Da: "Maryliz" <[email protected]>
Data: Gio Mag 30, 2002 7:48 pm
Oggetto: Ragionamenti mattutini e giornata triste
E' questo un lungo messaggio. Fate meglio a saltarlo.
Sento il bisogno di scrivervi e di raccontarvi delle cose.
E' come srotolare un po’ il gomitolo aggrovigliato dei miei pensieri...
Spesso, dopo colazione e prima di vestirci, io e mia moglie parliamo distese ed abbracciate sul letto sfatto. O mi spinge lei ( quasi sempre) o la spingo io e cadiamo sul letto ridendo.
Oggi ho spinto io...Perché è così quando c'è qualcosa che non va... E io lo sento subito.
" Che hai ? C'e' qualcosa che non va ?" le dico.
" No. Niente" risponde lei, nel modo flebile e incerto che conosco benissimo e che vuol dire esattamente il contrario.
" Dai.. dimmi. Non tener dentro le cose." replico implorante.
Silenzio.
" E forse per ieri sera... ?" le chiedo.
Ieri sera avevo smesso di chattare con Mirella con lei che guardava il monitor, e non poteva non aver notato alcune frasi di convenevoli che denotavano una certa confidenza...
"No. Non importa." risponde. In quel modo che per me significa "Non ti voglio ferire..non voglio farti sentir male."
" Ti prego. Non ti preoccupare per me.... E' questo ? C'è qualcosa che ti ha dato fastidio?"
Lei inghiotte, e con una vocina flebile flebile, stretta stretta, parlandomi sul collo senza guardarmi mi dice: "Non devi farti coinvolgere troppo..."
"Coinvolgermi.. Si... Hai ragione. Devo fare attenzione a non farmi coinvolgere troppo. A farmi rapire. A non riuscire più a controllare come, quando e perchè fare le cose..." dico.
"Sai.. anche se sono persone speciali come mi hai spiegato... non so.. sono preoccupata. Ti telefoni con loro?"
"Una sola volta. Quando c'è stata quella manifestazione. Ti ricordi? Avevo mandato un SMS e loro mi telefonarono... Poi solo qualche SMS con qualcuna con cui sono in una certa "confidenza".. Scemenze. Ho l'idiosincrasia per gli SMS lo sai.."
E qui le comincio un discorso sul coinvolgimento che vi riassumo nei concetti essenziali e non lo metto in modo colloquiale per semplicità. Le ho detto:
Conosco i meccanismi del coinvolgimento. Del coinvolgimento tanto spinto che porta alla totale assimilazione nel gruppo, che porta all'annullamento di se, della propria particolare unicità di persona, della autodeterminazione del proprio percorso di vita.
Le ho spiegato che di queste cose c'e abbastanza consapevolezza e che nessuno si sogna di dire ad altri cosa fare e come fare... I consigli, quando spuntano, sono sempre disinteressati, privi di spinte imperative ( Si fa così !) e quindi la libertà di essere e di percorrere la propria strada come ci si sente è rispettata da tutti.
Le ho spiegato che mi sentivo abbastanza forte per resistere alla voglia di lasciarsi andare alla ineluttabilità di un destino perchè, per carattere, i problemi miei me li risolvo da me.. E che per età e maturità non era facile che qualcuno mi potesse condizionare e spingere a comportamenti imprudenti e inconsulti.
Cionostante, le ho detto, sono abbastanza coinvolta. Nel senso che frequento, discuto, dibatto, sono sempre presente. Insomma ci sono. Non sono defilata.
E finisco dicendole : "E poi mi piacerebbe incontrarle. Perchè scrivere è una cosa. Ma parlare è un altra. Parlare ( non all'odiato telefono) è guardarsi, comunicare anche con le espressioni, i gesti, il tono della voce. Io parlo con te. Ed ho una fortuna immensa. E per parlare di me del mio essere devo trovare il modo di comunicartelo, di farti capire come mi sento e cosa sento. E non è facile perchè tu non sei simile a me. Con loro, probabilmente, ci si capirebbe al volo."
A questo punto lei, un po’ rabbuiata, triste e lacrimevole, sempre stretta stretta a me, mi dice:
" Lo sento, tu te ne andrai.. lo so.."
Questa frase ( non è la prima volta che me la dice...) mi fa ogni volta sprofondare in un abisso di tristezza ( e ovviamente scoppiai a piangere; come ora, che ne sto scrivendo..)
" Mio dio.... amore. Perchè mi dici questo? Come posso vivere senza di te? E dove andrei ? Che farei ? Che senso avrebbe la mia vita ? Che mi frega di tutto il resto.." le dico straziata.
" E con chi parlerei ?"
E in quel momento, in un flash, ho la consapevolezza della immensa fortuna di cui godo e mi sento tristissima sentendomi partecipe come mai mi era capitato prima con chi sta in solitudine, con chi non può avere questa mia meravigliosa possibilità...
Le dico piangendo a dirotto :" Penso ed immagino quelle che solissime non hanno nessuno e si logorano l'anima, non scrivono, non parlano, sono silentemente avvolte in una tenebrosa sofferenza di timidezza, emarginazione, insicurezza, debolezza infinita..."
" No, amore mio... perchè dovrei lasciarti. E dove la trovo una come te...." finisco di dirle.
Lei rassicurata dal mio sfogo mi dice, un po’ sorridente." Io non riesco a pensare a me stessa senza di te" inghiotte le lacrime e continua dicendo : " E comunque, se dovesse essere, vorrei qualcuno come te... "
E allora io, finalmente ridendo." Allora hai capito il trucco allora... Lo puoi spiegare a tua sorella e alle tue amiche che non sanno perchè ai loro occhi sono così speciale e ti invidiano tanto..."
Mai frase mi ha dato tanto conforto. Sapere che la persona a cui tieni di più sulla faccia della terra ti ama per quello che sei e non per quello che sembri è quanto di più fantastico ti possa capitare.
Già erano le 9:30 passate ! Un'ora buona di discussione. Ma neanche per sogno a smetterla. Mi godevo tutto il privilegio di essere "il capo" e quindi poter ritardare a mio piacere (non lo faccio quasi mai...)
Continuo: " Incontrarle. Mi piacerebbe si. Però ora che ci penso : Qual'è il problema che porterei con me in un incontro con loro? "
Avevo avuto un'altra illuminazione...
Tento di spiegarle : " Se andassi ad un raduno di un gruppo di appassionati di motociclismo quale sarebbe la mia preoccupazione principale ? Ovvio. La motocicletta. Cioè, metterla a punto, rombante e luccicante nelle cromature.
Quindi, in un raduno dove chi si raduna è accomunato dalla discrepanza tra la propria immagine esteriore e quella sentita interiormente, qual'è la cosa più importante che preoccupa chi si incontra ? Ovvio. L'immagine. Cioè il desiderio ( a volte purtroppo irrealizzabile se non con risultati penosi) di presentarsi con l'immagine vera di se e non con l'immagine del proprio alter ego, maschera indossata in tutti i giorni normali. Ecco perchè è difficile incontarsi e ci sono tante remore e dubbi. Però una volta capito qual'è l'inghippo è facile trovare la soluzione: bisogna fregarsene, se non è possibile decentemente, di essere adeguate alla propria immagine interiore. Se l'accettazione nel gruppo potesse prescindere da questo requisito anche qualcuna che ha l'immagine di un ometto calvo con barba e pancia dovrebbe essere bene accetta..."
Ho riportato qui il ragionamento fatto a voce alta per sottoporvelo ( se qualcuna è arrivata a leggere fin qui...) e sapere che ne pensate.
Non è finita. Ve lo avevo detto che era lungo il messaggio....
Insomma parlando parlando si erano fatte le 10:00 ed in un lampo mi vesto, la bacio sulla porta di casa, e scappo in ufficio. Mia moglie si prepara nel frattempo perchè avevamo un appuntamento in banca.
Scena nella stanza del Direttore.
Io che discuto con tono convincente con il direttore : battute, ragionamenti, paragoni, mercanteggiamenti vari. Mia moglie che mi guarda silenziosa, ammirata dal mio tono assertivo, ammicante e allo stesso tempo risoluto.
Ed ho un' altra illuminazione...
Mi vedo con altri occhi : Chi stava parlando era la mia maschera.. Non ero io. Mi sono sentita molto male. Mi sono accorta che quello che facevo ( così bene..pare dai risultati) non me ne poteva fregare di meno. Che tutto quello che ero e che sapevo fare non ero io...
Una tristezza infinita mi prende e che mi porto fino ad ora...che sto scrivendo qui.
E mi rimbombano in testa le parole di mia moglie : " Lo sento, tu te ne andrai.. lo so.."
E piango a dirotto....sperando che non entri nessuno nella mia stanza ora.
Vi lascio ai vostri problemi sapendo che i miei sono i miei ma che mi capite benissimo.
Grazie e un bacio, a chi ha resistito ed è arrivata fin qui...
E un bacio anche alle altre....
Mary
moderatrice in un abisso di tristezza....
Da:
"Stephy" <[email protected]>
Data: Ven Mag 31,
2002 11:03 am
Oggetto: Re:
[disforia di genere] Ragionamenti mattutini e giornata triste
----- Original Message -----
From: Maryliz
Continuo: " Incontrarle. Mi piacerebbe si. Però ora che ci penso : Qual'è il problema che porterei con me in un incontro con loro? "
Avevo avuto un'altra illuminazione...
Tento di spiegarle : " Se andassi ad un raduno di un gruppo di appassionati di motociclismo quale sarebbe la mia preoccupazione principale ? Ovvio. La motocicletta. Cioè, metterla a punto, rombante e luccicante nelle cromature.
Quindi, in un raduno dove chi si raduna è accomunato dalla discrepanza tra la propria immagine esteriore e quella sentita interiormente, qual'è la cosa più importante che preoccupa chi si incontra ? Ovvio. L'immagine. Cioè il desiderio ( a volte purtroppo irrealizzabile se non con risultati penosi) di presentarsi con l'immagine vera di se e non con l'immagine del proprio alter ego, maschera indossata in tutti i giorni normali. Ecco perchè è difficile incontrarsi e ci sono tante remore e dubbi. Però una volta capito qual'è l'inghippo è facile trovare la soluzione: bisogna fregarsene, se non è possibile decentemente, di essere adeguate alla propria immagine interiore. Se l'accettazione nel gruppo potesse prescindere da questo requisito anche qualcuna che ha l'immagine di un ometto calvo con barba e pancia dovrebbe essere bene accetta..."
Dio mio, non ce la faccio a non risponderti (ho una fretta
assassina).
Ebbene si, cara Mary.
Ritengo che ciò che scrivi sia giusto.
Certo si cerca di fare il possibile.
Per quanto mi riguarda, le situazioni di disagio che ho
vissuto nell'incontro con le altre, sono state maggiori all'inizio e
direttamente proporzionali al mio grado di insicurezza.
Il mancato supporto di un'immagine fisica ha messo in discussione,
nelle mie uscite iniziali, la mia stessa condizione trans.
Uscire con amiche appena conosciute e, su un piano fisico,
abbastanza risolte ed essere scambiate per i fortunati accompagnatori di tante
belle donne (la voce ingenua, e per questo ancor più dolorosa, di un
cameriere....), rischia di convincerti, se sei molto insicura come io a volte
sono, di essere effettivamente un accompagnatore che deve svolgere un certo
ruolo al di là della sua capricciosa follia e degli altri temi che dibattiamo in
questa list.....
Un bacio, oltre che alle splendide anime di questa list,
alla psicologa bolognese che, sulla normalità di tale reazione, mi ha molto
tranquillizzata....
Per cui, non so Mary la tua situazione, un evento
psicologico come quello sopradescritto è assolutamente prevedibile e
preventivabile.
Al di là di questo, non rompere le p....
C'hai du cose da paura, sei sexy, sei dolcissima (una breve
battuta al telefono è sufficiente, se già non lo fossero le tue esternazioni
digitali).....
Se poi una non se la sente di venire "al
femminile", non getterà sicuramente nello sconforto nessuna (se non se
stessa) vista la benevola dose di competitività che inevitabilmente accomuna le
trans....
Se ti presenterai vestita da ingegnere, con occhiali e cravatta,
mi prenoto un posto al tuo fianco al ristorante..... ;-)
Se sarai strafica come sai essere, farò lo stesso..... ma
non esagerare, sennò mi farai sentire "accompagnatore" ;))
Scena nella stanza del Direttore.
Io che discuto con tono convincente con il direttore : battute, ragionamenti, paragoni, mercanteggiamenti vari. Mia moglie che mi guarda silenziosa, ammirata dal mio tono assertivo, ammicante e allo stesso tempo risoluto.
Ed ho un' altra illuminazione...
Mi vedo con altri occhi : Chi stava parlando era la mia maschera.. Non ero io. Mi sono sentita molto male. Mi sono accorta che quello che facevo ( così bene..pare dai risultati) non me ne poteva fregare di meno. Che tutto quello che ero e che sapevo fare non ero io...
Una tristezza infinita mi prende e che mi porto fino ad ora...che sto scrivendo qui.
E mi rimbombano in testa le parole di mia moglie : " Lo sento, tu te ne andrai.. lo so.."
E piango a dirotto....sperando che non entri nessuno nella mia stanza ora.
Vi lascio ai vostri problemi sapendo che i miei sono i miei ma che mi capite benissimo.
Grazie e un bacio, a chi ha resistito ed è arrivata fin qui...
E un bacio anche alle altre....
Mary
moderatrice in un abisso di tristezza....
Mary non fare quest'errore.
Quella che parlava al direttore eri tu....
Le qualità che descrivi sono di Mary.
Certo per una persona vestita al maschile, che utilizza
codici maschili di relazione (imposti da una società ginofobica, quando si parla
di lavoro), che biologicamente è stata ascritta a QUELLA metà del mondo,
preservare le componenti femminili così faticosamente mantenute insieme, così
caparbiamente protette da mille attacchi interni ed esterni alla nostra psiche,
diventa un lavoro estenuante.
E verrebbe da pensare a un lavoro più rispettoso nei
confronti di queste nostre sensibilità.
Ma non è un problema solo nostro, Mary.
Siamo in buona compagnia.
Siamo in compagnia di tutte le donne che tentano di imporsi
professionalmente in questo delirio fallocentrico che si chiama "mondo
aziendale".
Donne che rinunciano (solo per poche ore, si spera) a tutte
le caratteristiche, così invise al managerialismo occidentale, che noi
strenuamente difendiamo.
Vittime come noi dello stesso sistema, ancora così lontane
dall'aver capito l'importanza, e l'utilità per loro, di una forte solidarietà
con il mondo transgender che enfatizzi l'assurdità di una tale impostazione di
genere (a senso unico) nell'immagine (già imposta sui banchi di scuola) di una
società sana che cresce e progredisce.
Per assurdo (credimi è così) mi posso permettere ora,
vestita da maschio, nella mia attività di docente, delle "sincerità"
femminili.....delle "scoperture" affettive.....delle dimostrazioni
d'empatia.......che un giorno, quando mi presenterò come donna, saranno molto
più difficili da esprimere nel mondo del lavoro.
Verranno etichettate subito come mancanza di
professionalità, eccessiva morbidezza tipica delle donne, incompatibili quindi
con mansioni direttive.
Vedo le mie colleghe che per evitare tali trappole, si
devono inibire molto di più nel rapporto con le allieve/i.
Che strana società......
Scappooooooooooo!
Sono in ritardissimooooooo!!!
Un bacio
Stephy
(che si osserva, estenuata, allo specchio)
From: gabriella rosso del lago
Sent: Friday, May 31,
2002 6:57 PM
Subject: R: [disforia di genere] Ragionamenti mattutini e
giornata triste
ciao Mary
interrompo il mio silenzio perchè (nei giorni trascorsi quando
abbiamo chattato un pochino insieme e ci siamo anche scambiate qualche e-mail
ho avuto modo di apprezzarti) mi sei cara ed ho l'impressione che tu sei una
gran brava persona.
Ti voglio, perciò esprimere, con estrema franchezza e
sincerità il mio punto di vista, anche se so sin d'ora che non corrisponderà a
quello che, forse, avresti voluto sentirti dire, ma per quanto dettoti sopra,
vorrei comunque che esso ti giungesse - ovviamente fanne quel che la tua
ragione critica ne reputerà più opportuno.
Cercherò di sintetizzarti dei concetti che non mi permetto
di commentare più di tanto, perchè sei una persona intelligente e quindi lascio
a te leggere il non scritto.
Innanzitutto mi permetto di ricordarti che sia io sia te non
siamo più ragazzine; in una mia precedente conversazione io ti dissi che il mio
treno oramai era inesorabilmente passato - nella vita a volte è bello
illudersi, ma poi bisogna comunque ritornare alla realtà, ma queste righe
valgono solo per me - tu mi dicesti viceversa che sei sui binari (forse
cercando di rincorrere al volo il tuo, almeno così ho creduto d'interpretare);
questo ovviamente mi ha fatto molto piacere per te.
La gran parte delle persone che sono in questo gruppo sono
ragazzine (rispetto a noi, scusami se ti accomuno a me, almeno
anagraficamente), molte delle quali ancora in cerca di un lavoro, e quindi la
loro vita è tutta da formare; la tua, mia dolce Maryliz - so che poi non vorrai
più leggermi dopo che avrai letto quello che ti sto per dire - è già formata,
tu non sei né una dipendente pubblica (alla quale il posto di lavoro, magari di
dritto e di storto comunque lo conservano) tu sei un'imprenditrice, e sin che
sarai integrata nella struttura socio economica (che, per ora, non prevede i
transessuali, ma solo le rigide figure uomo-donna) allora le tue cose potranno
andar bene ed ancor meglio. Che c'entra questo con le parole della tua lettera:
beh lo sai benissimo: ha ragione, purtroppo (e te lo dico con vero dolore per
me, per te, per tutte quelle come noi), tua moglie; ....... se tu inizierai ad
andare oltre ...... Maryliz ......... forse non tornerai più indietro ........... e tu lo sai .. dentro di te lo
sai ...... ebbene Maryliz ..... SEI SICURA DI POTERTELO PERMETTERE????? non
solo per il lavoro ma anche per i tuoi affetti? Sai bene che appena inizierai a
far qualcos'altro oltre che comunicare via e-mail - incontrarti, frequentarti, ecc.ecc., ....... tu non
tornerai più indietro (e non dico che il non tornare indietro per una che nasce
come noi non sia una cosa positiva ..... ma questo è valido, secondo me, quando
sei ancora ragazzina ........ tu non lo sei più ......... tu hai un lavoro di
successo che ti permette di vivere più che decorosamente a te ed a tua moglie e
.......... poi .........poi ....... poi hai una cosa che non dovresti rischiar
di perdere, credimi te lo dico con il cuore, hai al tuo fianco una persona
meravigliosa ed unica come tua moglie) .
Pensaci Maryliz ........ a volte il nostro destino impone
delle rinunce a volte ....... enormi ....... ma non ci possiamo far niente
......... forse è un destino crudele (e fascista come direbbe qualcuna) ma non
ci possiamo far niente ......... .
Tu sai che quando si vuol "metter sotto qualcuno"
nel gioco delle carte .... gli si lascia vincere le prime mani (ed i primi
successi iniziali sono belli e dolci ..... e ti incoraggiano ad andare sempre
avanti ad oltrepassare .....il tuo limite) ....... ed è così che il destino
gioca con noi la partita della nostra vita ........ Maryliz .......attenta
...........
Due ultime considerazioni e poi non annoio più né te, né
altre, se qualcun'altra avrà voluto leggere questa mia.
Sii sicura che queste mie righe non sono dettate da
frustrazioni di una che .....sarebbe voluta essere e ......non ce l'ha fatta;
Queste mie parole sono solo il riflesso dei miei pensieri e
non vogliono essere assolutamente dei consigli, non mi permetterei mai di
dartene; forse scateneranno il tuo dispiacere e l'ira di qualche sorellina un po’
più giovane e "calorosa"; ma ho sentito di sfidare entrambe le cose
perchè mi sono affezionata un pochino a te ed alla tua, sia pur non numerosa,
bella famigliola.
Ancora una volta perdonami.
Con sincero affetto, e se qualcuna pensa che una
"disfattista" come me vada cancellata dal gruppo perchè insinua
pensieri non in linea con la tendenza "progressista ed innovatrice"
..... beh cancellatemi pure ....... volevo dire a Maryliz queste cose ......
perchè sono dette con affetto ed amicizia.
una gabri in attesa del ...licenziamento
Da:
"mirella" <[email protected]>
Data: Ven Mag 31,
2002 7:49 pm
Oggetto: Re:
[disforia di genere] Ragionamenti mattutini e giornata triste
Gabriella wrote:
ciao Mary
interrompo il mio silenzio…..
Mah...
43 anni suonati
ed un inizio di transizione a 39 fanno di me una ragazzina???
Dio lo
volesse.. ma non è così.
Licenziarti?
Mio dio.. siamo piu di 15 qui.. quindi penso che viga l'articolo 18... e ci
vuole una giusta causa... (che forse ci sarebbe pure).
Parli di
Maryliz, stimolando le sue paure ma dicendo di non voler dar consigli (e meno
male.. altrimenti chissà che scrivevi!!!).. ma in realtà l'unico concetto
significativo, perché personale, che ho letto è l'annuncio dalla tua rinuncia.
Dici che
le tue parole non sono il frutto della frustrazione di una che voleva ma non ce
l'ha fatta e che sono solo tuoi pensieri.. Si, ok.. ma i pensieri di chi? Di
una che ha appena dichiarato di rinunciare.
Ed
immagino sia terribile stare in una lista nella quale bene o male tutte e tutti
tentano di farcela e ci provano.... Immagino la solitudine di una realtà
peraltro ben poco confessabile (visto che si decide di rinunciare). Non è un
caso che tutti o quasi tutti i tuoi post in lista erano direttamente e quasi
esclusivamente dedicati a Mary.. l'unica persona che hai identificato come tua
possibile "simile"...
Comprendo davvero la tua solitudine ed il bisogno di trovar qualcuna che stia nella tua stessa situazione per confrontarti e soprattutto confortarti..
Ma...
Perché
piuttosto che parlare solo a lei, piuttosto che stimolare le sue paure (o
tentare di farlo) che sono sicuramente le tue, perché non parli di più e meglio
dei perché della tua scelta di rinunciare.. Perché non ci spieghi a cosa non
puoi rinunciare della tua attuale vita e che perderesti se transizionassi (come
se si avessero certezze a priori di ciò che si può perdere o meno!!!)..
Tu sei
libera di esprimere i tuoi pensieri, le tue paure, le tue angosce (con o senza
"i"??) .. un po' meno di proiettarle addosso ad altre persone con toni vagamente vaticinanti..
Se posso
dartelo io ora un consiglio.. beh.. Approfondisci davvero le tue motivazioni (a
rinunciare o a non rinunciare) e qui puoi farlo liberamente e sarai anche
ascoltata (da me piu di prima visto che hai ridotto le dimensioni dei tuoi
font).. ma se sei certa, se sei sicura e decisa che l'unica via per te è quella
di "lasciar perdere".. forse stare qui ti fa più male che bene...
Guarda che non è un invito ad andartene.. solo un tentativo di immedesimarmi
nella tua situazione... Mi pare che, nel caso tu sia certa della tua scelta,
stare qui sarebbe una riapertura costante delle tue ferite..
Mirella
From: gabriella rosso del lago
Sent: Friday, May 31, 2002 20:55 PM
Subject:
R: [disforia di genere] Ragionamenti mattutini e giornata triste
cara
mirella
come vedi
- seguendo il tuo consiglio - ho di buon
Mi
permetto solo di precisare una cosa: credo che nella vita ci sia bisogno di chi
ci dica il contrario di quel che noi vogliamo fare, non foss'altro che per
stimolarci la riflessione (cosa di cui forse, Maryliz, non avrà, probabilmente
bisogno), poi .... è chiaro, che il nostro percorso è, e deve essere, almeno
così io credo, strettamente individuale.
Concordo,
viceversa, con te con il fatto che io abbia identificato Maryliz come una
persona che, io penso, mi sia molto simile.
Una cosa
solo spero di non aver fatto: scaricato le "mie paure" su di Lei; ti
prego di credermi ....
non era
assolutamente questo lo spirito del mio scritto ....... e se il mio inconscio
dovesse averlo fatto, ma non credo, beh .... ne faccio pubblica ammenda
......... pregando ancora una volta Maryliz di valutare solo superficialmente
le mie righe.
Per
quanto riguarda me .... ti dirò che la mia scelta di rinunciare non è
definitiva (nulla può essere definitivo nella vita, ovviamente); ma è
sicuramente rimandata a quando avrò portato a compimento alcune cose che
considero, per me, prioritarie e che si antepongono alla mia stessa persona:
l'educazione la formazione di mia figlia che ha solo 14 anni. (Anche questo è
un dato che mi rende vicina a Mariliz: abbiamo entrambe due persone a cui
ancora, secondo me, dobbiamo dare tanto, anche a costo di un sacrificio
personale, Lei una moglie meravigliosa io ... una figlia, che per me, è
meravigliosa)
Mi
permetto di evidenziare un altro problema che, per chi vive come me, non è
trascurabile: non essendo, come ti ho detto, più una "ragazzina": io
vivo del mio lavoro e solo di quello: è con quello che posso mangiare,
sopravvivere, permettermi di fare le mie spese femminili e chiacchierare con
voi .......... se lo perdessi ........ - e da operata .......sarebbe
inevitabile - allora ...molto
realisticamente come potrei sopravvivere? .....prostituendomi? .....e chi la
vuole una prostituta 44enne (tra pochi giorni 45enne)? ........ per cui
........ ecco le mie perplessità ...... che non voglio però assolutamente
scaricare su altre persone.
Sai, sto cercando di crearmi una pensione per la "vecchiaia" ..... ma sin che non raggiungo ....... quest'obbiettivo ..... non posso pensare concretamente ad una mia transizione.
per
quanto riguarda le "angoscie" indubbiamente sono "angosce"
......
Le mie ferite, cara mirella, indiscutibilmente, ci sono ..... ci sono sempre state ........ e me le porterò appresso per tutta la vita, non è possibile cancellare il passato .....ahimè .... (non è possibile cancellare gli insulti, le emarginazioni dei compagni di scuola o gli ammiccamenti delle persone grandi - una professoressa mi fece, gentilmente, bollare come "caso limite" - nella mia scuola esisteva questo concetto, non se se nella tua era lo stesso, dicendomi, tra l'altro, pubblicamente durante un'interrogazione che se volevo poteva anche darmi della "lei" ..... davanti a tutta la classe ....... credimi fu umiliante....... oggi forse mi avrebbe anche fatto piacere ..... ma a 15 anni ..... fu solo umiliante ......... ed i miei compagni ne approfittarono ulteriormente per offendermi e farmi scherzi che mi facevano sentire indiscutibilmente "sola" ..... forse è da allora che mi porto appresso quella solitudine interiore che tu hai colto).
Ti prego,
se vuoi, dirmi quale secondo te sarebbe la "giusta causa" alla quale
tu accenni che potrebbe motivare il mio ..... licenziamento dal gruppo (ti
giuro non te lo chiedo con intenzioni polemiche, ma unicamente perchè mi
interessa conoscere il tuo pensiero su di me, anche se questo non dovesse farmi
piacere)
con
simpatia ed amicizia
una gabri
....che si è confessata e che spera di non aver troppo sbagliato nel dire quel
che ha detto a Maryliz
e che
comunque è stato detto solo con affetto
Da:
"mirella" <[email protected]>
Data: Ven Mag 31, 2002 9:52 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Ragionamenti
mattutini e giornata triste
Cara
Gabri..
sarò
breve perchè non sto bene.
scrivi:
Una cosa solo spero di non aver fatto: scaricato le "mie paure" su di Lei; ti prego di credermi ....
non era assolutamente questo lo spirito del mio scritto ....... e se il mio inconscio dovesse averlo fatto, ma non credo, beh .... ne faccio pubblica ammenda ......... pregando ancora una volta Maryliz di valutare solo superficialmente le mie righe.
==> sono certa che Maryliz farà le sue valutazioni sulle cose che le hai scritto senza bisogno del mio intervento che prescindeva da Mary (in qeusto caso) e invece era rivolto a te...
Per quanto riguarda me .... ti dirò che la mia scelta di rinunciare non è definitiva (nulla può essere definitivo nella vita, ovviamente); ma è sicuramente rimandata a quando avrò portato a compimento alcune cose che considero, per me, prioritarie e che si antepongono alla mia stessa persona: l'educazione la formazione di mia figlia che ha solo 14 anni. (Anche questo è un dato che mi rende vicina a Mariliz: abbiamo entrambe due persone a cui ancora, secondo me, dobbiamo dare tanto, anche a costo di un sacrificio personale, Lei una moglie meravigliosa io ... una figlia, che per me, è meravigliosa)
==>
beh.. innanzitutto una figlia 14enne ed una moglie sicuramente di età superiore
sono due situazioni NON paragonabili.. La figlia non ha chiesto nè scelto di
essere TUA figlia per cui le tue responsabilità su di lei sono tutte tue mentre
tra una moglie ed un marito (seppure con due tette da paura:D) la scelta è
stata reciproca... e le responsabilità sono ugualmente ripartite. Non è un caso
che non esiste un "divorzio consensuale" per il rapporto
genitore-figlio...
Personalmente
ho seguito una persona qualche anno fa, già ultra-quarantenne.. con due figli..
La più piccola, se non ricordo male, 16enne. Dopo una vita di sacrificio si è
rivolta a noi per iniziare la sua transizione reale (in realtà aveva già una
vecchia autorizzazione del Tribunale ma non aveva poi mai dato corso alla
transizione)... Le siamo stati dietro, siamo diventate amiche, è entrata nel
Direttivo di Crisalide... Ha affrontato famiglia e lavoro... I figli non erano
felici (specie il maschio 18enne), la moglie neppure... Lei sopportava il
dolore di questa situazione ma non ho mai visto in vita mia una persona felice
come lei nel suo scoprire la propria identità (aveva inziato la terapia
ormonale).
Dopo tre
mesi, in coda, ferma, sull'autostrada è stata tamponata violentemente da un
TIR.. E' morta sull'istante. E' stata felice solo tre mesi. Il suo nome è
Sophie Rose ed a lei abbiamo dato il nome del nostro "gruppo di
auto-aiuto".. Questo terribile fatto mi ha costretta a ragionare su molte
cose. Chissà che il raccontartelo non provochi una rilfessione diversa anche in
te.
Mi permetto di evidenziare un altro problema che, per chi vive come me, non è trascurabile: non essendo, come ti ho detto, più una "ragazzina": io vivo del mio lavoro e solo di quello: è con quello che posso mangiare, sopravvivere, permettermi di fare le mie spese femminili e chiacchierare con voi .......... se lo perdessi ........ - e da operata .......sarebbe inevitabile< - allora ...molto realisticamente come potrei sopravvivere? .....prostituendomi? .....
==> non so.. o non ricordo che lavoro fai. In ogni caso il rischio di perdere illavoro è se NON sei operata. Se sei operata il rischio è molto minore. In ogni caso se lavori in un'azienda con più di 15 dipendenti.. il lavoro non lo perderesti DI SICURO. Magari potresti anche perderlo ma solo fino al giorno della causa che vinceresti nei confronti dell'Azienda. Fino ad ora TUTTE le cause in questo senso sono state vinte.
e chi la vuole una prostituta 44enne (tra pochi giorni 45enne)? ........ per cui ........ ecco le mie perplessità ...... che non voglio però assolutamente scaricare su altre persone.
==> a Genova lavorano prostitute anche 70enni.. Ne hanno fatto anche dei servizi televisivi in non ricordo quale trasmissione.. Insomma c'è posto per tutti.. Io mi consolo così quando temo il peggio!!! (Scherzo)
..... forse è da allora che mi porto appresso quella solitudine interiore che tu hai colto).
==> la
solitudine interiore non è difficile coglierla perchè appartiene al 99% delle
persone "disforiche".
Uscire
dalla solitudine è possibile.. e di nuovo mi torna in mente Sophie.
Ti prego, se vuoi, dirmi quale secondo te sarebbe la "giusta causa" alla quale tu accenni che potrebbe motivare il mio ..... licenziamento dal gruppo (ti giuro non te lo chiedo con intenzioni polemiche, ma unicamente perchè mi interessa conoscere il tuo pensiero su di me, anche se questo non dovesse farmi piacere)
==> la
giusta causa non c'è.. La mia era poco più di una battuta.. In ogni caso
potrebbe essere giusta causa il terrorizzare le persone con ipotesi
irrealistiche. Esiste un bellissimo documento dell'Aegis americana che lessi
prima della transizione. Faceva venire il cagotto... perchè ti metteva davanti
tutti i problemi che incontri o che puoi incontrare durante e dopo la
transizione. Ma erano problemi realistici e generali.
Dare per
scontato che una perosna perderebbe la moglie (ad es.) se transizionasse a
prescindere da quella che è la reale dinamica di coppia delle persone
coinvolte.. è un po' terroristico.. No?
Ma LO RIPETO.. era unabattuta...
con simpatia ed amicizia
una gabri ....che si è confessata e che spera di non aver troppo sbagliato nel dire quel che ha detto a Maryliz e che comunque è stato detto solo con affetto
==> io non decido se tu hai sbagliato o meno..
nè nessuno puo deciderlo.. Ognuna esprime il suo punto di vista ma dove stia la
verità assoluta.. beh... Boh!
:)
Mire
Da: "Stephy"
<[email protected]>
Data: Dom Giu 2, 2002 4:18 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Ragionamenti mattutini e giornata triste
----- Original Message -----
From: gabriella rosso del lago
ciao Mary zip.......
Ti voglio, perciò esprimere, con estrema franchezza e sincerità il mio punto di vista zip.........
Innanzitutto mi permetto di ricordarti che sia io sia te non siamo più ragazzine zip.........
........ ti dissi che il mio treno oramai era inesorabilmente passato - nella vita a volte è bello illudersi, ma poi bisogna comunque ritornare alla realtà..........zip
La gran parte delle persone che sono in questo gruppo sono ragazzine zip.......
la loro vita è tutta da formare; la tua, mia dolce Maryliz è già formata......,
tu non sei né una dipendente pubblica.....zip
se tu inizierai ad andare oltre ...... Maryliz ......... forse non tornerai più indietro zip...........
Sai bene che appena inizierai a far qualcos'altro oltre che comunicare via e-mail - incontrarti, frequentarti, ecc.ecc., ....... tu non tornerai più indietro zip..... ma questo è valido, secondo me, quando sei ancora ragazzina ........ tu non lo sei più zip.........
Pensaci Maryliz ........ a volte il nostro destino impone delle rinunce a volte ....... enormi ....... ma non ci possiamo far niente zip.........
Maryliz .......attenta ...........
Due ultime considerazioni zip..... queste mie righe non sono dettate da frustrazioni di una che .....sarebbe voluta essere e ......non ce l'ha fatta...
Queste mie parole zip....forse scateneranno il tuo dispiacere e l'ira di qualche sorellina un po’ più giovane e "calorosa"
Niente
da fare.
Dopo
lunga riflessione concordo con Mirella.
Questo
che tu ci riporti, ammantato di un'affettività materna e comprensiva, è in
realtà un violento manifesto della depressione.
Peggiore,
per certi aspetti, di dichiarazioni franche e aperte di ostilità che provengono
a tutte noi dal mondo esterno: tu.....ingegnere....con quella faccia (riciclo
Mirè...)....con il tuo ruolo....i tuoi dipendenti....una famiglia....tu sei uno
scriteriato irresponsabile.....
Le età,
le relazioni affettive, il lavoro consolidato etc.... rischiano di diventare
degli alibi grandi come case che coprono incertezze di altra natura, molto più
profonde e legittime (che vale la pena affrontare qui, a nudo e senza
imbarazzi, e/o in psicoterapia, se ci si crede e si ha fiducia in quella
scienza).
La vita
è una sola.
E la
vita è fatta di affettività, di relazione.......certo anche di soldi, di
integrazione sociale.....ma l'affettività, in persone sensibili come noi, e
veramente centrale ed imprescindibile.
Quale
affettività sarà mai in grado di condividere una persona insoddisfatta,
perennemente ossessionata dal problema di "non essere", di non
potersi esprimere, di non poter essere riconosciuta....
Sarà
un'affettività che, inconsapevolmente (involontariamente), rischierà di
trasformarsi in un ricatto.....e l'oggetto-soggetto di tale affettività, un
secondino complice di quel carceriere tiranno che è il corpo che non ci
rappresenta.
Davanti
a questo scenario è lecito trasformarsi in Machiavelli.
Trovare
ogni soluzione, elaborare complicatissime strategie ed alleanze.
Dobbiamo
tutelarci da nemici interni ed esterni etc.....
Ma non
possiamo lasciar andare la barca alla deriva in preda ad una abulica e
depressiva "non azione".
Non è
certo il caso di Mary.
Mary è
una manager abilissima. E si vede.
Sta
cercando in tutti modi di salvare la barca ed il suo contenuto unico, prezioso,
faticosamente guadagnato, fatto di affettività, materialità etc....
Ma cerca
anche di mantenere il "capitano" in buona salute mettendolo nelle
condizioni di poter condurre l'imbarcazione ancora bene e ancora a lungo.
Un
capitano potenzialmente depresso, con un autostima sempre più a terra perderà,
prima o poi, barca, contenuto e, forse, la sua stessa vita.
(perdonate
la metafora....ogni tanto come Mary me ne faccio affascinare...)
Io ho 37
anni (quasi 38, sic) non ne ho 21.
Prendo ormoni
da due mesi e sono terrorizzata dal futuro.
Ma non
posso continuare ad esistere soffocando me stessa, la mia sensibilità, la mia
stessa vita.
Certo
non ho figli. Questo è un vantaggio.
Ma nel
cuore ho la profondissima convinzione che nella relazione genitore-figli* (per
esperienza diretta di figlio.....) conta molto di più il grado di integrazione
dell'identità del genitore, la sua sicurezza, la sua (passatemi il termine)
"contentezza", in tre parole il suo "grado di risoluzione".
Un
genitore più risolto ma magari screditato socialmente, sarà sempre meglio di un
genitore "di successo" (ammesso che una di noi riesca a mantenere,
sublimando il problema, tale successo) ma nevrotico, irrisolto, in conflitto
con se stesso.....
Meglio
quindi, una genitrice con il cuore aperto, in grado di ascoltare e di essere
letta con la limpidezza che solo una nuova condizione più conforme al proprio
essere è in grado di dare.
Se mio
padre avesse cambiato sesso e ciò l'avesse aiutato ad essere una presenza vera,
reale, capace di contatto fisico, capace di sostenere i miei dubbi, le mie
angosce di bimbo e di adolescente poi, forse oggi non scriverei qui.....chissà
Magari
vorrei trasmettere ad un bimbo, il mio, quell'amore e quella sicurezza paterne
di cui la mia infanzia si sarebbe potuta nutrire..... (le consecutio fanno
acqua? ;-)
E poi un altro luogo comune che secondo me è il caso di
sfatare è questa irritante litania che vede le ventenni in grado di decidere di
cambiar sesso con la stessa facilità di un cambio di look.....
Esistono
aspetti, secondo me, addirittura opposti.
E' più
difficile, e non è un paradosso, cambiar sesso senza mezzi (economici), senza
un senso di sè strutturato, con figure genitoriali presenti fisicamente
oltreché nell'ossessionata complessità metapsicologica delle nostre
testoline......
Insomma
pur se a 37 anni (e per certi aspetti relazionali con la famiglia, simile ai
ventenni) ritengo offensivo per "le ragazzine" liquidare le loro
sofferenze ed il loro complessissimo percorso in virtù di quelle che sono
sfighe e non fortune: essere senza soldi, senza lavoro e col fiato dei genitori
sul collo....
Diciamoglielo
a Simona che non siamo ragazzine a cui tutto è consentito e tutto è facile.....
Certo
che si incazza.....(suppongo)....ed ha ragione....
Gabri.
So di
essere stata dura.
Spesso
impongo, non sempre ci riesco, questa stessa durezza a me stessa.
Ma è
l'unica strada che abbiamo, e ringrazio Miri da morire per avermela indicata, per
proteggerci da un mondo che non è pronto ad accettarci nella nostra
complessità.
Bisogna
avere palle, per potersele togliere.....ma anche per essere genitore/rice,
amante, coniuge, amica/o....
Stephy
(terrorizzata
di non essere così coerente con quanto scritto.....) :(
Da:
"Moyerinne" <[email protected]>
Data: Lun Giu 3, 2002 12:41 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Ragionamenti mattutini e giornata triste
Stephy wrote:
E poi un altro luogo comune che secondo me è il caso di sfatare è questa irritante litania che vede le ventenni in grado di decidere di cambiar sesso con la stessa facilità di un cambio di look.....
Appunto,
non è per niente più facile, solo che
magari c'è più tempo per pensarci e conoscersi meglio, da una parte, anche prendere
coscienza di se stesse, della propria condizione a quest'età (io nn ho nemmeno
vent'anni), piuttosto che fare finta di nulla e ignorarsi (che poi, almeno per
me, spesso, è quasi obbligatorio farlo, fare finta di essere altro),ma ci si
soffre prima, mi sembra di buttare via il mio tempo ora che nn posso fare
nulla, abito ancora coi miei ed è situazione stressantissima.
Poi
dipende dalle persone, da come si vive la cosa, perchè avere vent'anni nn
significa esser felici x forza...
moye
sconclusionata e...boh..indecisa su tutto..