Da: "Maryliz" <[email protected]>
Data: Gio Ago 1, 2002 9:24 pm
Oggetto: L'apparenza
Sono stata due giorni a rimuginare. Due giorni pensando a frasi lette, a parole dette, a pensieri già fatti. In questi casi entro in una specie di trance. Come un sonnambulismo vigile durante la quale faccio tutto ma contemporaneamente penso ad altro.
Allora mia moglie, che si accorge subito, mi domanda preoccupata: “ Che hai ? Qualcosa che non và ? “. E io , se non ho ancora ordinato i miei pensieri da poterli spiegare, glisso rispondendo : “ No. Niente. Non è niente”. E lei si incazza e si intristisce. E io mi intristisco. Ed entriamo in una fase di incomunicabilità che dopo un pò , e dopo qualche lacrima spesa nel chiarimento, ci rivede d’amore e d’accordo più di prima.
Sono stata due giorni a rimuginare sul messaggio che Mia ha raccontato alla nostra psicoana-Lista (quanto mi piace questa definizione…). Mi ha colpito perché affronta gli stessi sentimenti che mi arrovellano in questi mesi, giorni, ore, minuti della mia vita : lavoro, corpo, amore, immagine.
Il mio lavoro è un lavoro di management e quindi, proprio per questo e chissà per quanto tempo ancora, la mia azienda sono io. Cioè, verso l’esterno, la mia azienda non è impersonalmente una sigla che raffigura una organizzazione ma è legatissima ( è il mio ex-studio) alla mia esperienza professionale ed alla mia immagine.
Ecco. Veniamo al punto. L’immagine che gli altri hanno di me. Credo sia pressoché inalterata. Nonostante che le variazioni fisiche prodotte dalla terapia ormonale e il viso quasi glabro e i capelli ricresciuti, mi abbiano ringiovanito. E questo desta sorpresa in chi non mi ha incontarto da un bel po’. Ieri, un tale, attribuendo il mio ringiovanimento ad una perdita di chili (che non c’è stata) dice : “ Ingegnere… ma lei sembra più giovane di almeno sei anni !”.
Quindi il corpo è cambiato (nuda non sono malaccio …) ma, al contrario di Mia, la mia immagine no. Anzi invece che di “immagine” preferirei parlare di “apparenza“ per una certa ragione che ora vi spiego.
Ne discutevo proprio ieri con un collega ( un manager di una grande ditta mia cliente e mio caro amico..)..
Gli dicevo: “ A me dell’apparenza non è che mi freghi molto… Il mio motto è: eccellenza senza apparenza. Vorrei sparire. Non esistere come personaggio.”
E lui: “ Ma non puoi riuscirci. Hai costruito tanto in questi anni e tutti inevitabilmente ti conoscono e ti apprezzano per quello che hai fatto e sei.”
Frase che altri avrebbero provato piacere a sentire e che invece a me brucia un pò.
Apparenza.. Credo che questa sia una parola chiave.
Alessia , nel suo bel messaggio intitolato “camminare”, cita il doppio vincolo del mio adorato Bateson (per chi vuole approfondire ecco un link http://www.netmeta.com/tesi/autoref/metacom/metacom.htm
e scommetto che sta roba piace a Katya”). Ho riflettuto un pò e sono arrivata alle considerazioni che seguono. Io invece che la parola amore userei la parola “apparenza”.
Esempio di doppio vincolo basato sull’apparenza inculcato da erronei comportamenti familiari
Messaggio a : Le femminucce sono sempre a posto. Pulite e carine. Gentili ed educate. Amabili“
Messaggio b : Tu non sei una femminuccia.
Messaggio c : Devi essere sempre a posto. Pulito. Carino. Gentile ed educato. Amabile.
Io non ricordo ( forse li ho rimossi) messaggi simili ricorrenti. Ma, col senno di poi, e ripensando alla mentalità nevrotica di mia madre, questi sono messaggi che molto probabilmente lei ha applicato su di me. Mio padre, assente affettivamente, non credo abbia avuto molta influenza nello sviluppo della mia complessa personalità.
Comunque l’apparenza è per me una parola chiave. Anche perché poi io la rifiuto. Da maschio adulto io ho rifiutato l’apparenza. Non amo ostentare abiti eleganti, macchine potenti, conquiste femminili o altri segnali di classico prestigio maschile. Il bisogno di apparenza, negato nella realtà, è restato confinato nella mia testa, nel mio disturbo di identità di genere, nella femmina interna.
L’apparenza è una forma di “metacomunicazione” della propria identità. Deduco quindi che io ho rifiutato l’apparenza dei classici simboli maschili perchè non riconoscevo mia l’identità maschile.
Alcune molto radicali direbbero : ma non si tratta di “apparenza” ma di “essenza”.
Cioè la tesi sarebbe: esser femmine ( o maschi) è qualcosa che riguarda la testa e non il modo di vestirsi, comportarsi, ecc. ecc. Ma se fosse così non avrebbe senso parlare di disturbo di identità di genere. Ognuno/a si convincerebbe della propria maschilità o femminilità interiore e non farebbe mai esercizio di “apparenza” . Invece non è generalmente così. Anzi è proprio il contrario.
E’ a questo punto ecco perché sono veramente nel pallone.
Il doppio vincolo si manifesta con tutta la sua complessità. Il desiderio di apparenza (femminile) è forte e contemporaneamente ho accumulato mille ragioni per le quali sono convinta che l’apparenza non è tutto nella vita.
Ricapitoliamo.
Lavoro - La mia azienda, nonostante molti sforzi fatti, ancora ha la mia immagine. Non so quanto delle mie mutazioni presenti o future abbia potuto o potrà influire nel suo sviluppo. A dire il vero un po’ mi sono scocciata del mio lavoro ed a volte ( sempre più spesso) sogno di andare a vendere “gelati in Grecia” per usare le parole di Mia.
Ma, come al solito, tra il dire ed il fare sta di mezzo il mare ( Ionio nel mio caso…).
Corpo – Non ho in mente operazioni e il mio pi…lo, nonostante io non lo ami spasmodicamente, può stare tranquillo al suo posto, magari nascosto nel suo “tucking”. Per il resto la femminilizzazione è già quella che è. Non so quanto ancora potrà progredire. Non arriverò al seno di Dolly Parton (e non ci tengo) anche se sono sulla buona strada…:-)). I capelli in alcune zone purtroppo sono lenti a crescere. Ma non dispero. La poca barba rimasta sonnecchia.
Amore – E’ la cosa più bella che ho. L’unica mia fonte di stabilità e di gioia. La possibilità di condividere anche queste cose che scrivo qui ( lei le leggerà) mi da una certa forza e tranquillità. Almeno questo bisogno esistenziale lo sento risolto.
Immagine – Insoddisfacente. La voglia di apparenza femminile è soddisfatta come un gioco poche ore al giorno. E’ una specie di valvolina di sfogo. Non so quando, non so come, fare altro.
Basta. Questo messaggio probabilmente non servirà a nessuno se non a me per mettere ordine nei miei pensieri. E perciò smetto…
Mary
Più confusa che persuasa…
che, quindi, come fa Alessia, cammina, cammina amando camminare
Da: "Kim
Perez" <[email protected]>
Data: Sab Ago 3, 2002 10:34 am
Oggetto: RE: [disforia di genere] L'apparenza
Cara
Maryliz,
Qualche
commenti.
>Lavoro - La mia azienda, nonostante molti sforzi fatti, ancora ha la mia immagine. Non so quanto delle mie mutazioni presenti o future abbia potuto o potrà influire nel suo sviluppo. A dire il vero un po’ mi sono scocciata del mio lavoro ed a volte ( sempre più spesso) sogno di andare a vendere “gelati in Grecia” per usare le parole di Mia.
Ma, come al solito, tra il dire ed il fare sta di mezzo il mare ( Ionio nel mio caso…).
Condizionamenti
lavorali, prigioni lavorali. È possibile che la personalizzazione del tuo
lavoro diminisca senza sparire? Esistono i collaboratori... : )! O tu dovi sempre mettere il viso ed il tuo
viso dove avere la maschera conservatrice? È possibile rischiare una sfida
contro il conservatismo?
Penso
che si dove fare sempre un bilancio entre quello che vogliamo e il suo prezzo.
Non credo che per te il lavoro e il amore siano due cose diverse. Leggendoti,
penso che tu lavori per una persona. Ma anche il suo amore ha una
responsabilità verso te. In Spagna, diciamo "con te, pane e cipolla"
(no, "con te, auto dell' ultima generazione, seconda case, vacanze in
Hawaii, ecc... " : )
La
realtà trans è una realtà obiettiva, che dove essere considerata e rispetata
negli suoi equilibri, che può diventare tristezza, depressione, introversione,
rancore... Non può essere dimenticata...
Una
amante negoziazione si impose!
>Corpo – Non ho in mente operazioni e il mio pi…lo, nonostante io non lo ami spasmodicamente, può stare tranquillo al suo posto, magari nascosto nel suo “tucking”. Per il resto la femminilizzazione è già quella che è. Non so quanto ancora potrà progredire. Non arriverò al seno di Dolly Parton (e non ci tengo) anche se sono sulla buona strada…:-)). I capelli in alcune zone purtroppo sono lenti a crescere. Ma non dispero. La poca barba rimasta sonnecchia.
Una
negoziazione anche con te stessa. Tu sei dunque ambigua. Tu puoi vivere
l'ambiguità? Tu puoi fare un complesso mappa dal tuo living out, modullando
l'espressione, più o meno, secondo l'occassione?
Io ho
vissuto due esperienze: all'inizio delle mia transizione, io ero così convinta
della impossibilità pratica di vivere come una donna per me (lavoro incluso),
che ero rassegnata a vivere nello ambiente trans, ad usare abiti più o meno
unisex ed a transformare il mio corpo... insomma, a realizzare una certa
ambiguità.
Ora,
quando vivo come donna o meglio, come trans, bisogno di affirmare questa
ambiguità per il mio equilibrio.
Le due
esperienze non sono equivalenti. La prima è più dura, la seconda è più
gradevole, ma nel fondo, tutte i due raffirmano la realtà che credo che è tua e
mia: l'ambiguità.
A
partire da quella realtà, si posse fare una crescenza creativa della propria
vita.
Almeno,
si favorisce di non restare bloccatta per la paura al estero.
Si può trovare
molte e ambigue forme di esprimere l'ambiguità...
>Amore – E’ la cosa più bella che ho. L’unica mia fonte di stabilità e di gioia. La possibilità di condividere anche queste cose che scrivo qui ( lei le leggerà) mi da una certa forza e tranquillità. Almeno questo bisogno esistenziale lo sento risolto.
Silenzio.
È bello.
>Immagine – Insoddisfacente. La voglia di apparenza femminile è soddisfatta come un gioco poche ore al giorno. E’ una specie di valvolina di sfogo. Non so quando, non so come, fare altro.
Il
desiderio di apparenza femminile ortodossa, innegabile è legato alla
repressione totale di questa apparenza. È lo scoppio della nostra identità,
l'affermazione rabbiosa della nostra volontà. Quando si rompe la repressione,
si trova che l'apparenza personale desiderata può essere molto meno
ortodossa... ed anche più corrispondente alla realtà personale. Io mi sentevo
obbligata a dipingere le mie unghie; fa tempo che non le dipinto più. Io sono
una trans, un essere ambiguo, non una donna!
So che
la gente vuol avere una immagine certa che dica se si vuol essere un uomo o una
donna... Ho trovato, certamente, più tolleranza ed benestanza quando la mia
immagine è stata più classicamente femminile ed ho paura perche ricordo
l'ostilità accentuata nel tempo dove la mia immagine obbediva fondamentalmente
il codice maschile, includendo pochi elementi, ma dissonanti, del codice
femminile... Possiblemente, se si vuol essere accettata, si dove obbedire
formalmente il codice femminile, includendo pelo lungo (o parrucca), gonna,
ecc, ma una vece seguito, senza dubbio per gli altri che tu vuoi vivere come
donna, ogni genere di libertà sono permesse.
Bisogna
parlare e parlare di tutto questo!
Baci,
Kim
Da: "Mia"
<[email protected]>
Data: Sab Ago 3, 2002 10:51 am
Oggetto: R: [disforia di genere] L'apparenza
-----Messaggio originale-----
Da: Maryliz [mailto:[email protected]]
Inviato: giovedì 1 agosto 2002 21.25
Oggetto: [disforia di genere] L'apparenza
Sono stata due giorni a rimuginare. Due giorni pensando a frasi lette, a parole dette, a pensieri già fatti. In questi casi entro in una specie di trance. Come un sonnambulismo vigile durante la quale faccio tutto ma contemporaneamente penso ad altro.
[cut]
Cara Mary,
ho
letto alcune volte il tuo messaggio, cercando di cogliere qual era quella parte
che, per un motivo che non riuscivo a mettere a fuoco, mi sembrava poco
armonica: il tuo discorso fila liscio ed è coerente, ma c'era qualcosa sotto
che non mi quadrava... e leggi e rileggi, mi è venuto il sospetto che ci sia
troppa testa nelle tue parole, troppo controllo, voglio dire... è chiaro che
può essere una valida formula per risolvere le situazioni difficili, e magari
ce ne fosse, in giro, di testa quanta ne servirebbe... però quando parli della
tua immagine femminile che, come un gioco, è soddisfatta solo poche ore al
giorno, e ci racconti di non sapere nè quando nè come fare altro, mi hai
ricordato tantissimo come mi sentivo pochi anni fa, quando la consapevolezza
iniziava a farsi sentire e i conflitti che mi avevano accompagnata per tutta la
vita avevano finalmente iniziato a spegnersi.
Allora,
se quanto mi è sembrato di cogliere dalle tue parole è un po' vero, ti racconto
com'è andata a me... non tanto perchè io sia convinta che il mio modello sia
applicabile universalmente, intendiamoci... penso possano e debbano essere
semplicemente spunti di riflessione, ecco tutto: ognuno prende i pezzettini che
più sente vicini (pezzettini di chiunque, questa lista è veramente un
concentrato di vissuti e di capacità espressive come raramente può capitare di
mettere vicine in qualunque altro contesto) e li usa per comporre il suo
proprio, unico ed esclusivo mosaico.
A me
capitava così: che iniziavo a sentirmi donna, ma la mia immagine, quella che tu
chiami apparenza, era decisamente maschile, e così veniva percepita da tutti
gli altri. Probabilmente il fatto di essermi presentata da Costanzo con
quell'apparenza lì, ovvero di maschio (anche se non troppo maschile), ha avuto
l'importantissimo effetto di liberarmi dal peso dei chiarimenti, delle
spiegazioni... non c'erano più alcune persone che sapevano e la maggioranza che
non sapeva nulla, era diventata una notizia ufficiale e tutti (parlo degli
ambienti che frequentavo, sia nel lavoro che tra amici) sapevano come stavano
le cose.
Non
avevo più un pesante segreto da nascondere, e quindi potevo muovermi con
maggiore libertà.
Probabilmente
è stato un vantaggio.
Qualche
tempo dopo però mi sembrava di essere arrivata ad un punto morto: mi ero
liberata da quell'immagine troppo maschile che avevo sempre odiato, avevo
smesso di vestirmi come un soldatino da lavoro, però non riuscivo a intravedere
lo spiraglio nel quale avrei potuto infilarmi per andare un po' più avanti...
l'idea di andare a lavorare in gonna non era un'esigenza primaria e neppure un
obiettivo estetico assoluto, era semplicemente un obiettivo che, nella mia
testa, rappresentava quella libertà che stavo inseguendo, e che mi sembrava
sempre troppo lontana.
Alla
fine, poichè non trovavo, pensandoci e ripensandoci, una strada razionale per
raggiungere il mio obiettivo, ho smesso di pensarci: mi sono detta ok, lasciamo
che la vita faccia il suo corso... lasciamo che le cose accadano, che il mio
sentire attuale si consolidi, che la mia consapevolezza di essere donna si
depositi dentro di me, come uno strato solido, compatto e totalmente integrato
in me, e vediamo cosa accade, cosa accadrà...
I primi
segnali di un cambiamento che stava avvenendo ad un livello molto più profondo
di quello esteriore, legato agli abiti e, in generale, all'apparenza, l'ho
avuto nel corso di una maratona. Lo so, sembra strano, anzi è strano,
stranissimo, ma è andata così: che molte volte il pubblico che assisteva alla
gara ai lati della strada (la maratona di Venezia è molto seguita dal pubblico,
e la gente non se ne va dopo il passaggio dei primi, aspetta anche i più lenti,
e ti incita, partecipa, ti sostiene... è molto bello) mi gridava frasi tipo
'bravaaaa !!!!' o 'coraggiosaaaaa !!!' e via dicendo. Precisiamo: io sono 1.80
e peso 78kg, faccio sport da una vita e si vede, inequivocabilmente. Inoltre,
in una gara lunga e pesante come una maratona, non puoi lasciare nulla al caso:
le canottierine e i top femminili sono troppo stretti sul giro manica, e dopo
due ore di corsa cominciano a segarti la pelle.... per cui nulla, in teoria,
poteva trasmettere immagini femminili, eppure quegli incitamenti erano chiari,
erano espliciti ed erano diretti a me, e mi facevano sentire doppiamente felice
(la prima felicità era quella di avercela fatta ad arrivare in fondo).
Il
percorso, quindi, sembrava delinearsi da solo, strada facendo: avevo iniziato a
lasciare che la mia femminilità uscisse e diventasse visibile, a prescindere
dall'abito che indossavo, a prescindere dalle persone con le quali
interagivo... e quando ho iniziato a capire che così venivo percepita dagli
altri, sempre e comunque, è arrivato anche il famoso giorno della gonna in
ufficio, e le parole della nostra segretaria sarebbero state da incorniciare:
mi ha guardata, mi ha sorriso e mi ha detto: wow, come sei elegante oggi !!!
Quindi,
per concludere, questo volevo dire: che personalmente non ho fatto un cambio
repentino di rotta, non c'è stato un giorno preciso nel quale le cose hanno
cambiato forma, o colore... è stato un graduale, lento e progressivo
spostamento... quasi non me ne accorgevo, mi sembrava che non accadesse nulla,
e invece ho scoperto, proprio in questi giorni, di essere lì dove non avrei mai
pensato di potermi un giorno trovare...
Per
cui, care amiche, l'augurio più bello che mi sento di fare a tutte, me
compresa, è proprio quello: buon cammino !
Mia
Da:
"Dagmar" <[email protected]>
Data: Sab Ago 3, 2002 11:29 am
Oggetto: Re: [disforia di genere] L'apparenza
----- Original Message -----
From: Kim Perez
Sent: Saturday, August 03, 2002
10:34 AM
Subject:
RE: [disforia di genere] L'apparenza
Io ho
vissuto due esperienze: all'inizio delle mia transizione, io ero così convinta
della impossibilità pratica di vivere come una donna per me (lavoro incluso),
che ero rassegnata a vivere nello ambiente trans, ad usare abiti più o meno
unisex ed a transformare il mio corpo... insomma, a realizzare una certa
ambiguità.
Ora, quando vivo come donna o meglio, come
trans, bisogno di affirmare questa ambiguità per il mio equilibrio.
Le due esperienze non sono equivalenti. La
prima è più dura, la seconda è più gradevole, ma nel fondo, tutte i due
raffirmano la realtà che credo che è tua e mia: l'ambiguità.
A partire da quella realtà, si posse fare una
crescenza creativa della propria vita.
Almeno, si favorisce di non restare bloccatta
per la paura al estero.
Si può trovare molte e ambigue forme di
esprimere l'ambiguità...
Kim, mi
parli dal cuore! Hai colto un punto molto importante per tutti noi che ci
sentiamo T* in un modo o nell'altro! Per sentirci "a casa" dentro noi
stess* fondamentalmente è indispensabile che accettiamo l'ambiguità, chi più,
chi meno, ma comunque presente.
Che
siamo aspiranti donne, uomini o ermafroditi il discorso non cambia.. siamo
comunque in percorso, e quel percorso stesso ci rende esseri diversi, non
inquadrabili in una categoria precisa.
C'è chi
chiude tutte le porte una volta arrivat* all'agognato cambio di sesso e per non
pensare più alle sofferenze terribili subite rescinde i contatti con altri
esseri T*.
Ma penso
che sia la parte più piccola di noi (anche perchè molt* non intendono, almeno per
ora, di operarsi). Il resto si rende conto che è proprio l'ambiguità, la
diversità, la continua ricerca di noi stessi a renderci non solo interessant*
ma anche più viv*.
Sono già
stata bastonat* una volta sull'altra lista quando affermavo la mia "teoria"
delle persone T* con una marcia in più.. ma non ho minimamente cambiato
opinione. E' un po' come il discorso dei lati del cervello.. c'è chi usa il
lato sinistro, chi il lato destro. Ognuna di queste modalità ha i suoi vantaggi
e svantaggi e può garantire vite di successo, interessanti, forse anche
contente. Ma.. per essere veramente complet* occorre utilizzare AMBO I LATI del
cervello!!! A parte il fatto che leggevo un po' di tempo fa che tra le persone
T* l'incidenza di persone che facevano proprio questo è molto più alta che tra
la popolazione media, la nostra cosidetta "ambiguità" non è altro che
la capacità e la volontà di scegliere del mondo fisico, emozionale e mentale
femminile e maschile le cose che più sembrano "nostre" e amalgamarle
in modo da diventare persone veramente complete.
Esempi?
Ce ne sono tanti.. giusto qualcuno a caso..totalmente indifferente dal sesso
biologico!
scrivere al mattino un rapporto dettagliato
relativo alla situazione economica del settore petrolchimico, uscire a mangiare
un boccone e poi rimettersi al computer per buttare giù il 15.capitolo del
giallo ambientato nella Firenze dantesca..
prendere l'aperitivo flirtando
selvaggiamente a destra e sinistra cercando di abbordare chiunque vi sta
attorno.. e poi cenare silenziosamente da sol* con un buon libro in un
ristorante tranquillo, sentendovi addosso molti sguardi ma essere più
interessat* a finire il libro che ad alzare gli occhi e vedere chi vi guarda..
nella stessa notte penetrare la persona nel
vostro letto con tutti gli strumenti a vostra disposizione fino a quando chiede
pietà.. e mettervi poi completamente nelle mani (e altro) di questa stessa
persona...e non riuscire assolutamente a dire dove avete provato più piacere
vestirvi di giorno con un sobrio completo
maschile ma con gli occhi truccati violentemente, e di sera con la gonnellona a
fiori, le scarpe da tennis e un top trasparente..ma il viso senza trucco alcuno
e i capelli tirati severissimamente indietro con il gel...
e cosi
via.. molt* di voi sapranno bene di cosa parlo.
Se non
sapete ancora che metà del cervello usate abitualmente, c'è un test in inglese
qui: http://www.emode.com/jumpto?test=brainogt&where=invite , la
valutazione generale è gratis, chi vuole sapere dettagli più approfonditi paga
15 dollari o giù di lì.
Buon
sabato ambiguo a tutt* :)))
Dagmar
ambidestr* :)))