Da: "Maryliz" <[email protected]>
Data: Ven Ago 23, 2002 12:57 pm
Oggetto: Infanzia
A sentire molti sembra che il disturbo di identità di genere debba essere ricondotto ad una qualche particolare dinamica familiare che, applicata in età infantile, determini l’insorgere della “disforia”.
Mi sono molto interrogata in tal senso, scavando nella mia memoria, ma i miei ricordi sono limitati a semplici sprazzi. Questi evidenziano la presenza del disturbo fin dalla prima infanzia ma, ciononostante, non riesco ad individuare nessuna precisa causa scatenante se non a seguito di qualche ragionamento indiretto.
Può esser utile che vi descriva la mia famiglia al tempo della mia infanzia.
Mio padre ( alla mia nascita aveva 40 anni)
Diplomato; impiegato comunale; reduce da prigionia durante la II guerra mondiale ne ha viste di cotte e di crude; non dotato di molte doti affettive, abbastanza timido e piuttosto parsimonioso (per non dire avaro; un riflesso delle privazioni in gioventù ?); prima che nascessi io fece abortire mia madre una paio di volte. Fu felice che mia madre gli avesse fatto il figlio "maschio". Se dovessi definire in una parola mio padre : un egoista.
Mia madre ( alla mia nascita 36 anni)
Scuole elementari; casalinga; bella donna in gioventù; molto attaccata ai figli, ed a me in modo particolare; una donna insoddisfatta (anche sessualmente credo); non so come, ma seppi che soffriva per una insesibilità orgasmica dovuta agli aborti subiti; ha sempre rimproverato a mio padre le ristrettezze a cui, spesso, lui la costringeva. Se dovessi definire mia madre in una parola : una frustrata.
Mia sorella ( alla mia nascita 11 anni)
Diplomata; senza molte aspirazioni lavorative ma dotata di spirito materno; si sposa che io ho 14 anni . Non riesco a dare nessuna descrizione caratteriale significativa di mia sorella e non riesco a capire perché: forse siamo troppo distanti d’eta ? Se dovessi definire mia sorella in una parola : Boh!
I primi 8 anni della mia vita li ho vissuti nella casa in cui sono nata. Già... io sono nata in casa e non in clinica e, ancora oggi, quando passo sotto quelle finestre del quarto piano dove mia madre ebbe le doglie, sento un po’ d’emozione.
Dalle foto e da quello che mi dicono ero un bambino molto, molto carino : capelli ricci, biondi (poi divennero castani prima di cadere….:-)); un angioletto coccolato e vezzeggiato da tutti. Fui allattata al seno di mia madre ma non so se questo abbia qualche cosa a che fare con il resto. Tutti dicono che faccia bene…
Dei miei primi otto anni ho pochissimi ricordi ( veri e propri “flash”) da collegare alla mia “disforia” e ve li elenco:
- Lo sfogliare alcune riviste femminili nella camera di mia sorella con una certa emozione (non ricordo quale però...);
- Le minacce scherzose di acconciarmi i capelli in qualche modo femminile (se non li tagli facciamo le trecce) che non sono sparite dai miei ricordi (perché, mi chiedo, proprio questo non l’ho dimenticato ?);
- La stupefacente ammirazione per Virna Lisi ( nella pubblicità del Colgate : Con quella bocca può dire ciò che vuole..); Io ero innamorata di quella donna. Dicevo che la volevo sposare. Ero attratta da quel viso così femminile in modo morboso.
- Giocavo spesso con un ragazzo più grande che abitava nell’appartamento a fianco e con le sue sorelle. A queste due bambine raccontavo stranissimi fantasiosi racconti dove io mi travestivo da bambina con parrucche e roba del genere. Non ricordo niente di specifico di questi racconti ma rammento che le due bambine riferirono alla loro mamma che io facevo questi strani racconti e credo che nessuno diede molta importanza alla cosa. Fatto sta che io venni a sapere di queste dicerie e me ne vergognai.
Null’altro. Troppo poco direte. Credo anch’io. Ma non riesco a capire perché.
I miei ricordi non riguardano per esempio rapporti interpersonali con i miei familiari. Per esempio non ricordo niente, proprio niente, di mia sorella in quel periodo. Eppure devo supporre che io debba esser stato per lei una specie di bambolotto vivente, almeno per i miei primissimi anni. Dopo lei, diventando adolescente, deve essersi assolutamente disinteressata a me e così io non ho memoria di rapporti con lei.
Ma non ricordo niente di particolare nenache nei rapporti con mia madre o mio padre. O almeno nulla che possa ragionevolmente ricollegare ai miei disturbi.
I miei giochi erano da maschietto: raccoglievo figurine, mi piacevano le macchinine, le pistole, i trenini, il meccano. Non ricordo di avere mai desiderato le bambole o altri classici giochi “da femminuccia”.
Tra gli otto e gli undici anni vissi in un'altra casa. Anche in questo caso i miei ricordi “disforici” sono fugaci. Li riepilogo:
- Mi chiedevo all’epoca se il verso d’abbottonatura "posteriore" del grembiulino dovesse essere da destra verso sinistra o da sinistra verso destra e se questa differenza caratterizzasse i grembiulini dei maschietti da quelli delle femminucce. Mai venuta a capo di questo dilemma. Lo riporto perché lo ricordo bene ed è significativo di quanto il problema “maschio-femmina” cominciasse a rodermi dentro.
- Vicino casa c’era un educandato femminile. Una specie di collegio. Ciò stimolava la mia fantasia. Mi immaginavo allieva di quella scuola. E disegnavo (di nascosto) i vestiti e le camicette con collettini rotondi smerlettati che avrei dovuto indossare. Preciso che non ho mai visto nessuna allieva di quella scuola. C’era solo l’insegna e forse non ha mai funzionato o, a quell’epoca, aveva già chiuso.
- Una cosa che mi è tornata in mente molti messaggi fa su sollecitazione di Gabriella Rossodel Lago ( BTW : Gabriella che fine hai fatto ? Perché non scrivi più…. L) : La canzone “ Come un ragazzo” di Sylvie Vartan che canticchiavo con piacere. Canzone che raccontava dei sentimenti di una ragazza che faceva il maschiaccio ma, sotto sotto, era pur sempre una ragazzina.
- Ricordo bene una certa emozione ad un cenno brevissimo, scherzoso, ad un mio eventuale travestimento da bambina per carnevale. Il fatto che mi restino impressi a fuoco nella mia memoria fatti minimi, fatti di poche parole fugaci, mi convince della stranezza della mia turbe psicologica.
Anche in questo caso non ricordo nulla di particolare nei rapporti con mio padre, mia madre o mia sorella. Tutto, evidentemente, doveva essere fin troppo normale. O forse ho rimosso tutto?
Passati gli undici anni cambiai di nuovo casa, ma non proseguo con questa storia, perchè la fase infantile della mia disforia credo finisca qui. La sessualità cominciò a prendere il sopravvento e, come sapete, con il testosterone che comincia a fluire, le cose presto peggiorano…
Conclusioni
Dove diavolo stanno i legami tra la mia situazione familiare e il mio disturbo di identità di genere ? Forse nell’apprensività di mia madre e nella sua dedizione morbosa a me ? Ma quali madri non sono così ? La distrazione di mio padre e la sua scarsa affettività ? Ma quali padri non sono così ? Forse sono stata la bambola di mia sorella e non mi ricordo di esserlo stata e tutto parte da lì ? Oppure tutto questo non c’entra niente ed è veramente un fattore genetico oppure costitutivo del cervello a produrre il mio (e nostro) disturbo ?
Che ne dite di confrontare le nostre esperienze infantili, i nostri ricordi, la struttura delle nostre famiglie per cercare di capirne di più ?
La lista serve a questo o no?
Mary
che spera di stimolare il dibattito che langue…
Da:
"lisa1976bp" <[email protected]>
Data: Ven Ago 23, 2002 9:40 pm
Oggetto: Infanzia
Si, sono
perfettamente d'accordo quando dici che il gruppo serve
anche per
confrontarsi.
Anche la
mia infanzia la ricordo a flash, ma per un semplice motivo,
non ho
avuto una salute si ferro, e spesso passata negli ospedali,
roba da
dimenticare....
Quando
sono nata, ops!, quando sono nato, mio padre aveva 30 anni,
dipendente
operaio, di una grossa fabbrica, morbosamente attaccato ai
suoi
genitori, mio padre l'ho definirei menefreghista, anche se
ultimamente
l'ho trovo un po' appicicoso, che stia cercando di
recuperare
il tempo perduto!
Mia madre
aveva la stessa età del papi, casalinga, donna che ha
vissuto
ed ha lottato da molto giovane, emigrando in Inghilterra per
cercare
lavoro, come sarta.
La
definirei tenace, anche se qualche volta, come tutti i duri, non
sempre ha
saputo tirare fuori gli artigli.
Alla mia
nascita non ci fu un grande entusiasmo, dalla parte dei miei
nonni
paterni, perchè le preferenze, sono sempre state sul mio
zio,
che ebbe
una femmina, anziche su mio padre, così, quando nacqui,
fu
un vero
scandalo.
Mi hanno
sempre detto che da piccolo, ero arzillo, ma allo stesso
tempo
calmo, come in reltà è il mio carattere, e che davo
tantissimi
calci,
per questo credevano che sarei diventato un bravissimo
giocatore
di calcio, cosa falsissima, perchè a me il calcio mi fa
nettamente
schifo.
Di me si
è sempre occupata la mia mamma, infatti quando mio padre,
per
lavoro o per vedere la sua adorata nipotina ed i suoi genitori,
andava
via, iniziavo a piangere, perchè non se ne andasse.
I miei
giochi sono stati principalmente le macchinine, ne avevo
così
tante,
che avrei potuto aprire un negozio e le lego.
Non posso
dire di aver avuto tanti amici maschi, perchè come
uscivo
fuori, mi
riempivano di botte, ma avevo una amica, con cui giocavo
sempre,
anche a bambole, e la imploravo di non dirlo a nessuno,
perchè mi
vergognavo di quello che sentivo, sapevo che c'era
qualcosa
di
strano.
Mi
sarebbe piaciuto avere una mini lavatrice, ma non l'ho mai chiesta
Al tempo
delle elementari, quando i miei mi portavano in giro, o
veniva
qualcuno, ed esclamava, ma che bella bimbina, dicevo sempre,
guardando
con timore i miei, che ero un maschio, anche se sarebbe
stato più
giusto tacere.
Ricordo
che quando facevo la lezione, di nascosto, mi piaceva
dipingermi
le unghie con il pennarello, rigorosamente rosso, e quando
ero in
bagno mi mettevo il rossetto.
Conclusione!
Con mio
padre non ho avuto un buon rapporto, neanche tutt'ora, ogni
volta che
iniziamo una discussione, finiamo per litigare, è più
forte
di noi,
siamo peggio di Tom & Jerry.
Con mia
madre, sono sempre andato d'accordo, anche se è stata, in
alcuni
momenti, un po'troppo severa di quello che doveva essere.
Ho
passato molto tempo con lei, ma non credo che questo possa essere
una delle
tante cause del mio disturbo, ad esempio, lei non si
trucca,
usa solo il rossetto, ed io sono sempre stato attratto dai
cosmetici,
dal punto da inventare una trousse, non so se si scrive in
questo
modo!).
Dunque,
come cipria o fondotinta, usavo il borotalco, per cercare di
rendere
più liscia e uniforme la pelle, al posto dell'ombretto,
avevo
ottenuto,
dalla punta del lapis e una forbice, una finissima polvere
che poi
adoperavo, anche, come contorno occhi.
Come mascara,
usavo l'inchiostro di una biro, riscaldavo la punta con
un
accendino, in modo da farlo uscire, e lo stendevo con un piccolo
spazzolino
fai da te, le prime volte era un disastro, poi avevo
imparato
a renderle uniformi, come fard, usavo il rossetto, e per
finire
passavo alle labbra.
Il
risultato non era malvagio, anzi!!!
Non credo
agli psicologi, quando dicono che la colpa e della
famiglia,
perchè ci sono genitori modello, e figli che hanno
disturbi
non solo
come questo, ma di altro genere, o genitori menefreghisti, e
figli che
non hanno nessun tipo di problema.
Sicuramente
vi avrò annoiato, ma ho accolto molto bene la proposta
di
Mary.
Lisa.
Da: Clara
<[email protected]>
Data: Sab Ago 24, 2002 8:15 am
Oggetto: Telefilm + infanzia
Colgo la
palla al balzo sull'argomento infanzia, facendo una piccola premessa su un
telefilm che forse è assolutamente insignificante o forse è indice di qualcosa
che sta cambiando nel mondo o forse no, ognuno decida per se
Venerdì pomeriggio,
ore 15 circa, sonnacchiosa ed annoiata in queste ferie in attesa di una
partenza che non ci sarà più (sigh! ma
ve lo racconto in un'altra mail) accendo la televisione e su canale 5 c'è un
telefilm che si intitola "Giudice Amy".L'ho visto un paio di volte e
non è male come telefilm, la storia ruota attorno al giudice Amy, appunto, e
alla sua famiglia. Il giudice è una bella ragazza, giovane e con una figlia e
vive con la madre. Entrambe, madre e figlia, si occupano di minori, la madre
come assistente sociale per lo stato e Amy come giudice (lapalissiana!) e si
intrecciano le storie della famiglia con quelle dei minori. L'episodio di ieri
trattava di un caso di genitori che avevano ritirato il figlio di 8 anni da
scuola perchè veniva costantemente preso in giro perchè andava vestito da
bambina perchè non si sentiva Carl ma Sascha. I genitori non ne erano
entusiasti ma erano stati consigliati da uno psicologo di cercare di lasciare
libero il bambino di trovare la propria identità. Naturalmente il giudice ha
poi dovuto chiedere al bambino di andare a scuola vestito da maschietto e lo ha
detto con testuali parole: "Fai finta per quelle poche ore al giorno di
essere un maschietto". Perchè racconto questo? Semplicemente perchè forse,
e sottolineo FORSE, se un telefilm per famiglie parla di transessualismo (il
termine è venuto fuori in maniera molto delicata) qualcosa sta cambiando e
forse a volte la televisione può anche servire a far conoscere la disforia
dell'identità sessuale come qualcosa che esiste e non come la solita
baracconata. Sempre nel telefim ci si chiedeva se ad 8 anni si possa conoscere
la propria identità sessuale come diversa da quella biologica e questo mi ha
riportata alla mia infanzia. A 8 anni io sapevo benissimo che qualcosa nella mia
vita era andato storto perchè non potevo essere di certo un maschietto, e lo
sapevo anche prima di quell'età. Sin dai miei primi ricordi della mia infanzia
ho sempre preferito i giochi da bambina e la compagnia delle bambine perchè
trovavo i giochi dei maschi troppo violenti e non mi piaceva affatto giocare ai
oldatini o le macchinine eccetera. Non ricordo se questo creava scompiglio tra
i miei genitori, ma visto che non mi è mai stato impedito credo proprio che non
ci facessero troppo caso o che fossero troppo impegnati a fare la loro vita.
Mi
piaceva da impazzire creare dei vestiti per le barbie e creavo dei vestiti da
sera meravigliosi sognando il giorno che li avrei indossati io, e avevo si e no
6 anni! Un ricordo molto forte di questo periodo è che avevo visto su un
Topolino la pubblicità della piscina di barbie e eci una lagna insopportabile
perchè volevo che me la comprassero perchè (bambina illusa!) ero convinta che
assieme alla piscina ci fossero anche le barbie e ken e skipper e andavo da
tutti i familiari tentando di convincerli del grande affare che era. Alla fine
mia zia mi disse che mi portava a comprarla e siccome non c'erano le barbie mi
regalò anche una barbie nuova! (La pubblicità era ingannevole anche al tempo).
ntorno
agli 8/9 anni incominciai a vestirmi con gli abiti della mamma e delle mie
sorelle e per un carnevale mi vestii da femminuccia indossando un vestito
bellissimo che era appartenuto a una delle mie sorelle! Che felicità! Non me lo
sarei mai più tolto neanche per dormire. Era un vestito rosa pallido con la
gonna molto ampia di chiffon e diverse sottogonne che la tenevano alta e
vaporosa.
Sempre in
quel periodo con due mie amichette mettemmo su degli spettacolini dove
naturalmente eravamo tre bambine e non due bambine e un maschietto. Ma
cominciarono anche le prese in giro da parte degli altri bambini che non
riuscivano a collocarmi in una categoria: maschio o femmina? Non me ne sono mai
preoccupata più di tanto perchè non facevo altro che fare quello che più
sentivo dentro di me.
Poco
tempo dopo ebbi la mia prima cotta (ero precoce eheheheh!) per il fratello più
grande di una mia amica e lo racconti come se fosse la cosa più naturale del
mondo (per me lo era, diamine!) ma mi venne suggerito da mio fratello di non
dire certe sciocchezze in giro e che era meglio non raccontarlo a nessun altro.
La cosa mi stupì e non riuscivo a capire perchè una cosa così bella andava
tenuta segreta come se fosse un peccato, ma poi, con atroce sgomento, capii:
ero pur sempre un bambino!!!!
Altro
ricordo : ero sull'autobus che mi portava a scuola (circa 10/11 anni) e vidi
una ragazza un po più grande che era in piedi, capelli castani lunghi, un
trucco leggerissimo e il lucidalabbra, indossava un paio di jeans un po
aderenti, gli stivali e come borsa per la scuola una borsa a bauletto, io la
guardai e mi dissi: un giorno potrò farlo anche io!
Avevo un
diario in cui parlavo di me al femminile e non al maschile, in cui scrivevo i
miei sogni, le mie aspettative per il futuro, sognavo il famoso principe azzurro
sul cavallo bianco ... Questo diario venne trovato dai miei genitori che
liquidarono la faccenda con: "sarà un periodo della crescita e poi
passerà", ma si sono accorti che nonostante abbia atteso tanti e tanti
anni non era affatto un "periodo" ma semplicemente ero già me stessa.
Questi
sono alcuni dei ricordi della mia infanzia e pubertà. Se poi dovessi definire
la mia famiglia con una sola parola sarebbe: -padre: assente ma ci viziava
tutti; -madre: l'unica con un po' di sale in zucca; -fratelli e sorelle:
indifferenti
Clara
che se
apre la scatola dei ricordi diventa grafomane
Da:
"viviana_rm2002" <[email protected]>
Data: Sab Ago 24, 2002 12:33 pm
Oggetto: Ogg: Infanzia
La mia
esperienza non è simile a quella di molte altre che scrivono
qui. Da
bambino ero molto delicato, molto distinto, e anche a me mi
scambiavano
spesso per bambina, ma non avevo tendenze verso giochi
femminili,
trucchi, ecc.
Una volta
misi una gonna, era un giorno che la casa era piena di
parenti e
amici, ma mi ricordo che ridevo, l'ho fatto insomma per
fare la
spiritosa ...
Poi mi
piacevano da matti le macchinine e le macchine (conoscevo i
nomi di
tutte le macchine dei primi anni '70) e anche i treni, le
navi e gli
aerei. Tutti interessi tipicamente maschili come vedete.
Certo,
per un periodo ho giocato anche con le pentoline (ricordo che
facevo
finta di imboccare mio padre e lui faceva finta di mangiare) e
una volta
mi regalarono perfino una bambola.
Però poi ho
smesso con le occupazioni femminili: mi fecero capire che
un
maschietto non deve fare certi giochi, se non vuole perdere la
rispettabilità,
e allora ho smesso ... ci mancava pure che con tutti
i
problemi che la vita ti sbatte in faccia mi candidassi a essere lo
zimbello
del palazzo.
Però non
ho mai sopportato gli sport competitivi: se penso ai miei
compagni
e amici maschietti, li vedo come dei bestioni, sempre a
spolmonarsi
dietro un pallone, a sudare, a urlare e a dire parolacce.
Io non
ero così: mi piaceva leggere fumetti tranquilli (Topolino,
Gatto
Felix) e giocare ai soldatini.
Mia madre
e mio padre insistevano perché giocassi a pallone, e io ci
giocavo,
malissimo. Ai giardinetti mi prendevano in giro perché ero
timido e
impacciato, ma non ero poi troppo remissivo: con i ragazzi
più
grandi abbozzavo, i più piccoli ogni tanto li picchiavo.
Un
periodo (8, 9 anni) mi piaceva anche ballare, ma una paio di volte
mi sono
accorto che qualcuno rideva mentre lo facevo, e da allora è
finito il
mio rapporto con la danza e le disco, che da allora ho
sempre
cordialmente disprezzato.
Piano
piano mi sono disegnato un ruolo e degli interessi unisex, mai
tipicamente
femminili ma che non mi mettevano mai in gioco come
maschio.
P. es. mi piaceva molto disegnare ... lo fanno sia i maschi
che le
femmine ...
D'estate
al mare eravamo io, mia sorella più piccola e altre tre
cugine
femmine, i padri spesso non c'erano, e mia madre e le mie zie
mi hanno
dato sempre l'impressione di non apprezzarmi come maschio,
perché
non mi piacevano certe cose maschili. Tra l'altro mi è sempre
sembrato
che per loro essere maschio significasse dover attendere ad
una serie
di obblighi e di rotture di c..., senza nessuna particolare
gratificazione.
Comunque,
le mie prime esperienze di travestimento, e di trucco,
risalgono
ai 15 anni, quando ho cominciato a rubare vestiti e trucchi
a mia
madre e mia sorella, però allora era solo una pratica,
diciamo,
"erogena" ...
Poi ho
smesso per un sacco di tempo, e ho ripreso solo da qualche
mese a
questa parte. Sottolineo che dal mio racconto ho escluso le
esperienze
sessuali, per lo più a carattere omosessuale, che ho avuto
nel corso
degli anni.
Quanto ai
miei genitori, non saprei: ho molte cose da rimproverargli,
ma non so
se le mie problematiche di genere dipendano da loro. Anche
se alle
radici genetiche non ci credo molto ...
Non mi
vedo molto nell'immagine della donna "nata nel corpo
sbagliato"
... un po' forse il sentirmi donna discende dal fatto che
come maschio
ho sempre avuto una pessima riuscita, e io invece ci
tengo
moltissimo all'approvazione altrui. Poi c'è anche l'aspetto
sessuale,
che non è così secondaria: nella vita sessuale per me è
indispensabile
sentirmi donna, "fare la donna" ... è per questo che
con le
donne mi sento a disagio, e ho sempre preferito per un certo
periodo
le trans (mercenarie purtroppo) e successivamente i maschi
(non
mercenari). E' per questo che le donne che nella mia vita hanno
manifestato
attrazione per me a livello sentimentale le ho respinte
alla
grande: ho sempre pensato che al di là di tanti attestati di
stima,
affettuosità e smancerie quello che volevano da me era il
mio ...
insomma avete capito.
Forse più
che una donna sono una specie di "ermafrodito". Ma vedo che
sto
sconfinando alla grande, e vi saluto. Grazie a chi ha avuto la
pazienza
di arrivare fino alla fine della lettura.
Viviana
Da:
"infringer" <[email protected]>
Data: Sab Ago 24, 2002 3:22 pm
Oggetto: R: [disforia di genere] Ogg: Infanzia
Viviana,
è impressionante, sei la mia fotocopia.
...Vabè,
se ho tempo poi parlo anch'io della mia infanzia... ma sembrerà copiato da te
:-)))
Te pjasse
'na disforia ermafrodita.
Alessia,
androgina in corpo quasi androgino.
Da:
"Dagmar" <[email protected]>
Data: Sab Ago 24,
2002 1:14 pm
Oggetto: Re:
[disforia di genere] Infanzia
----- Original Message -----
From: Maryliz
Sent: Friday, August 23, 2002 12:57 PM
Subject: [disforia di genere] Infanzia
Che ne dite di confrontare le nostre esperienze infantili, i nostri ricordi, la struttura delle nostre famiglie per cercare di capirne di più ?
ahi ahi..
non sai
cosa inizi.. i ricordi di infanzia sono brutte bestie che una volta che si
scatenano.. "die
geister die ich rief, die werd ich nun nicht mehr los" come dice Faust....
beh, non
posso non rispondere al tuo appello.. anche se io probabilmente potrei essere
proprio uno di quei casi che i cari psicologi prenderebbero subito come esempio
lampante per infanzia disgraziata=disturbi del genere...
Vi
avverto sin da ora che ci sono dettagli molto angoscianti e grafici, quindi chi
è di animo sensibile è meglio che non legga quanto segue.
Fino a
poco tempo fa avevo pochissimi ricordi chiari dell'età precedente ai 13 anni..
ne stanno emergendo solo ultimamente, nel corso della terapia che sto facendo
per cercare di superare le fobie che mi massacrano e tuttora mi costringono a
volte all'uso dei detestati psicofarmaci, anche se raramente.
Mio
padre.. figlio di ebrei cecoslovacchi sopravvissuti ai campi di concentramento,
lui a 9 anni si è fatto a piedi Praga-Monaco, da solo con il fratellino di 2
anni, dopo che la madre era riuscita a farlo scappare di casa prima che gli SS
la venissero a prendere. Le angoscie di questo periodo non l'hanno mai
lasciato, sin da adolescente le ha sepellite sotto l'alcol che stranamente gli
ha comunque promesso di laurearsi (lavorando di notte), diventare un dirigente
della Siemens e comprare una casa per la famiglia nel frattempo messa in piedi.
E' riuscito a murare la sua essenza creativa e sensibile in un bunker di
efficienza e freddezza che non gli ha mai permesso di mostrare qualcosa di
lontanamente simile all'affetto. Le sue relazioni con noi figlie e mia madre
erano di cortese distacco, che si tramutava in stizza e occasionalmente
violenza prima verbale poi anche fisica (cioè sberle e botte, verso di me)
quando osavamo a contraddirlo o disturbare il suo riposo alcolico dopo il
lavoro. Alla mia nascita aveva 28 anni.
Mia madre,
anche lei di famiglia ebraica, ma austriaca, che erano sopravissuti alla guerra
sopportando "soltanto" gravi angherie economiche (vivevano in 18 in
due stanze per 4 anni, per esempio). Da alcune cose che racconto sospetto
fortemente che era oggetto di molestie sessuali da parte di suo padre. Dopo la
guerra era stata mandata in servizio da una famiglia che la mandava anche a
scuola, dalle suore, insieme alle figlie. In quella scuola è stata spesso
soggetto di sevizie, in quanto ebrea e "donnaccia" (perchè aveva i
capelli tagliati corti). Ha conosciuto mio padre a 19 anni e si è aggrappato a
lui come "salvatore" per uscire dalla sua esistenza di povertà e
reiezione. Dopo il matrimonio gli si è completamente soggettata, vivendo in
timor suo e servendolo come una schiava. Ha sempre sofferto, e soffre tuttora,
di molti disturbi, in parte psicosomatici, dall'emicrania all'ansia, dai
reumatismi alle ulcere. Alla mia
nascita aveva 22 anni.
I miei
primi 3 anni di vita, a sentir dire mia madre, devono essere stati abbastanza
idilliaci, mio padre ancora non aveva cominciato a bere pesantemente, stavano
gustandosi il fatto di vivere da soli e mia madre quello di stare a casa con la
bimba da coccolare e da viziare. Mio padre era un po' deluso perchè avrebbe
desiderato un maschio ma sembra comunque che si occupasse molto di me e dei mei
primi passi. In tutte le foto da bambina sembravo molto più un maschietto, ed è
quello che credevano tutti che io fossi. Se vi interessa com'er allora, c'è
qualche mia immagine sul mio sito qui
http://www.forumvirtuale.it/dualdd/pix2.htm .
Fin qui, quasi perfetto. Poi quasi
contemporaneamente sono successe due cose che hanno stravolto la mia piccola,
felice esistenza, e cominciamo con quella più "normale":
E' nata
mia sorella .Classico shock della primogenita: I miei non amano solo me, non
esisto solo io al mondo. (sempre secondo i racconti dei miei, io non mi ricordo
un bel niente) ho iniziato subito con azioni di rifiuto violento, dal cuscino
sul viso della sorellina al tentativo di buttarla giù dal balcone. In più
sviluppavo patologie diverse che tutte avevano a che fare con il controllo di
ciò che usciva dal proprio corpo, come nel tentativo, con un atto scaramantico,
di ricacciare mia sorella nella pancia della mamma da dove mi avevano spiegato
che era uscita. Probabilmente avrei superato questo trauma prima o poi, come
succede alla maggior parte dei primogeniti, se non fosse intervenuto nello
stesso periodo fattore numero 2, ben più grave:
Lo zio.
Fratello di mia madre, in quel periodo era stato lasciato dalla moglie per
cause non di pubblico dominio (molto, molto più tardi seppi perchè lei lo aveva
beccato a limonare con sua sorella di 10 anni più piccola). Lui aveva avuto un
esaurimento nervoso e aveva cominciato a drogarsi, ed era anche senza casa,
cosi mia madre, buona come il pane, aveva convinto mio padre di ospitare il
personaggio a casa nostra fino a quando non si fosse rimesso in piedi. Cosa che
avvenne, mettendo un divano letto nella stanza che dividevamo io e mia sorella.
E da lì iniziò il mio calvario. Fino a poco tempo fa ricordavo ben poco di questo periodo, ma una cosa l'ho ben
presente: l'angoscia di ogni sera, che quando lui veniva a dormire alla sera
tardi, prima passava sempre al mio letto e mi infilava le dita dovunque
riusciva, mentre si faceva le seghe. I concetti ovviamente mi si sono chiariti
solo ultimamente, ricordo di essere toccata e maneggiata, ricordo i respiri
affannati, e più tardi anche gli spruzzi che mi arrivavano addosso. In più
occasioni me lo metteva anche nella bocca, e quando mi veniva da vomitare mi
sgridava infuriato, anche se a bassa voce, per non svegliare mia sorella, come
anche quando accennavo il minimo moto di rifiuto, dicendomi che quello che mi
faceva era un grande segno di amore nei miei confronti, e se i miei avessero
saputo che io lo trattavo male mi avrebbero mandata via, perchè comunque c'era
anche mia sorella e non sarei mancata a nessuno. Sembra quasi impossibile
credere che qualcuno possa farsi prendere in giro cosi, ma la psiche di una
bambina di 4-6 anni è certamente non in grado di ragionare come quella di un
adulto.
I miei
non si accorgevano di un bel niente, ma rilevavano un cambiamento della mia
personalità, che attribuivano principalmente alla gelosia verso mia sorella.
Ero comunque sempre stata una bambina molto energica, quasi violenta, e questo
mio tratto si accentuava ulteriormente, manifestandosi nei giochi che
prediligevo (maschili) e nel modo in cui trattavo altri bambini (aggressiva).
Mi rifiutavo di giocare con le bambine, e di vestire come loro. I miei non mi
ponevano molti ostacoli, visto che una bambina "vera" in famiglia
comunque c'era, mia sorella, e forse a mio padre piaceva anche l'idea di avere,
se già non un figlio maschio, almeno una maschiaccia.
Quando
avevo 7 anni, lo zio se ne andò da casa nostra per andare a vivere con una
donna che aveva una figlia di 3 anni. Oggi come oggi so che questa bambina è
diventata la sua prossima vittima, cosa che però non gli impediva di mettermi
le mani ed altro addosso ogni volta che la famiglia si riuniva per festività e
simili, minacciandomi delle cose più svariate, con in fondo sempre il dettaglio
che il tutto "era colpa mia".
Non so
comunque fino a che punto le sue "attenzioni" hanno avuto influenza sulla
mia disforia, perchè in effetti lui prediligeva proprio le bambine
dall'atteggiamento e aspetto più maschile, mia sorella che già a 2 anni era la
tipica bambolina bionda e ammiccante non l'ha mai toccata. Anche le altre
vittime sue nella famiglia (nel frattempo sono emerse 8) erano o maschietti, o
maschiacce come me. Quindi presumo fortemente che la mia tendenza disforica sia
stata precedente a quanto subito, e non posso dare a lui la "colpa"
di questo, ma "solo" delle mille e uno altre disgrazie psichiche e
fisiche che mi ritrovo... se mai lui mi ha reso sporco e schifoso il concetto
di "uomo" in modo da farmi desiderare molto meno di far parte di
questo genere.
Non
ricordo comunque di aver mai sofferto a causa del mio sesso biologico, questo
probabilmente perchè ero sempre più che equivalente in forza e coraggio a tutti
i miei coetanei maschili con i quali giocavo e facevo sport.
Ho
continuato a comportarmi da maschietto, incluso botte e comportamenti violenti
a scuola e fuori, fino a quando i miei compagni di gioco entravano in pubertà e
cominciavano a vedermi non più come loro pari ma come preda da conquistare (era
cosi che lo percepivo allora). Cosa dalla quale fuggivo terrorizzata,
all'inizio chiudendomi in casa a leggere e rifugiarmi in mondi esistenti solo
nella mia fantasia, poi, dopo aver conosciuto in un sanatorio dove ho passato 6
mesi per anoressia, il gioco del calcio, mettendo tutte le mie energie nello
sport, suscitando anche dei discreti risultati nella squadra giovanile
femminile di una delle due grandi squadri di calcio di Monaco di Baviera (il
1860 :) Devo dire che lo sport mi ha veramente salvato in quel periodo, credo
che senza quello, e le ragazze della squadra, con le quali condividevo
moltissime cose, dalla passione sportiva fino alle prime scoperte erotiche non
violente, sarei scivolata in una spirale di violenza e autodistruzione psicologica e fisica che stava già iniziando
con episodi di anoressia, automutilazione e droga.
In quegli
anni (12-17) cadono anche le prime prese di coscienza di un'effettiva diversità
anche delle compagne pur mascoline e spesso lesbiche di squadra, che venivano
confermate dopo una visita endocrinologica, che risultava in una prescrizione
di ormoni femminili che mi facevano venire le mestruazioni assolutamente non
desiderate ma ritenute da tutti indispensabili per un coretto sviluppo del mio
corpo (a 16 anni) e abbassarono di molto la mia prestazione fisica nello sport.
Devono
aver cambiato anche qualcos'altro, perchè a 17 anni connobbi quello che diventò
il primo uomo con il quale ebbi rapporti sessuali consenzienti (durante i quali
non provavo assolutamente niente ma pensavo fosse normale all'inizio), e il mio
povero cervellino confuso dedusse da ciò che lui fosse la mia strada verso la
"normalità" . Ho finito per sposarlo, e da lì sono iniziati 20 anni
di peripezie che vi risparmio, anche perchè qui volevamo parlare d'infanzia e
io sono già arrivata ben oltre l'adolescenza...
Come
dicevo, i miei ricordi in parte stanno ancora emergendo, avevo rimosso
tantissime cose, che mi hanno causato enormi problemi. Ora come ora sono
certamente tutt'altro che "in pace con me stess*", ma se non altro
accetto l'ambivalenza della mia essenza e cerco di svilupparne i lati positivi,
calmando quelli troppo aggressivi e autodistruttivi.
Personalmente
credo che l'infanzia, l'educazione e le circostanze hanno solo un'influenza
limitata sulla disforia, possono cambiare il nostro atteggiamento verso questa
cosa che ci sentiamo già dentro, non la cosa stessa.
Beh,
complimenti se siete arrivat* fin qui.. e spero di non avervi angosciat*
troppo.
Abbracci
Dagmar
La mia
famiglia una come tante altre, mio padre aveva 29 anni alla
mia
nascita operaio della SIP molto affettuoso ma nello stesso tempo
molto
autoritario è aggressivo, mia madre 28 anni casalinga buona
posizione
culturale moltro introversa e succube del carattere di mio
padre.
Siamo tre
figlie, cioè ho due sorelle minori, con la media non ho mai
avuto
buoni rapporti, non ci potevi giocare non ci potevi scherzare e
oltretutto
non ti ci potevi confidare, infatti con il crescere la
cosa
invece di migliorare è peggiorata al punto che non mi parla più,
e x fortuna
ha studiato psicologia e insegna in una squola materna.
Con mia
sorella più piccola le cose sono diverse anche se ci
riportiamo
6 anni, si parla si litiga ma si resta sempre in buoni
rapporti
anche se pure lei ha un bel caratterino.
Io,
classe 74 ero quel bimbo tanto desiderato dai miei dopo diversi
anni di
gravidanze non portate a termine, ragazzino normale timido
molto
fantasioso al punto che dicevano che vivevo in un mondo tutto
mio ma
non avevano capito un fico secco, pochissimi amici e tante
botte ma
molte amiche, e così fino le medie.
La mia
prima esperienza è stata a 5 anni con i collant di mia madre,
ma mi
costarono una bella sgridata, è cosi via sempre più imboscata
che mai
fino al momento che non c'e lo fatta più.
Non è una
storia che discosta tanto dalle altre, l'unica cosa strana
che può
meravigliare, infatti molti sono a dirmelo e che ho ripreso
non si sa
a chi, sono sempre pronta al dialogo mi piace sognare
creare
conoscere inventare, non me ne frega niente delle diversita e
oltretutto
sono contenta di essere così come sono, cose che cercherò
di
tramandare ai miei figli che sono la cosa che ho di più caro.
Un bacine
a tutte/i Roberta.
Da: "Mia"
<[email protected]>
Data: Lun Ago 26, 2002 11:45 am
Oggetto: R: [disforia di genere] Ogg: Infanzia
Dopo
avervi annoiate con la coppia, vediamo cosa esce sull'infanzia...
I miei si
separarono molto presto: io avevo tre anni, mio fratello uno.
Secondo
me fecero molto bene, perchè i due erano veramente incompatibili.
Mia madre
era una vera 'donna con le palle', mio padre era semplicemente una palla
(convinto della validità assoluta dell'equazione padre=bravo educatore,
dimenticò totalmente di avere un cuore oltre che un cervello:
noiosissimo).
Crebbi
quindi circondata da donne: oltre a mia mamma, mia nonna (che aveva appena 40
anni quando arrivai io), per alcuni anni mia zia, e, in genere, una baby.
Mio padre
cenava con noi un paio di sere alla settimana, e ci vedeva nei week-end. Era
piuttosto presente, in considerazione del fatto che erano separati, ma non mi
faceva sentire bene...
Facile
dire che in questo modo il panorama mi offrì scarsi modelli maschili e per
nulla convincenti (l'unico uomo piacevole era mio nonno, che era - ed è
tutt'ora - un vero pazzo scatenato); per contro, mi offrì modelli femminili
estremamente convincenti e, soprattutto, completi.
Secondo
me però non c'entra molto... mio fratello è normalissimo, un vero uomo... tutto
mio padre da giovane.
Una palla
pure lui, insomma.
Comunque
ho passato una vita veramente doppia: come maschietto ero scatenato... avrei
voluto le Barbie ma non lo confessavo a nessuno, e una volta rimasi in castigo
chiuso in casa perchè fuori c'era la neve e io mi vergognavo ad indossare una
calzamaglia perchè mi sembrava una cosa da femmine.
Per il
resto, ero insospettabile.
A cinque
anni iniziai ad indossare le cose di mia mamma, ma era tutto un segreto. Negli
anni successivi iniziai a collezionare immagini erotiche ed indumenti femminili
di vario genere che nascondevo nei posti più impensabili, fino a quando, verso
i 13 anni, riuscii a dotare il mio armadio di chiave e quindi potei
organizzarmi meglio.
A scuola
ero un disastro: in tutti i momenti in cui mi ritrovavo solo, finivo preda
delle mie fantasie e pensavo solamente alla donna che non ero.
Ero
convinto che quando avessi fatto l'amore la prima volta poi l'avrei fatta
finita con quella storia di essere donna che mi tormentava, e così alla prima
occasione (14 anni) presi la prima arrapata che mi capitò a tiro e ruppi
l'incantesimo.
Ovviamente
non cambiò nulla, solamente iniziai a starci parecchio male perchè non capivo
che malattia avevo.
Nel
frattempo, come dicevo, crescevo e vivevo come maschietto: facevo judo, gare di
sci, verso i 14 iniziai a fare gare di enduro (cosa che portai avanti, tra
campionati triveneti e italiani, fino ai trenta) e poi windsurf e via dicendo e
insomma, in generale non stavo fermo un attimo, e l'unico problema era che,
quando andavo a fare le gare e dormivo fuori, cercavo disperatamente di
nascondere le mie gambe depilate, delle quali smisi di vergognarmi solamente
dopo i trenta quando, avendo terminato la 'carriera' di pilota di moto, iniziai
ad andare in bici. Della bici non mi interessava un gran che ma era una buona
scusa per i peli.
Insomma
continuò tutto così, nel segreto e nella doppia vita, fino a quando non scoprii
che si poteva anche vivere una vita unica, senza nascondere nulla... e va bè,
diventa storia recente.
Ciao !
Miao