THREAD N.RO 31

Da:   "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Dom Set 29, 2002  11:01 pm

Oggetto:  Il viaggio di Mary

 

 

Forse questo è il messaggio più lungo mai pubblicato su questa lista.

 

Siete avvertiti/e.

 

  

Il viaggio di Mary

 

 

 

 

Questo è il racconto di un viaggio fatto finalmente al di fuori della virtualità di questa lista.

 

Un viaggio per incontrare alcune delle protagoniste dei nostri dialoghi. Un viaggio  per parlare e per ascoltare, per conoscere e farmi conoscere, per capire, per crescere.

 

Mille pensieri, mille aspettative hanno preceduto la mia partenza. Come essere, chi essere ? Mary, Mario, chi ?

 

La risposta l'ho trovata dopo,  per strada, mentre guidavo.

 

Siamo partite alle 6.10 dopo aver caricato di valigie una lunghissima  station wagon a noleggio. Ma tanto lunga che, se avessi dato un'occhiata allo specchietto retrovisore dopo essere arrivata al casello dell'autostrada, probabilmente avrei ancora potuto vedere il portone di casa.

 

Tutti dicono che viaggiare in auto  è costoso, scomodo, si impiega tanto ad arrivare, è pericoloso ecc.: Tutto vero ma, quando sono in vacanza,  a me piace viaggiare in auto. Perchè viaggiare deve essere viaggiare. Non deve essere arrivare. Durante il viaggio il tempo e lo spazio, legati dalla relativamente modesta velocità  del mezzo, fluiscono, scorrono. Solo così riesco a provare una salutare sensazione di  allontanamento, di distanza da casa. Inoltre guidare è una attività automatica, specialmente in autostrada. E durante la guida, senza che per questo venga meno attenzione e capacità di reazione, penso, cogito, rimugino. I miei pensieri, come i tratti della striscia bianca tracciata sull’asfalto che ipnoticamente mi venivano incontro,  si susseguivano veloci.

 

Almeno un’altra volta avevo individuato il perché di queste mie preoccupazioni su me stessa in caso di incontro con qualcuna di voi. Avevo fatto il ragionamento che segue.

 

Se io fossi stata iscritta in un gruppo di amanti del motociclismo, e venisse organizzato un raduno di tutti questi appassionati, quale sarebbe stata la mia preoccupazione ? Ovvio, la moto. Le sue cromature, la messa a punto sarebbero state al centro dei miei pensieri. Non essere a posto con la moto, o addirittura andare in triciclo (come dice la Simona per se stessa),  avrebbe determinato, nella mia testa, vergogna e un pesante senso di inadeguatezza.

 

Ma io non sono iscritta in un gruppo di amanti della moto ma in un gruppo di persone che hanno un disagio esistenziale riferito alla propria immagine di maschio o femmina. Insomma per essere a mio agio e non sentirmi inadeguata io dovrei andare, essere, almeno apparire “passabile tendente alla strafica”. Ecco, questa è forse una ragione del perché tra le transessuali c’è una rincorsa, a volte esasperata, ad un perfezionismo estetico che definirei di tipo “ competitivo”. Deve essere una peculiarità della sindrome che ci angoscia. Infatti gran parte delle donne genetiche, anche se fanno qualche tentativo d’aggiustamento, alla fine si accontentano della propria immagine. Mentre gran parte delle transessuali sono invece ossessionate da un  perfezionismo che a volte, purtroppo, sconfina nel grottesco.

 

Ah.. dimenticavo. La paura di deludere. E’ una variante dello stesso problema aggravata dall’effetto Internet. Infatti, mentre un sana preoccupazione riguardo la propria immagine è normale in tutte le persone in occasione di qualsiasi incontro, Internet aggrava questa psicosi. Attraverso la rete ci si può conoscere ad un livello di profondità e di intimità che, a volte, non si raggiunge neanche dopo anni di convivenza. E’ ovvio quindi che completare quel livello di conoscenza con l’immagine, con la voce, con l’aspetto fisico tridimensionale è un evento che può essere traumatizzante e la paura di deludere o di restare delusi è fortissima.

 

Erano questi i miei pensieri …….

 

Poi, mentre guidavo,  pensai che quello  dove andavo non era il concorso “ Miss Disforia 2002” ( però se lo vogliamo organizzare sono disponibile!! J)))) ma era un incontro con  persone che hanno il mio stesso problema, che la pensano quasi identicamente a me su queste cose, ma che hanno trovato, o stanno cercando, nelle loro esperienze la consapevolezza e la forza  per il loro  stupefacente processo di cambiamento.

 

E allora ho capito che dovevo essere me stessA, cioè me stessO, cioè ME senza specificativo di genere. Semplicemente me con tutti i miei dubbi, la mia possibile ambiguità, le mie irrisolte imperfezioni, la mia maschilità (sempre troppa), la mia femminilità (sempre troppo poca), senza farmi problemi di inadeguatezza. Mi sono convinta che se io possiedo la capacità di accettazione della diversità, della incompletezza, della imperfezione senza discriminazione, questa dote di accettazione sarà posseduta anche dalle persone che incontrerò… Perché preoccuparmi quindi ?

 

 Ho voluto ribadire questi miei riflessioni per l’utilità che questo può avere nella delicata psicologia di molte delle nostre solo-lettrici di lista che sono spesso ossessionate dall'inadeguatezza dei propri argomenti epistolari quindi figuriamoci quanto lo sarebbero da quella estetica in occasione di incontri ...

 

 

 

Alessia/Infringer : Fabriano

 

 

 

Alle 17:40 di giorno 18 settembre arrivo a Fabriano, bella cittadina patria e residenza di Alessia (aka Infringer).

 

992 sono i km fatti da casa. Con sole tre pause durante quasi dodici ore  di viaggio.

 

Le telefono e mi faccio dare indicazioni per un hotel…. Difficile interazione telefonica per orientarsi in una città piena  di semafori con ciclo tarato intorno alla mezz’ora: discussione fatta di svolte immaginate e mai effettuate, di incroci e piazze ipotizzate prossime invece già  attraversate…:

 

Alla fine, soprattutto perché Cristina mia moglie stava proprio male dopo il lungo viaggio, decidiamo di accasarci senza economia nell’albergo 4 stelle da 140 Euro a notte in pieno centro con doccia idromassaggio in camera. L

 

Ci sistemiamo in albergo e con Alessia decidiamo di vederci alle 19:35 circa nella hall dell’Hotel   quindi per andare a cena a casa sua che è a quattro passi.

 

Ed ecco puntualissima  Alessia.

 

Alessia è Fabrizio. Fabrizio è Alessia. “Loro” sono un ragazzone ultraquarantenne che lotta, senza esasperazioni mi pare, contro la sua immagine maschile cercando  di costruire una decente immagine femminile. L’altezza, la magrezza, gli occhi chiarissimi, le sopracciglia depilate, una barba fatta di peli cortissimi ma bianchi e quindi poco visibili, l’alopecia ridotta a calvizie uniforme da un taglio zero di capelli, una carnagione chiarissima, rendono Alessia una specie di figura aliena simile ad una bambolona spogliata di parrucca. Un folletto fuori misura. Con un dolcissimo  carattere fatto di gentilezza, sincerità, intelligenza, cultura condito da un pochino di malinconia che, a volte, mi è parso trapelasse dal suo sguardo.

 

In normalissimi abiti maschili, zainetto, jeans e felpa sotto la quale si intravede un certo gonfiore , mi accoglie con un abbraccio. Io, incapsulata nella mia divisa d’ordinanza fatta di stretta t-shirt e camicia, ricambio con altrettanto affetto.

 

Appellarsi al maschile o al femminile è poco importante: come viene viene…Sia io che lei siamo altro che uomini, altro che donne.. Persone che vogliono permettersi di essere, per me più nelle parole che nei fatti,  Alessia o Fabrizio, Mary o Mario.. a piacimento. Tutte le perplessità, le paure, svanite per incanto. Mia moglie non ha motivo di stupirsi, non è turbata, è disinvolta. Nulla la rende nervosa… .Me lo confermerà dopo, infatti.

 

Ci avviamo verso casa sua, parlando del più e del meno. Mi avverte che vive con la mamma e con Ludovico, giovane operaio napoletano, a cui ha affittato una stanza .  Alessia mi dice che mamma non sa ma forse sospetta qualcosa dato che ha l’abitudine “de rovistà tra le robe” sue.

 

Raccontai :  “Anche mia mamma aveva il vizio di rovistare tra la mia roba… ma non trovava niente, credo. Tanto che, una volta, mi disse :- Mario tu dovresti avere un cassetto da chiudere a chiave per tutte le tue cose ….- Che ingenua mia  madre. La sua strategia era semplice: concentra i tuoi segreti tutti in un posto che conosco. Così mi verrà facile guardarci dentro alla tua prima dimenticanza…. Le risposi, mentendo,  che non avevo niente da nascondere e invece continuai a “inputtusare” ( trd: nascondere; trd letterale : mettere in buchi) tutte le mie trans-cose.”

 

La casa sta al piano rialzato di  un edificio a due piani in muratura un po’ danneggiato da qualche lesione provocata dall’ultimo terremoto.

 

Entriamo e subito incontro la mamma di Alessia che usciva da un laboratorietto di sartoria riconoscibile dalle macchine da cucire e dai manichini di prova. E' una vecchietta simpaticissima, acciaccatella, dal dolcissimo accento marchigiano. Starla  “a sentì” mentre raccontava di se, delle sue vicissitudini di salute e di lavoro è stato piacevolissimo.

 

Ceniamo in cucina, alla buona, con menù vegetariano realmente gustosissimo come preannunciato. La sottoscritta, nel frattempo, esercita la sua logorroicità sforzandosi di dire cose intelligenti. Temo di non esserci riuscita…J. La serata procede piacevolemente discutendo tra di noi e con mamma quindi con Ludovico che, dopo un po’, si unisce a noi per cenare.

 

L’argomento “gender” è in sottofondo, base ed inizio  di molte discussioni ma non pervade mai i nostri discorsi con la forza, l’intimita, la chiarezza che la scrittura consente. Come se dire le cose, ascoltarle dalla voce dopo averle pensate, sia più difficile, più problematico che scriverle. Boh.. forse è la mancanza d’esercizio, forse è la  timidezza, forse la difficolta di trovare le parole giuste per descrivere i propri sentimenti, forse è l’assenza di un contesto veramente fatto per aprirsi, forse è tutto questo e anche altro…ma l’incontro con Alessia per me ha avuto  un valore esclusivamete complementare rispetto alla mia interazione telematica con lei.

 

Il giorno dopo ci siamo riviste cenando insieme in un ristorante cinese con una sua “amica”.

 

Marino-Mary, barbuta tabaccaia gay del luogo, ci racconta della discriminazione subita per il suo orecchio destro inanellato quanto un bastone che regge la tenda di una doccia.  Altra serata carina, per niente imbarazzante, con la quale finisce il nostro incontro di Fabriano con Alessia-Infringer.

 

Le ultime parole, dopo esserci salutate con un bacio ed un abbraccio, sono quanto mai esplicative del carattere “pazzariello” di Alessia: “Quando vedi Stephy dalle una leccata da parte mia….”.

 

 

 

Mia e Stephy : La cena

 

 

 

Arriviamo a Peschiera del Garda nel primo pomeriggio di giorno 20 settembre e ci sistemiamo in un bivani nuovissimo e comodissimo che la padrona dell’albergo Valentina ci offre al posto della camera che non era disponibile perchè, come al solito, non avevamo prenotato per tempo.

 

Comunico via SMS a Mia, a Stephy ed a Dagmar che sono arrivata e che, data la equidistanza con Padova e Milano,  avremmo potuto incontrarci domenica 22, come avevamo quasi concordato, adesso comodamente nel mio accogliente appartamentino. Purtoppo Dagmar ha un febbrone da cavallo e c’e pure lo sciopero dei treni…. Insomma dell’incontro collettivo, nel quale Mia e Dagmar avrebbero avuto il piacere di rivedersi, non se ne faceva niente.

 

Invece Mia, già sabato sera 21, ci invita ad uscire a cena con dei suoi amici “normali”  (al solito usare questa parola fa venire la pelle d’oca ma è il modo più semplice per dire che trattasi di persone non appartenenti o collegate al mondo T*). Anche Stephy ci avrebbe raggiunto nelle stesso locale a gustare i “bigoli” , spaghettoni conditi con sughi gustosissimi.

 

Ad un’ora di autostrada da Peschiera, Padova è proprio vicina. Con una provvidenziale telefonata ci lasciamo guidare verso casa di Mia.

 

 “Vai dritto.. al primo semaforo gira a sinistra… supera un passaggio a livello, poi a destra, ecco… gira alla traversa successiva… ecco …si già ti vedo….. son qua…”

 

Era la. Era Mia sul marciapiede davanti casa, con  Artù il suo cagnolino vivacissimo intento a fare i  suoi bisognini. Altissima, capelli biondi raccolti dietro, trucco leggero, stivaletti, calze a rete, gonna di jeans al polpaccio, camicetta bordeaux sciancrata. Caspita… che disinvoltura, che classe. Che invidia….

 

Fermo l’auto e scendo. Io, orrendamente vestita di jeans, mi avvicino l’abbraccio e la bacio. Anche se erano jeans e giubbottino  “for girls” rispetto a Mia mi sentivo come se fossi vestita in doppiopetto gessato grigio. Comunque, anche se forse ho deluso qualche aspettativa con la mia immagine maschile, non mi sentivo inadeguata ed a disagio. In fondo ero preparata a tutto.

 

 Le presento mia moglie Cristina ed entriamo in casa. Calda, moderna e accoglientemente ordinata di non-ordine come deve essere una casa per differenziarsi da un mausoleo e da un sala operatoria.

 

E’ P**** (per discrezione nascondo il nome) che ci accoglie. P**** è la compagna, la donna, la ragazza di Mia. Ed è proprio bella, simpatica, allegra. Credo che mi abbia scrutato dalla testa ai piedi senza darlo a vedere. Dopo pochi minuti, mentre stappava una bottiglia di spumante per festeggiarci, mi dice :

 

” Ma, come fai….? “ riferendosi al mio seno che evidentemente aveva notato nonostante la solita strategica camicia sapientemete sbottonata sotto il giubottino.

 

“ A nasconderlo ? “ rispondo io

 

“ Si.. si vede tanto.”

 

“ Forse perché sai che c’è…Lo nascondo così come vedi, con  camicia larga e maglietta stretta..”

 

“ E forse con le spalle un po’ curve “ nota intelligentemete Mia.

 

“ Sì. E’ vero. E’ una postura che assumo e che lei “ – dico io, indicando mia moglie  - “ cerca sempre di correggermi “.

 

“ Ma prendi ormoni ? “ continua P**** con gli occhioni spalancati dalla curiosità.

 

“ Si. Certo. “ rispondo io, con un sorriso e senza tanto imbarazzo.

 

“ Ma…. deve esserci qualche predisposizione… già da prima ne aveva un bel pò…”  aggiunge  mia moglie con un riflesso condizionato, quasi a volermi giustificare, o forse per cercar di minimizzare la cosa.

 

Dopo un po’ arrivano i loro amici, persone che si riveleno veramente simpatiche e aperte a tutto, e ci avviamo verso il ristorante.

 

 Il ristorante  “Il bigolaro“ si trova sulle colline vicino Padova e orientarsi tra le stradine non deve esser cosa facile neanche per  gli indigeni.

 

Infatti, proprio mentre stavamo per arrivare, una fila composta da una decina di macchine ferme ci impediva di proseguire. Mia, senza alcun indugio, scende dalla macchina e, con poche decise falcate dei suoi stivaletti, raggiunge la testa della fila rendendosi conto che si trattava di un gruppo di auto in comitiva ferme per l’indecisione sulla  svolta a destra od a sinistra. Un automobilista, che ci precedeva e che stava in piedi, sportello aperto, con un piede dentro ed uno fuori della sua macchina ferma, con lo sguardo seguiva Mia girando la testa. La sua bocca disegnava una O perfetta. Evidentemente aveva riconosciuto in lei una qualche stupefacente “specialità”.

 

Arriviamo al parcheggio e, nel giro di pochi minuti, ci raggiunge Stephy. Stephy è proprio come si è sempre descritta. Alta, magra, jeansata. Il viso glabro, il trucco, le tettine notabili sotto la camicia di jeans, evidenziano chiaramente il suo stato di crisalide.

 

La abbraccio stretta stretta. Al solito, mi sento inadeguata, fuori posto. Ma vinco quasi subito questa insana sensazione. Forse anche Stephy, nell’incontrarmi, si sente indadeguata, imbarazzata. Non è facile passare dal virtuale al reale. Ho letto che già tra il leggere in silenzio e il leggere a voce alta il cervello si comporta in modo completamente differente, figuriamoci tra leggere in silenzio e toccarsi, ascoltarsi, vedersi tutto contemporaneamente.  Come minimo ci deve essere qualche momento di adattamento.

 

Entriamo e prendiamo posto attorno al tavolo. Io sono seduta a capo tavola. Mia alla mia sinistra. Mia moglie alla mia destra ed accanto a lei Stephy .

 

Anche in questa cena ( gustosissima ) il “gender” sta nel sottofondo delle discussioni. E’ oggetto di battute esilaranti ma mai volgari e comunque non emerge prepotente, non travolge ogni altro argomento possibile. Tutto è molto piacevole e rilassante e quindi per niente imbarazzante. Del resto questa è la differenza tra una cena conviviale ed una seduta dallo psicanalista.

 

Ad un certo punto, Stephy mi dice : “ Ma con quelli mani affusolate e femminili non hai problemi ? “.

 

Ma guarda un po’ dove è caduto lo sguardo di quegli occhi bistrati. Forse l’avrà fatto per farmi piacere, per trovare un qualche imperscrutabile aspetto femminile in me da valorizzare quella sera. O forse le è proprio venuto spontaneo.

 

Io mi guardo la mano. La giro.  La rigiro. Poi rispondo “ Dici… ? Non so.. forse…” facendo la modesta.

 

Effettivamete non ho le mani di un muratore ma non ho neanche manine di fata. E poi le unghie mi si spezzano facilmente e non riesco a tenerle lunghissime. Insomma mi sa che Stephy mi abbia voluto fare un complimento a buon mercato. Fatto sta che adesso non faccio che guardarmi le mani cercando di riconoscere questa presunta femminilità.

 

La cena si conclude, ci salutiamo tutti e torniamo con la macchina di Mia a riprendere la nostra auto posteggiata in città . In auto si discute amabilmente tra me e Mia, tra P**** e Cristy, tra tutte insieme, affrontando le solite questioni - in fondo  trite e ritrite - argomentate finalmente senza tastiera e monitor : cosa fare, il contesto circostante che non si può trascurare, ognuna deve riuscire a liberare la propria vera personalità, ecc. ecc.

 

La serata si conclude intorno a mezzanotte con un arrivederci alla sera successiva, domenica, magari per una pizza, stavolta con solo le interessate alla disforia.

 

Mentre correvamo veloci in autostrada indietro verso Peschiera non posso fare a meno di chiedere a mia moglie :

 

“ Cosa ne pensi ?”

 

“ Di che ?” risponde lei.

 

“ Di tutto, di Mia, di Stephy, di me…” proseguo io.

 

“ Più o meno è quello che mi aspettavo. Mia mi sembrava di averla già vista. Era proprio come l’avevo immaginata. Stephy invece me la aspettavo più disinvolta. L’ho trovata un po’ tesa, imbarazzata, almeno all’inizio della serata. Mia invece era proprio completamente credibile e convinta . La trovo ‘solare’ ”

 

“ Bello. Solare è proprio l’aggettivo giusto per definirla. Infatti le sue parole sono illuminanti e ti danno calore.” confermo io , compiaciuta della sintetica perspicacia di mia moglie.

 

“ E io ? “proseguendo con il mio tono investigativo

 

“ Tu ? “ spara lei “ Secondo me avresti voluto essere come loro…”

 

Io, in difesa, rispondo “ No. Ti giuro. Non ho provato smodate voglie di emulazione. Ho vissuto questa esperienza con un certo distacco. Io non so se sarò un giorno come Mia o come Stephy. In questo momento non mi riesco ad immaginare ne nei panni dell’una ne nei panni dell’altra. Avrei voglia di indossare i miei di panni, piuttosto….”

 

“ Sarà… ma a me è parso di vederti un po’ a disagio.”

 

“ Ma certo.. che pretendi… è la vecchia storia dell’inadeguatezza, degli abiti, dei peli, dei capelli, ecc.. Che posso farci ? “ e proseguo  “ Comunque mi ero caricata per vincere questa sensazione e ce l’ho fatta credo… magari le avrò deluse non manifestando nessuna femminilità ma questa era, per ora, per me e  per te, l’unica cosa possibile da fare.”

 

“ E di P**** che mi dici ?” dico io, cambiando un po’ discorso

 

“ E’ proprio una bella ragazza, estroversa e cordiale come Mia. Credo abbiano un carattere molto simile.”

 

Arriviamo intorno l’una di notte nel nostro appartamento di Peschiera e, sfinite, andiamo a letto .

 

 

Mia e Stephy : La pizza.

 

 

La domenica mattina era dedicata a Venezia. Erano 14 anni che non visitavo la città lagunare. Non vi tedio con il racconto  della mia passeggiata turistica ma vi comunico solo una cosa . Attenzione ! I gestori del parcheggio del tronchetto sono dei ladri! La tariffa non è oraria ma giornaliera ! 18 euro per 5 ore di sosta sono un furto bello e buono.

 

La sera, senza rientrare a Peschiera quindi sostanzialmente impresentabili, ci ritroviamo di nuovo a casa di Mia e P**** che ci accolgono con la solita calorosa cordialità. Andiamo subito con la loro auto in una originale pizzeria di Padova dove Mia è ben conosciuta dai gestori. Quasi subito ci raggiunge la  Stephy che mi è sembrata più disinvolta, e perciò più carina, del giorno precedente. Pochi minuti dopo esser arrivate, potenza della prenotazione, ci ritroviamo comodamente sedute attorno ad un tavolo nonostante il locale fosse traboccante di persone.

 

Io sono sempre a capotavola, Stephy alla mia sinistra con a fianco Mia, mia moglie alla mia destra ed al suo fianco P****. Che Cristy e P**** fossero sedute una a fianco all’altra è stato determinante affinché tra di loro si potessero svolgere piccole discussioni autonome, a cui io distrattamente non ho fatto molta attenzione tutta intenta com’ero a parlare con Mia, ma che hanno invece hanno incuriosito non poco quella “ impicciona ”  di Stephy. Che si siano dette di preciso non so. Ma l’argomento eravamo noi , io e Mia, non certo l’ultima sfilata di moda. Alla fine quello che tutte abbiamo convenuto è che essere la compagna  di una persona T* non è proprio facilissimo e che ci sono tanti ma tanti problemi da superare e molta forza d’animo da profondere.

 

Forse è nata una amicizia tra queste due donne così speciali nel loro amare e nell’accettare  (senza accetta per ora…. ma se si coalizzano povere noi..J).

 

Potrebbe esser utile questa amicizia a loro due, a me, ed a Mia ? Io ci spero. C’è già una promessa tra loro di scriversi via  e-mail.

 

La serata passa veloce tra una considerazione e l’altra e mangiando una pizza enorme e gustosa. Usciamo al freschetto di Padova, a cui Mia non era preparata non avendo stavolta indossato le calze sotto la sua gonna.

 

Saluto Stephy con un abbraccio ed un bacio e dandole i dolcetti che avevo portato dalla Sicilia per donarli a chiunque avrei incontrato.

 

Ci lasciamo e salutiamo con  Mia e P**** fuori la loro casa con una mezza promessa di un ultimo salutino appena prima di partire giovedì sera…

 

 

 

 

Dagmar : Milano e un incontro mancato.

 

 

 

Non c’e stata fortuna con Dagmar. L*i ( e beccatevi l’asterisco in questo posto impossibile) stava proprio male e sebbene volesse fare una pazzia con la febbre addosso e raggiungerci a Milano, dove ci eravamo recate lunedì mattina, all’aggravarsi della sua tracheite ci avvertiva della impossibilità di un viaggio in treno che le sarebbe stato quasi fatale J…

 

Promettiamo di raggiungerl* a casa ma, dopo un pò, ci avverte che deve recarsi urgentemente dal medico e che non potevamo quindi coordinare gli orari per incontrarci.

 

Proprio una sfortuna. Sarà per un'altra volta. ( ah… Dagmar… I dolcetti che ti avevo portato li ho dati a Mia che se ne è ritrovata quindi il doppio. Non credo proprio che li abbia conservati… Quando ci incontreremo prometto che te ne porterò doppia razione….)

 

 

Mirella : Genova

 

 

Il mercoledì era una giornata uggiosa e le previsioni metorologiche davano pioggia su tutto il nordest. Bel tempo era previsto  solo in liguria. Ecco quindi che decidiamo di cercare il sole recandoci a Genova. Ma se non ci fosse stata Mirella  a Genova ( oltre 500 km andata e ritorno) non ci saremmo mica andate.

In effetti a Genova c’era una bellissima giornata e così, dopo un breve spuntino,  visitiamo per la seconda volta l’acquario più grande d’Europa. Usciamo fuori  intorno alle 17 dopo essermi sentita per telefono con la "mitica".

Arriva trafelata con una UNO grigia scassata ( parole sue,  non avendo mai visto la mia ormai morta Super5 con cui ho girovagato per 17 anni).

Confermo. Mirella non ha l’aureola. E’ proprio umana. Giacca e camicetta nera, jeans, mani curate, la sua faccia la conoscete tutti. Mia moglie dice che di presenza è più carina e giovane di quanto le era sembrato in TV ( dove l’aveva vista e videoregistrata ).

In effetti Mirella ha una faccia proprio bella e i suoi occhi grandi e marroni , in una sola passata dalla testa ai piedi, mi fanno radiografia, TAC e risonanza magnetica. Impietosamente, esaminate le lastre,  deve aver espresso un giudizio di maschilità inappellabile.

Ma sulle tette no….

“ Si vedono sai…” dice.

“ E si… lo so. Ma sono venuta blindata con una felpa invece che con la camicia che ti aspettavi… ”  rispondo. Infatti mi aveva promesso ( per scherzo ?) di strappare ogni paludata occultazione delle mie propaggini anteriori in caso di nostro incontro….

Mentre eravamo alla ricerca di un bar per prendere qualcosa ci infiliamo in un negozietto di cibi esotici  dove Mirella dimostra alla curiosità di mia moglie la sua competenza in cucina. Mia moglie approfitta per comprare qualcosa anche lei seguendo i  suoi preziosi  suggerimenti.

Troviamo un bar e ci sediamo per  bere qualcosa. Si finisce per parlare di salute, di ormoni, di stanchezza, di problemi economici.

Torniamo alle nostre auto ed anche a lei dono il pacchettino con i dolcetti che avevamo  portato dalla Sicilia. Ci salutiamo con un bacio ed un abbraccio.

 

 

Mia: l’ultimo saluto.

 

 

 

Il giovedì pomeriggio, alla fine del seminario che dovevo seguire a Padova, ci reincontriamo con Mia.

 

Stavolta non ha la gonna, ma ha un paio di jeans indossati come una seconda pelle, camicia e giubottino, accessori femminili, scarpe favolose. E’ uomo o donna. A scelta. J

 

Entriamo in un bar per bere qualcosa. Dopo averci servito al banco, il barista resta li, lucidando alla esasperazione sempre gli stessi bicchieri,  ascoltando le nostre discussioni sul tema e rivolgendo sfuggenti occhiate incuriosite verso Mia. La sua indifferenza apparentemete totale, i suoi pensieri inespressi, la sua curiosità non soddisfatta, credo siano un esempio dello stato provato dalle persone che incontrano per la prima volta Mia. Mia ha vinto la sua battaglia d’immagine  sfruttando questa discrezione, il vivi e lascia vivere, il tenersi per se i propri eventuali pregiudizi.

 

Ci salutiamo calorosamente. Noi partiamo immediatamente per il sud. Cercheremo di essere a Roma entro mezzanotte per una sosta notturna.

 

 

 

Epilogo e conclusioni

 

 

 

Per strada, in una pausa di viaggio, mando questo SMS a Mia ed a Stephy :

 

Ciao. Mary torna a casa. Forse vi ho deluso. Ma la paura di deludere è ciò che devo superare. Grazie per l’opportunità e per la compagnia. Un bacio a tutte.

 

 Mia pochi istanti dopo risponde:

 

Hei testona, le belle persone non deludono mai. Non te lo dimenticare, please! Mia.

 

 

E Stephy dopo un po’:

 

Scema! Perché mai avresti dovuto deluderci? Sai far ridere, sei di compagnia ed hai una moglie simpaticissima. Pubblica il resoconto piuttosto. Ste.

 

 Troppo buone. Comunque è stato bello. Sinceramente bello. Ho vissuto la mia inadeguatezza, il timore ( la certezza ?)  di suscitare delusione come un esercizio di sincerità. Volevo che sapeste chi e come sono nella realtà.  Che la mia immagine non venisse in alcun modo idealizzata  almeno dalle persone con cui  ho stabilito un sincero legame affettivo fatto di sentimenti  scritti e vita raccontata.

 

Purtroppo Mary non è potuta emergere, non si è accompagnata a voi e,  per ora, continua a vivere nel suo mondo sotterraneo, nascosto.

 

Siete troppo distanti, forse irraggiungibili ? Non so….

 

 Comunque il mio viaggio continua…..in tutti i sensi.

 

Grazie ancora a tutte.

 

Vi voglio bene.

 

 

 

Mary

 

 

Da:   "Stephy" <[email protected]>

Data:  Lun Set 30, 2002  12:22 am

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Il viaggio di Mary

 

 

L'ho letta tutto d'un fiato.

E' tardi.....lascio che la notte ed il mio sonno agitato modellino una reply degna del tuo resoconto....

 

Un grazie a Vivy e Michela (che spero presto di incontrare appena sto maledetto cappottino depressivo m'abbandona...) per i complimenti che hanno espresso.

Non nascondo l'enorme piacere che me ne deriva.

 

Smack!

 

Stephy

 

 

 

Da:   "Mia" <[email protected]>

Data:  Lun Set 30, 2002  11:51 am

Oggetto:  R: [disforia di genere] Il viaggio di Mary

 

 

Lunedì scorso ero in ufficio e stavo affrontando, insieme ai miei soci, un argomento abbastanza delicato: quello della mia immagine e del mio asssetto (ovviamente di genere) nei confronti sia interni che esterni.

 

La proposta di aggiornarci sull'argomento era nata da me, perchè a distanza di due anni circa dall'inizio della nostra avventura lavorativa, molte cose sono cambiate e, soprattutto, stanno cambiando. A prescindere dal fatto che io in ufficio indossi la gonna o i pantaloni, la percezione che gli altri hanno di me è in continua variazione... a ben guardare, direi che sta realmente transizionando dal maschile al femminile. Questo ovviamente comporta delle conseguenze anche nei confronti della nostra azienda, e quindi avevo proposto di riprendere in mano l'argomento.

 

Magari vi racconterò, in seguito, lo sviluppo della situazione.

Magari vi inoltrerò anche, semplicemente a testimonianza del tipo di lotta che sto conducendo, la mail che ho mandato ai miei soci venerdì scorso.

 

Ora, con pochissimo tempo a disposizione, volevo solamente parlare del mondo visto da sopra.

Di come un umore disastrosamente nero, degenerato miseramente tra la discussione di lunedì di cui ho appena parlato ed un altro fastidioso fatterello accaduto venerdì, mi avesse proiettato verso un un week-end all'insegna di un umore pessimo, accompagnato da un insolito mal di testa (per me fatto davvero raro) e fatto di proiezioni nerissime nei confronti di un futuro che mi appariva davvero incerto.

 

Il sabato me lo sono trascinato dietro come ho potuto, ma domenica mi aspettava un impegno agonistico di tutto rispetto.

L'umore era in costante peggioramento, e sabato sera, prima di andare a letto (in tutto avevo a disposizione circa cinque ore per dormire) già pensavo che sarei andata per solidarietà, ma sarei rimasta in macchina a dormire aspettando che gli altri amici finissero la loro gara.

 

Domenica mattina ho fatto tutto come da programma, ma con scarsissima convinzione... sveglia alle 6:45, ricca colazione, incontro con gli altri e viaggetto (circa un'ora) per raggiungere la partenza. Oggetto di tante attenzioni e sacrifici, una gara in salita del circuito SkyRunnning nazionale. La gara, dal ridicolo nome di SuperPippo, prevedeva nella buona sostanza l'arrampicata sul Pasubio (sopra Schio, Vicenza). Poco più di 6 km di lunghezza, ma 1450 metri di dislivello: partenza in un paesino a 700 metri, arrivo a 2.150. Praticamente una scala.

 

La giornata era splendida, ed il monte, visto da sotto, era bello ed impressionante: illuminato dal sole del mattino, sembrava un gigante buono, anche se impressionante. Troppo bello per non lasciarsi coinvolgere. Avevo ancora mal di testa, ma iniziavo a sentirmi bene. E così sono partita, insieme agli altri 320 partecipanti. Destinazione: quella piccola punta innevata che si intravvedeva lassù, dopo la fine dei boschi, oltre le rocce delle prime cime.

 

La gara è stata esaltante. Il corpo e la mente, sotto la spinta di tanto sforzo, hanno lasciato a valle tutte le tossine fisiche e mentali accumulate in quei giorni di tensione, e dopo un po' mi sono ritrovata la carica di sempre, e l'entusiasmo dei giorni migliori. E, passo dopo passo (che quasi equivaleva a dire metro dopo metro, tanto era ripida la salita), ritrovavo me stessa, la mia voglia di esistere, di vivere, di scalare le montagne (e non solo quelle fatte di roccia).

 

Poco dopo i 2.000 metri uno dei pochi spettatori commetteva il solito errorino: "varda!, varda ciò la bionda, dèi, forsa, che te sì la quarta". Passandogli in fianco gli ho sorriso e gli ho detto 'grazie, grazie davvero... ma purtroppo concorro in una diversa categoria !!!' (per la cronaca, un mio amico, che mi seguiva a distanza di qualche metro, mi ha detto che dopo l'evento il tizio si è seduto e al suo passaggio era lì che si grattava la testa e si stava ancora domandando cos'era successo...).

 

Insomma, alla fine mi sono ritrovata all'arrivo (che, sempre per la cronaca, corrispondeva esattamente con la punta della montagna, non c'era neppure lo spazio per fermarsi, bisognava scendere dalla parte opposta) e lo spettacolo, da lì, avrebbe cambiato l'umore a chiunque... non solo per la soddisfazione di avercela fatta, e di avercela fatta con un buon tempo ed una relativa facilità, ma anche perchè da lì sopra tutto sembra piccolo... e anche i problemi, i pensieri, tutte quelle rappresentazioni di quotidianità che finchè siamo dentro sembrano soffocarci, beh, viste da lassù sembrano davvero piccole, e fanno molta meno paura.

 

Insomma, la giornata (e non solo quella) era definitivamente raddrizzata.

 

E se qualcuno si sta domandando perchè questa mail è una R: al viaggio di Mary, eccomi: perchè il resoconto di Mary è stato una delle prime cose che mi hanno accolta questa mattina in ufficio, e perchè le parole che ha avuto per me sono state così belle che, anche se da un lato mi domando, sinceramente, se non siano esagerate, dall'altro me le prendo, tutte insieme, e me le tengo buone... me le metto lì, insieme alle immagini di ieri, per ricordarmi una cosa che ogni tanto, sotto i colpi delle difficoltà e delle complicazioni, rischio di dimenticare: che scalare le montagne è bellissimo, e che il gioco vale sempre la candela... che siano montagne di roccia, o di convenzioni sociali, di abitudini, di forme...

 

Grazie di esserci: a volte, risalendo pendii ripidi, si perde l'equilibrio e si rischia di cadere... una mano a cui aggrapparsi, per riprendere l'andatura, fa sempre bene.

Mia

 

 

Da:   "infringer" <[email protected]>

Data:  Lun Set 30, 2002  6:44 pm

Oggetto:  R: [disforia di genere] Il viaggio di Mary

 

 

Bellissimo resoconto-documentario, Mary.

Ultime notizie su Marino/Mary: ha vinto la sua battaglia e l'atto discriminatorio è rientrato rapidamente. Meglio per loro, altrimenti gli avremmo fatto vedé i sorci verdi.

 

Un abbraccio.

Alessia

 

 

Da:   "Dagmar" <[email protected]>

Data:  Mar Ott 1, 2002  9:32 am

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Il viaggio di Mary

 

 

----- Original Message -----

From: Maryliz

To: [email protected]

Sent: Sunday, September 29, 2002 11:01 PM

Subject: [disforia di genere] Il viaggio di Mary

 

Forse questo è il messaggio più lungo mai pubblicato su questa lista.

Siete avvertiti/e.

 

 

Wow! Mi viene ancora di più il magone per essere stata malata proprio in quei giorni :(

Ora, dopo una settimana di antibiotici sono di nuovo in perfetta forma!

Ma sono convinta che ci saranno altre occasioni.. Il nostro cammino continua!

Grazie del bellissmo resoconto con il quale hai messo a nudo i tuoi pensieri, le tue paure, le tue speranze!

Un abbraccio

Dagmar

 

 

Da:   Francesco Tuccia <[email protected]>

Data:  Lun Set 30, 2002  11:47 pm

Oggetto:  Re: R: [disforia di genere] Il viaggio di Mary

 

 

Ciao Mary,

ho appena letto il tuo resoconto, e.... grazie! grazie! grazie! e grazie ancora.

Ti confesso, quando ho letto che eri in procinto di "scalare" la penisola mi sono detta: "e questa quando li ribecco più?" e così ti avrei voluto invitare a casa mia (don't worry, vivo con moglie e figlio) ma poi ho pensato che avresti trovato insopportabile il fatto che io non indossi abiti femminili e quindi ho lasciato perdere. Poi mi sono anche detta: "accidenti Dafne che sfacciata che sei, sei appena entrata in lista e già inviti la gente...."

Adesso invece, leggendoti mi pento, se mi avessi conosciuta saresti stata meno severa con te stessa.

:-))))))))))))))))

Dafne

 

Da:   "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Mar Ott 1, 2002  11:00 am

Oggetto:  I ringraziamenti

 

Ringraziare fa bene. Ringraziare per iscritto ancora di più.

 

Ne avevo percepito l'utilità ma ne ho trovato conferma leggendo un libro che consiglio a tutt*. Sia alle più risolute, sia alle più indecise ( tra cui mi metto anch'io).

 

Si intitola "Vivere senza paura" di Rhonda Britten - edizioni TEA. L'autrice ha subito una esperienza imparagonabile con qualunque trauma, pur forte, che noi tutt* abbiamo potuto subire nell'infanzia e nell'adolescenza. Lei, all'eta di quattordici anni, ha assistito, impotente e paralizzata dalla paura, all'assassinio con un fucile della mamma che adorava da parte del padre ed al successivo suicidio di lui. La battaglia che ha combattuto per vincere le sue paure e i suoi sensi di colpa, e che l'hanno portata a costruire una teoria ed un metodo a riguardo, è spiegata nel libro.

 

Riporto un piccolo brano dal libro:

 

E' questa la magia dei Ringraziamenti. Il semplice atto di metterli su carta attiva il processo che vi aiuta a dominare la paura e a rilasciare ciò che Maslow ( psicologo autore della teoria sulla "gerarchia dei bisogni") dice essere " una caratteristica fondamentale, insita nella natura umana... una tendenza a fare ogni cosa in modo creativo... più facilmenete e liberamente con meno blocchi e autocritica.. senza soffocarsi e senza il timore del ridicolo". I Ringraziamenti sono azioni che potete intraprendere per affinare la vostra capacità di distinguere tra il mondo della paura e quello della libertà, tra i sentimenti fondati sulla paura e l'intuizione fondata sulla libertà. man mano che crescerà la vosra capacità di vedere il buono in tutte le cose, si ridurrà il desiderio di giudicare voi stessi e gli altri. Se decidete di vedere consapevolmente di veder il buono già presente nella vostra vita, immediatamente aprite le chiuse affinchè cose più buone vi accadano.

 

E allora, siccome sto proprio giù giù, applico alla lettera le istruzioni.

 

Sono contenta di avere questa lista per scrivere, leggere e comunicare con persone speciali e sono contenta di averne potute conoscere alcune di presenza. Sono contenta della compagnia che mi date e delle parole che scrivete. Sono contenta di poter usufruire dei consigli, del conforto, della partecipazione ai problemi che ognun* di voi, nel suo piccolo, può mettere.

 

Sono contenta di non essere assolutamente orribile. Sono contenta di aver cominciato, ormai quasi due anni fa, questo percorso difficilissimo perchè, altrimenti, sono sicura adesso starei molto peggio. Sono contenta di aver avuto la forza di raccontare tutto alla persona che amo. Sono contenta che lei continua, ciononostante, ad amarmi.

 

Grazie, grazie a tutt*.

 

Ecco fatto. La bottiglia è sempre mezza piena o mezza vuota. Scrivere le ragioni per cui è mezza piena forse aiuta...

 

Che ne pensate ?

 

Un bacione a tutt*

 

Mary

 

*******************************************************************

Ciò che cerchi sta dentro di te... il resto è ancora nel frigo.

 

 

Da:   "Mia" <[email protected]>

Data:  Mar Ott 1, 2002  11:26 am

Oggetto:  R: [disforia di genere] I ringraziamenti

 

 [...]

Grazie, grazie a tutt*.

Ecco fatto. La bottiglia è sempre mezza piena o mezza vuota. Scrivere le ragioni per cui è mezza piena forse aiuta... 

Che ne pensate ?

Un bacione a tutt*

 

Mary

 

Penso che siamo delle privilegiate.

Penso che il solo fatto di poter condividere uno spazio come questo, già dovrebbe risultare più che sufficiente per renderci conto delle fortune che abbiamo... perchè il solo fatto di essere qui, a scrivere, a raccontarci, ad emozionarci, a donarci reciprocamente ci dovrebbe far capire quanto ricca è la nostra vita, in confronto a quella di chi ha davvero poco per cui sorridere, davvero poco per cui emozionarsi.

 

Quando passo un momento brutto, vi scrivo.

Se poi arrivano risposte ne sono contenta, ma non è per quello che scrivo: scrivo perchè so di potervi raccontare come mi sento, e perchè so che mi leggerete, e questo mi fa stare bene. Sento e so che mi capite, anche se non dite nulla.

 

C'è ben più di un motivo per unirmi ai ringraziamenti...

... e per vedere la bottiglia piena ben oltre la metà.

 

Baci

Mia

 

 

Da:   "Stephy" <[email protected]>

Data:  Gio Ott 3, 2002  1:22 am

Oggetto:  Il lungo viaggio di Mary.... e la lunghissima e tediosa mia reply....

 

 Eccoci qua.

 

Dunque.

 

In Irak attendono visite, qualche canuto italiano che ha vissuto il ventennio parla di neo-regime, pensa ad espatriare e cita l’Argentina di 20anni fa, Bruno Vespa gongola tra donne bionde e more nel suo studio televisivo ed io, concentrata su me stessa, penso all’incontro con Mary che tante riflessioni ha sviluppato.

 

Certo, non ho avuto la possibilità di vederle il seno, ma da ormonofilica quale sono ho potuto esprimerle con sincerità l’apprezzamento per le mani morbide e delicate.

 

Ma questo forse conta poco.

 

Ebbene si. Quest’incontro ha avuto luogo in un momento non certo semplicissimo per me.

 

Per varie vicissitudini, ma soprattutto per il tempo perso nel buio delle dipendenze, la partita che sto giocando oggi è la costruzione/ricostruzione di tantissimi aspetti della mia esistenza; tra questi, l’identità di genere occupa un posto importante ma non esclusivo.

 

Esiste una problematica di orientamento sessuale (ancora lungi da trovare risposte definitive...... sic....anche solo risposte...;-), una problematica di separazione dalla mamma/famiglia che in questo momento è anche datore di lavoro, una sensazione/convinzione di non riuscire a sopravvivere in condizione di separazione/solitudine dagli altri (che mi porta ad essere schiava di ogni relazione, anche amicale, e succube di una sindrome di soffocamento che alimenta sensi di colpa a iosa...).

 

Insomma, molte sono le questioni psicologiche che sto affrontando nelle sedi opportune e solo alcune di queste “disforie” (forse “disfunzioni”) sono risolvibili con la mia scelta di transizionare; le altre dovrò risolverle con la calma e con la vita....

 

E qui veniamo all’incontro con Mary e C.....y che ha rappresentato, per la similarità di alcune scelte, un approfondimento delle frequentazioni che ho con Mia e P.....

 

Inutile dire che l’idea di presentarmi con la mia ex compagna, e da qualche tempo amica, alla cena con Mia e Mary sia stato un intimo tentativo di uniformarmi, in mancanza di altre certezze, alla loro formula relazionale ed alle loro scelte esistenziali.

Ovviamente ciò non è servito a placare il mio senso d’insicurezza, semmai ad enfatizzare i dubbi ed a confondere le soluzioni.

 

Così, mentre la serata procedeva serena, grazie alla verve intelligente e genuina di Mary nonché alla simpatia degli amici di Mia, la mia mente e le mie osservazioni si concentravano sulle loro compagne.

 

 Credo di aver provato invidia.

 

 Il problema e di stabilire verso chi.

 

Invidia verso queste donne fortunate che hanno compagn* (uso volutamente l’asterisco) che combattono valorosamente per dar spazio alla loro identità profonda garantendo quindi un’affettività leale ed una capacità di “condividersi” indubbiamente senza uguali?

 

Invidia verso Mia e Mary che dimostrano di aver risolto molte delle cose per me ancora senza risposta e sono libere quindi di concentrarsi, affettivamente realizzate, sul problema della socializzabilità della loro varianza di genere; dell’opportunità, del come e del quando e anche del “quanto” renderla visibile?

 

 Insomma.

A farla breve, alla tenera età di 38 anni sto abbandonando i modelli ormai del tutto indigesti che fanno parte del corredo di famiglia.

 

Parallelamente a questa manovra d’ abbandono, ho cominciato un lungo viaggio alla ricerca del MIO modello.

 

Ne ho così tanto bisogno, mi sento spesso fragile e sperduta (ed a rischio di esser risucchiata di nuovo nella patologiche dinamiche familiari), che lo cerco e lo intravedo nelle vite di chi in questo momento mi è vicino.

 

Da qui l’invidia (sottolineo, benefica) verso chi è più avanti di me nella costruzione del suo modello.

 

Mi dicono che ho materie prime di un certo pregio.

 

Ma faccio fatica a capire come assemblarle. Unica indicazione sicura e che non posso essere più ciò che ho recitato per tanti anni.

 

Ecco Mary, spero che tu abbia un po’ più capito il mio stato d’animo.

 

Il mio essere fanciull*, in un corpo adulto, desideros* di identificarmi e di trovare risposte.....

 

Quando l’emotività ha subito traumi, non esiste intelligenza o razionalità che possa sostituirne le funzioni disabilitate.

 

Certo, se l’intelligenza e la razionalità non remano contro, è già un’ottimo punto di partenza per riabilitarle......

 

Se collaborano a quella che per molte di noi è una rifondazione dell’identità, allora la soluzione è già dietro l’angolo (almeno spero.....) ;-)

 

 

Credo di aver fatto abbastanza confusione (come al solito).

 

E’ ormai l’una e anche Vespa è a letto....

 

Un bacio

 

Stephy

 

P.S. per Mary: Abbraccia forte C. Da parte mia.

 

 

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