THREAD N.RO 23

 

Da:   "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Mer Lu 10, 2002  7:16 pm

Oggetto:  Le vetrine

 

 

Cosa rappresentano le vetrine per me ? Un passatempo? Una tortura? Un piacere?

Ho sempre guardato con interesse solo le vetrine degli abiti femminili. Ed ho ignorato sempre quelle degli abiti maschili. Il vestirmi in abiti maschili è stata (ed è tutt'ora) una necessità. Abiti da lavoro. La mia tuta, visto che non sono un operaio. Se lo fossi stato avrei potuto cercare una tuta da donna. Invece neanche quello... (e non cominciate a dirmi che mi sto lamentando di non esser operaio... è solo una constatazione....).

Anni ed anni fa ero arrivata ad un punto elevato della mia capacità di fantasticare.

Effettivamente riuscivo con piacere ad avere un atteggiamento mentale e gusti adatti a quello che, io da donna, sarei potuta essere ed apparire. Guardavo la vetrina, immaginavo di indossare un abito piuttosto che un altro e pensavo quale mi sarebbe stato meglio, con quale mi sarei sentita a mio agio ecc... Era un divertimento ottenuto anche con pochissimi acquisti, tranne quelli nel reparto intimo e notte dove, con la complicità di moglie, ho sempre fatto man bassa...Era un periodo di travestimenti casalinghi, innocue esercitazioni private che lenivano i turbamenti derivanti da impulsi ben più forti.

Quel periodo ebbe fine ( e chi si ricorda perchè...) e anche quel modo di fantasticare sparì, non più collegato al presente od a qualche prossimo futuro.

E adesso? Adesso che il mio corpo cambiato mi  permetterebbe  non solo fantasie ma anche decisi affondi  nella bramata nuova realtà estetica, come sento, come vedo le vetrine ?

Male.

Non riesco a provarci piacere. Non mi sblocco. Guardo, tocco, giudico, scelgo. Tutto con distacco.  Tutto con disincanto. Perché ? Perché mi pare di essere ancora troppo lontana da potere essere padrona di quelle cose.

Lontana da poterle usare con la normalità che vorrei. Lontana da viverle, non clandestinamente, come roba mia.

Insomma girare per negozi, invece di eccitare la mia fantasia, genera in me una certa strana tristezza.

Ma poi succedono strane cose….

Oggi ho accompagnato mia moglie in un giro per negozi di scarpe. Guarda questo, prova quest’altro, carino quello, ecc..Improvvisamente comincia a piovere. Cadevano i caldi goccioloni  di uno di quei temporali estivi che precedono afa soffocante e altri incrementi di temperatura.

Mentre indugiavamo senza poter uscire da un negozio, arriva “lei”.

Non alta, grassoccia, inguainata in sintetici pantaloni neri e top marrone, capelli ricci raccolti e tirati dietro, adolescenziali seni a conetto, fondotinta pesante che dissimulava malamente il residuo e maledetto blu di una rasatura al sangue, un evidente “tucking” che lasciava una  profonda fenditura tra i due rigonfi laterali dei testicoli rientrati, era una “trans”, rifugiatasi nella stessa bottega dove io (codardamente travestita da uomo) e mia moglie stavamo riparate.

Poverina ! Bagnata da una imprevedibile pioggia estiva, sudata, con il fondotinta che colava, con quell’abbigliamento troppo stretto, appariva ovviamente riconoscibile molto più di quello che lei si potesse aspettare. Almeno a me ed a mia moglie che, ormai,  abbiamo sempre attivo un infallibile “trans-radar”

Pochi istanti fatti di occhiate scambiate, qualche momento di imbarazzo, poi lei, coraggiosamente, si allontana con passo spigliato mentre cadeva ancora qualche goccia e già il sole dispettoso faceva capolino nel cielo di Via Etnea.

Commentino successivo all’incontro: mia moglie, che in un primo momento aveva avuto un atteggiamento un po’ critico per il look un po’ troppo “esagerato”, conviene, con ritrovata tolleranza che, solo per non dare nell’occhio,  non si poteva costringere la poverina ad uscire con un qualche camicione ed una busta di plastica per borsetta.

Epilogo finale…e che ha scacciato la mia tristezza.

Mia moglie (ridendo) : “ E non pensare mai di uscire acconciata come quella tizia di oggi…. Con una “professionista della moda” come me… Non sia mai! “

Le ho dato (installato)  da leggere il meraviglioso libro di Mia. Sarà occasione di elaborati pensieri…  per riconoscermi e riconoscerci… ne sono sicura.

Ragazze, che avventura è la vita!

 

Bacioni

Mary

PS. Grazie infinite a Mia, ed a sua madre, per averci donato con amore la loro storia e i loro pensieri.. 

 

 

Da:   nicoletta carola <[email protected]>

Data:  Mer Lu 10, 2002  7:34 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Le vetrine

 

Ciao Mary ,

Ciò che hai scritto è veramente degno di Best Seller

..

una scorrevolezza fantastica, un vero film nelle parole...

Sei davvero brava.

Ed è davvero un racconto su cui riflettere.

Anna

 

Da:  "Liliana Gimenez" <[email protected]>

Data:  Mer Lu 10, 2002  7:45 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Le vetrine

 

 

>..."Mentre indugiavamo senza poter uscire da un negozio, arriva "lei".

>Non alta, grassoccia, inguainata in sintetici pantaloni neri e top marrone,

capelli ricci raccolti e tirati dietro, adolescenziali seni a conetto,

fondotinta pesante che dissimulava malamente il residuo e maledetto blu di

una rasatura al sangue, un evidente "tucking" che lasciava una profonda

fenditura tra i due rigonfi laterali dei testicoli rientrati, era una

"trans", rifugiatasi nella stessa bottega dove io (codardamente travestita

da uomo) e mia moglie stavamo riparate.

>Poverina ! Bagnata da una imprevedibile pioggia estiva, sudata, con il

fondotinta che colava, con quell'abbigliamento troppo stretto, appariva

ovviamente riconoscibile molto più di quello che lei si potesse aspettare.

Almeno a me ed a mia moglie che, ormai, abbiamo sempre attivo un

infallibile "trans-radar"..."

 

Questo pezzo mi ha fatto riflettere... e mi domando quali sono gli sguardi

che possono ferire una ragazza trans: quelli di complicita', quelli di

indugio, quelli di indifferenza, ecc.

qualcuna vuole rispondermi? mi piacerebbe approfondire l'argomento...

lily

 

Da:   "maryliz315" <[email protected]>

Data:  Gio Lu 11, 2002  1:45 pm

Oggetto:  Ogg: [disforia di genere] Le vetrine

 

--- In disforia@y..., "Liliana Gimenez" <gimenez@l...> ha scritto:

>

> Questo pezzo mi ha fatto riflettere...

 

Penso che essere riconosciuta non debba poi creare un grande

imbarazzo. Credo che si debba essere preparate a questo.

Gli sguardi non offendono. Invece qualche sorrisino di scherno

probabilmente da fastidio e deve essere orribile essere additate e

derise...

Comunque io ho esperienza di sguardi dati e non di sguardi ricevuti

e perciò sono la meno adatta ad esprimere giudizi.

Mary

 

Da:   "chutekatia" <[email protected]>

Data:  Gio Lu 11, 2002  12:08 pm

Oggetto:  Ogg: Le vetrine

 

 In genere non le guardo, non ho tempo, non ho le tette per alcuni

vestiti, forse piu' avanti.

Preferisco andare in un grande magazzino di articoli sportivi, almeno

ho l'optional, ci sono atlete anche con meno tette di me, le scarpe

da tennis mi fanno impazzire, come i vestiti sportivi del reparto

donne, fuso' top shorts t-shirt costumi interi etc.

 

 

 

Da:   Stephy <[email protected]>

Data:  Gio Lu 11, 2002  4:56 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Le vetrine

 

 

 

--- Maryliz <[email protected]> wrote:

….. Il vestirmi in abiti maschili

> è stata (ed è tutt'ora) una necessità. Abiti da

> lavoro. …..

 

Già devo dire che è così, ed è stato per anni così, anche per me....

In realtà, prima di raggiungere alcune consapevolezze, non avevo alcun interesse per il vestire.

Mi vestivo con ciò che mi veniva regalato.

Mi guardavo e pensavo: "si..... il tutto sembra quadrare...."

Mai un entusiasmo o il desiderio di scegliere qualcosa di particolare, di originale....

Mi basavo molto sui giudizi di chi mi era vicino.

Certo, con la giacca e la cravatta il senso di disagio e di inadeguatezza aumentavano...

Per ovviare a ciò, le indossavo "con ironia"; sbeffeggiavo, insomma, il genere yuppie rampante....

(in realtà soffrivo come una bestia....)

 

 

> …..Era un periodo di

> travestimenti casalinghi, innocue esercitazioni

> private che lenivano i turbamenti derivanti da

> impulsi ben più forti.

 

Io no, purtroppo.

Non avevo questa consapevolezza, altrimenti,

considerata la mia personalità, avrei senz'altro

agito....

Sono un po' compulsiva....

 

Tutto con disincanto. Perché ? Perché mi pare di

> essere ancora troppo lontana da potere essere

> padrona di quelle cose.

> Lontana da poterle usare con la normalità che

> vorrei. Lontana da viverle, non clandestinamente,

> come roba mia.

 

A me succede qualcosa di diverso (considera che la mia transizione è partita da poco...)

Sento che la scelta dell'abito sta scivolando in secondo piano. Da quando ho cominciato la terapia ormonale non ho mai desiderato indossare abiti femminili estremamente caratterizzati. Ho scelto di utilizzare, per necessità e non per virtù, jeanseria femminile o cose unisex orientate al femminile. Ho combattuto con il mio senso del limite e del ridicolo per indossare cose femminili che non mi facessero apparire ridicola.

Dopo tre mesi e mezzo di ormoni, qualcosa "si muove" (non lui, per fortuna....). ;-)

Viso e corpo si ammorbidiscono, i capelli crescono e si infoltiscono e questo rappresenta una grossa valvola di ossigeno nella rianimazione della mia identità.

Mettermi i miei vestiti di "maschio" (tutta roba casual, comunque) aiuta, per assurdo, ad enfatizzare questi elementi che cambiano. Mi sembra di navigare nelle mie ex camicie XL un po' come una ragazza naviga nel pullover del fidanzato dopo momenti di intimità consumati tra una pioggia ed una domenica invernale vicino ad un camino.... ;-)

 

Insomma. L'ossessione dell'abito ha diminuito la sua pressione grazie ad una fisicità che mi tranquillizza con i suoi lenti ma finalmente percepibili cambiamenti..

 

….

> Poverina ! Bagnata da una imprevedibile pioggia

> estiva, sudata, con il fondotinta che colava, con

> quell'abbigliamento troppo stretto, appariva

> ovviamente riconoscibile molto più di quello che lei

> si potesse aspettare.

 

Beh...insomma.... fuori da ogni buonismo mi sembra che

tu stia descrivendo una racchia da paura...

Donna bio o ts, tg, tv non fa differenza...

Racchia non per ciò che è la sua dotazione di

partenza, ma per come la valorizza o meno con il

vestire e con il make-up...

Certo... de gustibus...etc, tuttavia un po' di

misura....

 

Baci

 

Stephy

 

Da:   "alirossofuoco" <[email protected]>

Data:  Gio Lu 11, 2002  5:15 pm

Oggetto:  Ogg: [disforia di genere] Le vetrine

 

 

VETRINE.....uh, sempre guardate con passione, cercando quello che mi

piaceva, che mi sarebbe piaciuto indossare, il sottile piacere di

entrare e comprare quel che mi piaceva, ora .....ora c'e piu gusto

guardo le vetrine, cerco quel che mi piace (e che viste le mie

finanze posso comprare) provo riprovo compro.

mi diverte vedere le facce delle commesse, quando chiedo, provo brigo

tra la roba in esposizione.

si mi piace guardar vetrine, adoro fare shopping il sabato

pomeriggio, ed ora....iniziano i saldi :)

 

sylvia

 

ps:

a proposito di sguardi che fanno male, a me danno fastidio i

sorrisini, mi fanno arrabbiare, quei ragazzi/ini o uomini che ti

guardano protetti dal branco e che si mettono a sghignazzare tra loro

guardandoti come se fossi un extraterrestre, ecco quelli mi fanno

star male, mi fanno crescere la rabbia, penso sempre a quanti di loro

magari nella protezione delle loro macchine dopo aver lasciato il

loro branco vanno in cerca dell'emozione forte in viale zara o a gioia

(zone di prostituzione trans) o a quanti di loro nella protezione

della loro casa indossano abiti fenmminili per eccitarsi, e fanno

tutto cio di nascosto e di giorno protetti dal branco ci guardano con

aria di schifo, e sorridono beffardi....beh ...fanno schifo loro.

puah!!

 

 

Da:   "Mia" <[email protected]>

Data:  Gio Lu 11, 2002  7:44 pm

Oggetto:  R: [disforia di genere] Le vetrine

 

 

Da un certo punto di vista, ricordo con nostalgia i tempi in cui rimanevo vergognosa ai margini delle vetrine, lì dove la sezione uomo termina e inizia la donna... con la testa girata da una parte e gli occhi dall'altra, e desiderando ardentemente il coraggio per entrare e chiedere quello che avrei voluto, ma senza quasi mai riuscirci... ricordo il sapore amaro che mi accompagnava a casa dopo qualche 'spedizione' infruttuosa, e l'emozione fortissima con la quale invece mi drogavo quando, nascosto nel baule della macchina, tenevo qualche trofeo, prova reale e tangibile del coraggio che avevo avuto e dei pericoli che avevo affrontato (e dei soldi che avevo speso, cazzarola).

 

Oggi, fortunatamente, è cambiato tutto... che io sia vestita da uomo o da donna, entro e compro e provo quello che mi serve, e non mi curo delle reazioni degli altri... le quali, poichè non me le aspetto e di conseguenza non le provoco, in genere sono totalmente assenti... però, insomma, tutto sommato consideravo questo più che altro una conseguenza della faccia tosta che ormai mi accompagna costantemente, ma forse non mi ero ancora resa conto che, nel frattempo, anche la percezione che gli altri hanno di me è totalmente cambiata.

 

Dico questo perchè un episodio fresco fresco, di oggi pomeriggio, mi ha fatto riflettere: questa mattina avevo un appuntamento con un cliente presso la nostra sede. Come forse ho già avuto occasione di dire, nel lavoro solitamente vesto quasi da uomo... certi giorni più, certi giorni meno... però, insomma, mi pareva di stare nel mezzo.

Nel pomeriggio, prima di tornare in ufficio, mi trovavo in centro per vari motivi.

Mi serviva dell'intimo, e quindi sono entrata alla Rinascente per vedere se trovavo qualcosa. Già che c'ero, ho fatto poi un giro al reparto abbigliamento, ma poichè ero un po' di fretta ho beccato una delle commesse e le ho chiesto se aveva qualcosa di simile alla camicia che indossavo... di lino, senza maniche... così, vedi, da indossare con i bermuda come oggi... sì, mi fa lei, oppure con una gonna... ma non stava ridendo, e non era neppure seria... era normalissima, in pratica.

 

Insomma, io credevo di essere un po' nel mezzo, tipo uomo strano... e invece la percezione della commessa (ma in realtà accade da un po' di tempo, anche se solitamente in modo meno evidente) mi ha vista così: donna normale. E' stata una bella sensazione.

 

In pratica, mi sa che domani andrò in ufficio in gonna (fino ad ora l'ho fatto solo il giorno del mio compleanno, avvisando prima)... ma mi sa anche che non se ne accorgerà nessuno :-)))

 

Vi saprò dire...

Mia

 

P.s: grazie a te, Mary !!! sono davvero felice che il libro ti sia piaciuto. 

 

 

 

Da:   "tocotit" <[email protected]>

Data:  Ven Lu 12, 2002  9:41 pm

Oggetto:  Ogg: Le vetrine

 

E' incredibile come leggere mi permetta di riconoscermi, e di capire

un po' di più. E'tanto strano riuscire a capire cosa si dovrebbe

fare, è tanto strano capire di non essere in grado di fare.

Personalmente quando giro per quella piccola città di provincia che è

Como, e ho la determinazione dei momenti migliori di acquistare

quello che più mi piace, sento gli sguardi delle persone, sembra che

tutti siano lì, ad aspettare la prima mossa per poi additare. Mah,

spero solo che le cose cambino. E poi, ditemi voi, come si dovrebbe

vestire una che fa il mio lavoro? Io so solo che di rappresentanti in

giro vestiti da donna non ne ho mai visti :-)

Dimenticavo, un grazie di cuore a Mia e mamma, per aver reso

disponibile un libro, a mio modo di vedere fantastico, che ahimè è

già stato divorato dalla mia voglia di sapere. E poi Mary mi

spiegheresti cosa significa tucking?

Un bacio a tutt*

Francy

 

Da:   "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Sab Lu 13, 2002  11:13 am

Oggetto:  Re: Ogg: Le vetrine e tucking

 

 

--- In disforia@y..., "tocotit" <tocotit@y...> ha scritto:

> E poi Mary mi

> spiegheresti cosa significa tucking?

> Un bacio a tutt*

> Francy

 

E' estate. Fa caldo . Bando alle cose serie.....

Tucking. Letteralmente significa "rimboccamento, rincalzamento, ripiegamento". Nel mondo T* si definisce così la tecnica più o meno sofisticata con cui si fanno sparire ( in senso mimetico non in senso chirurgico) gli organi genitali maschili esterni che, notoriamente, sono molto più ingombranti e visibili di quelli femminili.

Mettersi il pisello tra le cosce tirandolo da dietro è la cosa più semplice. A volte si usano delle mutandine particolari chiamate "gaff". A volte si usa del cerotto per tenere tutto a posto.

Milioni di anni fa  sul sito di Mirella c'era una pagina che illustrava questa tecnica. Chi lo aveva creato e dato a Mirella ? Io !

E' stato tra i file di questo gruppo per un pò. Poi ho deciso di levarlo vista l'"altissima levatura intellettuale" (ehm.. ehm..) della lista.

Ma, ora che mi hai chiesto quest'informazione, non vedo perchè non devo abbassare un pò questa levatura. Quindi allego il file richiesto e chi si scandalizza...:-))) peggio per lei/lui.

 

Mary

 

TUCKING

 

 

 

 

 

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