Giornale: Repubblica / 12.04.2001
Autore: Leonardo Coen
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AMSTERDAM - Wereldprimeur, primato mondiale, titola orgogliosamente il quotidiano "De Volkskrant", 353mila copie, testata di orientamento socialista. Durissima invece, anche se prevedibile, la reazione vaticana: "Scelta criminale", scrive l'Osservatore Romano. Ma la legge sull'eutanasia è solo l'ultimo dei record che da un quarto di secolo l'Olanda sta puntigliosamente inanellando. Andiamo per esempio in Oudezijds Achterburgwal numero 148, l'indirizzo dell'Hash Marihuana Hemp Museum: "Nessun viaggio ad Amsterdam è completo senza una visita a questo museo unico", è scritto sull'adesivo che accludono al biglietto d'ingresso (12,5 fiorini, 11mila lire). Tre stanzette di foto, manifesti, libri, video, musica psichedelica, santoni, documenti, pipe, strumenti per preparare il "roll": poi, una vetrata separa il museo dalla "grow room", la sala idroponica dove 350 pianticelle di canapa indiana crescono su allegramente. E' stato il primo museo al mondo dedicato all'erba e allo spinello. Infatti nelle guide cittadine viene indicato come Cannabis Museum: ogni giorno lo visitano più di 300 persone, oltre centomila l'anno. Accanto c'è uno dei 1.500 "Coffee shops" olandesi autorizzati alla vendita di piccole quantità di marijuana e hashish.
La strada dell'emancipazione e dell'incredibile tolleranza olandese è un lungo tormentato percorso costellato di luoghi emblematici, ognuno dei quali racconta una conquista libertaria e disegna una nazione quasi perfetta, se ci si accontenta di vederla sotto il lato della legge, della norma, del diritto. Il tutto in ossequio al sacro principio che la persona è sacra e lo è ancor di più il suo diritto alla libertà. Come appunto ricorda l'ingresso in Oudezijds 148. Venticinque anni fa l'Olanda fu il primo paese al mondo a depenalizzare le droghe leggere. Fu scandalo ovunque. Gli olandesi, pragmatici, lasciarono che il mondo li bollasse.
Oggi parlano le statistiche: 1,8 morti di overdose per centomila abitanti. Nell'Europa occidentale, tre volte tanto. Negli Stati Uniti, cinque volte. Le cifre del ministro liberale Els Borst - Eilers, una donna energica e coraggiosa, dimostrano che la liberalizzazione non ha provocato alcun inferno: i consumatori di droghe pesanti sono 1,6 ogni mille abitanti. In Francia 2,5. In Gran Bretagna 2,6. In Italia e Spagna 3.
Ad Amsterdam, nove anni fa, il 52,9 per cento dei 580mila residenti (possessori di 230mila automobili) votò per il bando delle quattroruote dalla città. "Amsterdam sceglie l'aria", fu lo slogan vincente. Il sindaco di allora, Ed van Thijn, suggerì ai suoi assistenti la lettura di un saggio che si intitolava: "Elogio della costrizione". Esaltare cioè il senso collettivo della disciplina. L'utopia della bicicletta come mezzo di trasporto è diventato un altro simbolo della tolleranza universale e della virtù civile. Lo spirito di adattamento ha dato i suoi frutti. Negli ultimi dieci anni il turismo ha valorizzato questo aspetto: si va ad Amsterdam anche per poter pedalare senza angosce. Provate a cercare una stanza d'albergo per Pasqua: è tutto completo.
Una coalizione abbastanza stravagante - destra, sinistra e centro - che governa il paese galleggia da anni al potere e viene chiamata con un colore che di solito gli artisti identificano come iellatrice: "viola". Il sistema politico "viola" perpetua la tradizione libertaria che ha trasformato l'Olanda nel laboratorio del sociale più interessante del pianeta. Dopo la liberalizzazione della droga, dopo le restrizioni sul traffico nei centri urbani, il 1992 è anche l'anno in cui si procede con un altro strappo clamoroso: la legalizzazione della prostituzione. O meglio: a metà maggio di quell'anno il Parlamento votò la legge che abrogava i tre articoli del codice penale che vietavano l'esistenza dei casini. Indirettamente si autorizzava chiunque ad aprire un bordello. Su come aprirlo ci pensarono con insolita solerzia i sindaci che elaborarono una sorta di decalogo, con tutte le "accortezze" possibili (l'accortezza è un termine cui spesso si appigliano i legislatori olandesi, come per l'eutanasia, ndr.). Ossia: standard accettabili di spazio, servizi igienici, sicurezza. In cambio della licenza comunale, l'obbligo di pagare le tasse. Sesso e aliquota al 65 per cento. Il carattere mercantile del paese a braccetto con le pulsioni libertarie.
Ora, nelle ultime due settimane, il mondo è rimasto a bocca aperta perché l'Olanda ha premuto sull'acceleratore delle riforme più spregiudicate che mai siano state varate. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso, con implicazioni che arrivano sino all'adozione di bambini da parte degli sposi omosessuali, celebrato come uno show al municipio di Amsterdam sabato primo aprile. L'approvazione della legge che autorizza l'eutanasia, annunciata come un evento epocale. Per forza. Si tratta di due tabù infranti, per i quali lo stesso Vaticano ha lanciato strali pesantissimi. "Voi scrivete la Storia", ha detto il sindaco Job Cohen ai primi otto sposi omosessuali. "Voi infangate la Storia", hanno gridato il 10 aprile i manifestanti che protestavano contro chi stava per approvare la legge sull'eutanasia. Entro questi due estremi si spiega e si piega l'esplorazione delle nuove e più aperte legalità, premiata dalla stragrande maggioranza dell'opinione pubblica olandese, invidiata da quella del resto d'Europa: il Belgio si appresta a seguire l'esempio olandese sull'eutanasia.