto.... quanto mi piacerebbe....:-)))

 

 In questa mia storia che parla della vita che potresti vivere, e che in alcun modo può parlare di quella che realmente vivi, perchè non ne sa nulla, ti vedo arrivare a quello stesso appuntamento con un tailleur elegante, non importa se metti i pantaloni invece delle gonne, ma comunque elegante, con qualcosa che ti valorizzi, insomma...

 

 Già, magari. Comunque devo cominciare da qualche parte....Ma chissà...

Dovevo andare a Bologna per il SAIE. Una azienda che  si presenta in Fiera per la prima volta e della quale ho un ruolo importante di direzione tecnica mi avrebbe pagato tutto :soggiorno e viaggio.

Ridendo con Cristina le ho detto: "Cavolo ! Mi piacerebbe andare in tailleur nello stand,  ma non credo che me lo permetterebbero ! " . Lei, con una divertita serietà (un vero ossimoro!), guardando nel vuoto, e immaginando chissà che (avrei pagato una cifra per vedere il film dei suoi pensieri) risponde : " Magari in tailleur no, però qualcosina si potrebbe fare...."

Ecco. Le cose mi vanno così... Toccate. Fughe. E vado avanti...

 

..... utilizzare l'abbigliamento e il look in generale come arma a tuo favore, per valorizzarti, anzichè come punto di debolezza, per nasconderti.

 

Questo di spiazzare l'interlocutore è sempre stata una mia tattica. In genere l'ho fatto partendo da un profilo basso per poi fregarlo facendolo credere più bravo e padrone della situazione. A quel punto vengo fuori e lo" stendo" :-)

Nel mio settore non so quanto un abito elegante possa portarmi altri vantaggi. Non lo ha fatto da uomo per vent'anni di professione. Potrebbe farlo da donna negli anni a venire ? Non so. Dovrei convincermi di questo. Ci devo pensare.

 

....

Certo, la realtà siciliana non è la nostra, lo so bene.... ma sono anche certa che, come dicevi tu, se non ci pensi troppo, troverai la risposta pronta, proprio lì, davanti a te...

 

 Boh.. Si. La realtà siciliana  è diversa.  A volte molto meno difficile di quanto si pensi. A volte con una ignoranza e una crudeltà senza limiti. Ma, complessivamente, le cose stanno cambiando anche qui....

 

..... verso azioni "estreme", a meno che quella non sia realmente la tua strada (cosa che comunque ti auguro :-)))

P.s 2: hai ragione, Mary, questa che, lo ricordo per chi è arrivata di recente, è stata anche definita psicana-lista, va usata proprio così, per liberarsi e confrontarsi, e ben sapendo che ci sarà qualcuno pronto ad ascoltarti... la parcella te la mando privatamente, se non hai nulla in contrario, ok ?

 

Si...  e l'unica azione estrema che faccio è andare a casa.... che oggi è stato un lunedì campale. E domani sarà un martedì altrettanto pesante...

 

Baci anche a te e grazie di cuore

grande, grande, amica Mia.

Mary

 

 

 

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