Da: "Maryliz" <[email protected]>
Data: Sab Apr 19, 2003 9:53 am
Oggetto: Laser Adventures: Seconda seduta... la
rivelazione.
Ho una strana sensazione. Come se stessi vivendo degli episodi di una biografia che ho già scritto. O, almeno, che ho già scritto nei miei pensieri.
Insomma ho l'impressione che quello che leggerete è così perchè l'ho pensato prima e quindi ho fatto in modo che accadesse esattamente come l'avrei poi scritto.
Come se ci fosse una specie di doppio filo che lega alcuni episodi della mia vita e il corrispondente racconto in questa lista.
Mercoledì 16 aprile 2003
Impiego circa un'ora e venti per arrivare a Messina. Sono in lieve anticipo.
Appena entrata nella saletta della Keres Foundation, noto la signora Anna , la mia torturatrice, che, seduta dietro il bancone, si affaccendava con alcune signore che avevano appena concluso i loro trattamenti.
Mi siedo nel divanetto proprio di fronte al bancone. Un signore maturo, brizzolato, che parlava con un tono un pò affettato, forse un pizzico effemminato, entrava e usciva dalla reception in cui mi trovavo.
Intuisco che è il direttore del centro, un medico specialista in endocrinologia come si leggeva in una bacheca proprio appesa vicino a dove ero seduta.
Avevo abbassato gli occhi per guardare il mio telefonino, come si fa spesso per dare un senso all’attesa, quando, rialzando la testa, una donna si dirige al banco seguita dal direttore brizzolato.
Mi dava le spalle e quindi ne potevo analizzare l’immagine con la stessa accuratezza di uno scanner senza per questo sembrare troppo indiscreta.
Una enorme massa di capelli ondulati, giacca di pelle stretta in vita, una camicetta sgargiante a larghe righe, pantaloni che cadevano larghi su fianchi troppo stretti, mani grandi con unghie lunghe, rosso corallo, curatissime. La donna si rivolge al dottore ed alla signora Anna: la sua voce non ha toni acuti ma è calda, modulata. Il mio infallibile trans-radar ormai emette segnali d'allarme inequivocabili.
Si rivolgono a lei chiamandola signora e il dottore, salutandola, le dice : “Mi saluti il collega…”
Con la signora Anna si abbracciano e si baciano con affetto sulle guance come farebbero due care amiche.
Nell’uscire, mi lancia un’occhiata. Le intravedo il viso incorniciato da quella grande massa di capelli che non riesco a capire quanto naturali fossero. Non è bellissima e neanche molto giovane. Ma sembrava contenta, direi raggiante.
Attendo ancora qualche minuto e la signora Anna finalmente mi invita a passare nella saletta del laser.
Qualche commento sullo stato del mio viso e della mia barba – che è effettivamente molto diminuita - e mi stendo sul lettino pronta alla seconda passata di luce.
Quando non ho gli occhi chiusi vedo capovolta, attraverso le lenti colorate protettive che mi aveva fatto inforcare, la faccia carina della signora Anna. Non è facile interpretare le espressioni del suo viso.
“Come mai non è venuto con la moglie ?” mi dice, mentre la macchina comincia a pulsare e i pizzichi caldi cominciano a bruciare.
“Beh, una volta le è bastata. Ha visto che non avevate intenzioni cruente nei miei confronti e quindi….”
“Ah.. capisco. Doveva solo rassicurarsi.”
“Già. Del resto non credo che vengano molti maschi a levarsi la barba con moglie a seguito” continuo.
“Con moglie nessuno” conferma.
“Ma quanti maschi o …. vengono per trattare la barba?” dico io, con malcelata ermeticità.
“Ma non molti… un signore proprio da Catania e un transessuale” risponde lei senza apparente imbarazzo.
“Una persona transessuale? Una transessuale ? “ ripeto, ma senza enfasi, cercando di correggere il classico errore sull’articolo.
“Si. Ma le trattiamo solo una leggera peluria sul labbro superiore perchè non ha una barba maschile…” afferma lei, sentendosi forse obbligata a sottolineare la diversità del mio caso.
“E anche un signore che viene da Catania ?”
“Si. Magari vi incontrerete in una prossima seduta”
“Già. Certo che ci voglio delle ragioni profonde per levarsi la barba…” comincio io praticamente sollecitando la sua curiosità.
E la signora Anna, infatti, dopo un po’ di silenzio, abbocca.
“E le sue quali sono ? chiede.
Ho un attimo di incertezza. Ma in fondo me l’ero cercata e non volevo mentire. In mezzo ai bip ed all’odore di cheratina bruciata le dico :
“Beh.. le mie ragioni non sono molto diverse da quelle di quella persona di cui abbiamo parlato poco fa.”
“ Ah si..? “ risponde lei, forse un po’ stupita.
“ Si. Non è semplice da dire ma è così”
“ Certo sono scelte “ dice, ma sembra che lo dica come frase fatta, un po’ per vedere se tronco la discussione oppure se mi va di continuare.
“ Beh.. non tanto. E’ una cosa profonda che risale alla mia gioventù, anzi alla mia infanzia.”
Mentre i peli scoppiettano e schizzano via a volte colpendola anche in viso, evidentemente sempre più incuriosita, con quell’accento lievemente straniero che enfatizza la sua gentilezza, mi chiede:
“ Ma allora perché non l’ha fatto prima ?…. I genitori… ? “
“ Ma no. Vede molte cose non si capiscono bene all’inizio…”
“ Ah.. Allora lei non l’aveva capito subito…”
“ Si e no. E’ tutto molto complicato. E’ una questione di ambiente, di consapevolezza, di circostanze…”
“ In ogni caso vede questa cosa è come una specie di fiume. Per alcuni scorre in superficie dalla sorgente fino al mare. Per altri invece il fiume si immerge nel sottosuolo sotto strati e strati spessissimi di condizionamenti, convenzioni, ruoli prestabiliti. E scorre scorre per anni, per decenni. E si sente che scorre, se ne sente la pressione, il gorgoglio. Ma gli strati che coprono tutto resistono, anzi si ispessiscono. Poi, ad un certo punto, il fiume carsico riaffiora impetuoso e ci si ritrova con questo bisogno di ridefinire la propria identità”
Lei sembra comprendere ma le sue curiosità non sono per niente finite. E infatti mi chiede :
“ E sua moglie… come l’ha presa ?”
“ Complessivamente bene. Del resto qualcosina sapeva del mio carattere. Certo nell’ultimo periodo c’è stato un chiarimento definitivo…Ma mi ama moltissimo. Ed io amo lei. Stiamo insieme da vent’anni.”
“ Certo la deve amare molto.” ribadisce lei, forse immaginando una specie di accettazione per amore di una scelta così grave. Tuttavia la cosa non le deve esser molto chiara tanto che prosegue quasi subito chiedendomi:
“ Ma allora lei ama sua moglie ma preferisce gli uomini…” alludendo evidentemente, senza dirlo, al sesso.
“No. Io amo le donne. E solo le donne. Le preferenze sessuali sono una cosa, il genere e il sesso altre ancora. Esistono uomini che amano donne, donne che amano uomini, uomini che amano uomini e donne che amano donne. Una donna può quindi amare un’altra donna sessualmente, con soddisfazione, senza necessariamente…. “ e non completo la frase, ma il senso era anche fin troppo chiaro.
Resta un po’ in silenzio. Potrebbe anche essere un pò disgustata. Non la vedo in faccia e non so. Penso che una donna eterossesuale, sposata magari con un maschio siculo pelosissimo, e che non abbia mai pensato a questi incroci, possa anche restare, di primo acchito, piuttosto turbata.
Io continuo a parlare, anche per cercare di descrivere meglio la mia particolarità incastonata nella mia già singolare condizione.
“Non è per niente infrequente. Anzi. Vede... io modero una lista su internet. E’ un posto dove si scrive…” e non completo la frase.
“Lei scrive in questo posto…” dice lei in tono interrogativo.
“Si. Ho persino raccontato la prima seduta con lei protagonista.” confesso.
“Caspita. Non avrei mai immaginato…”
“Insomma ho una certa visione della realtà di questa “cosa” e molte persone non hanno neanche intenzione di operarsi. “
“E lei ha intenzione di operarsi ?”
“No. Non ne sento il bisogno, visto che le mie preferenze sessuali non sono rivolte agli uomini..” le dico, semplificandole la questione, perché non è precisamente così.
“ Ah... Capisco” mi conferma lei, apparentemente soddisfatta della spiegazione.
Il bip bip continua inesorabile e raggiunge il numero 4138 dopo un’ora di trattamento.
Mi spalma sul viso un ungento lenitivo e si allontana, lasciandomi sola per 10 minuti.
Penso, nel frattempo : “ Lo starà andando a raccontare a tutte le sue colleghe…. staranno sparlando di me…..”
Ma non sono preoccupata o pentita. Anzi mi viene un po’ da ridere e mi sento soddisfatta di quello che ho raccontato. La sincerità mi dona una strana calma e sicurezza.
Alla reception, dopo le operazioni di prenotazione del successivo trattamento, ci congediamo.
La signora Anna mi coglie di sorpresa. Esce dal bancone, si avvicina e per salutarmi mi abbraccia e mi bacia sulle guancia. Come aveva fatto con quella signora di prima.
Come una donna.
Alla prossima....
e baci a tutt*
Maryliz