THREAD N.RO 16

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Mer Giu 5, 2002  1:50 pm

Oggetto:  Cronache catanesi

 

 

Questo è il racconto di una serata e della giornata immediatamente successiva.

Riguarda l'incontro tra me è Silvia (Sil123 su IRC, Silvytv qui) che , un po’ per lavoro e un po’ per ferie, è scesa giù in Sicilia, a Catania, dal suo Veneto.

Riguarda le mie sensazioni e anche le sue conseguenze.

E, forse, riguarda un pò anche voi, iscritte/i della lista, amiche mie.

Vengo al dunque.

Sabato 1 giugno ricevo un SMS che mi avvertiva che Silvia era arrivata. Rispondo, con un altro SMS, che avremmo potuto incontrarci domenica sera, a cena.

Domenica, dopo pranzo, ricevo una telefonata. Non ricordo se usavo il femminile nel parlare con lei. Ne se lei usasse il femminile. Probabilmente usavo quel parlare sfumato sulle finali che adopero spesso quando parlo di me. Evidenzio questo aspetto perchè ho scoperto che l'improprietà dell'uso del femminile è una cosa palpabile.

Concordiamo di incontrarci in centro per andare a cena. "Al maschile" sente la necessità di precisare Silvia. "Ovviamente" rispondo io.

Di tutta questa cosa mia moglie non era all'oscuro. Perchè non ritengo giusto nasconderle niente e lei lo considererebbe una specie di tradimento della fiducia e dell'intimità che ci lega.

Insomma io NON potevo NON portarla la sera di domenica ad incontrare Silvia. Non so se di ciò avrei dovevo scusarmi e, comunque, non l'ho fatto e poi non ne ho più avuto l'occasione, anche se l'ho cercata. Questo messaggio serve anche a questo.

In effetti mi è sembrato di percepire in Silvia un momento di imbarazzo nel vederci in due davanti al MacDonald di Piazza Stesicoro dove lei è arrivata, normalissimo ragazzo 27-enne dall'accento tanto veneto quanto il mio siculo, con una bellissima SAAB cabriolet a noleggio.

Una coppia in jeans - un uomo e una donna indubitabilmente - e un ragazzo in jeans e maglietta, sconosciuti fino ad un istante prima, avrebbero potuto parlare disinvoltamente di sesso di genere (cioè degli argomenti più intimi di ogni persona) ?

Forse, facendosi coraggio, sì. Ma non è stato così.

E forse è stato dovuto alla presenza di mia moglie.

E credo di aver capito quello che scrisse Mirella riguardo ai gruppi di auto-aiuto: " Via i parenti: sorelle, madri, mogli, ecc.,ecc..."

I canali comunicativi in presenza di "terze persone", seppur intimamente coinvolte con il problema, si restringono. La timidezza trova il modo di bloccare le parole.

Nonostante tutti sappiano cosa c'e' dietro questo incontro..dietro questa conoscenza.. non scappa niente. Si parla ovviamente usando declinazioni maschili. Mia moglie mi chiama Mario. Tutti i discorsi restano confinati nei normali convenevoli dell'ospitalità: la pizza; i gusti; il gelato; una passeggiata turistica, chaiccherando del più e del meno, attraversando il centro caotico di una città nella quale non c'e' mai differenza tra l'una di notte e l'una di giorno.

Dopo esserci lasciati a me restò un pò la morte nel cuore. Mi era sembrato di averle fatto un torto.

E, la sera stessa, le mandai un SMS : " Che ne pensi di parlare noi due da sole ? Per esempio martedì sera ? ".

Tentai di contattare Simona via SMS. Le proposi un incontro a tre ( io e Simona non ci siamo mai incontrate). Niente da fare. Simona, probabilmente applicando alla lettera i miei stessi consigli, non si è scomposta: nessuna risposta. Fa bene e faccio male io a tentarla.

Questo mio desiderio di parlare da sola con Silvia mutò l'umore di mia moglie. La mattina di lunedì io la lasciai sull'uscio di casa dicendole queste parole rotte dall'emozione e dalle lacrime: "Lo so che cosa stai pensando e so esattamente cosa provi....". Mi sembrava di sentire le sue parole, sebbene non pronunciate, "Lo so.. tu te ne andrai.Lo sento.."

Un lunedì di merda... inconcludente. Rimuginando e pensando a lei. E riflettendo sui miei problemi comunicativi. Su di voi che mi leggete. Su voi che mi vorreste incontrare. Su di me che vi vorrei incontrare. Su mia moglie che ha il diritto di non sentirsi esclusa.

Non è che ne sia venuta a capo. Ho anche scritto un messaggio di commiato da tutto a da tutti... Ma che non vi ho spedito. Il mio silenzio in questi giorni è dovuto a questo. Non riuscivo ad essere partecipe di alcunchè. Mi dispiace.

Torno a casa e la trovo tristissima.. Ha pianto. L'abbraccio ma mi sfugge..

Io, in questi casi, precipito in uno stato di prostrazione fisica e mentale. Stiamo in silenzio per decine di minuti, ma a portata di mano, finché una sua od una mia carezza non fa ripartire il dialogo.

Io : " Lo sai, che tu sei la mia vita... che mi considero infinitamente fortunata. Ho te per parlare, per confessarmi, per conforto. Posso anche non avere bisogno di nessun'altro. Ho pure scritto un messaggio di commiato...."

Lei, turbata da quanto le ho detto, piangendo mi tocca e mi dice: "L'hai mandato ?"

Io : "No, non ancora..."

Lei: "Non voglio che lo mandi.. aspetta. Mi hai spiegato che parlare con me non è come parlare con loro. Tu ne hai bisogno..."

Io : " Si è così. Ma potrei farcela. Perché tu sei speciale per me e non riesco a pensarti infelice senza soffrirne immensamente."

Lei, piangendo: "Io sono insicura e terrorizzata che tu mi possa lasciare. Non riesco ad immaginare la mia vita senza di te...."

Io, piangendo : " Neanche io riesco a pensare alla mia vita senza di te...Come potrei dopo vent'anni di vita in comune, di progetti, di amore..."

(Scusate la sceneggiata patetica... ma è vera e, come sapete, io scrivo soprattutto per me)

L'ennesima dichiarazione di amore ci rincuora, ci laviamo le lacrime dal viso e ceniamo.

A letto concordiamo di prenderla a ridere...Di vivere cercando di goderci questa nostra specialità. Poi, spenta la luce, abbiamo pure fatto l'amore......

Il martedì mattina l'umore è un'altro. L'argomento è sparito dai suoi e dai miei pensieri.

Una interminabile riunione di lavoro mi prende dalla 10 fino alle 16 di pomeriggio. Verso le 18:30 telefono a Silvia.. Il cellulare non risponde.. Non lascio messaggi in segreteria. Penso che, forse, non è opportuno insistere. E non lo faccio. Ripartirà all'alba di mercoledì.

 

Oggi mi è venuta voglia di scrivere e raccontarvi tutto. Un po’ per riprendere il filo di un dialogo ( forse monologo, ma non importa) che ho il terrore di allentare. Un po’ per sentire se avete voglia di commentare quanto mi è accaduto. Un po’ per fare le mie scuse (forse  inutili) a Silvia.

Forse se avete resistito leggendo fin qui mi volete un po’ bene... E vi ringrazio per questo. Mi basta.

Bacioni

Mary

che scrive sul Canale n.1 (quello del cuore) della lista.

 

 

 

Da:  "alirossofuoco" <[email protected]>

Data:  Mer Giu 5, 2002  2:14 pm

Oggetto:  Ogg: Cronache catanesi

 

PICCOLA PAZZA SICULA...il tuo racconto è dolcissimo, le tue parole, le parole della tua compagna, beh non hanno bisogno di commenti, credo che anch’io al tuo posto mi sarei comportata come te, cioè avrei portato con me anche la mia compagna, l'avrei resa partecipe di un incontro importante, quello con un amica di rete.

Mi spiace che non siate riuscite a rompere il ghiaccio su certi argomenti, sarebbe stato utile confrontarsi a viso, e nnn credo che sia stato per via della tua compagna, ma forse per una vostra timidezza..d’altronde era la prima volta che vi vedevate.

poi...beh nn era una seduta di auto-aiuto dove è giusto che visiano solo le persone direttamente interessate, e poi perche avresti dovuto escudele una parte di te stessa (lei, la tua compagna, è l'altra metà di te).

vorrei essere di conforto alla tua compagna...perche mi sento arrongantemente di dire che tu nn la lascerai mai, forse cambierai l'involucro ma sarai sempre te stessa, con i tuoi sentimenti e con tutto l'amore che nutri verso lei, no mary nn la lascerai mai ....anche perche per quanto ti voglio bene (come amica) se mai dovessi lasciarla, ti riporterei da lei legata come un salame.

tu e lei nn potete fare a meno l'una dell'altra, sia cosi come siete

ora sia se tu cambiarai genere.

 

un ultima cosa...se mai ci incontreremo vorro che tu sia completa e

nn a metà, e cioè che tu sia con lei.

e poi sono curiosa di incontrare un angelo sai...ne conosco cosi pochi.:)))

 

 

Da:  "chutekatia" <[email protected]>

Data:  Mer Giu 5, 2002  2:15 pm

Oggetto:  Ogg: Cronache catanesi

 

Mi spiace tanto che tua moglie si senta esclusa, forse avrei dovuto esserci io durante la pizza, per rompere il ghiaccio, probabilmente Silvia sentiva la distanza tra lei e tua moglie, aveva i suoi pudori  ad affrontare un'argomento che anche se lo sta affrontando e' ancora  acerbo per lei.

Nonostante tutto penso di essere piu' cresciutella di Silvia, non sono timida, o almeno non piu', e l'argomento e gli argomenti per me  sono triti e ritriti affrontati e riaffrontanti in 1000 modi differenti.

Capisco ora, perche' mi sento di condurre dei gruppi di auto-aiuto.

Io Domenica invece sono andata all'AGEDO con mia sorella per parlare  con le sciure, le mamme di ragazzi e ragazze omosessuali, sentire l'alta campana e sentire i loro parei sui miei problemi su mia mamma.

La cosa e' servita moltissimo, vediamo come va' a finire, direi che il mio rancore sta iniziando a ridimensionarsi.

L'AGEDO quindi tutte le sciur che ho conosciuto Domenica ci saranno a Padova Sabato.

 

Katia

 

 

Da:  "mirella" <[email protected]>

Data:  Mer Giu 5, 2002  9:00 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Cronache catanesi

 

Mary.. parto dal fondo..

Non esiste il canale 1 ed il canale 2. Se lo introiettassi anche tu forse riusciresti a scrivere anche sul "presunto" canale 2 così come molte di noi fanno su entrambi i canali...

Ho iniziato dalla cosa meno importante..

E' molto difficile entrare dentro una tematica così delicata ma io, lo sai, sono solo capace di dare coltellate spacciando il mio coltello per bisturi curativo... (però che belle idee mi vengono ogni tanto)...

Dicevo

Mi sono allarmata nel leggere u n passaggio del tuo racconto. Il passaggio che mi ha allarmata è quello in cui tua moglie è "andata in para" perché tu avresti dovuto vedere Sil da sola...

Mi sto iniziando a domandare se la tua transizione sempre annunciata non stia diventando un peso ben peggiore per tua moglie che una transizione realizzata. L'inizio transizione è un passaggio delicatissimo anche per chi ci sta vicino. Spesso c'è un iniziale rifiuto di una identità che "improvvisamente" ti cambia sotto gli occhi (e non parlo tanto del fisico quanto del ruolo sociale) a cui poi segue un graduale riadattamento e riavvicinamento. Ma una transizione annunciata può anche essere vissuta come una minaccia sempre incombente...

Quanto può "durare" questo stato di tensione senza procurare effetti?

La reazione di tua moglie è assolutamente spropositata rispetto al fatto. Il suo timore (terrore?) di perderti non è riferito a questioni di tradimento, di altro amore ecc. ma alla anche tua minima espressione "sociale" della tua realtà di persona trans..

Il fatto che lei (probabilmente suo malgrado) abbia vissuto come minaccioso il tuo incontro con Sil è fortemente rivelatore di una dicotomia interiore nella quale lei si vive come "alternativa" al tuo essere (o proporti) come "donna sociale" (poco importa inq uesto caso se vestita da uomo). Il fatto che lei riesca a "sopportare" con una certa facilità (rispetto ad altre mogli di trans) le trasformazioni pur evidenti del tuo corpo ma entri in panico se tu la "escludi" per poche ore, a mio parere, denota una fragilità del suo viverti come donna che il vostro sentimento e la vostra intimità hanno fino ad ora, probabilmente, coperto.

Certo semplifico un po', certo le cose saranno più complesse ma resta il fatto che non il seno, non la trasformazione del tuo corpo, non il farlo accettare a tua moglie ma il rischio che tu vivessi qualche ora NON simbiotica con lei ha scatenato in voi una reazione a catena che ha portato te ad un passo dal "commiato".

Credo che la condivisione del vostro "segreto" abbia determinato una "complicità" morbosa (dal punto di vista affettivo) che potrebbe comportare un serio rischio di farvi del male.

Peraltro il fatto che uan cosa del genere sia "venuta a galla" può anche essere il primo "passo" di uno "step" di crescita sia tuo sia di coppia.  A mettere in crisi matrimoni a volte basta molto meno della più grande rivoluzione che essere umano possa concepire nella propria vita (transizionare).. può bastare che uno aderisca ad una diversa religione, che inizi improvvisamente a coltivare interessi nuovi e personali.

Io NON credo ai rapporti simbiotici (perchè tendo a metterne sempre in piedi prendendo mazzate continue e soffrendoe facendo soffrire)... e tutto mi fa pensare che il vostro lo sia. Liberarvi da questa complice simbiosi non è facile ma possibile. E sicuramente un modo per liberarvene è quello di "svelare" il vostro segreto di coppia (noi non contiamo, siamo lontane dal vostro contesto di vita reale)...

Io credo che in fondo tu stia aspettando il suo ok a fare il tuo coming out (non ho mai creduto che il vero problema fosse il lavoro!) ma questo ok non arriverà mai se continuate così.. Peraltro è proprio il vivere questa "immanenza" che contribuisce a determinare la simbiosi.

Il patto segreto che c'è tra di voi è: "diventa pure donna tra le mura ma non farlo fuori perchè ti perderei (sarei costretta a perderti, mi lasceresti, ecc.)" E' un patto che vi lega (e questo unaparte di voi lo desidera ardentemente) solo che il "legarsi" può avere nel tempo, un significato di costrizione psicologica. Non a caso il termine "legare/legarsi" ha valenze sia positive (collegarsi) sia negative (l'essere legati, costretti, limitati)...

Tu hai scelto la via "non traumatica" per la tua transizione ma io temo che l'assenza di trauma sia un'ipotesi puramente teorica in una transizione di genere. Accettare che "trauma sarà" è il miglior modo per poterlo superare con i minori danni possibili.

Pensare di poterlo evitare (sia tu, sia lei) è talmente illusorio che persino un paio di ore di "vita autonoma" possono mandare in frantumi questo "equilibrio" bloccato.

La transizione è una "piccola morte".. desiderata per chi transiziona, temutissima da chi ci ama (e chi ci ama è sempre capace di metterci sopra milioni di buone intenzioni, sulla nostra salute, sui rischi di lavoro, di isolamento, ecc. che NOI corriamo ma è solo paura - pur legittima - di perderci o di doverci perdere) ma mi domando se non sia meglio andarci sotto questo "patibolo" o vivere eternamente aspettando di finirci...

Perdonatemi le coltellate entrambe, io, nel mio cuore, sono convinta sempre di usare il bisturi.

Condivido il dolore e le paure di entrambe.

Con profonda empatia

Mirella

P.S: su che "canale" ho scritto?

P.P.S: metti davanti ad ogni mia frase, concetto, opinione che ho espresso in questa mail un "A mio parere".

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Gio Giu 6, 2002  12:21 pm

Oggetto:  Re: Cronache catanesi

 

Mirella wrote:

Mary.. parto dal fondo..

Non esiste il canale 1 ed il canale 2. Se lo introiettassi anche tu forse riusciresti a scrivere anche sul "presunto" canale 2 così come molte di noi fanno su entrambi i canali...

 

La teoria dei canali è tua...mica mia. Per me scrivere di politica o di me dipende dall'umore... Se sono triste od ho problemi scrivo di me altrimenti scrivo roba politica e finisco con litigare con tutte voi.... :-)

 

Ho iniziato dalla cosa meno importante..

E' molto difficile entrare dentro una tematica così delicata ma io, lo sai, sono solo capace di dare coltellate spacciando il mio coltello per bisturi curativo... (però che belle idee mi vengono ogni tanto)...

Dicevo

Mi sono allarmata nel leggere u n passaggio del tuo racconto. Il passaggio che mi ha allarmata è quello in cui tua moglie è "andata in para" perché tu avresti dovuto vedere Sil da sola...

 

Mia moglie "va in para" appena pensa che io la possa lasciare... E' quello il suo unico terrore. Lei teme che l'intensificarsi di contatti esterni possa determinare il mio allontanamento da lei. Anche per questo l'ho voluta portare all'incontro con Sil e la porterò con me se ci vedremo tutte. Per tranquillizzarla, per allargare ( ed è già ampia credetemi) la sua visione delle cose.

Forse è opportuno che io faccia una precisazione. Anzi che riprenda quanto ho scritto mille messaggi fa. Mia moglie  è una persona che ha "patito" (lei si definisce "marchiata"). Ha vissuto terribili momenti di emarginazione, di crisi familiare, anche di povertà; è una ex-obesa (e chi la vede ora non può crederci), ha subito e vinto un conflitto con un padre-padrone burbero e violento, che ha reso a lungo  la vita infelice a sua moglie e alle sue figlie. Lei, sposandosi con me, praticamente è fuggita da una realtà familiare ormai insopportabile. Si ritrova quindi con una ipersensibilità emozionale riguardo alla solitudine che la fa scattare - come dici tu - "in paranoia".

 

Mi sto iniziando a domandare se la tua transizione sempre annunciata non stia diventando un peso ben peggiore per tua moglie che una transizione realizzata. L'inizio transizione è un passaggio delicatissimo anche per chi ci sta vicino. Spesso c'è un iniziale rifiuto di una identità che "improvvisamente" ti cambia sotto gli occhi (e non parlo tanto del fisico quanto del ruolo sociale) a cui poi segue un graduale riadattamento e riavvicinamento. Ma una transizione annunciata può anche essere vissuta come una minaccia sempre incombente...

Quanto può "durare" questo stato di tensione senza procurare effetti?

 

Non c'e molta tensione. Siamo d'amore e d'accordo. In verità la "transizione annunciata", il momento cruciale, non è nei discorsi  tra me e lei. E' nei nostri discorsi invece un divenire insieme, un crescere insieme, un trasformarci insieme, un vivere insieme. Senza soluzione di continuità.

Senza dire mai : "E' il momento. Ora !".

Forse è impossibile. Ma - e qui faccio l'ingegnere - le forze resistenti, gli attriti che nascono nelle brusche accelerazioni e nei grandi spostamenti producono più tensione (in inglese "stress") che nei movimenti lenti e graduali.

 

La reazione di tua moglie è assolutamente spropositata rispetto al fatto. Il suo timore (terrore?) di perderti non è riferito a questioni di tradimento, di altro amore ecc. ma alla anche tua minima espressione "sociale" della tua realtà di persona trans..

 

No. Non credo. Lei verrebbe in capo al mondo con me. Che io indossi  la gonna o i pantaloni non credo la turbi molto. O forse si.. Perchè il suo senso estetico non sopporta approssimazioni.

 

Il fatto che lei (probabilmente suo malgrado) abbia vissuto come minaccioso il tuo incontro con Sil è fortemente rivelatore di una dicotomia interiore nella quale lei si vive come "alternativa" al tuo essere (o proporti) come "donna sociale" (poco importa inq uesto caso se vestita da uomo). Il fatto che lei riesca a "sopportare"

 

Non le sopporta... credo che le "ami"

 

con una certa facilità (rispetto ad altre mogli di trans) le trasformazioni pur evidenti del tuo corpo ma entri in panico se tu la "escludi" per poche ore, a mio parere, denota una fragilità del suo viverti come donna che il vostro sentimento e la vostra intimità hanno fino ad ora, probabilmente, coperto.

 

La sua fragilità consiste nel vivere senza di me...  "donna" o "uomo" poco importa, credo.

 

Certo semplifico un po', certo le cose saranno più complesse ma resta il fatto che non il seno, non la trasformazione del tuo corpo, non il farlo accettare a tua moglie ma il rischio che tu vivessi qualche ora NON simbiotica con lei ha scatenato in voi una reazione a catena che ha portato te ad un passo dal "commiato".

 

Eh..Confessate ... vi sarebbe piaciuto ? Vi sareste liberate di questa "capitalista imperialista yankee " che è come definite la vostra immoderata moderatrice   :-))

 

Credo che la condivisione del vostro "segreto" abbia determinato una "complicità" morbosa (dal punto di vista affettivo) che potrebbe comportare un serio rischio di farvi del male.

Peraltro il fatto che uan cosa del genere sia "venuta a galla" può anche essere il primo "passo" di uno "step" di crescita sia tuo sia di coppia.  A mettere in crisi matrimoni a volte basta molto meno della più grande rivoluzione che essere umano possa concepire nella propria vita (transizionare).. può bastare che uno aderisca ad una diversa religione, che inizi improvvisamente a coltivare interessi nuovi e personali.

Io NON credo ai rapporti simbiotici (perchè tendo a metterne sempre in piedi prendendo mazzate continue e soffrendoe facendo soffrire)... e tutto mi fa pensare che il vostro lo sia. Liberarvi da questa complice simbiosi non è facile ma possibile. E sicuramente un modo per liberarvene è quello di "svelare" il vostro segreto di coppia (noi non contiamo, siamo lontane dal vostro contesto di vita reale)...

 

Simbiosi. E' quello che si prova quando si è innamorati. Chi è stato innamorato sa cosa vuol dire... Non potersi staccare. Pensare di poter condividere tutto : pensieri, piaceri, problemi, dolori, ecc. Sentimento per cui la felicità NON E' se NON E' anche felicità della "tua metà". Non ho la competenza e la cultura per citare le milioni di pagine e pagine di poesia e letteratura a riguardo.

Quando l'amore finisce, o si attenua, ritorna la persona, il singolo, che contratta i propri bisogni, le proprie aspirazioni con quelli dell'altro/a. E trova magari un sano compromesso "familiare". Credo che sia l'ipocrisia nascosta del 90% delle "sane famiglie cattoliche italiane".

E' vero. Io e mia moglie siamo in SIMBIOSI. O AMORE che dir si voglia.

 

Io credo che in fondo tu stia aspettando il suo ok a fare il tuo coming out (non ho mai creduto che il vero problema fosse il lavoro!) ma questo ok non arriverà mai se continuate così.. Peraltro è proprio il vivere questa "immanenza" che contribuisce a determinare la simbiosi.

Il patto segreto che c'è tra di voi è: "diventa pure donna tra le mura ma non farlo fuori perchè ti perderei (sarei costretta a perderti, mi lasceresti, ecc.)" E' un patto che vi lega (e questo unaparte di voi lo desidera ardentemente) solo che il "legarsi" può avere nel tempo, un significato di costrizione psicologica. Non a caso il termine "legare/legarsi" ha valenze sia positive (collegarsi) sia negative (l'essere legati, costretti, limitati)...

 

Il patto che ci lega è quello della gradualità... della crescita di entrambe.

Riflettiamo: può una donna che ha accettato alcune trasformazioni fisicche di suo marito, anzi diciamo che un po’ le ama, non porsi problemi e domande su se stessa? Anche lei  deve quindi "crescere", "trasformarsi" e "accettarsi".

Quello che io aspetto (oltre il che il raggiungimento di un "mio" livello accettabile di trasformazione ) è anche questo. Qualcosa si muove nella sua testolina. Lo percepisco da alcuni segnali che è troppo lungo spiegare....

 

Oggi, nelle nostre discussioni  post-colazione, mi sono sparata una cosina che le è piaciuta:

"La signora "Insicurezza" sposò il signor "Pessimismo". Nacque una bella bambina : la chiamarono "Prudenza".

Invece la signora "Sicurezza" sposò il signor "Ottimismo". Nacque un bel bambino: lo chiamarono "Coraggio".

Prudenza e Coraggio giocano insieme : a volte vince uno a volte vince l'altra. E' il gioco della vita e del nostro destino .

 

Tu hai scelto la via "non traumatica" per la tua transizione ma io temo che l'assenza di trauma sia un'ipotesi puramente teorica in una transizione di genere. Accettare che "trauma sarà" è il miglior modo per poterlo superare con i minori danni possibili.

Pensare di poterlo evitare (sia tu, sia lei) è talmente illusorio che persino un paio di ore di "vita autonoma" possono mandare in frantumi questo "equilibrio" bloccato.

La transizione è una "piccola morte".. desiderata per chi transiziona, temutissima da chi ci ama (e chi ci ama è sempre capace di metterci sopra milioni di buone intenzioni, sulla nostra salute, sui rischi di lavoro, di isolamento, ecc. che NOI corriamo ma è solo paura - pur legittima - di perderci o di doverci perdere) ma mi domando se non sia meglio andarci sotto questo "patibolo" o vivere eternamente aspettando di finirci...

 

Le tue parole sembramo quelle canoniche. Quelle che devi avere ripetuto chissà a quante/i altri. E, probabilmente, hai ragione nella quasi totalità dei casi. Forse anche nel mio...

Ma un salto può essere innocuo, ferirti, o farti morire. Dipende da quanto è alto e farlo in due è anche più pericoloso. Stiamo cercando la scala. Forse l'abbiamo trovata. Un gradino per volta... ogni tanto un saltino...

 

Perdonatemi le coltellate entrambe, io, nel mio cuore, sono convinta sempre di usare il bisturi.

 

Quali coltellate ? Chiamale carezze....

 

Condivido il dolore e le paure di entrambe.

Con profonda empatia

Mirella

P.S: su che "canale" ho scritto?

P.P.S: metti davanti ad ogni mia frase, concetto, opinione che ho espresso in questa mail un "A mio parere".

 

Ti adoro Mirelluzza mia.

Grazie

Mary

PS. Però, che bel thread...

 

 

Da:  Silvyb <[email protected]>

Data:  Mer Giu 5, 2002  11:37 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Cronache catanesi

 

Ciao, riesco a scrivere solo ora per vari motivi (sono in piedi dalle 4.00 di questa mattina, per rientrare a casa, ho varie ore di spostamento sulle spalle, tra aereo, auto e relativi tempi di attesa, ed ho un sonno e mal di testa terribili), ma mi pare giusto chiarire alcune cosette, giusto per non lasciare le cose in sospeso.

Prima di tutto mi ha fatto immensamente piacere incotrare maryliz, visto che varie volte ci siamo parlate, anche in modo privato, in chat. Quanto al fatto di portare tua moglie a cena, per me non c'erano assolutamente problemi, anche se non nascono che la cosa mi abbia un po' frenata, sia per timidezza mia, sia perchè non ne avevamo parlato e non sapevo chi lei si aspettasse di vedere, sia perchè non avrei voluto creare problemi tra voi o mettere lei in imbarazzo con qualche parola di troppo, visto anche il momento delicato che state passando.

Quanto al mancato appuntamento del martedì sera, ti ho spiegato la mia difficotà: mi dovevo alzare presto a mattina seguente (cioè oggi, e cioè alle 4) e dovevo sistemare le valigie e varie cose prima di andare a dormire. Oltre a questo, ho avuto un imprevisto, in quanto, anche se ufficiosamente, ho passato buona parte del pomeriggio a parlare di lavoro e di alcuni problemi relativi. Qui ti chedo scusa, avrei potuto spiegartelo prima, ma non l'ho fatto. Se avessimo avuto più tempo ci saremmo potute rivedere trnquillamente, ma per favore, non fraintendere questo mio comportmento e niente segher mentali! :P

Quindi tranquilla, non mi hai fatto un torto, assolutamente, e poi, scusa, abbiamo parlato tante volte dei nostri problemi in chat, se per una sera ci conosciamo semplicemente e parliamo di cose più normali,. che problema c'è? :)

Sil (che spera di non essere stata involontaria causa di momenti difficili tra maryliz e la moglie, persone entambe dolcissime, carinissime e molto intelligenti)

 

Baciotti.

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Gio Giu 6, 2002  12:56 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Cronache catanesi

 

 Grazie Sil.

Ero sicura che non ne avresti  fatto un problema.

Perchè sei una persona gentile ed intelligente. Ed è meglio così.

Comunque la mia ipotesi di reciproche timidezze non disinnescate trova conferma in quello che dici.

E il contesto di una caotica (a me piace, a te meno) Catania notturna spingeva anche verso altre chiacchere...

Sarà per un'altra volta.

Bacioni

Mary

 

Da:  Silvyb <[email protected]>

Data:  Gio Giu 6, 2002  1:35 pm

Oggetto:  Catania (wa: Re: [disforia di genere] Cronache catanesi)

 

 Maryliz wrote:

E il contesto di una caotica (a me piace, a te meno) Catania notturna spingeva anche verso altre chiacchere...Sarà per un'altra volta.

 

Bella Catania? Ma va, che se ci levi il mercatino e i venditori di CD fac-simile è teribbile! :P

Scherzi a parte, come cittadina mi è piaciuta, ma se ti muovi in auto è peggio di Milano!!! :)

 

Ciaociao

Sil che spera di beccarti presto di nuovo in chat.

 

 

Da:  "mirella" <[email protected]>

Data:  Mer Giu 5, 2002  9:13 pm

Oggetto:  Re: R: [disforia di genere] Cronache catanesi

 

Cara Mary,

ho scritto la mia mail subito dopo aver letto la tua e quindi prima di leggere le risposte che ti sono arrivate dalle altre amiche della lista.

La prima cosa che mi è balzata agli occhi è l'enorme differenza di "interpretazione" avuta dalle altre rispetto a me.

Rassicuranti loro, allarmante io... ma non è questo il punto.

E' che io ho "vissuto" il tuo racconto in modo diametralmente opposto dalle altre...

Probabilmente ho preso io lucciole per lanterne. Inchinarsi alla democrazia è ottima cosa anche in questi casi.

Vi abbraccio,

Mirella

 

Da:  "Stephy" <[email protected]>

Data:  Gio Giu 6, 2002  7:53 am

Oggetto:  Re: R: [disforia di genere] Cronache catanesi

 

 

Mirella wrote :

E' che io ho "vissuto" il tuo racconto in modo diametralmente opposto dalle altre...

 

Cara Mirella,

forse sono stata troppo diplomatica, ma il breve messaggio che sono riuscita a postare ieri pomeriggio, non va in direzioni tanto diverse dalla tua....

Pur enfatizzando l'amore e la felice fusionalità del rapporto di Mary con la moglie, definisco tale amore anche come "terribile".....

 

Per mantenere l'amicizia con una donna che stimo (cosi ho scritto parlando della mia ex) ci siamo dovuti scannare, far del male, rivolgerci a supporti esterni (lei ha comincitao l'analisi in quel periodo).

 

Certo, c'era la droga di mezzo, io non sapevo ancora bene chi ero ma sapevo come ero sexually oriented...

Ma avevo bisogno di spazi di riflessione e di affrancarmi dalla fusionalità totale di quel rapporto per capire.

 

Il caso di Mary mi auguro sia totalmente diverso, ma credo che una riflessione su quanto scritto possa aiutare a impostare le mosse future...

 

Baciando te e la tua testolina meravigliosa....

 

Stephy

 

 

Da:  "maryliz315" <[email protected]>

Data:  Gio Giu 6, 2002  7:23 pm

Oggetto:  Ogg: R: [disforia di genere] Cronache catanesi

 

 --- In disforia@y..., "mirella" <mirella_ge@l...> ha scritto:

> Probabilmente ho preso io lucciole per lanterne. Inchinarsi alla

democrazia è ottima cosa anche in questi casi.

 

Che c'entra la democrazia ? Non dobbiamo mica votare qual'è la

risposta giusta o se hai ragione io, tu o chissà chi...

A dire il vero non sono stata rassicurata da loro nè allarmata da te.

Non bastano poche, seppur sentite e importanti parole, per cambiare

il mio stato d'animo che è "quello che è". Ma tutto aiuta a pensare.

Per questo scrivo. Mi serve per dispiegare in modo ordinato

accadimenti e pensieri e cercare di venirne a capo. Anche con l'aiuto

di quelle che si sentono in grado di dare conforto, consiglio, o di

esprimere valutazioni anche assolutamente personali.

Quindi grazie a tutte...

Baci

Mary

 

 

Da:  "Elena" <[email protected]>

Data:  Gio Giu 6, 2002  5:49 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Re: Cronache catanesi

 

 Mi ritrovo molto in quello che dice Maryliz di sè e di sua moglie, del trasformarsi e del crescere insieme. Nel mio caso non si parla di transizione (o almeno non ancora) ma nell'ultimo anno io e la mia compagna abbiamo fatto molti passi in avanti, sia come coming out con amici, come uscite reali e soprattutto nel nostro rapporto, che cambia man mano che la sua femminilità interiore riesce ad esprimersi. E anch'io mi faccio spesso molte domande, sul perchè non mi sia difficile accettare, anzi  la preferisco così rispetto al 'maschio' che ho conosciuto all'inizio.

Al momento l'unica risposta che posso darmi è che i suoi cambiamenti la stanno trasformando in una persona più serena e più in armonia con se stessa, certo non ancora felice ma credo sulla strada giusta per esserlo, anche se ancora lunga. Insomma una persona con cui di certo si sta meglio.

Ma forse non è tutto qui, mi dico che in fondo un bel paio di tette non le starebbero niente male, eppure non sono lesbica. Credo che l'amore superi il genere. A questo punto a me che sia donna o uomo non importa proprio.

Anch'io ovviamente ho le mie paure, che a volte supero e a volte traboccano, nel mio caso si tratta del fantasma degli uomini e non di incontri con persone simili, ma la paura di perderla lungo il cammino c'è.

 

Elena

 

Da:  "Maryliz" <[email protected]>

Data:  Gio Giu 6, 2002  7:08 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Re: Cronache catanesi

 

Grazie Elena del tuo intervento.

Hai compreso perfettamente il senso della mia risposta a Mirella.

Con l'importanza del tuo punto di vista di donna genetica.

Aggiungo questo:

Anche mia moglie all'inizio temeva che voler essere donne potesse significare desiderare gli uomini e quindi perdermi per questo. Ora non più. Adesso ha ancora tutte le sue paure ( anch'io ho le mie) ma l'intesa e la fiducia sono cresciute enormemente.

Bacioni

Mary

 

 

 

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