THREAD N.RO 45

 

Da:  "Francesca" <[email protected]>

Data:  Ven Giu 27, 2003  2:27 pm

Oggetto:  Mi riripresento

 

 

Buongiorno a tutt*. Sono Francesca, scrivo da Como, e pare sia

l'unica :-(.

Mi riripresento perchè sono entrata ed uscita da questa comunità, da

quando ne sono venuta a conoscenza, almeno 3 volte.

E questo non perchè qualcuno mi stesse più o meno simpatico, o

perchè avessi letto qualcosa che non mi andasse. Semplicemente

perchè nella mia battaglia personale verso la consapevolezza di me

stessa, spesso ho avuto dei black out, e la necessità in quei

momenti è sempre stata quella di buttare via tutto...........per poi

ricominciare.

Beh, questa mia mail non contiene niente che possa solleticare il

vostro interesse, a voi grondanti di sudore sopra le vostre

tastiere. Ma almeno è un segno tangibile della mia presenza.

Un bacio a tutt*

Francy

 

Da:  "Mia" <[email protected]>

Data:  Ven Giu 27, 2003  3:49 pm

Oggetto:  R: [disforia di genere] Mi riripresento

 

 

Anni fa, più o meno una ventina, mi trovavo a New York.

Volevo fare tutto quello che non avevo mai avuto il coraggio di fare, ma non ebbi il coraggio di buttarmi... e così ebbi una profondissima crisi e l'unica cosa che riuscii a buttare davvero fu la valigia con tutti i miei vestiti dentro.

Quella storia mi fece soffrire e mi costò una cifra... e poi vent'anni fa (tanto per ricollegarmi ad un thread attuale) le scarpe da donna 41 non si trovavano mica così facilmente.

 

Dopo alcuni anni mi ritrovai nella stessa palude melmosa. Non era N.Y. ma semplicemente Padova, ed ebbi lo stesso tipo di crisi. Meno male che, memore della prima esperienza, chiusi tutto in un armadio e buttai la chiave. Il risultato fu più o meno lo stesso, nel senso che era davvero chiuso e non c'era modo di aprirlo, se non rompendo la serratura... ma almeno mi costò molto meno della prima volta.

 

Tutto ciò per dire che la voglia di buttare via tutto e cercare di diventare "normali" è un tormento che, in periodi diversi, assilla moltissime di noi, ed è molto comprensibile, non c'è nulla di strano.

 

Poi un giorno ti rendi conto che non ti sarà mai possibile diventare normale, perchè lo sei già.

E allora smetti di lottare, e inizi a vivere.

 

Bentornata anche da parte mia.

Mia

 

Da:  "Mara Lei" <[email protected]>

Data:  Lun Giu 30, 2003  1:00 pm

Oggetto:  Ogg: R: [disforia di genere] Mi riripresento

 

 

Non essendo tutte uguali, grazie al cielo viviamo nell'eterogeneità,

non tutte abbiamo assaporato il finale di Mia.

 

C'è chi proprio per vivere ha dovuto cominciare a lottare. Mi reputo un'ottimista, ma non credo affatto che la vita diventi più facile quando riesci ad essere te stessa. Di esempi da riproporre ne avrei tanti, nonostante sono solo due anni che mi occupo di queti problemi.

 

Per molte transessuali è facile confondersi tra la gente, al mercato, nell'autobus, in coda al botteghino del cinematografo...ma quando per un qualsiasi motivo, e posso garantirvi che ce ne sono tanti, la tua identità originaria viene svelata, risulta molto difficile gioire o inorgoglirsi per ciò che si era e ciò che si vorrebbe essere. Meglio, ad esempio, passare inosservate (a volte impossibile per persone così "tanto tante") piuttosto che risultare originali, eccentriche o patologicamente sofferenti.

 

Ma come ho detto all'inizio siamo diverse. Diverso è il nostro sentire. Diverso è l'approccio con il mondo esterno. Diverse siamo anche rispetto a come gli altri ci percepiscono. E in queste nostre diversità risiedono molte delle nostre incomprensioni.

 

Un bacio.

 

Mara

 

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Lun Giu 30, 2003  8:13 pm

Oggetto:  Ogg: R: R: [disforia di genere] Mi riripresento

 

 

--- In [email protected], "Mia" <mia@p...> ha scritto:

>............: secondo me la ricerca dell'omologazione

> a tutti i costi rappresenta per noi t* una grossa perdita... noi

dovremmo riuscire a lottare per il nostro diritto ad esistere in

quanto t*, non per sparire rientrando in quello schema binario che,

in realtà, non ci comprenderà (nel senso più etimologico del

termine) mai.

>

 

Secondo me ci sono solo due modi di porsi e dichiararsi T*

 

1) Io sono una imperfezione della natura. Sono una donna nata con l'imperfezione di essere geneticamente uomo. Devo correggere questo difetto per ragioni personali e naturalmente sociali . Perché la società in cui vivo non vuole esser disturbata dalla mia anormalità.

 

2) Io sono naturalmente così. E' naturale che la maschilità e la femminilità (Yin e Yang) possano tranquillamente coesistere in unastessa persona con tutte le loro sfumature possibili. Ho deciso di non occultare una parte forte della mia personalità che mi avvicina più ad una donna (tipica) che ad un uomo (tipico). La società in cui vivo deve rispettarmi ed accettarmi perché le regole su cui si basa

sono falsate da erronee convenzioni di rigida classificazione.

Qualunque abbigliamento e trattamento farmacologico o chirurgico riguarderà solamente le mie personalissime esigenze di riallineamento estetico e non deve derivare da una qualsivoglia necessità mimetica imposta dall'esterno.

 

A me pare che l'atteggiamento n.1 sia una soluzione troppo semplice anche se, bisogna ammetterlo, utilissimo per essere accettate.

L'ho detto altre volte. Rifiuto il concetto "Siamo donne nate in un corpo da uomo ".

Troppo facile. Buono per spiegare il fenomeno ai bambini o a qualche pretino (con la P:-).

No. Ormai mi sono convinta che la "coscienza di genere" a prescindere dal contesto sia solo un raro caso difficilmente comprovabile.

Al contrario degli animali in cui l'atteggiamento di genere sessuale è quasi esclusivamente influenzato da fattori ormonali noi, in quanto esseri umani, abbiamo "coscienza".

Cioè noi ci Ri-Conosciamo per quello che lo specchio ci restituisce come immagine e quello che gli altri ci testimoniano relazionando con noi.

Al buio, nude, sole, senza stimoli sensoriali non saremmo ne uomini, ne donne, ne t* ma cervelli in una boccia.

Il giorno in cui l'immagine e le risposte altrui più o meno quadrano con quello che è l'immagine mentale desiderata che si è costruita nell'infanzia e nella nostra gioventù (anche per fattori ormonali e genetici iniziali chissà...) ecco che ci sentiamo a posto.

E' questo cercare di sentirsi a posto, soddisfatte/i, questa ricerca di feedback sensoriale a guadagno positivo la molla che ci spinge alla cosiddetta "transizione" di genere.

Io la vedo (e la sento) così.

Baci

Maryliz

 

Da:  "Mara Lei" <[email protected]>

Data:  Mar Lu 1, 2003  9:34 am

Oggetto:  Ogg: R: R: [disforia di genere] Mi riripresento

 

 Cara Mary,

giustissima la tua sintesi iniziale, mi riferisco ai due modi di porsi e dichiarasi.

 

Errato ab origine, invece, il giudizio espresso riguardo al punto 1.

Vedi, è proprio il nostro sentire, così diverso, che non ci consente di giudicare. Commetti il mio stesso errore, ma all'inverso...:-)))

Per alcune l'accettazione è di importanza primaria, come il

mangiare, il dormire e il fare la cacca...:-)

 

Io, tu, Mia, ecc. possiamo riferirci al nostro modo di voler vivere la vita, ma non siamo in grado di giudicare ciò che altri anno nella "zucca"...:))) Cosa ci resta da fare? Accettare le diversità (accettare e non tollerare, che sono due cose molto diverse), cosa che probabilmente non siamo capaci di fare esattamente come non lo sono le persone "normali"...:-)

 

Io, ad esempio, non credo affatto nel "Siamo donne nate in un corpo da uomo", ma credo in un "Sono donna nata in un corpo da uomo"...è diverso...quindi, per ovvi motivi ciò che vale per altre non vale per me e viceversa.

 

Ricordo una certa Magenta, in un altra lista, che si accaniva con grande passione contro il binomio uomo donna. Aveva più che ragione, ma dal suo punto di vista che non era né il mio né quello di tante altre iscritte...guarda caso tutte transessuali.

 

Siamo diverse e non potremo mai essere unite. E' un dato di fatto, tanto ineluttabile quanto sconcertante.

 

Un bacio.

 

Mara

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Mar Lu 1, 2003  12:56 pm

Oggetto:  Re: R: R: [disforia di genere] Mi riripresento

 

 

----- Original Message -----

From: "Mara Lei" <[email protected]>

 

...... ma credo in un "Sono donna nata in un corpo da uomo"...è

diverso...quindi, per ovvi motivi ciò che vale per altre non vale

per me e viceversa.

 

Su questo "sentire" io non obbietto. E' una cosa tua e anche credo di moltissime altre.

Per me,  questo "sentire" diventa veramente difficile. Forse lo è perchè sono in un effettivo stadio di mezzo, in un MIX (Campari :-) di umori, sensazioni e comportamenti che a volte non trovo semplice gestire equilibratamente.

Mi torna in mente una delle mie letture giovanili da un giornale tipo "Gente","Oggi" non ricordo.

Divorai la storia di un agente segreto russo che, dopo esser stato torturato (non ricordo da chi....) con scariche elettriche ai genitali, si accorse di avere contratto una specie di "disforia" indotta. Quindi  venne sottoposto a cure ormonali e chirurgiche in URSS e cambiò sesso. Nella mente ho stampata una frase che illustrava le sue sensazioni, e che turbava non poco le mie fantasie di adolescente disforica : " Dopo il cambiamento avevo la sensazione di non aver mai vissuto nessuna precedente identità maschile, come se il maschio che ero stato non fosse mai esistito. Ero una donna in tutto e per tutto."

Io accetto assolutamente questo modo di essere, anzi mi affascina e mi attrae da morire. Ma ora capisco che è la visione estrema di un modo di sentire che può avere infinite sfumature intermedie.

Anche perché mi rendo conto  che il nostro cervello è molto più labile e molto influenzabile di quanto mai possiamo immaginare e quindi sterilizzo scientificamente questi sentimenti  considerandoli più semplicemente elaborazioni di nuove percezioni sensoriali e non la manifestazione di una qualche anima pre-esistente finalmente liberata.

 

>>> ...siamo diverse e non potremo mai essere unite. E' un dato di fatto,

tanto ineluttabile quanto sconcertante....

 

Ognuna di noi ha viaggiato, sta viaggiando, sta per partire, vuole partire, in un viaggio di cambiamento e per una traversata difficilissima. Chiunque di noi raggiunge una meta soddisfacente non deve pretendere che le altre scendano alla stessa stazione.

 

Quindi dovremmo essere unite dal fatto che "ci piace viaggiare" non perchè  siamo qui o li...

Secondo me basterebbe questa consapevolezza per avere obiettivi e strategie comuni.

 

Kisses

Maryliz

 

 

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