THREAD N.RO 46

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Mar Ago 19, 2003  7:22 pm

Oggetto:  Racconti di viaggio : Trans-lochi

 

 

Mail lunga... siete avvertite/i....

 

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Ma che fai ? Ti levi i peli dalle braccia ? 

Ecco.

Questo ha detto mia cognata Gina (lei è la piccola : 30 anni fatti ! ma che volete farci...) quando, pranzando io al suo fianco, si è accorta dell'esistenza sul mio avambraccio destro di alcuni dispettosi spuntoni di peluzzi  che l'ultima passata di Silkepil ( cavolo!!! non si ha sempre modo e tempo di fare cerette !!!!! :-)) aveva tranciato invece di estirpare.

Ma che volete ? Non si può essere sempre  LISCIA, bronzea, sinuosa e fascinosa, come per una festa sul mare !!!

Infatti, durante questo terribile agosto infuocato, io e my wife stiamo aiutando a traslocare mia suocera e le mie due cognate.

Due anni fa ci avevano aiutato loro a traslocare. E adesso quindi ricambiamo  il favore. Smonta, rimonta, trasporta, scarica. Mobili, lampadari, mensole, trapano, tasselli... Uffa, che caldo, e che sudate....!!.

Insomma le mie microferie estive rovinate se non fosse che la cosa  ha comunque preso un aspetto divertente.

Infatti, come vi ho raccontato altre volte, io adotto con la famiglia di mia moglie una specie di subdolo metodo di indottrinamento transgender.

Invece di dichiarare drasticamente e drammaticamente " EBBENE SI', SONO UNA DONNA IN UN CORPO DA UOMO "  mescolo battute, scherzi e comportamenti in una specie di istruttiva recita sulla inutilità e stupidità della separazione dei generi sessuali.

Il merito, ovviamente, non è mio ma  soprattutto di quella "special person" che è mia moglie.

Infatti lei, facendo buon viso al mio cattivo gioco, in genere manifesta platealmente l'affetto e l'amore che prova per me anche quando dico o faccio cose strane. E, così facendo, spiazza completamente le percezioni delle sue intime parenti e rende miracolosamente normali cose che altrimenti sarebbero viste - come minimo - bizzarre.

Ora non pensate che io faccia la "checca" o cose simili.  Anzi. Cristina mi segnala, facendomi inorridire, che spesso io mi comporto da "trunz".

Vi spiego.

Trunz è un termine che  la mia lei ha coniato per descrivere quell'atteggiamento un pò rigido, meno sciolto che , quasi automaticamente, assumo in alcune circostanze pubbliche. E' uno strato di quella maschera costituita  da un mix di tono di voce, postura corporea, modo di fare che caratterizza ogni identità cosiddetta "maschile".

Maschera che non è facile sciogliere, anche se sono sicura  che un deciso rammollimento ci sarebbe indossando abiti femminili.....

Comunque io, con pazienza e perseveranza, colgo ogni occasione per applicarmi in esercizi di rivelazione interiore.

Ecco che, ad esempio,  tra il montaggio di un pensile e la sistemazione di una presa elettrica delle nuova casa delle mie care acquisite parenti, trafugo ed indosso qualche braccialetto particolarmente carino, carpendolo dal loro immenso e traboccante contenitore di bigiotteria.

Oppure  levo a Gina ( con relativo inseguimento e  fuga...) il mollettone che  le trattiene i lunghissimi capelli biondi e  lo indosso io per  fermare la mia ridicola codina opportunamente rialzata.

La reazione delle mie cognate a questi miei ludici comportamenti ( ehi.. ho 45 anni dovrei vergognarmi...:-)) appare ormai rassegnata. Si lamentano della possibile perdita di proprietà dei loro oggetti ma hanno ormai accettato che il mio indossare roba loro, quindi femminile, non è in effetti un tabù inviolabile.

Io, naturalmente facendolo apposta, rincaro la dose quando posso.

Per esempio in questi giorni, invece di avere al polso il mio orologio "unisex" ( o "unigender" ? ), sono andata a casa loro con un vecchio orologio di mia moglie, semplice ma inconfondibilmente femminile .

Reazioni ? Quasi nessuna. Solo una battuta della piccola cognata che dice, appena lo nota, " Ma quello è un orologio di Cristina! E' un orologio da femmina ! "

Però dal tono della frase percepisco non tanto il rimprovero di chissà quale violazione ai canoni sessuali, quanto la manifestazione di una specie di disappunto per esser io sconfinata nel territorio delle cose "da femmina". Cioè in quella specie di mondo dove vige il "libero arbitrio dell'abbigliamento e dell'estetica" che ai maschi normali è negato per definizione .

Infatti io le ho risposto, ridendo, e quasi prendendola in giro. " Si. Embè ? Che ci fa ? Hai qualche pregiudizio di genere ? Perchè non potrei metterlo? "

Un altra cosa sicura che ho sperimentato è che non hanno ancora chiara la percezione della dimensione e, soprattutto, della conformazione femminile del mio seno.

L'altro giorno Gina avvicinandosi confidenzialmente mi strizza ed esclama " Ma hai le tette più grandi delle mie !! " (inciso : è vero..:-))

Allora Cristina, prontissima, si lancia su di me e mi abbraccia, sottraendomi alle ulteriori palpeggianti investigazioni  che la cognatina era già pronta ad effettuare.  Io, di rimando, faccio la sostenuta e piagnucolo un pò, accogliendo di buon grado la protezione della mia metà.

"Miiii... le sue tette sono mie, non si toccano! " fa lei, leziosamente, azzerando ogni discorso a riguardo e quindi rendendo giustificata e giustificabile anche una mia terza misura abbondante !!!

 

Insomma, avrete spero capito, qual'è questo modo eufemisticamente "subliminale" con cui cerco di fare accettare i miei cambiamenti d'immagine.

Certo ne ho strada da fare. 

Però, avendo  ormai loro accettato la  "stramberia" dei miei braccialetti, codine, ecc. forse potrebbero ammettere, la prima volta per scherzo ad esempio, che io possa indossare anche qualche capo di  abbigliamento femminile. Io qualche battuta l'ho pure lanciata.

Magari già lo pensano o l'immaginano.

E così se ne fanno una ragione prima ancora che io debba spiegare alcunchè...

Almeno spero... :-))

Bacioni a tutt*

Maryliz

 

 

Da:  "Viviana" <[email protected]>

Data:  Mar Ago 19, 2003  11:50 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Racconti di viaggio : Trans-lochi

 

 

E' stato molto piacevole leggere il tuo racconto Mary, e mi ci sono anche un po' immedesimata perché mi fa venire in mente situazioni simili vissute molto recentemente.

Mi ha fatto venire in mente quel ragazzo (?) che adesso esce di casa anche lui con i capelli molto più lunghi rispetto a un anno fà, la maglietta scollata, orologino unisex, braccialetto e shorts da donna sulle gambe e le braccia depilate per andare al lago. E si accorge come le persone che lo conoscono, e anche quelle che non lo conoscono, lo trattano con lo stesso rispetto di prima e sembrano non accorgersi nemmeno dei cambiamenti.

Così come sembra non accorgersene la mamma con cui vive, che si limita ad osservare che le ultime magliette che ho comprato "ti vanno  un po' strette". Non mi vanno strette mammina, le ho comprate proprio così aderenti e scollate, ai saldi in un negozio di maglieria femminile ...

 

Mi chiedo sempre se è possibile intraprendere il guado del fiume che separa i generi in modo indolore per gli altri, non traumatico per loro. Ci sono cose che non riesco ancora a fare, nonostante tutto.

Vorrei poter usare intimo femminile, oltre ai pantaloni e alle magliette con taglio da donna. Ma questo continuo a farlo di nascosto, lavando di nascosto e appendendo ad asciugare nella mia stanza le mutandine che ho portato. Perché lì il cambiamento sarebbe palese, senza possibilità di accampare scuse, di "che vuoi che sia, anche dei miei amici vestono così".

Lì è un discorso di identità di genere, non più solo di gusti o inclinazioni. Le mutandine contano un po' più dei pantaloni o della maglietta ...

 

Baci

 

Vivy

 

 

Da:  "Stefania Castelli" <[email protected]>

Data:  Mer Ago 20, 2003  1:06 am

Oggetto:  RE: [disforia di genere] Racconti di viaggio : Trans-lochi

 

 

>-----Original Message-----

>From: Viviana [mailto:[email protected]]

>Sent: Tuesday, August 19, 2003 11:50 PM

>To: [email protected]

>Subject: Re: [disforia di genere] Racconti di viaggio : Trans-lochi

>

>Mi chiedo sempre se è possibile intraprendere il guado del fiume che separa

i generi in modo indolore per gli altri, non traumatico per loro.

 

Ti dirò che dipende molto dagli altri.

Tu puoi accompagnare la tua rivelazione con pazienza, gradualità, comprensione, tolleranza.

Ma se hai dei cari psicologicamente fragili, infantili o addirittura disturbati, nemmeno Gesù Cristo riuscirà a fargli accettare al primo colpo lo specchio delle loro imperfezioni (cioè tu....).

Ti dirò che se la situazione è quella di cui sopra, non credo sia possibile che nemmeno con le giacche e il successo di Berluskony (o interpretando i modelli che amano di più...... nel caso dei miei genitori erano loro stessi....) siano capaci di accettarti, amarti e riconoscerti....

Se invece maturità ed autostima hanno trovato dimora tra le fortunate mura di casa tua, la strada è sicuramente meno ripida.

Sei anche più libera di concentrarti sull'altro vero problema che ci riguarda: la nostra autoaccettazione.

Ma tutto è collegato.

Se nell'aria della tua casadolcecasa si respira maturità, sensibilità ed autostima (quella vera...non l'arroganza dell'insicurezza...) è molto

difficile non essere state amate e non aver quindi ereditato la capacità di autoaccettarsi.

 

Vabbé.

 

Donna Letizia si ritira... ;-)

Datemi la forza di non aprire il frigo.....

Non ho la forza.

L'uva è già segnata....

 

Stefania

 

 

Da:  "Mia" <[email protected]>

Data:  Mer Ago 20, 2003  11:11 am

Oggetto:  R: [disforia di genere] Racconti di viaggio : Trans-lochi

 

 

Vivy, secondo me ognuno ha il suo vissuto, il suo percorso.

Non esiste un percorso migliore ed uno perggiore, perchè noi siamo diverse e diverse sono le nostre reazioni agli stimoli esterni.

 

Questo tuo approccio assomiglia moltissimo al mio, e l'unica considerazione che mi viene in mente di fare in risposta a questa tua domanda è di ricordarti del tempo.

Il tempo che passa attenua le reazioni degli altri e trasforma in cose normali ogni singola piccola conquista. Fatti ordinari in luogo di eventi insoliti e strabilianti, e le reazioni degli altri diventano scorrevoli, prive di spigoli, e non solo perchè ci si sono abituati loro, perchè ti ci sei abituata tu: spesso dimentichiamo questo piccolo particolare, ma le nostre conquiste verso la femminilità non saranno mai mature finchè non ci saremo affrancate totalmente dal timore delle reazioni degli altri. E l'unica cosa che serve, in tal senso, è il tempo. Il tempo che scorre e si porta via le nostre insicurezze, delle quali le reazioni degli altri non sono, di solito, nient'altro che semplici riflessi.

 

E così. dopo qualche tempo, anche le cose più straordinarie saranno diventate normalità quotidiana, per te e di conseguenza per tutti gli altri (beh, quasi tutti: qualche resistenza la troverai sempre, ma sempre più solida sarà quella tua parete contro la quale le resistenze esterne saranno costrette a scontrarsi).

 

E allora sarà il tempo di un altro piccolo passo.

E dopo qualche tempo, quando ti accorgerai di essere arrivata dove non credevi avresti mai potuto essere, se ti guarderai indietro non ricorderai un momento d'inizio, un fatto eclatante, un momento di cambiamento radicale: vedrai solamente un cammino continuo, senza un vero inizio e, soprattutto, senza una fine... e scoprirai così di essere realmente arrivata dove volevi, alla capacità di evolvere liberamente nella direzione che più senti tua.

 

Ecco, diciamo che, secondo me, più che guadare il fiume ti ritrovi ad un certo punto davanti a due argini che si uniscono... :-)

 

Ciao !

Mia

 

 

Da:   "carla turolla" <[email protected]>

Data:  Mer Ago 20, 2003  12:10 am

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Racconti di viaggio : Trans-lochi

 

 

Magari, Vivì, magari.

Forse è stato caso, forse sfortuna, ma io ho sbattuto il muso in modo duro con un mondo che non accetta neppure di striscio la possibilità di mischiare un pochino i generi. E non si tratta di burocrazie e leggi, ma di amicizie, affetti, parenti. di pezzi di me che se sono andati a fondo.

Ho ancora l'amaro in bocca e sono diventata pessimista: non è da me, non da noi che dipende la possibilità di essere se stesse, ma dal caso errante di incontrare persone che non ti condannino ex-ante.

Carla

 

 

 

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Mer Ago 20, 2003  11:29 am

Oggetto:  Ogg: R: [disforia di genere] Racconti di viaggio : Trans-lochi

 

 

--- In [email protected], "Mia" <mia@p...> ha scritto:

........> Ecco, diciamo che, secondo me, più che guadare il fiume ti ritrovi

ad un certo punto davanti a due argini che si uniscono... :-)

>

> Ciao !

> Mia

>

 

 

Bellissima immagine metaforica. Mi va di completarla.

L'unico posto del fiume dove questo succede è alla sorgente.

Quindi il fiume deve essere risalito con i piedi a mollo andando "contro corrente".

E a volte ci sono pure le rapide.....

Bacioni

Mary

 

Da:  "Stefania Castelli" <[email protected]>

Data:  Mer Ago 20, 2003  12:42 am

Oggetto:  RE: [disforia di genere] Racconti di viaggio : Trans-lochi

 

 

>-----Original Message-----

>From: Maryliz [mailto:[email protected]]

>Sent: Tuesday, August 19, 2003 7:22 PM

>To: [email protected]

>Subject: [disforia di genere] Racconti di viaggio : Trans-lochi

>

>Mail lunga... siete avvertite/i....

>

>---------------------------------------------------------------------------

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>Ma che fai ? Ti levi i peli dalle braccia ?

>Ecco.

>Questo ha detto mia cognata Gina (lei è la piccola..............zip

................zip ............Infatti, come vi ho raccontato altre volte, io adotto con la famiglia di mia moglie una  specie di subdolo metodo di indottrinamento transgender.

Invece di dichiarare drasticamente e drammaticamente " EBBENE SI', SONO UNA >DONNA IN UN CORPO DA UOMO " mescolo battute, scherzi e comportamenti in una specie di istruttiva recita sulla inutilità e stupidità della separazione dei generi sessuali.........zip..........

 

 

>La reazione delle mie cognate a questi miei ludici comportamenti ( ehi.. ho 45 anni dovrei vergognarmi...:-)) appare ormai rassegnata. Si lamentano della possibile perdita di proprietà dei loro oggetti ma hanno ormai accettato che il mio indossare  roba loro, quindi femminile, non è in effetti un tabù inviolabile.................zip............

 

 

>L'altro giorno Gina avvicinandosi confidenzialmente mi strizza ed esclama "

Ma hai  le tette più grandi delle mie !! " (inciso : è vero..:-))

>Allora Cristina, prontissima, si lancia su di me e mi abbraccia.....zip.....

 

 

Devo dire che invidio molto la tua forza.

Ed anche la capacità di controllare la compulsione a rivelarti.

Credo che, oltre al tuo equilibrio, la relazione felice che conduci con Cristina ed un rapporto sereno con la sua famiglia ti aiuti in questo.

Se dovessi immaginare lo stesso contesto con me al posto tuo ed i miei familiari al posto di suocere e cognate, son sicura che mi troverei in un

lago d'odio.

Ogni battuta, che tu vivi giustamente con bonarietà e pazienza, la subirei come un attacco personale.

Il non poter esplicitare la mia condizione mi farebbe assumere atteggiamenti infantili e rancorosi, rinfacciando intimamente a tutti l'incapacità di cogliere ciò che realmente sono.

La piccola che palpicchia la mia terza, si semiscandalizza per l'orologio e non intuisce cosa sta succedendo, stimolerebbe in maniera malsana la mia aggressività.

Devo dire però che sto facendo progressi in senso camomillico.

Man mano che il fisico si modella in senso transessuale, e mi sento in grado di portare dei tacchi dando una maggior connotazione al pluricitato casual unigender etc..., sento meno l'astio bruciante verso tutto.

Non tanto perché ora SONO (perchè non sono un bel nulla per il momento....nemmeno una patata Mary ;-) ma perchè finalmente NON SONO PIU'.

Non sono più ciò che ero. Nemmeno la voce è più la stessa.

E' questo mi rende meno difensiva e un po' più sicura.

L'astio iperconcentrato verso il microuniverso familiare e le sue patologiche relazioni, si diluisce nel macrouniverso del sociale rendendolo meno distruttivo (autodistruttivo).

Mi succede di guardare con odio qualche bastardella che strabuzza gli occhi sorpresa quando mi vede (e non perché l'attraggo, ve l'assicuro....). La fisso come faceva il mio babbo quando voleva trasmettermi il suo odio e la sua violenza.

Distoglie subito lo sguardo, la stronzetta.

Vedi che il babbo qualcosa di utile m'ha lasciato?

 

Ehm...

 

Cito la famiglia e vado in tilt.....

 

Dicevo che la rabbia, anche se da come scrivo potrebbe sembrare il contrario, è meno sorda e furiosa e sono quindi anche più libera di pensarmi in ruoli meno "definiti".

Sono più libera di pensarmi. Ecco.

 

>Insomma, avrete spero capito, qual'è questo modo eufemisticamente

"subliminale" con cui cerco di fare accettare i miei cambiamenti d'immagine.

>Certo ne ho strada da fare.

>Però, avendo ormai loro accettato la "stramberia" dei miei braccialetti, codine, ecc. >forse potrebbero ammettere, la prima volta per scherzo ad esempio, che io possa indossare anche qualche capo di abbigliamento femminile. Io qualche battuta l'ho pure lanciata.

>Magari già lo pensano o l'immaginano.

>E così se ne fanno una ragione prima ancora che io debba spiegare alcunchè...

>Almeno spero... :-))

>Bacioni a tutt*

>Maryliz

 

Sono sicura che ce la farai.

Ho fiducia nella scienza. ;-)

E come ingegnera, oltreché come donna, avrai calcolato e saprai calcolare i

giusti passi misurati su di te e su chi ti sta vicino.

 

Un bacio

 

Stefania

 

 

Da:   "Klaudia Kimera" <[email protected]>

Data:  Mer Ago 20, 2003  9:07 am

Oggetto:  Ogg: Racconti di viaggio : Trans-lochi

 

 

--- In [email protected], "Maryliz" <maryliz315@y...> ha

scritto:

> Mail lunga... siete avvertite/i....

……..

> E così se ne fanno una ragione prima ancora che io debba spiegare

alcunchè...

> Almeno spero... :-))

> Bacioni a tutt*

> Maryliz

 

 

Grazie Maryliz,

farò leggere il tuo racconto a mia moglie.

Chissà che transizione non faccia rima con separazione.

La bimba va a scuola quest'anno.

Speriamo.

Klaudia.

 

 

 

 

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