Sito: www.fuoriluogo.it/highlights/comingout_art312.htm
Autore: Aldo Fontanarosa
Oggetto:
Marijuana Rap, La Rai Sotto Accusa

ROMA

La commissione parlamentare che vigila sulla Rai discuterà oggi di J. Ax e Dj Jad, i due cantanti degli Articolo 31 colpevoli di aver proposto "Maria Maria", inno alla marijuana legale, a "Domenica In", programma per famiglie con Iva Zanicchi, Carlo Conti e Paolo Brosio. La convocazione della commissione parlamentare, decisa dal presidente Mario Landolfi (An), chiude un'altra giornata pirotecnica per la Rai che ha visto in prima linea il numero uno di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini: "Mi rammarico di aver già pagato queste 179 mila lire di canone", dice Fini, "perché adesso la misura è colma. Il servizio pubblico è tale quando rispetta chi, pagando il canone, vorrebbe essere informato o comunque non offeso da alcune trasmissioni. Se non se ne rende conto, e mi pare che siano molti gli esempi in Rai, è più che giusto non pagare il canone e denunciare l'immoralità di alcune dirette".

Maurizio Gasparri, deputato di Fini, già promette denunce alla magistratura sul concerto alla marijuana degli Articolo 31, mentre la Lega chiede che in commissione parlamentare di Vigilanza, oggi, faccia il suo esordio Claudio Cappon, il nuovo direttore generale dell'azienda, subentrato sabato al dimissionario Pier Luigi Celli. Denuncerà il caso all'Autorità delle Comunicazioni invece Maria Rita Munizzi, presidente del Movimento italiano genitori, spalleggiata dall'Osservatorio per i diritti del minore.

Ma davvero un leader politico, come Fini, può incoraggiare ad evadere il canone? "Io sono convinto di no", dice il sottosegretario Vincenzo Vita (Ds), "certe parole sono davvero inopportune. Il servizio pubblico, e le leggi, hanno un valore che prescinde da questo o quel programma televisivo". Giuseppe Giulietti, lui pure Ds, invita Fini alla coerenza tra parole e azioni parlamentari: se davvero il sistema tv è bloccato e le trasmissioni esasperate dice allora il Polo voti l'emendamento che permetterebbe anche agli editori della carta stampata di fare televisione. E invece, alla Camera, il Polo "resiste a questa eventualità: è la prova che non vogliono alcuna innovazione di sistema". "Omertà" e "censura delle idee", invece, sono i due peccati che Sergio Bellucci di Rifondazione imputa ad An: "Gratta gratta", aggiunge, "la destra ha sempre le stesse tentazioni".

Gli Articolo 31 prendono il nome dall'articolo della Costituzione irlandese, il 31 appunto, che difende la libertà di espressione. "Da 6 anni cantiamo Maria Maria alla televisione e anche a RaiUno senza problemi", assicurano J.Ax (nome d'arte di Alessandro Aleotti) e Dj Jad (Luca Perrini). Eppure Maurizio Beretta, direttore di RaiUno, scarica sul gruppo (all'avanguardia nel genere hiphop) la colpa dell'incidente: la loro è stata, dice, una "grave improvvisazione", una colpevole provocazione che gli autori di "Domenica In" non potevano prevedere alla luce dei testi delle canzoni valutate alla vigilia della diretta. Beretta aggiunge che Carlo Conti, conduttore del programma, si è subito dissociato dal marijuana rap, a nome suo e dell'azienda. Dall'interno della Rai, però, ci sono anche voci critiche: pur senza riferimenti al caso degli Articolo 31, Jader Jacobelli, presidente della Consulta Qualità della tv di Stato, riconosce "frequenti episodi di cattivo gusto e volgarità".

Il caso di "Domenica In" cade in un momento delicato per la Rai, che viene attaccata da tutta la stampa cattolica: le critiche alla qualità arrivano dall'Osservatore romano, da Avvenire, da Famiglia cristiana. Il presidente della Rai, il cattolico Zaccaria, sdrammatizza, però: "Con il Vaticano assicura esiste un rapporto solido e antico". Il nuovo direttore generale, Cappon, dà garanzie anche sulla situazione economica: i nostri conti dice sono a posto. A sua volta, l'ex direttore Celli nega di aver mai predetto un forte deficit, salutato ieri dall'affettuoso applauso di tutti i dirigenti di punta, da cui si è congedato. Il 22 febbraio è convocato il consiglio d'amministrazione di Ipse, il consorzio telefonico dove Celli dovrebbe trasferirsi. Prima, il manager entrerà nel consiglio, come rappresentante del socio di maggioranza, la società spagnola Telefonica; quindi, più tardi, verrebbe nominato amministratore delegato.

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