THREAD N.RO 43

 

----- Original Message -----

From: Anna

To: [email protected]

Sent: Wednesday, May 07, 2003 6:21 PM

Subject: [disforia di genere] Ciao a tutte!

 

Ciao a tutte ! a coloro che mi conoscono già e a quelle che avrò piacere di conoscere..Mi chiamo Anna , vivo a Milano...lavoro molto ( anche troppo! )..e bhò..non saprei da dove cominciare..! Ho 30 e qualche anno..ma non ditelo a nessuno...e poi  e poi..bhè fatemi tutte le domande che volete..sarò felice di rispondervi..

 

Bacetti!

 

Anna Annabell

 

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Gio Mag 8, 2003  10:28 am

Oggetto:  L'osmosi

 

C' è una qualche lenta osmosi tra il gruppo Tra&Tra di Lola e questo.

Carla dice che siamo agli antipodi. Ma se non ci fremiamo alla superficie e ci spostiamo su un'altra dimensione (la terza) scopriamo di appartenere allo stesso mondo.

Anzi SIAMO lo stesso mondo.

Un mondo fatto di un bisogno-di-trasformazione della cui natura e origine nessuno quasi capisce la ragione.

 

In questi giorni mi sveglio prestissimo ( alle 5 e mezza) un pò per il caldo, un pò per il raffreddore. E in bagno resto bloccata per mezzorate a riordinare i miei pensieri, magari fissando, come ipnotizzata, un qualche peluzzo incarnito in una coscia.

Non a pensare ma a riordinare i pensieri, perché sono sempre gli stessi. E stamattina pensavo alla mia battuta di ieri (la disforia come un bisogno di mammo-rino-lipo-pelo-sesso-plastica....) ed a quello che Carla aveva risposto.

 

Da:  "carla albertini" <[email protected]>

Data:  Mar Mag 6, 2003  10:36 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Ogg: Richiesta informazioni sull'operazione al pomo d'adamo @:)

 

 Bel tema Mary.

In una battuta (talvolta) c'è il mondo.

L'ansia della mimesi estetica E' un problema che ci riguarda, perché

negarlo?

E' come se la soluzione mimetica, anche nella sua forma ultimativa della

riassegnazione chirurgica, fosse soluzione taumaturgica.

Come se la cura estetica fosse sufficiente (e non solo necessaria) a

(ri)conquistare una identità.

Lè minga inscì, non è così. Poco ma sicuro, è evidente e non merita

spiegazioni. Invece del perché di questa leggera isteria estetica, non ho

spiegazioni a meno di non "pensar male", cioè dello spostamento del focus

fra il proprio essere e l'apparire...

Boh..

Carla

 

 

E'  una questione filosofica non da poco. Tocca ogni ganglio della nostra capacità intellettiva e, se cominciamo a pensarci, il mal di testa è assicurato....

Sostanza-Forma, Essere-Apparire, Mente-Corpo : due cose o una sola ?

Troppe volte ho scritto di questa roba, troppe cose ho letto in questi mesi.

E allora vi dico come la penso io che, come si sa, sono maledettamente e irrecuperabilmente razionalista. Io credo che mente e corpo non siano entità disgiunte, che la forma sia un componente essenziale della sostanza, che l'apparire condizioni e determini moltissimo  il nostro essere.

Ma non vi nascondo che vorrei  non fosse così... e che questa convinzione è quella che mi crea più problemi nella gestione mia disforia. Quella che mi fa rimuginare ore su quello che sono e vorrei essere e su quello che sembro e vorrei sembrare.

E non ne vengo a capo.... ed ho imparato che l'unica soluzione è lasciarsi andare. Lasciarsi trascinare dai propri impulsi, dai propri bisogni, aspettando che l'ultima goccia colmi la brocca, smettendo di porsi domande a cui non si riesce a rispondere. E allora  il corpo, l'apparire e la forma prendono il sopravvento e la mente, l'essere e la sostanza diventano entità schiave dei miei sensi, della vista, dell'olfatto, del tatto....

Benvenuta Anna, un benvenuto  da estendere anche quelle a cui distrattamente non l'ho dato da questa immoderatamente complicata moderatrice.

Baci

Maryliz

 

Da:  Anna <[email protected]>

Data:  Gio Mag 8, 2003  10:51 am

Oggetto:  Re: [disforia di genere] L'osmosi

 

 Grazie per la benvenuta Maryliz...Ho letto con fame di conoscenza ciò che hai scritto..e lo trovo quanto meno riflessivo...Non credo che in senso metafisico esistano dimensioni in cui esistere..ma a volte  mi sento come il pelo incarnito sulla coscia ed altre ancora una proiezione perfetta del tutto....

 

One hot kiss.

 

Anna.

 

 

Da:  <[email protected]>

Data:  Gio Mag 8, 2003  11:27 am

Oggetto:  Re: [disforia di genere] L'osmosi

 

 

Rappresentiamo, se non si sbaglia, due faccie della stessa medaglia.

Di là la parte giocosa e divertente più spostata verso drag e travestite, di qua quella più da menate e problemi più spostata verso l'aspetto della transizione. Due insiemi che si sovrappongono.

 

mara L.

 

 

Da:  "carla albertini" <[email protected]>

Data:  Gio Mag 8, 2003  5:05 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] L'osmosi

 

 

L'abito FA il monaco, eccome.

La carica eversiva (nel senso dell'etimo del termine everso: girare sottosopra, rovesciare) che ha la realtà T*  dipende proprio da questo: non si tratta tanto di discutere di un cambiamento di appendici estetiche, quanto di sostanza che nell'estetica del presentarsi ha la sua prima cifra di comunicazione.

La corrispondenza tra il dentro e il fuori, tra la sostanza e la forma, è immediata; corrispondenza non idraulica o meccanicistica - vero - ma esiste... (btw, questo è il maggior punto di contatto con il TraTra della Lola, che la valenza eversiva del cambio-di-abito è la stessa qualunque sia la motivazione che l'ha generata)

La vita si vive in divisa, non parlo degli stereotipi (il manager con la cravatta, l'intellettuale di sinistra con la barba incolta, il venditore di publitalia col doppiopetto blu, ecc.), parlo di divisa (dal francese ant "diviser" - dividere, dove come ovvio corollario la divisione implica appartenenza): ovvero dell'abito di appartenenza mentale.

Essere T mette in discussione lo schema primordiale dell'appartenenza, non solo lo schema uomo-donna, che quest'ultimo - per paradosso - mi pare meno importante visto che per l'aspetto "pubblico" è legato a segni e caratteri "secondari" e per l'aspetto sostanziale, biologico, è non-modificabile...

 

E allora prima o poi (meglio poi!!!) mi toccherà inviare una letterina ai miei amatissimi (per via della palanca) clienti dicendo in bella forma più o meno così: "...lo sapete che c'è di bello? da oggi il vs affezionato fornitore non è più un signore ma è diventato una signora di mezza età!!!, Le garantisco che professionalità e qualità dei servizi prestati non le cambieranno - anzi, mi impegnerò perché tutto migliori sempre più, ma la prego da oggi in poi di rivolgersi nei miei confronti al femminile...."

 

 

Oh-oh-oh-ooooooh: ci sarà da vederne delle belle ;-))

 

Carla

 

va' che torno a lavorare che è meglio....

 

 

Da:  "Maryliz <[email protected]>" <[email protected]>

Data:  Gio Mag 8, 2003  8:34 pm

Oggetto:  Ogg: [disforia di genere] L'osmosi

 

 

--- In [email protected], "carla albertini"

<carlotta_mail@y...> ha scritto:

....

"...lo sapete che c'è di bello? da oggi il vs affezionato fornitore

non è più un signore ma è diventato una signora di mezza età!!!, Le

garantisco che professionalità e qualità dei servizi prestati non le

cambieranno - anzi, mi impegnerò perché tutto migliori sempre più, ma

la prego da oggi in poi di rivolgersi nei miei confronti al

femminile...."

>

> Oh-oh-oh-ooooooh: ci sarà da vederne delle belle ;-))

>

> Carla

 

 

Più o meno ho lo stesso problema e pensieri e pre-occupazioni analoghe...

Proprio ora vengo da una trattativa per chiudere una commessa da 130000 Euro dove sono riuscita a spuntare il contratto esattamente come mi ero prefissa. O meglio prefissO. Con la O.

Perchè ero manager e maschio. Inconfutabilmente maschio. Figuratevi

che il mio interlocutore (un dirigente amico della mia stessa esperienza ed anzianità) qualche battuta sfottente per il mio codino lo ha pure fatta ma io, di ghiaccio, manco l'ho considerato.

Se le mie fattezze fossero state molto più femminili (per intenderci, gonna color banana, calze a rete, e scarpe a spillo con tacchetto : Mara Docet :-)) cosa avrebbe fatto e detto il mio amico pur di mettermi in imbarazzo e scontarsi qualche decina di migliaia di euro in più ? Ci sarebbe riuscito ? Quanto più forte e risoluta sarei dovuta essere ?

O devo mettere in conto un nuovo listino, uno sconto disforia ? :-))

 

Boh ... meglio che anch'io torno a lavorare...

 

Baci a tutt*

Maryliz

 

Da:  "Viviana <[email protected]>" <[email protected]>

Data:  Gio Mag 8, 2003  10:49 pm

Oggetto:  Ogg: [disforia di genere] L'osmosi

 

 

Il tuo racconto mi riporta in mente un particolare divertente ...

Un anno fà su un altro gruppo esponevo il mio grande problema

dell'epoca: avevo preso l'abitudine di depilarmi le gambe, e mi

chiedevo come avrei fatto, con l'approssimarsi del caldo e

dell'estate, quando in casa si va in shorts, a spiegare agli altri

membri della famiglia la scomparsa dei miei folti peli. E mi chiedevo

se non fosse il caso di interrompere la depilazione per il periodo

estivo (non sarei stata la prima).

I miei genitori hanno visto, e non hanno detto quasi niente, e così

anche mia sorella.

A distanza di un anno, mi chiedo come farò, ora che oltre alle gambe

mi depilo anche le braccia e le mani, e praticamente tutto il corpo.

Se qualche parente viene a casa e mi vede ... se nota le mie braccia

lisce, le mie unghie lunghe curate con la limetta, e nota il fatto

che i miei capelli da qualche tempo crescono molto più di prima ...

Fra un anno, forse, mi chiederò cosa dirà chi mi vedrà le unghie

smaltate di rosso e il rossetto sulle labbra ...

 

In fondo, spesso si esce dal closet molto prima di quanto non ci

sembri. Magari sbirciando, magari di traverso, ma si esce. E non è

che la gente non capisca ... chi se ne frega della gente? mi

direte ... in effetti dovrebbe essere così, però un po' di paura ce

l'ho, vado avanti solo perché non credo di aver niente da perdere.

 

Viviana

 

 

Da:  "Maryliz <[email protected]>" <[email protected]>

Data:  Sab Mag 10, 2003  7:57 pm

Oggetto:  Ogg: [disforia di genere] L'osmosi

 

 

--- In [email protected], "Viviana <ladyluca2002@y...>"

<ladyluca2002@y...> ha scritto:

…… ...

> Fra un anno, forse, mi chiederò cosa dirà chi mi vedrà le unghie

> smaltate di rosso e il rossetto sulle labbra ...

>

> In fondo, spesso si esce dal closet molto prima di quanto non ci

> sembri. Magari sbirciando, magari di traverso, ma si esce. E non è

> che la gente non capisca ... chi se ne frega della gente? mi

> direte ... in effetti dovrebbe essere così, però un po' di paura ce

> l'ho, vado avanti solo perché non credo di aver niente da perdere.

>

> Viviana

>

 

Ormai ogni volta che mi passa per la mente la frase " Che potrà pensare di me ? " mi rispondo " Che mi frega !". Naturalmente valutando attentamente cosa ho da perdere( e qualcosa da perdere ce l'ho...)

Questo atteggiamento è limitato a certe cose analoghe a quelle che hai citato tu : il codino, la depilazione delle braccia ecc...

Però le incursioni, gli affondi, verso certe più clamorose manifestazioni possono esser fatti invocando una specie di spirito scherzoso, una nuova magica stagione dell'anima che ti possa liberare con disinvoltura dallo scandalo.

In una delle mie storielline di vita concludevo così :

 

Morale

L'apprendimento attraverso il gioco, lo scherzo, fa parte della

natura umana.

In un contesto interpretato come " non reale" anche le cose più strane diventano accettabili e non impossibili. E' facile anche investigare reazioni, prevedere e adattare i comportamenti, moderare o rafforzare ogni spinta. E, ad un certo punto, si potrà dimostrare che la differenza tra gioco e realtà risiede solo in alcuni

pregiudizi e in certe ristrettezze mentali. Almeno spero....

 

Maryliz

 

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Gio Mag 8, 2003  8:06 pm

Oggetto:  Coscienza&Identità ( era L'osmosi)

 

 

Carla è un piacere risponderti....tvb

Sono assolutamente d'accordo con te e volevo rilanciare riprendendo un tema sul quale mi faccio sempre un sacco di domande.

La disforia è più correttamente definita "disturbo dell'identità di genere."

La parola disturbo e la parola genere non hanno misteri.

Ma sulla definizione di identità ho bisogno di dilungarmi.

Per me un sinonimo di  identità è "coscienza di se" e, in quanto esseri umani, noi siamo esseri coscienti. Anche se non è ben chiaro in cosa consista la coscienza sembra che ci differenziamo da altre specie animali per questa dote introspettiva.

Noi sappiamo di esistere.

Ci piace pensare che la “coscienza di se” sia anche in alcune specie animali oltre la nostra. Noi spesso antropizziamo cani, gatti, uccellini, pesci, anche oggetti a volte. Però, molto probabilmente i cari pets, non hanno coscienza di se. Vivono, mangiano, sicuramente hanno sentimenti, ma non hanno coscienza di se.

Sembra invece che  gli scimpanzé, che è dimostrato riescono a riconoscersi allo specchio, siano gli animali (?) che più di ogni altro – e  ciò ad ulteriore  dimostrazione delle nostre origini evolutive -  hhanno una mente che può contenere tra i suoi processi più elevati "la coscienza".

L’esperimento dello specchio e  dello scimpanzé presuppone  che la coscienza di se sia qualcosa che si raggiunge attraverso un riconoscimento sensoriale. Toccarci, vederci, udirci è la prova della nostra stessa esistenza. E’ in virtù di questo feedback sensoriale che noi sappiamo di esistere.

Un cervello nato e cresciuto in una boccia saprebbe di esistere ? Credo di no, ma questo è un problema filosofico sul quale sorvolo.

 

Vengo al punto.

Se è vero che la capacità di coscienza di se, cioè il ri-conoscersi,  passa attraverso lo specchio perché si deve escludere che la disforia sia nient'altro che l'esasperazione estrema di un disagio simile a quello di chi, nel vedersi con un naso gibboso, non riesce ad accettarsi ed ha BISOGNO del chirurgo per riequilibrare la sua psiche e vivere in pace con se stesso, con la propria NUOVA immagine ?

Secondo me è un errore volere escludere questa (forse  troppo banale ? ma il rasoio di Occam allora ?) semplificazione del fenomeno DIG. Insomma la disforia da disturbo psichiatrico verrebbe degradata  a problema estetico dai risvolti psichici. Ci guadagneremmo qualcosa ?

Dobbiamo per forza affermare, con aderenza perfetta al dualismo occidentale Anima-Corpo,  lo stereotipo " Sono nata donna ma in un corpo da uomo " ?

A me non pare.

Un bacio

Maryliz

 

 

Da:  "carla albertini" <[email protected]>

Data:  Gio Mag 8, 2003  10:43 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] L'osmosi

 

 

BINGO.

Anche x me questa è stata una settimana OK: ho "raccolto" tre nuovi clienti

che gli facevo la corte da mesi ;-)))

Gli ha raccolti CarlO....

 

E' per questo che mi vengono tutti i dubbi sul poi. Mary, lo sconto disforia

è un'idea geniale: che funzioni??

Per il momento ci rido sopra: esorcizzo.

Al momento opportuno servirà un colpo di genio, vedremo. Per intanto mi consolo pensando che di salti nella vita ne ho già fatti un tot e bene o male sono cascata sempre in piedi....

bà.

 

.... interessante l'idea del DIG come disturbo dell'apparenza. Estremizzando apparteremmo alla categoria delle dive hollywodiane che istericamente svengono alla vista di una rughetta sul bordo dell'occhio.

Be' si: torna con la sindrome da primedonne che ci teniamo (non negatelo donne, vhè, che vi cresce il naso!), torna un po' meno col dolore esistenziale.

In realtà credo che il DAE (Disagio da Adeguamento Estetico: copyright  Maryliz) abbia a che fare di + con il tratto esibizionistico che non con quello disforico; non che non sia presente, anzi! (ho il sospetto che le migliori big spender in abbigliamento, lingerie & cosmetica siano le t-donne più che le donne: Anna, dacci un lume) ma scommetterei che ha valenza secondaria... che insomma se lo superi (per necessità economica, anagrafica o esistenziale) diventi una dimessa t-donna della porta accanto, ma sempre t-donna.

 

Kiss Maryliz, sei grande,

carla

 

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Sab Mag 10, 2003  1:19 pm

Oggetto:  I due specchi (era L'osmosi)

 

 

Carla scrisse :

 

In realtà credo che il DAE (Disagio da Adeguamento Estetico: copyright Maryliz) abbia a che fare di + con il tratto esibizionistico che non conquello disforico; non che non sia presente, anzi! (ho il sospetto che le migliori big spender in abbigliamento, lingerie & cosmetica siano le t-donne più che le donne: Anna, dacci un lume) ma scommetterei che ha valenza secondaria... che insomma se lo superi (per necessità economica, anagrafica o esistenziale) diventi una dimessa t-donna della porta accanto, ma sempre t-donna.

 

 

Klaudia scrisse :

 

…….Oggi ho capito che non sono un uomo che gioca al travestimento, mi sento donna, o per lo meno una "via di mezzo" e  continuare a fingere nella vita di tutti i giorni di essere un uomo mi costa uno sforzo che non sono disposta a sopportare per il resto della mia vita.

 

Klaudia è nata ed oggi vuole vivere liberamente……

 

 

Anch’io ho percezioni analoghe, ovviamente. Ma siccome non mi fido delle sole percezioni perché possono esser ingannevoli devo ragionarci sopra. Ed ecco il mio pensiero ancora più articolato.

Approfondisco il concetto di identità.

Identità è un sinonimo di uguaglianza. E non è strano che sia così. Avere una identità  significa essere uguali a se stessi. Cioè a quello che la mente, la memoria, ha immagazzinato come nostra immagine. Quest’ultima è restituita fedelmente dallo specchio, chiave di volta di ogni definizione di identità. Se la riscontriamo “uguale” a quella che il nostro cervello ha immagazzinato/idealizzato ecco che ci Ri-conosciamo.

Che non ci piaccia la nostra immagine maschile è un dato di fatto. La questione è se questo fatto assodato sia secondario (come ipotizza Carla) o essenziale.

Ho riflettuto un po’ su quello che avete scritto e siccome le stesse  parole le potrei fare mie mi sono data questa spiegazione.

Esistono non uno ma DUE specchi :

-Il primo specchio è piatto, argentato,  e riflette,  dopo percorsi estetico chirurgici più o meno complicati, una nostra immagine trasformata finalmente soddisfacente ai nostri preferiti canoni di genere eletto.

-Un secondo specchio tridimensionale è fatto di comunicazione sociale e ci restituisce la sensazione che i nostri comportamenti, atteggiamenti, (oltre che l’immagine nostra vista dagli altri) vengano percepiti come femminili. Dal sentirsi chiamare signora o signorina scaturisce la completezza (e l’euforia) della nuova identità di genere.

C’è altro ? Non mi pare.

La disforia, la transessualità ridotta all’osso, equivale a mettere d’accordo questi due specchi e fare in modo che riflettano quello che ci piace. Forse ha ragione Carla nel considerare secondario il primo specchio rispetto al secondo, ma propendo per dare ad essi valenza molto simile. Forse ci distinguiamo tra di noi proprio dal peso relativo che diamo a questi due aspetti.

Per esempio - e forse solo ancora per poco -  per me è il bisogno di soddisfazione nella visione della mia immagine (non vestita ma, stranamente, nuda ) quello che io percepisco come motore dei miei  comportamenti e delle mie aspirazioni. Se avete tempo rileggetevi la storia di capodanno nella quale rimuginavo su questo bisogno di soddisfazione estetica, ma non solo.

 

Taglio qua che è meglio.

Eheh :-)  io c’ho provato a confondervi definitivamente le idee.

Ci sono riuscita  ? 

Bacioni

 

Maryliz

 

 

 

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