Da:
"Maryliz" <[email protected]>
Data: Mar Mag 14,
2002 8:31 pm
Oggetto: Coming
Out Letter n.1 : Clienti e colleghi
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Ai miei clienti,
ad alcuni colleghi
ed amici,
alle persone che mi
stimano
per la mia
professionalità
ma non solo.
Se state leggendo questa lettera vuol dire che vi ho in
grande considerazione e che vi considero persone intelligenti, sensibili e in
grado di capire quello che sto per dirvi.
Ho la consapevolezza e l'immodestia di credere che voi mi
consideriate una persona molto preparata e con notevoli capacità professionali
ed umane. In quasi vent'anni di attività ho sempre ricercato l'eccellenza ed ho
posto la qualità e la soddisfazione dei miei clienti al primo posto.
Ma non è l'ingegnere che voi conoscete a possedere quelle
doti di affabilità, competenza, intelligenza, disponibilità, gentilezza, che
più volte avete avuto la bontà di riconoscermi.
Quell'ingegnere è solo una maschera ben costruita.
Mi spiego.
Immaginate di svegliarvi un giorno e di guardarvi allo
specchio e vedervi donne se siete uomini o uomini se siete donne. L'immagine
che avete di voi stessi ne sarebbe sconvolta, enormemente turbata.
Il disagio e la sofferenza che potreste sentire è la
stessa di cui soffrono alcune persone con una strana sindrome psichiatrica che
si chiama disforia di genere.
Sembra, ma non è stato ancora dimostrato con certezza
scientifica, che essa possa essere determinata da qualche diversità nella
struttura di certe parti cerebrali.
In ogni caso è qualcosa che riguarda, fin dall'infanzia,
la vita di queste persone.
Io sono tra queste. Insomma l'ingegnere che voi conoscete
non avrebbe mai voluto essere uomo e maschio ma piuttosto donna e femmina.
Se siete arrivati a leggere fin qui senza svenire e avete
ancora intenzione di continuare, mi preme adesso che voi sgombriate il campo da
alcuni pregiudizi che, purtroppo, albergano nella mente della maggior parte
delle persone.
Transessualità (di questo parliamo) non è l'equivalente
di perversione e prostituzione. Queste ultime sono piuttosto la risposta di
mercato ad una forte domanda di trasgressione inoltrata da uomini spesso sessualmente frustrati ed insoddisfatti.
La transessualità è, invece, una esigenza ineluttabile di
vita per milioni di persone al mondo che, con enormi sacrifici, intraprendono
un complesso percorso di cambiamento, o meglio di riassegnazione, della propria
identità sessuale.
Un altro pregiudizio che vorrei vi sforzaste di eliminare
è quello che collega transessualità ed omosessualità. E vi invito ad un
ulteriore sforzo di comprensione.
Una transessuale (cioè una donna mentale in un corpo
provvisoriamente maschile) può amare e desiderare sessualmente gli uomini, i
maschi. Quindi, in tal caso, sarebbe eterosessuale. Oppure può amare e
desiderare le donne, le femmine. E, quindi, essere omosessuale cioè lesbica.
Non so se, dopo quello che avete letto, la cosa potrà un po’
consolarvi ma sappiate che io appartengo alla seconda categoria. Insomma a me
piacciono le donne.
Ciò non toglie che, comunque, vorrei essere una di loro.
Il persorso di cambiamento che ho già intrapreso è
piuttosto complicato e lungo. Prende anni. Per chissà quanto tempo mi vedrete
più o meno come prima. Però, man mano, noterete delle cose che muteranno in me.
Alcuni cambiamenti sono già avvenuti. E potrei renderli più evidenti tra non
molto. Ciò avverrà senza alcuna ostentazione e comunque mai in modo tale da produrre
imbarazzo a chicchessia.
Vi ringrazio per tutta la disponibilità a capire che
avete posto arrivando in fondo a questa lettera e, naturalmente, non esitate a
chiedermi qualunque ulteriore chiarimento o approfondimento.
Spero, con tutto il cuore, che questa mia confessione
lasci tra di noi immutato il rapporto di fiducia e di amicizia che si è
proficuamente instaurato in tanti anni di conoscenza e di collaborazione.
Firma autografa (al femminile)
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Mary
P.S. La lettera è pronta.. Io no...
Da:
"mirella" <[email protected]>
Data: Mar Mag 14, 2002 9:53 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Coming Out Letter
n.1 : Clienti e colleghi
A mio
modestissimo parere la lettera non va bene.
Troppo
giustificativa e poco personale.. dovresti parlare di te e non del
transessualismo. Non farei alcun accenno al tuo orientamento sessuale. Troppo
difficile da far comprendere e poi mica devi spiegare tutto.. Con chi vai
aletto sono cazzi davvero tuoi.
E poi
possono pensare che tu e tua moglie continuiate a vivere insieme come amiche..
o no.. Insomma non sono cazzi dei tuoi clienti e a loro non ne puo fregar di
meno. Sono i tuoi sensi di colpa (si fa per dire) che parlano ma non devi far
parlare loro.
Scusa la
sintesi che puo sembrare durezza ma sono stravolta.
Oggi ho
lavorato su una cosa molto importante per tutte le persone in terapia ormonale e
che non vogliono/possono pagarsi le medicine. Se son rose fiorirano. Di più per
ora non dico
Mirella
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Mer Mag 15, 2002 10:01 am
Oggetto: Re: [disforia di genere] Coming Out Letter
n.1 : Clienti e colleghi
Mirella...
La devi smetter di giustificare questa tua presunta durezza, cattiveria, ecc.
Io l'ho messa in rete perchè sono consapevole di
una visione assolutamete personale delle cose.
E' infatti una prima bozza da rivedere e coreggere.
Thank you very much.
Mary
Da: Cocotte.It <[email protected]>
Data: Mer Mag 15, 2002 10:21 am
Oggetto: Re: [Re: [disforia di genere] Coming Out
Letter n.1 : Clienti e colleghi]
"Maryliz wrote:
Mirella...
La devi smetter di giustificare questa tua presunta durezza, cattiveria, ecc.
…...
Thank you very much.
Mary
Difficile
dare consigli sopratutto quando non ci si è dentro veramente, come
nel
mio caso.
Il
mio è quindi un consiglio da lettrice, anzi lettore in questo caso...per
pessere
chiari.
Concordo
con Mirella.
La
lettera , così, suscita ad un sedicente normale, angoscie ancor più
grandi
di fronte alla "novità".
Buono
l'inizio sulla professionalità che scade un po’ (molto) quando parli
dei
tuoi orientamenti sessuali: siccome scopare con una donna non ti rende
più
"etero" ma solo più "perversa" verso i "normali"
(o per-normi) beh
questo
è uno schock nello schock che non serve alla tua causa.
Insomma
io direi semplicemente: da questo momento ho intrapreso un
riassestamento
della mia identità per cui l'unica cosa che cambierà sarà
che
non sarò più un signor ingneniere, ma una signora ingneniere.
Insomma
in certi casi meno si dice e più chiari si è, la pubblicità
insegna...;)
Ciao
e scusa se l'email è diventata supponente...
Cocotte
Da: "Stephy"
<[email protected]>
Data: Mer Mag 15, 2002 7:36 pm
Oggetto: RE: [disforia di genere] Coming Out Letter
n.1, Discussioni Improbabili etc...
Credo
sia il caso di cominciare a raccoglierle...
C’è
qualcosa che non riesco a spiegarmi in questi tentativi, a cui ho partecipato
anch’io con una mail, di evitare le fratture con il mondo esterno che la
confessione di essere transessuali potrebbe comportare.
Non so
perchè (e ti prego di non avertene a male....mi ci metto anch’io in mezzo) c’è
un lato comico in questa continua ricerca dello stato dell’arte per comunicare
la nostra condizione.
Mi
immagino interlocutori dall’altra parte che dopo poche parole dall’esordio
colto e misurato, interrompano l’eloquio con frasi tipo “...si...sei
transessuale...lo sappiamo già da parecchio........ah, a proposito....la cena
di venerdì è confermata, no?.....Mara porti tu il dolce?.....beh....ci si vede
venerdì...”
....più frustrante di qualunque reazione
emotiva, forse....
Rileggendo
dopo due giorni la mail che ho scritto a quella amica un po’ “insistente”, mi
son chiesta se son pazza.....
In fin
dei conti è una ragazza semplice e ci conosciamo abbastanza poco....cosa cavolo
le sono andata a raccontare?
La
genesi, l’analisi, la scienza.....
Era
sufficiente dirle che la mia sensibilità è diversa e punto.....
In
questo periodo, però, ho una voglia irrefrenabile che gli altri mi vedano, che
sappiano.
Non
voglio più esser clandestina....
Voglio
uscire dalla gabbia ed essere trattata per quello che sono.....
Per
questa ragione a volte toppo e parlo troppo (spaventando) o con le persone
sbagliate......
Credo
anch’io, Mary, che meno si dice, meglio è.
L’orientamento
sessuale è parte della tua privacy.
E la tua
privacy le devi condividere SOOLO con noi (così spettegoliamo un po’.....)
Un bacio
Stephy
Da: "Maryliz"
<[email protected]>
Data: Mer Mag 15, 2002 7:53 pm
Oggetto: Riflessioni sulla Coming out letter n.1
(Da non leggere per chi ha fretta....che è lunga e tanto scrivo per me stessa)
Mirella mi consiglia di parlare di me e non di transessualità....
A dire il vero dalla lettura di molte lettere di coming out reperibili in rete (mi piacerebbe fare un sito che collezioni le lettere di coming out di tutto il mondo... ma mai ne troverò il tempo) ho invece avuto l'impressione che esse prevalentemente cerchino di spiegare il disturbo, cosa comporti fisicamente, psichicamente, ecc.
Parlarne come se fosse solo una scelta personale (come anche è) rende agli altri le cose ancora più difficili da capire. L'autodeterminazione del proprio destino in cose relative al sesso è spesso interpretata come una perversione, come una forzatura per ottenere chissà quali piaceri della carne. Forse, dopo, quest’aspetto dell'autodeterminazione potrebbe essere oggetto di un chiarimento o di un approfondimento.
Del resto parlare di me per raccontare che cosa? Chi sono? Che cosa provo? Che cosa sto passando? Che cosa passerò? Come sarò? Oppure racconto tutta la mia storia vissuta dall'infanzia ai giorni nostri? Non so. Mi viene difficile.
Credo che questo sarebbe molto più utile con i miei familiari. Alcuni di loro capirebbero. Figuratevi che è transessuale una cugina bolognese di una mia carissima cugina messinese di primo grado. La cosa, almeno vent’anni fa, destò un certo scalpore in famiglia e destò in me, ovviamente, altrettanto turbamento. Ma Bologna del MIT era, ed è rimasta, per me lontanissima.
Forse dovrei fare una distinzione tra i clienti, che sono tutti imprenditori perché lavoro rarissimamente per privati cittadini.
Ad alcuni miei clienti l'unica cosa che possa interessare veramente è che non abbiano un danno dalla mia transizione. E l'unico danno che riesco ad immaginare è dover fare lo sforzo di rispondere a frasi del tipo:
"Tu vai dall'ingegnere XXX, quello che ha cambiato sesso? Ma non ti fa schifo?".
Per alcuni, impregnati di cultura e immagine machista, può essere un grave danno e me ne rendo conto. Forse solo se diventassi una bonazza bestiale (magari!) mi salverei da questo genere di disprezzo. Direbbero in tal caso:
"Tu vai dall'ingegnere XXX, quella che era uomo prima? Ma è sul serio così bella come mi hanno detto?".
Notate la differenza......
Altri clienti imprenditori sono anche miei amici da decenni. Ci diamo del tu e mi stimano non solo come ingegnere e consulente ma credo anche per alcune doti manageriali non tanto facili da trovare. Questi si fidano a tal punto che sarebbero disponibili a costituire società con me (e me lo propongono spesso e io glisso anche per tutti questi miei pensieri...) o se gli dicessi di assumermi come dirigente lo farebbero ad occhi chiusi...
Per questi io sono un punto di riferimento della loro stessa azienda. Si fregiano di servirsi di me e rappresento, per i loro clienti, la garanzia ingegneristica dei loro prodotti. E qui la cosa si fa delicata perché sono anche clienti con i quali ho tra il 20% ed il 30% del mio fatturato. Perderne anche uno porterebbe gravi danni alla mia attività.
Fortunatamente in questi anni ho lavorato sodo nel formare e creare uno staff di persone in gamba e gran parte delle attività sono svolte dai miei collaboratori. Se riuscissi a far girare l'azienda di servizi anche senza la mia presenza (e sono dieci anni che lavoro per questo), non essendo più essa né una mia emanazione né il mio braccio operativo, ne avrei consolidato il valore mobiliare e mi sentirei molto più libera.
Tra l'altro devo anche valutare quale può essere l'atteggiamento delle banche. E se queste, a cui devo chiedere tra l'altro ampliamento dei miei affidamenti, valutassero non favorevolmente le prospettive di un’azienda il cui capo ha deciso di perseguire delle personali e "stravaganti" trasformazioni esistenziali invece di farsi un mazzo notte e giorno per pagar loro gli interessi sulle croniche scoperture? E se mi revocassero anche gli affidamenti che ho? Che faccio? Mi sparo? Oppure mi rivolgo a qualche sindacato? Non mi pare di aver sentito parlare di "Nuovi Diritti" in Confindustria. O mi sbaglio?
Nelle lettere di coming out, effettivamente, non ho trovato molti riferimenti alla questione preferenze sessuali. Però, ho la sensazione che, in una società omofobica come quella italiana e ancor più siciliana, l'argomento non sia del tutto inutile. C’è la riprovevole abitudine di assimilare la transessualità ad una “bieca” omosessualità ("pervertito", "frocio", "uno che la prende in culo", e via gentilmente discorrendo ..).
Per questo, il tentativo di disaccoppiare i fenomeni, almeno per quanto mi riguarda, potrebbe forse risparmiarmi alcuni pregiudizi che, inevitabilmente, verranno in mente a certi (spero non a tutti) lettori della lettera. Genere e sesso non coincidenti sono come noi li sentiamo da una vita ma la gente "normale" ha le due cose fuse in testa. Se non tenti di spiegarglielo probabilmente non ti potrà mai capire.
L'unica cosa che in effetti mi turba è che metto avanti un argomento molto più intimo rispetto a quello della mia immagine. Ciò chiarisce meglio quello che veramente sono, ma espone mia moglie a giudizi che, sinceramente, non so che cosa pagherei perchè le fossero risparmiati.
Mah.. smetto di scrivere che ho da fare.
A volte mi sembra che la mia vita sia come un PC nella cui memoria centrale, oltre al sistema operativo in configurazione full, girano anche altre decine e decine di programmi. Troppi.
Avrei bisogno di un bel Ctrl-Alt-Del. Chi me lo da?
Baci
Mary
sempre più incasinata.
PS. Forse riscriverò la lettera.
Forse no. Dipende da come mi sento....tanto c'è tempo… tanto tempo (sigh!).